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dal 29/03/98 al 04/03/98
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Traversata da Curacao alle Isole San Blas
Domenica
Abbiamo ancora dei lavoretti da fare. Riempire i serbatoi
di acqua, cambiare un perno della barra del timone, stivare le provviste ecc..
Lunedì
Le previsioni sono buone, altre barche sono in partenza e
così anche noi alle 9.30 un po' tesi ed emozionati salutiamo Peppino, Lucia e
Blu di Maracla e partiamo.
Il tratto di mare tra Curacao e Panama è uno dei più temuti da tutti quelli che
fanno la circumnavigazione del globo ai tropici. I motivi di preoccupazione
sono due: uno meteorologico e l'altro umano.
Il primo riguarda il forte vento che solitamente c'è in questo tratto e
specialmente la grossa probabilità di avere onde molto alte e frangenti.
Il secondo è dovuto alla presenza dei pirati, o meglio dei trafficanti di droga
colombiani, che negli anni passati hanno assalito alcune barche, e dopo aver
"liquidato" l'equipaggio, si sono appropriati della barca per
trasportare la droga negli Stati Uniti. Ora sembra che il pericolo sia
diminuito, visto che la Marina Statunitense pattuglia la zona, comunque solo
l'idea di poter essere assaliti mette i brividi.
Strano, ma c'è poco vento e verso sera siamo addirittura costretti ad accendere
il motore. Ne parliamo per radio con i "caraibici" (le barche
italiane che stazionano ai Caraibi) e tutti ci dicono che è una cosa
eccezionale.
Martedì
Ancora poco vento, fa caldo ed il mare è calmo; per
fortuna c'è la corrente che ci aiuta.
Mercoledì
Durante la notte qualche onda più grossa delle altre si
fa’ sentire. Passiamo la penisola di La Guaira, e ci dirigiamo più a sud. Il
mare poco a poco si ingrossa e nonostante il vento non sia forte le onde sono
grosse. Oggi ci si è azzerato il log (il contamiglia); abbiamo percorso le
prime nostre 10.000 miglia!
Giovedì
Lorenzo ha male ad una gamba. Sembra che una piccola
ferita o una puntura di insetto abbia fatto infezione. Proviamo a pulirla, ma
visto che dalla partenza, nonostante gli impacchi di crema antibiotica c'è
stato un peggioramento decidiamo di fare un trattamento con gli antibiotici a
largo spettro.
Venerdì
Il vento non è troppo forte, sui 20 nodi, ma le onde sono
grosse e molto ripide e qualche volta rompono in pozzetto. Chissà come deve
essere quando c'è vento forte! Non si fa molto: leggiamo stesi in cuccetta.
Sabato
Durante la notte verso le tre vediamo una luce bianca,
come se ci fosse una nave ancorata in mezzo al mare. La cosa non ci fa’ molto
piacere, visto che siamo a quaranta miglia dalla costa colombiana. Dopo pochi
minuti sentiamo una voce sul VHF che cerca di contattare, in inglese,
l'imbarcazione che procede con una rotta di 200° a cinque nodi.
Siamo noi! Lorenzo risponde e la voce, che proviene da una nave militare della
Marina americana, gli chiede di identificarsi. Così dopo aver passato i dati
della nostra barca e nostri personali, ci dicono di modificare la nostra rotta
in modo da passare ad almeno 3 miglia dalla loro poppa. Ora hanno acceso le
luci e si intravede la sagoma della nave. La cosa ci rassicura e passati ci
sentiamo in dovere di ringraziarli per il lavoro che stanno svolgendo. Superata
Cartagena, il vento ed il mare si calmano e la navigazione diventa un po' più
piacevole. Pensavamo di arrivare questa sera a Hollandese Cay, nelle isole San
Blas, ma il vento è debole e per non andare a motore tutto il giorno ci
trasciniamo lentamente a 3 nodi.
Comunque il morale è alto visto che l'infezione di Lorenzo sembra reagire
positivamente alla cura e si sta’ sgonfiando.
Nel primo pomeriggio peschiamo un dorado enorme. Dopo avere abboccato lo
vediamo fare dei salti altissimi, sembra molto arrabbiato. Lo lasciamo stancare
un po' e poi piano piano recuperiamo la lenza fino ad averlo di fianco alla
barca. Con il raffio (un lungo uncino) Lorenzo riesce a tirarlo su e a
depositarlo in qualche modo in pozzetto. Poveretto è esausto e ormai non si
dimena neanche tanto. Per alleviare le sue pene gli spruzziamo dell'alcool
denaturato nelle branchie e dopo pochi sbattimenti muore.
E' il pesce più grosso pescato fino ad ora. Lo misuriamo ed è lungo 1,5 metri!
Passiamo tutto il pomeriggio a "macellarlo", un lavoraccio! Per
fortuna ci rifacciamo per cena, con uno splendido "Dorado al latte di
cocco con verdure": squisito! Per i più curiosi il latte di cocco era liofilizzato. |
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