Arcipelago di Torres e navigazione verso Indispensable reef

117 dal 22/08/99 al 28/08/99

Domenica

Memori dell’esperienza di ieri, aspettiamo che il sole sia ben alto prima di partire. Ora il passaggio, con la luce giusta è chiarissimo e usciamo senza problemi. Il vento è forte, prima in poppa piena, poi gira più ad est e la navigazione è piuttosto scomoda.

Siamo diretti nell’arcipelago di Torres, che si trova a circa 120 miglia più a nord. Sono isole poco abitate, primitive e non ci si ferma quasi nessuno, perché non è facile avere il permesso. Noi chiaramente il permesso non lo abbiamo, a dire il vero non lo abbiamo neanche chiesto, ma ci fermiamo lo stesso, ci hanno assicurato che sono selvagge e bellissime.

Costeggiamo l’isola di Espiritu Santo per tutto il giorno fino al tramonto quando la vediamo scomparire all’orizzonte.

Lunedì

La notte è stata piuttosto movimentata e all’alba avvistiamo la prima isola dell’arcipelago. Il mare è molto mosso e l’unico ancoraggio di quest’isola non è praticabile, continuiamo. Le onde girano intorno all’isola e siamo quasi pronti a lasciare stare e a mettere la prua verso le Salomon, quando arriviamo davanti alla baia di Hayter, ultima possibilità per ancorarci.

C’è un’altra barca che rolla abbondantemente, ma il posto è molto bello e siamo stanchi. Entriamo e buttiamo l’ancora in 15 metri di profondità. Il tempo è instabile e ogni tanto c’investono dei forti rafficoni e dei piovaschi.

La baia è splendida con una rigogliosissima vegetazione che la circonda, scogli e scoglietti disseminati in qua e in là. Ci mettiamo subito la maschera e le pinne e andiamo a esplorare i fondali. Ci sono dei profondi cañon che si propagano dalla riva, sono pieni di pesci anche molto grossi. L’acqua è chiarissima e la visibilità estrema.

“C’è una cernia enorme” Annalisa si era immersa in uno dei cañon quando si è trovata di fronte due occhi enormi.

Lo spavento l’aveva fatta risalire in superficie a gran velocità. Lorenzo, era impegnato ad inseguire un “buon” carangide, per fiocinarlo.
“Dai vieni e’ un mostro!”
“Dov’è, non riesco a vederla”
“E’ lì, all’interno del cañon, guarda che denti che ha!”
“Con un boccone ci può portare via la testa!”
“Anche le spalle!”
Sembra un piccolo sommergibile, è marrone, maculata di bianco, ha una testa enorme e sarà lunga un metro e mezzo. Il bestione non è per niente spaventato, siamo noi ad essere impauriti nonostante la curiosità da “giovani esploratori” ci spinge sempre più vicini per osservarla.

Lei ci guarda, ha la bocca socchiusa mentre tre piccoli pescetti gli puliscono i rimasugli di cibo dalla bocca. Poi e’ una grossa tartaruga ad attrarre la nostra attenzione, la inseguiamo e riusciamo quasi a toccarla. La fauna marina e’ rigogliosissima e la pesca è ottima.

Dividiamo il bottino con l’altra barca ancorata a pochi metri da noi. Sono una simpatica famiglia neozelandese con due ragazzini e dato che alla traina non hanno pescato niente, sembrano apprezzare molto.

Più tardi in barca ci documentiamo sulla cernia vista. Il nome scientifico e’ Epinephelus lanceolatus, possono crescere fino a 2 metri e sono voracissime. Il nostro libro dei pesci afferma che è l’unico pesce che fa paura agli squali, infatti, nel suo stomaco non e’ inusuale trovare i resti di qualche squaletto.

Martedì

Il tempo è sempre grigio con piovaschi. Scendiamo a terra per bruciare l’immondizia e per fare quattro passi. In barca si rolla e abbiamo bisogno di un po’ di terra-ferma.

Non è facile arrivare alla spiaggia, c’è la bassa marea e dobbiamo lasciare il gommone e camminare nell’acqua bassa piena di murenette che scappano impaurite sotto gli scogli. Il posto era abitato, si vedono i resti di qualche baracca e una parte di foresta è stata pulita. Forse è usata saltuariamente dai pescatori per riposarsi o seccare e affumicare il pesce.

La jungla è rigogliosa e giochiamo a fare gli esploratori sull’isola deserta per 10 minuti, dopo di che le zanzare ci convincono a tornare sulla spiaggia vicino al fuoco che funziona da grosso zampirone.

Nel pomeriggio pescata record, in mezz’ora ci troviamo in gommone una cernia, un carangide ed uno snapper (non sappiamo il nome in italiano, ma assomiglia al dentice). Sono tutti di dimensioni ragguardevoli, ci teniamo il carangide (è il migliore alla griglia) e regaliamo gli altri due pescioni ai neozelandesi che per ricambiare c’invitano al tramonto per un bicchiere di birra fatta in barca.

E’ ottima, ci facciamo spiegare il procedimento, sembra semplice e ci ripromettiamo di acquistare l’atrezzatura in Australia.

Mercoledì

Facciamo colazione e poi con calma partiamo alla volta delle Salomone.

La navigazione è tranquilla sotto un cielo grigio e pieno di nuvole;siamo in una zona di convergenza tropicale. Non abbiamo voglia di fare niente e ci lasciamo portare dalla barca. Tramonto offuscato dallo spesso strato di nuvole

Giovedì

A metà mattina prendiamo il coraggio a due mani … tangoniamo il genoa ed issiamo l’olimpico per andare in poppa piena.

Dura poco e il vento gira a nord est quindi leviamo l’olimpico e navighiamo con  il genoa con il vento ballerino che ci costringe a strambare ogni ora per mantenerci in rotta.

Tramonto bellissimo con il cielo infuocato ed il raggio verde al momento in cui il sole scende sotto l’orizzonte.

Venerdì

Finalmente il sole!
Il mare è accettabile e la navigazione tutto sommato confortevole. Ci fanno visita un paio di Sule, ma non si azzardano ad atterrare.

Sabato

Poco dopo l’alba avvistiamo delle onde frangenti. E’ l’Indispensable Reef, un atollo senza terre emerse in cui abbiamo deciso di fermarci per qualche giorno.

Non riusciamo a far corrispondere il disegno delle nostre fotocopie con i ciuffi spumosi delle onde frangenti. Dato che il vento è debole accendiamo il motore e approcciamo l’atollo da sud con molta circospezione.

Costeggiamo il reef fino ad una piccola passe. Entriamo dentro ma il cielo è grigio e non ce la sentiamo di navigare a vista dentro l’atollo. Non potendoci ancorare all’interno dell’atollo, dato che siamo nella costa est esposti ai venti dominanti, ci ancoriamo all’interno della passe in pochissimo spazio con l’idea che se il vento aumenta scappiamo.

L’acqua è talmente trasparente che sembra non ci sia. Ci mettiamo pinne e maschera e ci buttiamo in acqua. Lo spettacolo è indescrivibile.

Probabilmente sono i piu bei fondali che abbiamo mai visto. I pesci sono enormi e, dato che non crediamo sia un ancoraggio molto frequentato, non hanno alcuna paura. C’è una tridacna grandissima, sarà larga un metro e mezzo!
Peschiamo con discrezione, solo per mangiare, due red snappper piccoli, cercando di non disturbare i pescioni. Nel pomeriggio i nuvoloni si accumulano e siamo tentati di partire, ma poi azzardiamo di restare.