Navigazione tormentata verso Batam.

129 dal 14/11/99 al 20/11/99

Domenica

Partiamo alle 8 con cielo sereno e groppi all’orizzonte. Siamo diretti a Batam, l’ultimo porto indonesiano a poche miglia da Singapore. Dobbiamo prima costeggiare il sud del Kalimantan, cercando di evitare reti e bassifondi, poi imboccare lo stretto di Karimata (che divide il Borneo da Sumatra) e navigare stando attenti alle centinaia di navi fino allo stretto di Singapore.

Il vento è forte, 15-20 nodi, ma viene esattamente nella direzione in cui dobbiamo andare. Iniziamo a fare dei bordi. Si balla da matti e non capiamo come i pescatori possano resistere ancorati in mezzo al mare. I fondali sono bassi, tra i 5 e i 15 metri ed il mare è, come sempre in queste condizioni, ripido e scomposto.

Verso sera il cielo davanti a noi è una barriera di nuvole nere, e proprio mentre stiamo passando in mezzo a dei banchi di sabbia ci coglie una mini-burrasca. Per un paio d’ore boliniamo con trinchetta e 3 mani di terzaroli contro un vento fortissimo. Per evitare di avvicinarci troppo ai banchi di sabbia siamo anche costretti ad aiutarci con il motore. Il fondale è intorno a 5 o 6 metri ed il mare ribolle.

Dopo un paio d’ore di “patimenti” siamo fuori dallo stretto canale tra i banchi di sabbia ed il vento ed il mare sembrano essersi almeno temporaneamente calmati. Il cielo è ancora pieno di masse nere e ogni tanto un lampo squarci l’oscurità. Non abbiamo voglia di farci cogliere impreparati da un altro colpo di vento e anche se andiamo piano continuiamo con la trinchetta e tre mani.

Lunedì

La notte passa abbastanza tranquilla, solo un paio di groppi, e al mattino ci ritroviamo con un vento moderato da sud ovest ed il mare abbastanza calmo. Bordeggiamo fino a mezzogiorno, dopodiché ci stufiamo e andiamo a motore. Abbiamo vento, mare e corrente (1.5 nodi) contrari e avanziamo molto lentamente.

Martedì

Alle 4 ci investe un’altra “bestia nera”!

Anche questa volta siamo costretti, sotto un diluvio torrenziale e con un vento “della Madonna” ad ammainare il fiocco, a prendere 3 mani di terzaroli alla randa ed ad issare la trinchetta.

E’ buio pesto, il vento ulula e per un paio d’ore è lui che decide dove dobbiamo, o possiamo, andare. Durante la “bufera” invece di avanzare abbiamo perso 5 o 6 miglia ed all’alba ci rimettiamo più o meno in rotta con un vento debole e contrario. Il tempo è migliorato e spunta persino il sole. Si mantiene “non brutto” per tutto il giorno

Mercoledì

Notte piena di navi. Comunque se ne stanno sempre sulla loro rotta (da Singapore verso sud o viceversa) e noi rimanendo qualche miglia più a est le vediamo sfilare, ma non ci è mai successo di dover manovrare per evitarle.

Siamo tentati di fermarci nell’isola di Serutu, la guida ne parla bene ma il tempo sembra peggiorare di giorno in giorno ed ora che ci dà un attimo di tregua preferiamo approfittarne per tirarci fuori dall’emisfero sud e dalla sua stagione delle piogge. Navighiamo quasi sempre a motore, solo ogni tanto passa un groppo che ci regala un po’ di vento e ne approfittiamo per veleggiare.

Giovedì

Cielo coperto, ma non piove. Margarita e Hoptoad, che sentiamo ogni mattina alla radio, sono 150 miglia dietro di noi e stanno avendo cattivo tempo. Venti contrari da 35-40 nodi e groppi e piovaschi. Dalle nostre parti il mare è piatto come l’olio, la corrente è sempre contraria e continuiamo ad andare a motore. Neanche a dirlo che siamo stufi e stanchi.

Venerdì

Tempo come al solito, cielo coperto e mare piatto. Poi arrivo un groppo, muove un po’ le acque e se ne va’.

Abbiamo la testa che ci scoppia a furia di andare a motore, ma almeno le miglia calano. Nel pomeriggio passiamo vicino ad una piattaforma petrolifera non segnata sulla carta (che probabilmente non è aggiornata). Annotiamo la sua posizione e domani la passeremo agli amici americani.

Passiamo anche l’equatore, ma non abbiamo voglia di festeggiare.

Sabato

Alle 4, sotto una serie di groppi potenti e cercando di evitare il flusso continuo di navi, imbocchiamo lo stretto di Singapore.

Alle primi luci dell’alba lo spettacolo è da ricordare. Sotto un cielo plumbeo ed una nebbiolina novembrina due file di navi (una di quelle dirette a ovest e l’altra di quelle dirette a est) tutte completamente illuminate percorrono lo stretto.

Noi preferiamo levarci subito dai piedi e ci manteniamo nella parte sud dello stretto, dove alcuni bassi fondali rendono la navigazione difficoltosa per le navi, e ci garantiscono un po’ di tranquillità.

Arriviamo al marina di Batam nel primo pomeriggio. L’ingresso al marina è complicato, e se non ci venivano a prendere con il motoscafo ci saremmo infilati nel labirinto di reef che si estendono all’imboccatura.

Siamo talmente stanchi che una volta ormeggiati ci dimentichiamo di ammainare la randa, ce ne accorgiamo mezzora dopo. Non ci sembra vero di essere arrivati e di non avere più il timore di essere investiti da un groppo o da una nave e non avere più il costante rumore del motore.

Il marina fa’ parte di un grande centro residenziale ed è lussuosissimo: ristorante, piscina, campo da golf circondato da un grande parco con decine di bungalow. Per fortuna è molto economico!

Per ora l’unico lusso che ci concediamo è una lunghissima doccia calda e poi ce ne andiamo esausti a dormire.