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Diario / Oceano Atlantico / Isole Canarie

   
 

dal 29/09/97al 05/10/97

18

L'oceano ci da il benvenuto

Domenica, Lunedì

Il mattino arriva ma del sole neanche a parlarne. Continuano i temporali per tutto il giorno con colpi di vento violentissimi alternati a scrosci d'acqua che per l'intensità appiattiscono il mare. I temporali creano un mare confuso poiché la direzione del vento non è costante, inoltre i fulmini fanno impressione e ne vediamo uno polverizzare l'acqua a poche centinaia di metri da noi. Per fortuna che abbiamo il timone a vento che ci permette di starcene riparati sotto la capottina. Un piccolo uccellino, sembra un canarino, arriva tutto trafelato, si riposa sul pulpito, poi quando inizia a piovere decide che il posto migliore è dentro la barca. Così abbiamo un passeggero in più che si fa una dormitina di un paio d'ore poi come era entrato se ne esce. Anche la notte il tempo non migliora, solo che ora il vento è aumentato e il mare è montato con grosse onde, se non altro non ci sono più temporali ed il mare proviene da una sola direzione.

Martedì

Si fa luce, ma, nonostante si intraveda un po' di cielo, ci sono ancora dei bei nuvoloni neri e non ci facciamo illusioni. Il vento è sempre da ovest-sud-ovest decidiamo di puntare al largo per allontanarci dalla costa del Marocco. Non piove più, il mare è molto mosso, e andiamo di bolina a 5 o 6 nodi, all'interno della barca sembra di essere in un Tagadà. Nonostante questo, Annalisa riesce a preparare qualcosa da mangiare, ieri non abbiamo toccato cibo.

Mercoledì

Stessa triste situazione, vento da sud ovest (esattamente contro) temporali continui con forti colpi di vento. Siamo sfiniti sia fisicamente che moralmente; ci siamo portati a 120 miglia dalla costa ma nulla è cambiato. Decidiamo di aspettare che il vento cambi, così prendiamo tre mani di terzaroli con la sola trinchetta, andando piano, ma ci riposiamo e non ci preoccupiamo più di ridurre all'arrivo dei temporali. Durante la notte il vento cala un po' e si incominciano a intravedere le stelle.

Giovedì

Finalmente il sole! Il vento è da ovest e procediamo quasi in rotta di bolina.
Peschiamo un pesce orrendo, con grossi occhi e uno stomaco gonfio, tipo i pesci palla; lo ributtiamo subito in mare. Riusciamo a farci una doccia e a mangiare con gusto un piatto di pasta, poi ci asciughiamo le ossa al sole.

Venerdì

Nulla di nuovo, il vento non gira ed è sempre da sud ovest. Durante il giorno non facciamo nulla, non abbiamo voglia né di leggere né di pescare, chi è di turno sta fuori in pozzetto, l'altro se ne sta in cuccetta a cercare di dormire. Nel pomeriggio passiamo vicino a due tartarughe che galleggiano beate tra le onde incuranti del tempo.

Sabato

La notte passa tranquilla a vela sempre di bolina, ma veloce con pochi bordi giusto per evitare qualche groppo (grosso nuvolone che a volte causa un temporale) che riusciamo a vedere in anticipo con il radar.
La mattina il vento gira da ovest a sud-ovest, stanchi e stufi andiamo a motore. Nel pomeriggio rinforza e andiamo ancora di bolina, contro grosse onde che lavano il ponte ogni volta che ci investono.
Decidiamo di pescare con la nuova esca fatta da Annalisa con la rafia (brevetto di Gianfranco), e dopo qualche ora il mulinello parte all'impazzata. In pochi secondi partono la metà dei seicento metri di filo che abbiamo nel mulinello; come Lorenzo tocca la frizione il terminale si spacca. Doveva essere una balena visto la forza con cui ha tirato. Quando arriviamo alle Canarie ci compriamo un centinaio di metri di filo da 3 mm con i terminali di acciaio, siamo però contenti che la nostra esca funzioni.
La notte ci tormenta con un mare agitatissimo e delle forti raffiche che ci spingono a più di 5 nodi con la trinchetta e tre mani di randa, quando non ci sono le raffiche andiamo pianissimo e balliamo maledettamente.

 
   
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