Alla ricerca degli ippopotami

d4_27

dal 23/11/97 al 29/11/97

26

Alla ricerca degli ippopotami

Domenica

Questa notte le zanzare ci hanno massacrato. Ieri sera abbiamo commesso l’errore di entrare e uscire un paio di volte dal tambuccio proprio al tramonto, quando l’aria è piena di zanzare. Nimbus è già partito e anche noi ci avviamo, mentre alcune aquile nere con la testa bianca volteggiano sopra di noi.
Navighiamo fino alle 3, quando la corrente cambia direzione e ci ancoriamo insieme a Nimbus sulla riva destra, vicino alla foce di un affluente. Greg e Jane c’invitano a cena e passiamo una piacevole serata parlando dei posti (Pacifico, Indonesia…) che dovremo visitare.

Lunedì

La mattina troviamo il gommone, che avevamo lasciato in acqua durante la notte, pieno d’animaletti che sembrano scorpioni. Anche in pozzetto ne troviamo qualcuno, e non sapendo se sono pericolosi, decidiamo di usare le “armi chimiche”. Lo spray anti-cucarache acquistato a Las Palmas funziona a meraviglia.Alle 9 la corrente diventa favorevole e si va’. Il paesaggio sta cambiando e siccome l’acqua sta diventando da salmastra a dolce, le mangrovie lasciano spazio ai canneti ed ad altri alberi che non conosciamo. Passiamo davanti ad un villaggio dove gli uomini stanno lavando le pecore e le donne i panni.
Alle 14 arriviamo a Bird Island e ci ancoriamo a 20 metri dalle sue rive. L’isola merita il suo nome, infatti è letteralmente piena di uccelli. Aironi, egrott (non sappiamo il nome in italiano, e fino a che Robert non ci ha corretto pensavamo fossero grossi aironi), cormorani, e decine di altre specie che non conosciamo.Greg ci chiama per radio annunciandoci che passando davanti all’isolotto mezz’ora prima aveva visto un ippopotamo. Subito prendiamo il binocolo e iniziamo le ricerche, ma non vediamo niente. Nonostante la loro mole (sono grandi come una berlina), quando nuotano dall’acqua spunta solo il naso, gli occhi e un po’ di schiena, e quindi è abbastanza difficile avvistarli.
Alle 16 arrivano Hamoana, Caviar e Derrik e Juanita del Dream Weaver, e quest’ultimi (che conosciamo solo per averci parlato alla radio) invitano tutti a bordo della loro barca per un drink. Saliti a bordo ci troviamo subito in imbarazzo, tutti gli altri invitati si sono portati un sacchetto termico con le loro cose da bere. Sembra che sia un usanza degli equipaggi “anglosassoni” e, tutto sommato non è una cattiva abitudine, visto poi quanto bevono! Comunque Juanita ci toglie dall’imbarazzo, offrendoci un bicchiere di vino. Chiacchieriamo fino al tramonto, quando c’è la ritirata per evitare le fameliche (e malariche) zanzare. Tornando in marca l’isolotto sembra affondare dalla densità di uccelli sugli alberi. Infatti molti di questi stanno tornado dalle loro battute di pesca e si sente un rumore infernale.

Martedì

Aspettiamo la corrente favorevole facendo un giro con il gommone intorno all’isola. E’ veramente un paradiso per i bird-watcher e anche noi, che non lo siamo, scattiamo tantissime foto.
Alle 12 arriva la marea e partiamo. Il fiume si sta’ stringendo e con il binocolo si riesce a scandagliare le rive. Ogni tanto vediamo qualche lucertolone e qualche serpente acquatico che nuotano lungo le rive. Purtroppo essendo più vicino alla riva, ci sono molti più insetti, in particolare l’aria è piena di mosche Tzee-Tzee, quelle che causano la malattia del sonno.
Così bisogna stare più vestiti possibile, e muoversi continuamente in modo da non dargli il tempo di appoggiarsi e pungerti. Dopo aver passato Baboon Island (isola dei babbuini), sede del parco nazionale del Gambia (ci fermeremo al ritorno) alle 16 arriviamo a Georgetown e ancoriamo vicino a Dream Weaver. Insieme a Derrik e Juanita andiamo a visitare la cittadina. Arrivati sul moletto ci accolgono un gruppo di ragazzotti e i 2 più istruiti si offrono di farci da guida; la nostra si chiama Ibraim. La cittadina è molto “africana”. Strade polverose, casette trasandate con tetti in lamiere e per le strade un sacco di ragazzi e bambini che come ti vedono ti chiedono qualcosa. Georgetown era la sede di un fiorente mercato degli schiavi e si può visitare la sede del mercato. A noi mette i brividi e non ci andiamo. In città ci sono parecchi turisti, che scopriamo essere un gruppo di anziani bird-watcher inglesi che vanno in giro per le strade con il binocolo a tracolla ed il naso all’insù. Grazie ad un anziano inglese, riusciamo a vedere un grosso avvoltoio che se ne sta appollaiato sul ramo di un grosso baobab.

Mercoledì

Andiamo a far la spesa nel povero, ma colorito mercato cittadino. Non c’è molto, qualche zucca, cocomeri, banane, limoni, noccioline oltre ad un miliardo di mosche.
Nel pomeriggio andiamo insieme a Derrik e Juanita a visitare il villaggio sull’altro lato del fiume. Purtroppo scopriamo che non è un villaggio, ma un villaggio turistico.
Comunque per fortuna i turisti sono andati a fare un giro e c’è un gruppo di simpaticissime scimmie e passiamo una piacevole ora a giocare e fare loro delle foto.
Dobbiamo fare acqua, e assoldiamo una decina di ragazzini che per una penna a biro, ci aiutano a trasportare le taniche dalla fontana al moletto. L’equipaggio del Lambada, un catamarano olandese, ci presta una guida manoscritta del fiume e dopo averla letta decidiamo che la nostra risalita finisce qui. Infatti da Georgetown il fiume si stringe ed il fondale si alza, inoltre ci sono parecchie rocce e non vale la pena di rischiare.

Giovedì

Facciamo un ultimo giro al mercato per cercare un po’ di gasolio, ma costa troppo (il triplo che a Bajul) e glielo lasciamo.
Dopo un’ora di navigazione Lorenzo vede delle strane macchie in movimento sugli alberi, sono scimmie! Ci avviciniamo alla riva e le vediamo molto bene: sono un branco di scimmie dal pelo rossastro con la faccia giallo oro. è un branco molto numeroso e saltano da un ramo all’altro indispettite per la nostra presenza. Facciamo un po’ di foto poi le lasciamo in pace. Continuiamo a discendere e appena finito di dire per radio che fino ad ora non c’eravamo mai insabbiati sentiamo una grossa botta. La prua si abbassa di colpo e Annalisa che era dentro sbatte contro il mobile della cucina. Abbiamo urtato una roccia con la chiglia poi a causa della corrente la barca si è traversata ed ora siamo inclinati appoggiati sulla roccia. Subito Lorenzo mette la marcia indietro e dopo un sinistro sfregamento, ci riusciamo a liberare. Siamo un po’ scioccati, stavamo navigando a 6 nodi con un fondale di 5 metri, e non ce lo aspettavamo. Per fortuna la nostra barca è di acciaio e sembra non aver riportato danni.
Verso le 14 ci fermiamo a Baboon Island con la decisa intenzione di non muoverci fino a che non vediamo gli ippopotami. Dopo pochi minuti arriva il ranger del parco e ci fa spostare: non si può ancorarsi a meno di un chilometro dall’isola e inoltre non è possibile andare vicino all’isola con il proprio gommone. Ci accordiamo per andare a visitare l’isola con il ranger la mattina successiva. Prima che arrivi Dream Weaver, dobbiamo scrivere qualcosa nel loro libro degli ospiti e non sappiamo cosa scrivere. C’inventiamo quattro boiate che scriviamo in italiano: almeno prima che capiscano cosa c’è scritto passerà un po’ di tempo. Quando arrivano li invitiamo a bere qualcosa da noi, e mentre stiamo sorseggiando un bicchiere di Matheus ghiacciato sentiamo un boato sordo abbastanza vicino a noi. Ci alziamo tutti in piedi e dopo poco sentiamo un altro boato, ma questa volta vediamo anche chi lo ha causato: è un ippopotamo maschio che avverte gli altri maschi di stare alla larga dal suo territorio. Tra gli spruzzi vediamo le enormi mascelle spalancate e fa veramente impressione. Al tramonto ci rifugiamo all’interno della barca e per festeggiare ci facciamo la piadina con il prosciutto. Mentre mangiamo sentiamo tantissimi rumori di animali e si respira una bellissima atmosfera.

Venerdì


Sveglia all’alba e subito con il binocolo iniziamo a cercare gli ippopotami. Sentiamo un altro ruggito e vediamo degli schizzi in lontananza, forse non è contento che stiamo invadendo il suo territorio. Il ranger ci ha fatto il bidone, così verso le 9 andiamo insieme a Derrik e Juanita ad esplorare il parco.
L’isola ospita una folta colonia di scimpanzé ed è anche la sede di un centro per la riabilitazione degli scimpanzé nati o vissuti in cattività. Siccome 3 anni fa ne è sparito uno, le autorità hanno incolpato una barca e da allora non è più possibile avvicinarsi. Inoltre sembra che gli scimpanzé siano piuttosto aggressivi e si racconta che qualche anno fa abbiano aggredito una barca di turisti. Ci lasciamo trascinare con il gommone dalla corrente lungo le rive dell’isola e teniamo pronte le macchine fotografiche. Sentiamo un rumore di un fuoribordo: è il ranger che ha fatto tardi e ci dice che ci accompagnerà lui a fare un giro con la sua barca. Trasbordiamo sul suo scafo di alluminio e iniziamo la visita. Lui ha l’occhio più allenato del nostro così ci indica gli animali che vede. Su un albero secco ci fa vedere due grosse lucertolone, lunghe almeno un metro, come ci avviciniamo per fare una foto scappano via terrorizzate. Sbarchiamo sulla riva e ci propone di scalare una piccola montagnola da cui si gode la vista di tutto il parco. è una faticaccia, ma la vista lascia veramente senza fiato.
Dall’alto vediamo un altro ippopotamo che sta attraversando placidamente il fiume. Tornati sulla barca del ranger andiamo a “caccia” di scimpanzé. Ci dice che c’è un posto dove periodicamente i rangers gli portano da mangiare. Questo serve non per sfamarli, ma per contarli e verificare che stiano tutti bene. Purtroppo quando ci andiamo noi, nonostante i ripetuti richiami del ranger, non ne viene nessuno. Ce ne torniamo in barca e decidiamo di fare qualche ora di strada prima del tramonto. Ci fermiamo davanti ad uno splendido roccione rosso, che al tramonto è ancora più infuocato. L’Africa ha veramente dei colori unici.

Sabato


Scendiamo il fiume fino alle 14, quando la corrente cambia senso e dobbiamo fermarci. Fa un caldo infernale e le mosche Tzee-Tzee sono insopportabili: ci tocca stare dentro la barca al riparo dalle zanzariere.
Entrando o uscendo ogni tanto qualche mosca riesce entrare e a quel punto non ci resta che ricorrere alle armi chimiche. Baygon le ammazza stecchite! Con più di 35°C ripariamo una vela sudando e bevendo continuamente. Abbiamo aperto la zucca barattata qualche giorno fa’ e , dopo due risotti con la zucca non sappiamo più come farla. Ci viene in soccorso Giorgio del Lady Samanta che per radio, da in mezzo all’oceano Atlantico ci dice che una sua amica una volta aveva fatto gli gnocchi con la zucca, ma che lui non aveva la ricetta. Detto e fatto, per cena avremo gli gnocchi con la zucca. L’esperimento funziona a meraviglia, inoltre siamo ancorati in uno splendido posto.