Portobello e Colon

dal 12/04/98 al 18/04/98

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Portobello e Colon

Domenica

Sveglia alle 5.30 e un po’ addormentati ci districhiamodai reef e usciamo in mare aperto. Arriviamo a Portobello alle 17 giusto intempo per ancorarci e ammirare il paesaggio con la luce del tramonto.Portobello è un piccolo paesino in fondo ad una profonda baia contornata dallaforesta tropicale verdissima. Era la base di partenza dei galeoni spagnoli chetrasportavano l’oro e l’argento depredato in centro e sud America.
In entrambi i lati della baia, ci sono ancora i resti delle fortificazioni cheerano necessarie agli spagnoli per difendersi dagli attacchi dei pirati.
Oggi è Pasqua, e in paese c’è una “fiesta”, sentiamo la musica, masiamo troppo stanchi per andarci.

Lunedì

Visita turistica al paese ed al forte. Dalla baia era piùsuggestivo!
Il paese è piuttosto squallido e sporco, anche se la foresta tropicale che locirconda è molto lussureggiante. La gente non è molto cordiale, ci sono unsacco di mosche e fa un caldo bestiale, così dopo una veloce visita allefortificazioni ce ne torniamo.
Forse avere la propria casa a poche centinaia di metri non aiuta a entraremolto in contatto con la cultura locale, però è una bella comodità potersirinfrescare e gustare il paesaggio stesi nel pozzetto. Nel pomeriggioattraversiamo la baia con il gommone e andiamo a vedere l’altra fortezza. E’tutta circondata dalla foresta ed è molto bella. Ci sono ancora i cannonipuntati sull’imboccatura della baia, ed è tenuta molto bene.

Martedì

Andiamo a Colon il porto Atlantico di Panama. Siamo un po’ emozionati quando, con la nostra piccola barchetta solcando le grosse onde, passiamo tra le decine di navi che attendono il permesso di entrata. Non vogliamo creare problemi, così aspettiamo che un cargo tedesco entri tra i due enormi frangiflutti e poi lo seguiamo prima che si infili un’altra nave.
Appena dentro il mare si calma e noi ci portiamo sul lato destro del canale,
segnalato da boe, e pian pianino arriviamo all’ancoraggio. Ci sono almeno 50
barche e ci viene male al pensiero di quanti giorni dovremo aspettare per passare
il Canale di Panama. Inoltre l’ancoraggio è in un posto squallido l’acqua è
sporca e si balla a causa delle onde che si formano all’interno dell’enorme
porto.
L’affollamento è dovuto al fatto che ormai da un anno in tutti i Caraibi circolavano
voci che dal 1° Maggio le tariffe per il passaggio sarebbero triplicate. Così
tutti quelli che avevano intenzione di andare in Pacifico, sono stati “spronati”
dalla paura di spendere, un migliaio di dollari in più.

Scendiamo subito a terra, percorrendo con il gommone il lungo tratto di porto
che divide l’ancoraggio dallo Yacht Club, per fare le pratiche di ingresso e
per fissare l’appuntamento con gli ufficiali del Canale per la misurazione della
barca. Infatti alle barche da diporto si applica lo stesso regolamento delle
navi, e così il Walkabout deve essere misurato per calcolare la sua”capacità
di carico” ed in base a questa misurazione ci sarà comunicata la tariffa
del passaggio ed il giorno di transito.

Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato

Niente di interessante in questi giorni. La data prevista
per il passaggio è intorno al 28 Aprile, così siamo costretti ad aspettare.
Facciamo un po’ di lavori in barca, laviamo tutto il guardaroba e facciamo un’immensa
spesa.
La prossima città dopo Panama sarà Papeete, che tutti dicono essere carissima,
così ci preoccupiamo di riempire la barca di verdure in scatola, farina, pasta,
birre, ecc…
E’ un lavoro massacrante. Prendiamo un pulmino, appositamente organizzato, che
ci porta a Panama City in un Cash and Carry. I prezzi sono molto buoni, e riempiamo
3 grossi carrelli di provviste, poi al ritorno a Colon ci tocca fare tre giri
con il gommone per caricare tutta la mercanzia in barca. Quindi ci vuole un
intero giorno per stivare tutto.