Daisy

Pubblichiamo il messaggio integrale inviato dagli amici in navigazione sul Daisy

Il Daisy lo abbiamo incontrato nel Mar Rosso, nel Gennaio scorso, durante la nostra risalita verso il Mediterraneo. Oggi ci hanno scritto che sono stati attaccati dai pirati, ecco il loro racconto inviato da bordo della barca in navigazione.

13 aprile 2001

Golfo di Aden

Acque del Golfo di Aden, 60 miglia nautiche dallo Yemen, il Daisy una barca a vela sulla quale vive una famiglia di italiani girando il mondo e partito da Massawa in Eritrea e diretto a Pucket in Thailandia.
12 aprile 2001 alle 0440 gmt in 12.55n 48.20e
abbiamo subito un attacco pirata. ecco lo svolgersi degli eventi:

ore 0430 navighiamo a vela e motore arrancando contro mare e controvento per uscire dal golfo di aden, una nave sopraggiunge da poppa e decidiamo di chiamare sul vhf per tre ragioni:

1) visto che erano sulla ns rotta, per chiedere se ci avevano visti

2) per chiedere se avevano gasolio da darci visto che stiamo finendo le ns riserve e non vogliamo andare in costa somala o yemenita per il rischio di
pirataggio, 1 mese fa’ e’ stata attaccata una barca con armi da fuoco(li abbiamo conosciuti personalmente)

3) chiediamo loro se potevano accertarsi che la piccola barca da carico che incrociava la ns rotta non passasse troppo vicina a noi mettendo a repentaglio la ns incolumita’

le risposte della nave sono state:

1) certo che vi vediamo(erano a 2 miglia nautiche alla ns poppa)

2) per il gasolio ci dispiace ma siamo troppo veloci per prepararlo in tempo, l’operazione di calare un bidone in mare ritarderebbe la ns tabella di marcia.

3) la barca da carico la vediamo , si in effetti siamo a conoscenza degli
atti di pirateria che vengono compiuti in questa zona. non preoccupatevi.

La mastodontica nave portacontainer sfila ad una distanza di 100mt alla ns sinistra e passa tra noi e la barca da carico, la quale prosegue nella sua rotta di collisione con noi.
Dopo 5 minuti la barca da carico di modeste dimensioni ( 8mt) con 3 persone a bordo, una al timone e due a prua, si avvicina ad una distanza che non e’ piu’ di sicurezza. Accade talvolta che pescatori o simili naviganti vengano e chiedano pacificamente acqua o sigarette. Questa volta non e’ cosi’. In questa zona per ogni evenienza viaggiamo con un fucile a pompa in pozzetto e carico.

La barca si avvicina ulteriormente (15 mt) e i due a prua fanno cenno di fermarci, noi ne abbiamo poca voglia e spingiamo al massimo il motore. A quel punto uno dei due di prua estrae un kalashnikov e spara. Io non ho esitato ad imbracciare il fucile e a rispondere al fuoco.
I due di prua sono spariti, dalla barca da trasporto saltavano pezzi di legno ovunque e il timoniere, forse l’unico a potere agire decide di tergiversare e cambia rotta, io continuo a sparare sulla barca di cui
perdiamo le tracce. Mentre si verificava il fatto Fulvia, si era attaccata alla radio VHF ed ha
lanciato soccorso (sulla stessa frequenza su cui abbiamo contattato la nave porta container) alla chiamata di soccorso diamo le coordinate e il tipo di soccorso richiesto, in questo caso “may day,may day, may day, this in the sailing vessel Daisy, we have a pirat attack now…..silenzio,may day,mayday,mayday, piracy attack!…..silenzio. (nel frattempo fuori la sparatoria
proseguiva) myday,myday,myday!please help we have two children on board we are
attaked by armed pirats!…..silenzio
why nobody answer to this may day!!?? we need help, please hunday container
ship you just tolked with us 5 minutes ago!please answer!…..silenzio.

Alcuni dati tecnici:

1) la nave portacontainer in oggetto al momento della chiamata di mayday si trovava a mezzo miglio alla ns prua.

2) ogni nave ha l’obbligo di stare in stand by sulla frequenza di soccorso(vhf canale 16)

3) la portata di una radio vhf montata su una nave non e’ mai meno di 60 miglia marine, a volte anche 100.

4) sul nostro schermo radar che ha una portata di 16 miglia al momento apparivano 4 navi.

Considerazioni:
la nave portacontainer che era in contatto con noi, le altre tre sullo schermo radar e quant’altre in ascolto (in questa zona cosi’ trafficata) non hanno voluto rispondere. Essere coinvolti in una operazione di soccorso del genere avrebbe fatto perdere loro varie ore. Il fermo di una nave costa migliaia di dollari all’ora. Il salvataggio della vita umana e’ obbligatorio in tutto il mondo e’ contemplato anche dal codice di navigazione. L’omissione di soccorso e’ punita in tutto il mondo.

E’ un luogo comune che le navi mercantili, sono impegnate in una corsa contro il tempo, gli equipaggi vengono penalizzati in caso di ritardo della nave e i comandanti sono controllati a vista (con i satelliti) dalle compagnie.

Noi in tutta questa storia abbiamo fatto solo un errore, quello di non leggere il nome della portacontainer.
I dati che abbiamo sono i seguenti:

12 aprile 2001 alle 0440 gmt in 12.55n 48.20e
Nave blu carica di container, almeno quattro file sul ponte. A prua due o tre cisterne di liquido infiammabile
sulla fiancata della nave una enorme scritta che diceva:hunday.
Anche senza il nome della nave alla compagnia hunday sanno esattamente in quella posizione quale delle loro navi si trovava.
Le ns vite non solo valse due ore di fermo per una nave, nemmeno una risposta in radio per accertarsi della nostra incolumita’, ma noi speriamo che il comandante di quella nave venga rintracciato e punito.

Nelle ore successive abbiamo corso un rischio ancora maggiore che consiste nell’aver divulgato nel mayday la ns posizione e quindi allertato tutti i potenziali pirati che di fatto sono all’ascolto. Tramite il radioamatore italiano Pierluigi Zini ci siamo messi in contatato con la guardia costiera italiana ed abbiamo
un contatto radio ogni 4 ore. Teoricamente serebbe possibile ottenere una scorta
dal governo yemenita ma la loro fama ultimamente e’ piu’ di corsari che di tutori
della legge.

Noi non ce la sentiamo di intraprendere una battaglia contro i mulini a vento.
Sporgeremo regolare denuncia al porto di destinazione ma sicuramente cio’ non
sara’sufficiente. Speriamo che chi legge questo racconto abbia il potere e la
volonta’di fare un po’ di giustizia.

Federico, Fulvia, Valentina e Diego

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