Alimatha

149 dal 02/04/00 al 08/04/00

Domenica

Altro giorno di vento da sud ovest. La speranza che sia una cosa passeggera è svanita, ormai il monsone di sud ovest è arrivato e soffiando dall’equatore ci porterà l’aria calda umida e instabile che genererà temporali e colpi di vento.

Abbiamo ospiti per pranzo Patrick e Mirta che poi per ricambiare ci invitano domani sera per una cena preparata dai ragazzi del Bangladesh che lavorano al villaggio di Alimatha.

Lunedì

Notte movimentata. Un susseguirsi di groppi, colpi di vento e piogge torrenziali che ci tengono svegli preoccupati per la tenuta del corpo morto.

Lo abbiamo rinforzato triplicando le cime e legandoci 3 parabordi in modo che quando la barca strattona il corpo morto, i parabordi si immergono e ammortizzano lo strappo.

Abbiamo il reef a pochi metri dalla nostra poppa e durante il groppo più violento, durato circa una mezzora, il pensiero che qualcosa cedesse ci ha tenuti svegli e vigili. L’unica cosa positiva è che mentre siamo svegli per controllare riempiamo i serbatoi con l’acqua piovana e ci assicuriamo la doccia per i prossimi giorni.

Al risveglio, una calma del tutto inusuale, la classica “quiete dopo la tempesta”. Il cielo è grigiastro, ma ogni tanto un groppo, con il suo carico di pioggia ci sfiora.

Al tramonto scendiamo al villaggio di Alimata. E’ un gran colpo di vita mondana, cena fuori alle Maldive! I ragazzi dell’animazione sono occupati, ne approfittiamo per sgranchirci le gambe facendo il periplo dell’isola. E’ carina e ben tenuta con bungalow in muratura nascosti nel verde delle palme. Di spiaggia intorno all’isola ce né poca, ma ogni bungalow ha l’accesso diretto alla propria porzione.

La passeggiata è breve, il periplo dell’isoletta dura poco più di 20 minuti, quindi ci ritroviamo alla reception in compagnia di Ulrico e Antonio. Sono entrambi istruttori di sub e si discute di fondali, pesci e posti belli. Antonio ci ha visto partire da Rimini, lui era su una delle barche che partecipava alla regata Rimini-Corfù-Rimini, ed è affascinato dalla nostra avventura. Ci tempesta di domande e si capisce subito che muore dalla voglia di emularci.

Assistiamo all’accoglienza dei nuovi ospiti, giunti da poche ore dall’Italia. In mezzora sono informati del regolamento e delle “usanze” del villaggio, delle offerte per i tour, le immersioni ed altre attività. Poi insieme a Patrick, Mirta e gli altri ragazzi dell’animazione ci spostiamo in un’area riservata dove ci attende un tavolo imbandito. La cena è ottima con primi italiani e secondi bengalesi (pollo al curry con una specie di pizza fritta).

La serata mondana si conclude nella sala centrale, dove i nostri amici devono intrattenere i “villeggianti” mentre noi chiacchieriamo piacevolmente con altri ospiti.

Il ritorno in barca è tranquillo, non ci sono groppi in vista, e così il viaggio in gommone tra i reef fino alla nostra lagunetta va a buon fine.

Martedì

Partiamo a malincuore.

Il vento è calato e navighiamo lentamente. Ma non abbiamo fretta, dobbiamo fare solo 15 miglia e lo spettacolo lungo la barriera corallina del lato sud est di Felidoo, è splendido.

Siamo diretti a Guralidho, che si trova nella parte sud di Male Sud, e la navigazione è tranquilla fino all’ingresso della passe. Neanche a farlo apposta come entriamo nell’atollo e ci inoltriamo tra i reef per raggiungere l’ancoraggio il cielo si scurisce e si preannuncia un grosso groppo.

Qui si naviga a vista e con il cielo scuro non si vede niente. Un paio di volte rischiamo di infilarci tra i coralli, poi, anche grazie ad un dhoni locale che sta rientrando e che seguiamo prontamente riusciamo a raggiungere l’ancoraggio. Appena ci ancoriamo, in 16 metri d’acqua, arriva il groppo, che però non è troppo violento e ce la caviamo con 15 minuti di pioggia.

Passato il temporale si va a terra a visitare il villaggio. La nostra guida descrive Guralidho come “un grande villaggio con molti negozi di souvenir”, ma pur essendo preparati rimaniamo sorpresi dalla quantità di negozi lungo la strada principale.

Siamo gli unici visitatori e appena mettiamo piede a terra la via si anima. I negozi aprono e i venditori si preparano spolverando la mercanzia, tutta invariabilmente uguale. Visitiamo i primi due o tre negozi, poi soddisfatti i nostri limitati bisogni di souvenir, tagliamo per una viuzza laterale.

Le case sono tutte in muratura, una attaccata all’altra e dato che forse sono piccole, affollate e calde ogni famiglia ha il “salotto” sulla strada. Le poltrone sono state costruite con dei tubi o dei legni e della rete da pesca e non sappiamo se siano comode, ma sicuramente sono fresche.

Rubiamo con discrezione qualche immagine di vita del villaggio. Una bambina che si pettina (i bambini sono sempre puliti ed in ordine), un uomo che si arrampica sulla palma per raccogliere i cocchi. Si è legato uno straccio ai piedi e sale con una facilità e rapidità impressionante.

Mercoledì

Cinque miglia a vela, tutte tra i groppi neri e carichi di pioggia, per raggiungere il nostro ancoraggio preferito, in una piccola lagunetta davanti al resort dell’Hotelplan.

Verso il tramonto Lorenzo e Mauro vanno invano alla ricerca di polipi, tornando Lorenzo si accorge che la cima del corpo morto cui siamo ormeggiati è logorata.

In fretta con l’oscurità che avanza dobbiamo organizzare un nuovo corpo morto. Lo spazio è troppo poco per ancorarsi e sono in arrivo dei minacciosi nuvoloni neri.

Facciamo passare una catena intorno ad una grande testa di corallo, non senza difficoltà dato che la catena è troppo corta e dobbiamo collegare un altro spezzone. Poi non si vede più niente e non è piacevole stare in acqua con il buio, quindi leghiamo un paio di cime alla catena rimandando la messa i opera dei parabordi ammortizzatori a domani.

Giovedì

Durante la notte si scatena l’inferno. Il vento da ovest è fortissimo, ed è un continuo alternarsi di temporali con associato diluvio, tuoni e fulmini. L’onda formatasi all’interno della laguna dell’atollo passa, solo parzialmente smorzata, sul reef che definisce la lagunetta e la barca da degli strattono violentissimi al corpo morto.

Dormiamo pochissimo, la catena striscia contro il corallo e produce dei rumori inquietanti. Se cede il corpo morto finiamo in secca in pochi secondi.

Per fortuna che abbiamo controllato il vecchio corpo morto!

Al mattino ci accorgiamo che non ha retto ed è attaccato penzolante alla nostra prua. Il vento è ancora forte e il cielo non promette nulla di buono. Lorenzo va subito in acqua a rinforzare il corpo morto con una terza cima e con tre parabordi, per ammortizzare il tiro, e a sistemare il vecchio che si è rotto.

La giornata passa tra un temporale e una schiarita.

Venerdì

Altra notte di groppi, ma questa volta siamo più rilassati, la catena non fa più rumore e dormiamo abbastanza tranquilli.

Il tempo è un po’ meno grigio, ma le speranze, di vedere un bel cielo azzurro e gli splendidi colori della laguna, sono vane.

Lorenzo e Mauro pescano la cena facendo la traina nella passe,
Monica prende quel poco di sole che filtra dalle nuvole e Annalisa legge e si
riposa.

Sabato

Ieri sera lo spicchietto di luna e le stelle ci avevano fatto sperare in una notte tranquilla, e così è stato.

Quello che non speravamo era di avere anche una giornata di sole e cielo limpido.

Fa un caldo bestiale, all’interno della barca ci sono 36 gradi e gli unici posti
dove si sopravvive sono o davanti al ventilatore o in acqua.

L’acqua è insolitamente limpida, specialmente dopo i temporali dei giorni scorsi, e la “nostra” lagunetta è piena di vita. Nuotiamo con le tartarughe, con branchi di decine di grossi carangidi, c’è anche una razza enorme che se ne sta placida sul fondo sabbioso, ignorandoci completamente.

Il corpo morto è circondato da decine di calamari, che ignorano ogni nostro sforzo per catturarli, e intorno alla barca gira un grosso pesce balestra.

Mauro e Monica partono domani e oggi fanno il pieno di sole e mare.