Atollo di Felidoo

148 dal 26/03/00 al 01/04/00

Domenica

Lasciamo Ghuli diretti poche miglia più a sud al nostro ancoraggio preferito all’’interno della piccola lagunetta circondata da reef dove c’’è posto per una sola barca.

La mancanza di vento ci dà la possibilità di provare la nuova elica, che in effetti ha eliminato gran parte della vibrazione.

Sembra impossibile, ma ogni giorno sembra sempre più caldo, l’’unico posto dove si sta bene è in acqua, che è talmente calda che ci si può stare per delle ore. Per chi ama il mare questo posto è perfetto, Siamo ancorati in mezzo ai coralli e basta mettere la testa in acqua per trovarsi in un acquario tropicale, il paesaggio esterno è paradisiaco con l’’acqua di tutti gli azzurri possibili e le isolette verdi a poca distanza.

Un tramonto fantastico, con tanto di arcobaleno chiude degnamente la giornata.

Lunedì

Oggi il sole ci ha dato alcune momentanee tregue, grazie a qualche provvidenziale nuvolone.

Lorenzo e Mauro hanno pescato la cena, Monica si è arrostita al sole e Annalisa ha scritto un po’ di diario e la giornata è passata tranquilla.

Martedì

Lasciamo la (ormai diventata) “nostra” lagunetta e imbocchiamo la vicina passe diretti a sud verso l’atollo di Felidhoo.

Un branco di grossi delfini ci dà il benvenuto in oceano. Ci nuotano vicini ma non socializzano, anzi ci ignorano completamente e continuano a nuotare lentamente per la loro strada.

Poi è la volta di un grosso marlin che a un centinaio di metri dalla nostra poppa si esibisce in tre salti consecutivi che mettono in mostra la sua enorme pinna caudale (è anche chiamata pesce vela) e la sua lunga spada.

Neanche a dirlo che non c’è un alito di vento, il sole è implacabile e andiamo a motore.

Lo spettacolo all’’esterno dell’’atollo di Felidhoo è fantastico. Una lunga fascia bianca di barriera corallina delimita la porzione nord della laguna dell’’atollo. Non si vede in giro anima viva e si respira un atmosfera di ambiente selvaggio ed intoccato dall’’uomo. Passiamo vicini nella speranza di scovare un anfratto in cui poterci ancorare, ma la linea della barriera è uniforme e il fondale all’’interno sappiamo essere molto alto.

Entriamo nella passe in prossimità dell’isola di  Dhiggiri, su cui c’è uno dei due villaggi turistici dell’’atollo, però non troviamo nessun punto in cui ancorarci, quindi proseguiamo a navigare all’’interno della laguna verso sud.

Arriviamo ad Alimatha, la seconda isola turistica e anche qui l’’ancoraggio non ci soddisfa, è profondo (17 metri), costellato di teste di corallo e aperto ad ovest.

A poche centinaia di metri più a sud vediamo il reef che non è più uniforme, andiamo a vedere e scoviamo un passaggio che ci porta ad una lagunetta, larga poche decine di metri ma completamente protetta. Non c’è spazio sufficiente per ancorarci, ma ci sono parecchie teste di corallo a cui “agganciarsi” con un corpo morto improvvisato.

Così mentre Annalisa rimane in barca cercando di non finire sui coralli, Lorenzo e Mauro, armati di 15 metri di catena ed alcuni moschettoni si immergono per costruire il corpo morto. E’ facile, basta fare un cappio con la catena intorno ad una testa,  il corallo è morto e non c’è pericolo di danneggiare niente.

Così ci ritroviamo in un altro paradiso tranquilli e protetti, sarà dura muoverci di qui!

Mercoledì

C’è un po’ di vento da nord ovest ed il caldo è meno soffocante. Giornata di lavoretti, bagni e relax.

Non andiamo a visitare il villaggio turistico, degli amici francesi ci hanno detto che per scendere a terra bisogna pagare 10$ a testa di consumazione obbligatoria e non ci sembra il caso. Verso il tramonto ci vengono a trovare un paio di ragazzi in canoa . Sono simpatici, uno fa il pianista e l’’altro il surfista e fanno parte del gruppo dei 10 animatori che allietano la vacanza dei visitatori di Alimatha.

Non possono credere che siamo arrivati dall’’Italia, passando per l’’Atlantico ed il Pacifico, a bordo della nostra barchetta e sono curiosi di sapere come si vive in barca. Li invitiamo a tornare domani per un caffè.

Mauro pesca un polipo che finisce nel risotto, ottimo.

Giovedì

Altra visita dei ragazzi del resort, sono Patric e Mirta, che approfittando della siesta hanno preso a prestito un catamarano e ci sono venuti a trovare.

Nel pomeriggio ricambiamo la visita al villaggio. Mauro vuole fare un immersione con le bombole e Monica vuole telefonare a casa. Facciamo la conoscenza dei ragazzi del centro immersioni, che ci invidiano per la nostra scelta di vita e per la possibilità di immergerci in fondali inesplorati in giro per il mondo. A noi comunque non sembra male neanche la loro vita.

Questo villaggio è diverso da quelli visitati fino ad ora. I clienti sono tutti italiani e sembrano divertirsi, forse i ragazzi dell’’animazione sanno fare il loro lavoro.

Venerdì

Il corpo morto è un’ottima scusa per non muoverci dalla nostra splendida lagunetta.

Poi abbiamo un sacco di nuovi amici che appena possono scappano dal lavoro e ci vengono a trovare con tutti i mezzi: surf, canoe, catamarani. Siamo un piccolo diversivo alla loro vita che a quanto ci dicono è piuttosto monotona. Nel villaggio tutto si ripete ciclicamente ogni 2 settimane con l’arrivo dei nuovi ospiti.

Siamo vicini ad una passe e la corrente durante il deflusso della marea è fortissima. Oggi mentre nuotavamo tra i coralli in pochi minuti ci siamo trovati nella passe pronti per essere trascinati in oceano. Per fortuna avevamo il gommone al traino ed è bastato salire a bordo e tornare comodamente
a motore.

Durante la “snorkelata” passiamo vicini ad una murena enorme, ne vediamo solo un pezzo, ma sarà lunga almeno un paio di metri. Ci mostra anche i denti, forse siamo passati troppo vicino alla sua tana e togliamo subito il disturbo prima che si innervosisca.

Verso sera si alza un inusuale vento teso da sud ovest, per fortuna il nostro buco tra i reef è ben protetto anche se l’onda passa sulla barriera e rende l’ancoraggio non troppo confortevole.

Sabato

Continua il vento da sud ovest ed iniziano a comparire i primi nuvoloni neri. La cosa ci preoccupa sia perché vorrà dire che per arrivare alle Chagos dovremo navigare contro vento sia perché questo vento porterà sicuramente temporali e tempo perturbato.

Iniziamo ad alzare le antenne e andiamo alla ricerca di stazioni radio che trasmettano meteofax (carte meteorologiche trasmesse via radio e visibili sul computer) in modo da riuscire a capire cosa ci sta arrivando addosso.

Non troviamo niente, le stazioni stanno chiudendo per mancanza di fondi e perché ormai le navi sono tutte equipaggiate di ricevitori satellitari. Anche la base militare americana di Diego Garcia alle Chagos è muta e non ci resta che prenderci quello che arriva.