Chagos

154 dal 07/05/00 al 13/05/00

Domenica

Ormai il vento viene decisamente da sud est, il nostro ancoraggio è liscio come l’olio e incomincia ad affollarsi.

Qualche lavoretto in mattinata. Nel pomeriggio ci fa visita Richard di Cloud Seven, ha bisogno di una consulenza sul “sistema informativo” della sua barca.

In Sri Lanka è stato colpito da un fulmine e tutte le apparecchiature elettroniche che si trovavano sul lato destro della barca sono saltate. In ogni caso si ritengono fortunati dato che non hanno, apparentemente, avuto danni allo scafo ne ai cavi.

Nella foga post impatto con il fulmine Richard ha scollegato tutto ed ora non gli non gli funziona più il collegamento tra il GPS ed il computer.
Domani andremo a vedere cosa possiamo fare.

Lunedì

Stiamo tutta la mattina sul Clouds Seven con Krista e Richard.

Il Cloud Seven è un Super Maramou che è una vera è propria barca/casa galleggiante lunga 16 metri e con tutti i confort: dal generatore d’acqua ai 2 freezer, dalla lavatrice alla lavastoviglie.

Lorenzo e Richard trafficano 3 ore con cavi e computer senza risolvere niente.
Annalisa e Krista chiacchierano scambiandosi le astuzie del sopravvivere lontani dal mondo.

“Lo sai che si può usare l’aceto al posto delle uova?”
“Come, temo di non aver capito”
“Si, nei dolci un cucchiaio di aceto sostituisce un uovo”.

Poi c’è la ricetta per fare il toddy, un forte liquore che si ottiene dai fiori delle palme da cocco.
Krista ci regala una busta piena di fermenti lattici per fare lo yogurt.

Pomeriggio in relax, il brutto tempo è un’ottima scusa per non far niente.

Martedì

Piove a dirotto tutta la notte e dormiamo poco perché ogni tanto ci tocca alzarci per controllare che l’acqua che raccogliamo non riempia i serbatoi e tracimi all’interno della barca.

Al mattino i nostri serbatoi sono tutti pieni e noi siamo cotti per il poco dormire. Il maltempo è passato, la giornata è splendida, l’acqua dolce abbondante: non abbiamo scuse, ci tocca fare il bucato!

Ci passa a trovare Anita con le ultime informazioni meteo che Micheal ha captato alla radio. La Zona di convergenza ci è passata sopra la testa questa notte e si sta spostando verso nord, ecco spiegati i temporali.

Lorenzo continua ad avere l’otite ha il canale auricolare gonfio e anche un po’ di febbre. Micheal dopo una visita accurata decide che è ora di prendere dei medicinali più potenti delle solite gocce. L’otite è esterna, quindi non ci sono problemi per il timpano, però bisogna prendere gli antinfiammatori e se non passa gli antibiotici. L’ultima raccomandazione: per una settimana niente bagni!!

Dato che non si pesca, questa sera ci facciamo la pizza e la crostata. Ci viene il dubbio che il gas possa non bastarci, così decidiamo che d’ora in poi dovremo cercare di cucinare a terra con la legna. Ci hanno detto che c’è anche un forno rudimentale.

E’ una bella scuola di vita!

L’acqua cade dal cielo, però non sempre così non bisogna sprecarla. Il gas ci servirà per la traversata, e qui dobbiamo fare il fuoco.

Insomma si deve fare con quello che si ha e non sprecare nulla.

Mercoledì

Il motore fuoribordo non parte, il computer anche, Lorenzo ha male all’orecchio. Giornata noiosa!

Annalisa si fa una paio di vasche nella passe con Anita.

Giovedì

Appuntamento all’una in spiaggia. Peter, un australiano che parla in maniera incomprensibile, (non è grave tanto non ha niente da dire di interessante!) ha organizzato un barbecue.

E’ dalle sette che sfreccia con il suo tender in alluminio al di fuori dell’atollo con la traina per cercare di prendere qualche grosso pesce sufficiente per sfamarci tutti.

Quando arriviamo sulla spiaggia Peter ci accoglie con un grosso secchio pieno di filetti di cernia e whaoo gia puliti e pronti per il BBQ.

Siamo tanti, ci sono tutti gli equipaggi delle barche ancorate all’interno dell’atollo e sono tutti in piena attività. C’è chi raccoglie la legna per il fuoco, gli altri sono impegnati a socializzare.

Il pesce come al solito è ottimo, ma tutti, noi compresi, si buttano sui contorni preparati da ogni partecipante. Se fossimo in Italia la lotta sarebbe per accaparrarsi il filetto di cernia e non certo la fettina di pomodoro messa per decorazione.

Scopriamo che alcune barche hanno l’orto, anche se non tradizionale, ma altamente tecnologico. Sono due equipaggi neozelandesi che ci spiegano come fanno. Hanno una vera e propria coltura idroponica, in pratica sono dei bidoni in cui fanno crescere le piante degli ortaggi con le radici a bagno in una soluzione di acqua e fertilizzante.

Grazie al sole ed al caldo crescono velocissimi e in un paio di settimane dal loro arrivo, iniziano a raccogliere i primi risultati. Zucchine, cetrioli, pomodori, insalata: un vero sogno in un atollo corallino (la cui terra acida è assolutamente inadatta per far crescere qualcosa di differente dalle palme da cocco e da pochi altri alberi o arbusti, frutto di una lunga selezione) sperduto in mezzo all’Oceano Indiano.
L’unico problema è che ci vuole parecchia acqua, ma con un generatore di acqua per loro non è un problema.

Il party si protrae per tutto il pomeriggio, e quando il caldo e le zanzare diventano insopportabili ci si sposta tutti a mollo nell’acqua calda della laguna.

E’ un ottima occasione per conoscere i nuovi arrivati. C’è una coppia di ragazzi tedeschi, giunti la settimana scorsa su una vecchia barca in acciaio. Si sono fatti 8 settimane di navigazione di bolina da Langkawi, Malesia.
“E’ stata una cosa veramente penosa, 8 settimane sempre contro vento e corrente, alcuni giorni invece di avanzare perdevamo terreno!”
Lui, Tony, cercando di aprire una noce di cocco si dà una “machetata” nello stinco, è una brutta ferita e per fortuna c’è Micheal, il dottore, che si offre di dargli qualche punto.

Li accompagniamo in barca, poi recuperato il mezzo secchio di filetti di cernia cruda avanzati (che nessuno vuole) andiamo con Anita in barca a preparare qualche vasetto di filetti sott’olio.

Mentre bolliamo il pesce Anita ci spiega come farsi un affumicatore in barca. Basta mettere in una padella di alluminio una scatoletta di acciughe vuota contenente della  segatura di legno. Sopra bisogna appoggiarci una grata con i filetti di pesce da affumicare e chiudere il coperchio.

E’ facile, proveremo!

Venerdì

La pompa per svuotare il lavandino della cucina si è rotta. Ci è finito dentro un cucchiaino che si è incastrato e pompando ha rotto l’anello di plastica che mantiene la tenuta della membrana. La ripariamo in qualche modo con delle fascette di inox.

Anche il trapano smette di funzionare, lo smontiamo e con un improbabile riparazione lo rifacciamo funzionare. Poi è la volta del lettore CD del computer che fa dei rumori strani e non legge.
Siamo demoralizzati.

Poi arriva un branco di mante che “pascola” intorno alla nostra barca con le grosse pinne intorno alla bocca a formare un imbuto per filtrare l’acqua ricca di plancton.
Ci torna il buon umore e ci precipitiamo in coperta per fare qualche ripresa ed ammirare questi grossi bestioni che metodicamente scandagliano la laguna intorno a dove siamo ancorati.

Sabato

Sandro di La Bamba ci ha prestato una carta del nord del Madagascar che non abbiamo e dato che da queste parti fotocopiatrici non ce n’è, Annalisa con tanta pazienza e buona volontà si copia la carta, a mano!!
La tecnica è questa: si fissa con del nastro adesivo un foglio di carta da forno (che è abbastanza trasparente) e poi si ricalca la carta. Prima le linee di costa, poi gli scogli e le isolette, poi le batimetriche e gli infiniti numerelli indicanti le profondità.

Nel pomeriggio ci sgranchiamo un po’ le gambe con un un’altra bella passeggiata
all’interno della vegetazione dell’isola davanti a cui siamo ancorati.