Oceano Indiano del Sud

156 dal 21/05/00 al 27/05/00

Domenica

La notte passa tranquilla con poco vento da sud. Facciamo anche un paio d’ore di motore.

Ieri siamo partiti in tre, noi, Sandro di La Bamba e una coppia di Australiani. Durante la notte fa piacere vedere le loro luci di via, ci fa sentire meno soli.
Gli esperti ci hanno consigliato di puntare verso sud fino a che si incontra l’aliseo per poi dirigersi verso Cape d’Ambre, la punta nord del Madagascar.

Il cielo è sempre grigio e all’orizzonte si vedono dei grossi nuvolosi neri. La pioggia arriva verso le 15 e con lei dei violenti colpi di vento ed il mare grosso e confuso. Prendiamo 3 mani alla randa e issiamo l’olimpico.

Come sempre quando c’è mare agitato il primo giorno di navigazione si fa sentire il mal di mare.

Lunedì

Cielo sempre grigio e completamente coperto.

Il vento ha girato a sud est e soffia a circa 25 nodi con raffiche di 30-35. Navighiamo veloci al traverso, ma il mare è grosso e ripido e la vita a bordo è poco piacevole.

Martedì

Finalmente rivediamo il sole e l’umore risale.

Il vento ed il mare si sono calmati un po’ e ne approfittiamo per farci una doccia ed un bel pranzo a base di pasta al pomodoro.

Mercoledì

Sole incerto, ma le nuvole sembrano pian piano lasciare spazio al cielo azzurro.

Abbiamo già iniziato a fare il conto alla rovescia, se continuiamo a navigare alla velocità attuale di 5.5 -6 nodi arriviamo fra 7-8 giorni. Nelle ultime 24 ore abbiamo fatto 125 miglia.

Giovedì

Abbiamo beccato l’aliseo ed il cielo è diventato finalmente sereno a parte le caratteristiche nuvolette bianche a forma di batuffolo di cotone.

Navighiamo veloci con una mano alla randa ed il genoa con un paio di giri.

Davanti a noi si estende un grande basso fondo, mediamente profondo 18 metri, che in caso di mare grosso è assolutamente da evitare a causa della possibile formazione di frangenti pericolosi.

Dato che il mare si è calmato decidiamo di attraversarlo, accorciando la rotta di circa 50 miglia.

Fa impressione in pieno oceano vedere il fondo corallino! Speriamo che chi ha fatto le carte nautiche sia stato scrupoloso e non si sia dimenticato qualche testa di corallo affiorante.

Al tramonto intravediamo una piccola barca da pesca, che però a causa delle onde alte il radar non rileva.

Probabilmente ce ne sono altre con la nave appoggio, il che non ci rende troppo tranquilli.

Venerdì

A mezzanotte il vento aumenta notevolmente, prendiamo tre mani e issiamo l’olimpico.

Il mare, a causa del fondale basso, sembra ribollire e ci pentiamo di aver deciso di attraversare la secca. Alle 3, tra le onde intravediamo le luci di un peschereccio e poi immediatamente un agghiacciante rumore proviene dalla chiglia o dallo skeg.

Abbiamo preso una lenza e si sente il nylon tendersi sotto l’enorme forza esercitata dalla barca lanciata a 7 nodi. Poi con uno stridio liberatorio la lenza cede e noi riprendiamo velocità. Ci eravamo quasi bloccati!

Tutto è successo in pochi secondi, che però ci sono sembrati secoli!
Se ci fossimo fermati con un mare del genere le onde ci avrebbero sicuramente travolto. Data l’adrenalina in circolo e le grosse onde non chiudiamo occhio per tutta la notte.

Alle sei torniamo ad avere qualche chilometro d’acqua sotto la chiglia, ma contrariamente alle nostre speranze il mare non si calma, anzi. In pozzetto non si riesce a stare, dato che ogni 5 minuti un’onda rompe riversando enormi secchiate in coperta.

Ce ne stiamo all’interno demoralizzati. Unica nota positiva: nelle ultime 24 ore abbiamo percorso più di 150 miglia.

Sabato

Finalmente ritorna il sole, il vento ritorna umano e con lui il mare.

Il barometro torna a salire insieme al nostro umore. Ci sembra di essere in vacanza dopo la navigazione dura dei giorni scorsi. Ci concediamo un bel pranzo e un’altra doccia.

Si naviga veloci e mancano 470 miglia.