Vita da atollo sperduto

152 dal 23/04/00 al 29/04/00

Domenica

Buona Pasqua, ma il clima non è per niente pasquale, non ci sono ne uova ne colombe.
Qualche lavoretto poi andiamo a pesca nella nostra testa di corallo

Lunedì

Ci fa visita Jean Luis, di Cannelle. Per oggi avevamo organizzato una battuta di pesca alle aragoste sulla barriera esterna dell’atollo, ma Jean Luis non sta troppo bene e poi ci comunica che per oggi è previsto un barbecue sulla spiaggia con successivo mercatino e scambio di libri, la pesca è rimandata.

Il mercatino è simpatico. Non si usano soldi ma solamente il baratto. Ci sono barche che sono alle Chagos ormai da 4 o 5 mesi e iniziano ad avere i viveri scarsi, così approfittano del mercatino per scambiare libri, pezzi di ricambio inutilizzati, ed altre cianfrusaglie in cambio di farina, zucchero, riso.

Conosciamo una simpatica coppia tedeschi, Michael e Anita. Lui è un medico ed era un professore universitario di fama internazionale, che ha deciso di lasciare tutto e godersi un po’ la vita.

Li invitiamo a cena per una pizza cosi possiamo far due chiacchiere tranquilli. Michael si è stancato di stare alle Chagos e scalpita per partire per il Madagascar.

“Qui si incontra sempre la solita gente, si fanno gli stessi discorsi, etc. Ho voglia di incontrare gente di cultura differente, visitare i villaggi e magari assaggiare i tanto decantati (specialmente alle Chagos) formaggi e vini del Madagascar”

Martedì

Carichiamo il gommone e partiamo per una “scampagnata” sulle isolette vicino alla passe.

Lo scopo è di esplorare qualche ancoraggio un po’ isolato per starcene tranquilli. La giornata è splendida, cielo sereno e vento leggero da sud est.
Durante la navigazione peschiamo alla traina un tonnetto e un maccarello; il pranzo è assicurato ce li cucineremo sul fuoco sulla spiaggia.

C’è una barca ancorata davanti all’isoletta più grande che si dovrebbe chiamare Takamaka, ha un profilo noto. Sono gli amici di Mopepo, la coppia austriaca conosciuta a Darwin con cui abbiamo navigato insieme alla volta dell’Indonesia.

Andiamo a salutarli e in un attimo organizziamo insieme un BBQ sulla spiaggia.
Ci aggiorniamo sui rispettivi itinerari, passati e futuri. Loro sono innamorati delle Chagos, ci sono già stati 5 anni fa. Allora erano solo in due, ma dopo quel lungo soggiorno sono diventati in tre, ora c’è anche John.

Hans è un vero montanaro austriaco e sembra che abbia il fuoco sotto i piedi; deve muoversi continuamente e ci confessa che mancandogli le montagne si fa giornalmente delle lunghe passeggiate all’interno degli isolotti, che però sono piatti. Insieme a Carin sono al loro terzo giro del mondo, il primo dei quali su una barca senza motore.

Sono arrivati ieri da Perros Bagnos, un altro atollo che si trova ad una trentina di miglia, e hanno parecchie aragoste, che mantengono vive in una rete in acqua.
Ce ne offrono un paio che cotte sulla brace sono veramente deliziose.

Arrivati a sera siamo stanchi e cotti dal sole, ma abbiamo passata una giornata divertente.

Mercoledì

Oggi si lavora.

Dobbiamo sostituire uno dei quattro piedi di gomma del motore che servono per attutire le vibrazioni ed il rumore.

Abbiamo acquistato il ricambio alle Maldive e ora è tempo di montarlo. Chiaramente si è rotto il piedino meno accessibile. Ci tocca dannare tutto il giorno fino ad arrivare alla conclusione che è impossibile smontarlo se non si taglia una piccola finestrella sulla parete che divide il bagno dal vano motore.

Scendiamo a terra a bere un drink e a cercare un po’ di conforto.
Non che mal comune sia mezzo gaudio, ma se non altro queste cose non succedono solo a noi. Anche Sandro ha due piedi del motore rotti (lui lo ha legato con una cima!), mentre David ci ha confessato di aver dovuto tagliare una paratia in navigazione per scoprire una perdita nel serbatoio che era altrimenti inaccessibile.

Torniamo in barca più rilassati.

Giovedì

Operiamo!
In pochi minuti con il seghetto alternativo tagliamo nella paratia una finestrella di 20 per 20 cm e finalmente riusciamo, seppur con qualche contorsione ad allentare il bullone del piede ed a smontarlo. Ma non è finita. Ora bisogna smontare il piede di gomma dalla base in acciaio, la vite è ossidata e nonostante i nostri sforzi non molla. Lorenzo va in cerca di aiuto.

Sandro ha una morsa che dovrebbe agevolare l’operazione di smontaggio. Infatti è così, anche se prima abbiamo dovuto scaldare la vite con la fiamma e ci siamo dovuti aiutare con una lunga leva.

Alle 3 del pomeriggio il piede è rimontato. Siamo stanchi, sudati e tutti unti di grasso, ma soddisfatti. Puliremo domani, ora ci concediamo una battuta di pesca subacquea.

Venerdì

Giornata grigia. Questa notte è piovuto e dato che i serbatoi erano quasi vuoti, ci siamo alzati e abbiamo raccolto quasi 100 litri d’acqua con il tendalino a cui abbiamo applicato 2 tubi per scaricare direttamente nei serbatoi l’acqua raccolta . Non ci fidiamo a lasciare i tubi incontrollati nei serbatoi, se piove troppo ci allaghiamo!

Data la brutta giornata e visto che abbiamo in giro tutti gli attrezzi da lavoro decidiamo di fare un altro lavoretto che giace nella lista dei lavori da fare da mesi e mesi.

Si tratta di istallare un amperometro che ci permetterà di monitorare costantemente sia i consumi che l’efficienza dei generatori (pannelli solari, eolico e alternatore).

Ne approfittiamo per controllare l’intero impianto e per fare uno schema aggiornato. Individuati i punti in cui collegare i sensori il lavoro scorre via veloce e in poche ore abbiamo l’amperometro funzionante e finalmente sappiamo esattamente quanto consumano i vari elementi dell’impianto
e quanto rendono i generatori.

Sabato

Finiamo di sistemare l’impianto elettrico, aggiungiamo un orologio cannibalizzato dalla nostra vecchia auto. La barca è un casino ma siamo soddisfatti dei miglioramenti apportati. Lasciamo tutto lì e ci andiamo a fare un bagnetto con pescata finale, insieme ad Anita che trova una splendida conchiglia, il tritone (la classica conchiglia dei mari del sud utilizzata dagli indigeni come corno).

E’ una specie protetta in tutto il mondo ed è utilissima per l’ambiente marino, in quanto si ciba di parassiti che danneggiano le madrepore che costituiscono la barriera corallina. E’ bellissima, ma la lasciamo andare!

Questa sera a terra c’è un party, ma non abbiamo voglia di andarci, così
facciamo gli asociali.