Le isole Yasawa

dal 25/07/99 al 31/07/99

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Le isole Yasawa

Domenica

Sveglia di buon ora, il vento si è calmato e lasciamo labaia e le nove barche ancora sonnecchianti, dopo una notte movimentata.
Non abbiamo voglia di andare a visitare il villaggio. Da quanto ci hanno dettobisogna andare dal capo del villaggio e dopo avergli fatto qualche salameleccobisogna dargli il “savusavu”, cioè un regalo per farsi accettare. Aquesto punto il capo se accetta recita una tiritera in fijano in cui dice cheil villaggio ti accetta come ospite.
Ormai la cosa è diventata una formalità ed è come pagare il biglietto diingresso. Il savusavu di solito consiste in mezzo chilo di yaquona ma a voltechiedono anche dei soldi.
Siamo diretti nella mitica laguna blu, dove si dice abbiano girato il filmomonimo.
Noi siamo un po’ prevenuti perché decine di navi e navette da crociera sichiamano “Laguna Blu Cruising” e ci aspettiamo di trovare un sacco digente.
La navigazione è a motore contro vento e abbastanza complicata per i continuipassaggi tra i reef non segnalati. L’ultime cinque miglia sono all’esternodella barriere con il vento che è rinforzato, che crea dei bei cavalloni cherompono sul reef. Entrati nella passe, segnalata dato il traffico, ci sia apredavanti a noi una laguna circondata da isolette aride con l’erba giallabruciata dal sole e le immancabili spiagge bianche.
Il poste è bello ma il villaggio turistico ed il continuo andirivieni di barchecon i turisti toglie molto del fascino, inoltre ci tocca ancorarci in un postonon troppo protetto per lasciare spazio alle barche locali.

Lunedì

Mattina dedicata alle pulizie e al riordino della barca persistemare i “postumi” della settimana in cantiere.
Nel pomeriggio ci raggiunge il Va Pensiero e insieme a Gigi e Irene ed i loroamici organizziamo una battuta di pesca sul reef.
Il corallo è vivo e bello, ma i colori sono stati rubati dai grossi nuvolonigrigi che filtrano la luce del sole. Di pesci ne vediamo pochi, sono spaventatie non si lasciano avvicinare così, dato che non peschiamo niente, sfuma l’ideadi fare una cena insieme.
Riusciamo appena in tempo a ritornare in barca prima che si scateni un beltemporale con associato diluvio.

Martedì

Il cielo è ancora coperto, ma ci aspettavamo di peggio, dopoaver ricevuto la cartina meteo delle sette, che mostra una saccatura (troff ininglese) proprio sopra le nostre teste.
Il cielo si mantiene coperto per tutta la giornata ma non piove.
Annalisa ne approfitta per cucire il copri-gommone mentre Lorenzo si decide agrattare due scomparti della sentina, che incominciavano a fare un po’ diruggine e a riverniciarli. Il lavoro è poco piacevole e ci fa pentire di nonavere fatto la barca in alluminio!

Mercoledì

Tempo pessimo, vento di 30 nodi da ovest-nord ovest e piovea dirotto.
Sistemiamo l’impianto elettrico che sospettiamo crei dei principi dicorrosione. Dopo molte prove ed un consulto con Gigi, che ha avuto già a chefare con parecchie barche in acciaio, troviamo la soluzione.
Installiamo un interruttore nel quadro del motore che interrompe il circuitodel motorino di avviamento (in realtà la cosa è un po’ più complicata, madovremmo disegnare lo schema dell’impianto per spiegarla) e isola lo scafo dalnegativo dell’impianto.
Siamo soddisfatti, erano due anni che volevamo risolvere questo problema!
Per festeggiare ci facciamo gli gnocchi di zucca.

Giovedì

30 miglia per raggiungere il sud dell’isola di Waya.Partiamo alle otto con il cielo coperto, qualche spruzzo di pioggia e un
bell’arcobaleno. C’è vento e veleggiamo veloci, ma sempre all’erta per evitare
i coralli.
Seguiamo la costa rocciosa con delle splendide baiette, per noi inaccessibili
dato il labirinto di reef che le protegge. Sappiamo che c’è la possibilità di
arrivarci, ma gli skipper di alcune barche a vela italiane che fanno charter da
queste parti preferiscono non divulgare gli schizzi che mostrano come
arrivarci.
Il tempo sembra essersi sistemato, anche se soffia un teso vento da ovest.
Arrivati nella baia in cui avevamo deciso di ancorarci scopriamo che c’è un
fondale di 30 metri e una fastidiosa onda corta. Non ci convince e proseguiamo,
facendo il giro attorno alla punta sud est di Waya per due ore fino ad arrivare
alla baia grande al sud dell’isola, che dalla carta sembra molto protetta. In
realtà un grossa onda lunga rimbalza lungo le scogliere che la proteggono ed
entra nell’ancoraggio facendo rollare le barche presenti.
Seguendo l’esempio di alcune barche gettiamo due ancore, una a prua e una a
poppa per mantenere la prua all’onda; all’interno il movimento è sopportabile e
anche se durante la notte le raffiche provenienti dalle montagne per un attimo
ci hanno fatto pensare di dover mollare l’ancora a poppa.

Venerdì

L’ampia baia con le pendici scoscese sul mare è decisamente
bella. Notiamo che le piogge dei giorni scorsi hanno fatto spuntare l’erba e
ora le montagne hanno un colore composto dal verde dell’erba nuova sommato al
giallo dell’erba secca.
Sulla spiaggia c’è un villaggio, forse dovremmo andare portare il savusavu,
l’abbiamo comprato e fra qualche giorno partiamo. Ma il gommone è in coperta,
l’onde rompe sulla spiaggia e dopo una notte travagliata non abbiamo tanta
voglia di andare a fare la messinscena con il capo del villaggio.
A fatica salpiamo l’ancora di poppa, (una Fortress) che ha la caratteristica di
tenere talmente bene sulla sabbia che poi è difficile salparla, e ci
incamminiamo verso Nadi sotto un cielo plumbeo e la pioggia.
Anticipati dal Va Pensiero, dopo una bella bolinata arriviamo al Denarau Marina
nel pomeriggio.

Sabato

Andiamo con il taxi, dato che il marina è fuori dal mondo
all’interno di un lussuoso complesso turistico, a Nadi al mercato insieme a
Gigi.
Nel pomeriggio iniziamo a fare i primi preparativi e controlli che facciamo sempre prima di una traversata oceanica.
Cena piacevole sul Va Pensiero.