Suva, Fiji

dal 04/07/99 al 10/07/99

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Suva, Fiji

Domenica

Insieme a Claudio, Laura e Ginevra andiamo a vedere ilmuseo di Suva. A parte la bellissima piroga da alto mare ottimamenteconservata, che occupa gran parte della sala centrale, quello che più cicolpisce sono i macabri strumenti utilizzati per uccidere e mangiare gliuomini. I fijani erano famosi per la loro ferocia e sono rimasti antropofaghifino alla fine dell’800, quando il loro re si è convertito al cattolicesimo. Ipezzi più repellenti sono uno strumento per rompere le ossa per raccogliere il,a loro dire, prelibato midollo e un dagherrotipo con un capo fijano davanti adun banchetto di carne umana.
I Fijani mangiavano i guerrieri catturati nelle spedizioni contro le tribùdelle isole vicine, perché credevano che in questo modo potessero accrescere illoro coraggio inglobando quello del poveretto finito alla brace.
Cena d’addio sul Cush, loro domani partono e forse ci rivedremo in Australia.

Lunedì

Suspance nel negozio del RDF dove il tecnico apre lanostra zattera di salvataggio (Eurovinil). Per radio ne abbiamo sentite ditutti i colori e siamo in ansia per vedere in che condizioni è la nostra. Lostato è sorprendentemente buono anche perché la zattera è all’interno di unospesso sacchetto di nylon stagno ed è asciutta. C’è un piccolo particolareinsignificante: il cordino che dovrebbe servire a trattenere la zattera unavolta gonfiata non è legato a niente. Quindi nella malaugurata ipotesi diaverla dovuta utilizzare, l’avremmo gettata fuoribordo (come da istruzioni),l’avremmo vista gonfiare e, con il cordino in mano l’avremmo vista portare viadal vento!!!
Siamo insieme ai nostri amici norvegesi Thomas e Boya, anche loro stannorevisionando la loro zattera (Avon) e anche loro hanno una piccola sorpresa: iltipo che gliela ha revisionata in Grecia tre anni fà non gli ha messo l’acqua etutte le altre cose sono scadute da 10 anni!
E’ interessante potere comparare le due zattere aperte: l’Avon è tonda mentrel’Eurovinil è quadrata, l’Avon è fatta di un materiale nettamente più robusto,l’Eurovinil ha un raccoglitore d’acqua integrato nella copertura. Globalmentel’Avon sembra molto più affidabile! Il tipo che fa la revisione è moltocoscienzioso, ci spiega il funzionamento di tutti gli accessori, e ci dà lapossibilità di inserire all’interno quello che preferiamo. Abbiamo una notteper pensare a come integrare le cose presenti all’interno e, con Thomas e Boyafissiamo un appuntamento allo Yacth Club per discutere l’argomento insieme.Lasciamo il laboratorio con entrambe le zattere gonfie, domani torneremo perverificare se ci sono delle perdite.
Alle 17 ci troviamo allo Yacth Club e davanti ad un boccale di birra iniziamo adiscutere cosa è meglio inserire all’interno della zattera. Thomas ha unagrossa scorta di cibo deidratato ad alto potere calorico (lo producono inNorvegia e a lui lo hanno regalato) e ce ne regala quattro pacchi. Comunquetutti conveniamo che le cose più importanti sono l’acqua e gli ami e il filoper pescare. Noi abbiamo anche pensato di fare legare alla zattera un secondocordino cui collegare un bidone stagno da riempire con scorte e strumentisupplementari.
Thomas ha anche un enorme rotolo di carte nautiche, che ieri ha rimediatoandandole a chiedere agli ufficiali di alcune navi attraccate in porto. Le navisono obbligate a rinnovare le loro carte periodicamente e così gliene hannodato qualche centinaio. Lo aiutiamo ad ordinarle, le dividiamo per areegeografiche e nel fare questo occupiamo un angolo dello Yacht Club. Neapprofittiamo anche per selezionare le carte che ci servono, principalmentecarte dell’Indonesia e del Madagascar, domani andremo a fotocopiarle. Thomas eBoya hanno intenzione di andare ad Hong Kong passando a nord della NuovaGuinea, in Sulawesi e in Borneo e cercano di convincerci ad unirsi a loro,almeno nel passaggio a nord della Nuova Guinea. La cosa ci tenta tantissimo, cipenseremo questa notte.

Martedì

Giornata frenetica.
Per fortuna la zattera è ancora gonfia! Consegniamo al responsabile dellaboratorio un sacchetto con tra l’altro il cibo deidratato, degli antibiotici,delle pastiglie per il mal di mare, ami, filo, ecc…
Poi andiamo a comprare l’antivegetativa, è fatta apposta per mari tropicali edè garantita cinque anni. L’applicheremo fra qualche giorno quando andremo incantiere, per sistemare l’asse dell’elica storto, a Vuda Point che si trovadalla parte ovest di Lautoka. Facciamo un salto in città per leggere la postainternet poi ci troviamo alle 17 allo Yacht Club con gli amici norvegesi.Abbiamo deciso di non passare a nord della Nuova Guinea, ma di fare lo strettodi Torres. Ci piange il cuore ma abbiamo fatto i conti e dobbiamo fare quasi5000 miglia in 4 mesi per arrivare a Phuket in Thailandia e quindi cerchiamo difare la strada più breve.

Mercoledì

Per le batterie è giunto il momento di decidere. Abbiamoprovato a informarci per acquistarle in Nuova Zelanda, dove costano molto meno,solo che il trasporto è caro e in più c’è la complicazione dello sdoganamento.Ci scoccia farci prendere per il collo, ma le vecchie sono praticamente morte edato che dovremo fare tanta navigazione nei prossimi mesi, ci servonoassolutamente delle batterie affidabili. Il manager indiano della fabbrica dibatterie che le importa è untuoso e antipatico e per non farci pagare le tassenon ci fa neanche la ricevuta. Acquistiamo due batterie “deep cycle”Trojan a 6 volt da 215 Ah e ci facciamo una bella sfaticata per portarle inbarca ed installarle. Le carichiamo per un ora e non siamo contentissimi, maClaudio che ha le stesse batterie, per radio ci dice che sono necessarie 12 oredi carica quando sono nuove.

Giovedì

Domani ce ne andiamo, quindi oggi la giornata è dedicataagli ultimi acquisti e alle pratiche di uscita. Le Fiji sono un incubo dalpunto di vista burocratico! Ogni volta che si lascia una regione bisogna farele pratiche di uscita e di ingresso nella nuova. Il tutto implica la visita di3 uffici differenti ed il riempimento di una decina di stupidi moduli tuttirichiedenti le stesse cose. Dobbiamo anche andare in un ufficio governativo perfarci fare il permesso di navigazione. Gli impiegati sono molto indolenti eperdiamo tutto il giorno tra un ufficio e l’altro.

Venerdì

Siamo felici di lasciare Suva, c’è traffico, piove sempree i fijiani di città non sono poi così simpatici. Dopo una settimana freneticavogliamo la pace e la tranquillità di una bella baia deserta in cui possiamofare le nostre esplorazioni sia fuori che dentro l’acqua.
Consigliati da Thomas e Boya facciamo rotta verso Bequa (si pronuncia Benga),un isola alta e verde circondata da una grande laguna. La passe è larga e anchese non segnalata l’ingresso è facile. Ci ancoriamo all’interno di una profondabaia contornata da fitte mangrovie e circondata dalle montagne. Non si vedeanima via, andiamo con il gommone ad esplorare il fondo della baia, dove ilfondale è basso e c’è la foce di un fiume. C’è un fijano che pesca su una canoamarcia che fa acqua e che deve continuare a sgottare mentre parla con noi. Cipromette di rimediarci dei gamberi, e della frutta in cambio di filo da pesca
ed ami, inoltre ci invita ad andarlo a trovare domani al suo villaggio che si
trova un paio di chilometri lungo il fiume. La sera è tranquillissima, non si
vede una luce ed la baia è un lago.

Sabato

Ci svegliamo con il cielo coperto molto nuvoloso, ma poi durante la
mattinata il cielo si apre, e noi ci godiamo il sole anche se vediamo in lontananza
le nere nuvole scaricare la pioggia su Viti Levu. Facciamo una lunga navigata
di 3 miglia in gommone per raggiungere il reef, e con nostra sorpresa troviamo
che il corallo è quasi tutto morto ed i pesci spaventatissimi. Non peschiamo
niente e ce ne torniamo in barca con la coda tra le gambe.
Nella baia c’è la bassa marea e sono spuntate decine di donne che pescano con
le lenze dalla riva. Evidentemente ci sono parecchi villaggi nell’interno e con
la bassa marea la pesca è migliore. Chi non pesca raccoglie conchiglie o altre
cose tra i sassi lasciati scoperti dalla marea. Ci salutano tutte sorridenti!
Ci dimentichiamo dell’appuntamento con il pescatore incontrato ieri, ci andiamo
in ritardo, ma lui non c’è. Ci avventuriamo con il gommone sul fiumiciattolo
che si inoltra nella giungla selvaggia ed intoccata. Le rive sono completamente
ricoperte dalle mangrovie e ogni tanto un grosso tronco d’albero sbarra quasi
completamente il fiume. Ci sentiamo dei pionieri in esplorazione! Arriviamo
fino a dove il fondale diventa troppo basso per proseguire, poi, siccome le
zanzare iniziano a diventare troppo attive, battiamo la ritirata in fretta e ce
ne torniamo in barca.