Suvaroff, e partenza per Pago Pago

d16_03

dal 25/04/99 al 01/05/99

100

Suvaroff, e partenza per Pago Pago

Domenica

Cielo sereno, poco vento e fa un caldo allucinante.
Andiamo con il gommone in esplorazione dell’isola degli uccelli. Come mettiamo piede sul motu, creiamo un gran scompiglio tra le migliaia d’uccelli. C’è chi ci vola intorno minaccioso, chi rimane vicino al proprio nido; tutti starnazzano a pieno volume. Stiamo fermi all’ombra di un cespuglio per cinque minuti e i pennuti sembrano calmarsi, poi lentamente ci spostiamo per fare un po’ di foto.
Sotto i cespugli ci sono centinaia di pulcini di terna, che scappano da tutte le parti emettendo svariati pigolii. I pulcini di sula invece sono nei loro nidi sui cespugli, di solito in compagnia delle madri, che ci guardano sospettose. Tutti gli uccelli sono indaffaratissimi, chi a costruire il nido, chi a dar da mangiare ai propri piccoli, chi a difendersi dagli intrusi (noi). Dopo aver scattato almeno un rullino di foto decidiamo di togliere il disturbo, anche perché il sole è a picco e sull’isola non ci sono alberi, a parte tre palme delle 50 o più piantate da Moitessier durante le sue permanenze qui. Probabilmente durante i cicloni l’isola viene travolta dalle onde e solo una parte, quella un poco più elevata, dove ci sono le palme, riesce a salvarsi.
Per rinfrescarci andiamo a pescare, l’acqua è 30 gradi, ma confronto i 35 ° esterni sembra fresca.
Lorenzo deve lottare con una cernia prima di riuscire a portarla fuori dall’acqua e i pochi secondi sono sufficienti per radunare quattro squali pinna bianca. Scappiamo sul gommone ma questi ci circondano e nuotano intorno a noi innervositi. Mentre Lorenzo cerca di liberare l’asta del fucile dalla grossa cernia, per caricare in caso gli squali si facciano troppo aggressivi, Annalisa prende un bastone con un uncino, che usiamo sia per prendere i cocchi sia per tirare su i pesci grossi quando peschiamo alla traina, e da una bella bastonata in testa a quello che è più intraprendente.
Approfittando del disorientamento accendiamo il fuoribordo e ce ne andiamo in tutta fretta, prima che gli squali decidano di assaggiare la gomma del nostro gommone e ci colino a picco.

 

Lunedì

Altra isoletta da esplorare, quella più grande coperta da una fitta vegetazione, che da asilo ad un’altra moltitudine di uccelli, soprattutto caravelle bianche.
C’è bassa marea ed è emersa una lunga lingua di sabbia bianca che si protende nella laguna azzurra, un vero spettacolo. Facciamo una bella passeggiata intorno all’isola fino quasi all’oceano sotto un sole impietoso.
Poi, all’ombra delle palme, sulla spiaggia, beviamo un bel po’ di cocchi verdi, per reintegrare i liquidi persi per il caldo, mentre assistiamo alle evoluzioni acrobatiche delle caravelle bianche. Sembrano curiose e sfruttando le correnti d’aria rimangono sopra di noi scrutandoci con i loro occhietti neri.

Martedì

Il vento è debolissimo, il posto è un paradiso, e così decidiamo di rimandare la partenza ancora di qualche giorno.
Andiamo a visitare un’altra isoletta, vicino all’isola degli uccelli. Qui gli “abitanti” pennuti sono meno numerosi. Sotto un cespuglio c’è una famigliola di grossi uccelli con la punta delle ali nere. Sono due adulti ed un pulcino ed offrono uno spettacolo commovente. Quando ci avviciniamo i genitori si mettono davanti al pulcino per difenderlo e ci guardano con trepidazione per capire se siamo pericolosi o meno. Ci fermiamo ad una decina di metri e ci immobilizziamo per fargli capire che non abbiamo nessuna cattiva intenzione. La famigliola si tranquillizza un po’, poi uno dei genitori rigurgita un bel pesce e mentre l’altro imbocca il piccolo, lui prende il volo alla ricerca di nuovo cibo.
Purtroppo la nostra felicità per avere la possibilità di assistere a scene del genere termina bruscamente. La nostra telecamera digitale (quella con cui facciamo le foto del sito) smette di funzionare. Un po’ depressi torniamo in barca dove nonostante tutte le prove possibili continua a non dare segni di vita e quindi per qualche mese (dato che è ancora in garanzia dovremo spedirla in Italia)
ne dovremo fare meno! Per consolarci andiamo a pescare poi ce ne stiamo in barca
sotto coperta perché senza un filo di vento il sole è veramente impietoso.
Prendiamo la cartina meteo e scopriamo che per una area di quasi 2000 chilometri
di oceano, dalla Polinesia alle Fiji, c’è calma piatta. Potremmo stare qui per
mesi, ma dobbiamo essere alle Tonga per metà Giugno perché verrà a trovarci
la mamma di Annalisa, quindi è tempo di partire.

Mercoledì

C’è un debolissimo vento, decidiamo di partire lo stesso,
sperando in un cambiamento strada facendo. Usciti senza problemi dalla passe,
veleggiamo lentamente per qualche ora, poi il vento scompare e andiamo a motore
tutta la notte.

Giovedì

Dato che di vento ce n’è poco e con il gasolio rimasto alle
Tonga non ci arriviamo, cambiamo programma e decidiamo di fare uno scalo tecnico
a Pago Pago, alle Samoa Americane, che sono 250 miglia più vicine.

Venerdì

I l gasolio inizia a scarseggiare, ci mancano 260 miglia
e abbiamo gasolio solo per 130. Ci tocca percorrere a vela almeno 130-150 miglia.
E’ uno strazio navigare a 2-3 nodi, con le vele che sbattono (e si rovinano)
sotto un sole cocente, praticamente senza vento. Per fortuna che c’è un po’
di corrente che ci dà una mano!

Sabato

Notte movimentata. Prima lo spinnaker si annoda intorno allo
strallo e per un po’ abbiamo pensato che non saremo mai riusciti a slegarlo
senza romperlo.
Poi verso l’alba, la lenza che ci eravamo dimenticati in acqua ieri sera inizia
a tirare, ma in modo strano. E’ come se tirasse in verticale sotto la barca.
Probabilmente andando così piano abbiamo abboccato un pesce e questo per liberarsi
ha tirato in avanti facendo fare un giro alla lenza intorno al timone. Lorenzo
ci mette quasi un ora per riavvolgere la lenza e alla fine con grande sorpresa
scopre che attaccato c’è un grosso tonno, che ormai esausto non tira neanche
più. Svegliata Annalisa, in due facciamo fatica a tirarlo su. In pozzetto sembra
ancora più grande e ci guarda con due occhioni neri.
E’ un Alalunga, la migliore varietà di tonni, e dopo aver ridotto il pozzetto
come un mattatoio, con sangue ovunque, riempiamo il frigorifero di carne. Dato
che non riusciremo mai a mangiarla tutta decidiamo di farne una metà sott’olio,
riesumando una ricetta che ci ha dato una signora incontrata in una splendida
stradina di Lipari. Annalisa lavora tutta la mattina e alla fine mettiamo in
sentina tre bei barattoli di tonno sott’olio, che hanno un bell’aspetto.
Tutto questo mentre ci trasciniamo a due nodi in un mare che ora ospita una
onda lunga da sud che ci fa rollare e fa sbattere le nostre vele.
Siamo stufi e le miglia mancanti calano in modo spaventosamente lento!