Vuda Point e Yasawa

dal 18/07/99 al 24/07/99

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Vuda Point e Yasawa

Domenica

Dopo una giornata lavorativa sotto il sole Gigi e Irene ciinvitano a fare un giro a Nandi con la macchina a noleggio. Accettiamovolentieri.
Nandi è una cittadina abbastanza squallida abitata per lo più da indiani.Passando vediamo un grosso tempio indiano e spinti dalla curiosità parcheggiamoe andiamo a vederlo. All’ingresso un enorme cartello di divieti: non si puòentrare con le scarpe, se si è mangiato carne nelle ultime 24 ore, se non si haun abbigliamento decente, ecc.. Ci togliamo le scarpe, ma qualche metro dopo lalinea, così veniamo redarguiti pesantemente da un sacerdote arrabbiato esgarbato. Ci fa il terzo grado circa le nostre abitudini alimentari, noncredendo alla nostra affermazione (falsa) di non aver mangiato carne. Poi cidice che dobbiamo aspettare la fine della preghiera e che possiamo entrare solose facciamo un’offerta.
Prontamente giriamo i tacchi e ce ne andiamo a mangiare in un ristorantecinese. Vicino al ristorante c’è una gran ressa, e dopo mangiato andiamo a dareun’occhiata.
In una sala c’è un predicatore che esaltato prega e canta davanti ad una plateadi fedeli altrettanto esaltati. C’è anche il complesso ed il coro gospel escopriamo che è la messa settimanale di una chiesa evangelista australiana.Cantano bene e come mettiamo la testa dentro, ci invitano ad entrare e ci dannoanche 2 copie della bibbia per seguire la predica.
Non abbiamo una gran domestichezza con la bibbia così 2 donnone fijane ciprendono sotto la loro protezione e ci aiutano a trovare la pagina giusta. Allafine della lunghissima predica sullo schermo dietro al palco viene proiettatoil testo di una canzone, la musica sale di tono e tutti si alzano in piedi einiziano a cantare. Qualcuno è in trance e canta con gli occhi stralunati e lebraccia al cielo. Alla fine il predicatore ci viene a ringraziare per la nostrapartecipazione e tutti ci salutano.

Lunedì

L’asse dell’elica e la bronzina sono pronti, Lorenzo li vaa prendere a Lautoka, portando ad aggiustare anche il salpancore. All’officinafanno i furbi e chiedono 50$ in più del già esoso prezzo pattuito. Lorenzo noncede e dopo avere litigato e minacciato di andare alla polizia riesce a tornarea casa con i pezzi. Per il montaggio dell’elica che non siamo sicuri comemontare, c’è un consulto generale. C’è Gigi (che ha un’elica a pale orientabilisimile alla nostra), un paio di francesi, Thomas e qualche altro passante. Lacosa confortevole è che dopo qualche discussione ci troviamo tutti d’accordo.Al tramonto abbiamo montato tutto e ci sentiamo un po’ più sollevati.

Martedì

Giornata dedicata all’applicazione dell’antivegetativa. Nediamo 4 mani con il rullo, perché vogliamo arrivare a casa senza doverla piùridare.
La sera siamo stanchi morti e ci rilassiamo andando a berci una birra al bardel marina.

Mercoledì

Ultimi ritocchi ed una mano di antivegetativa aggiuntivanelle aree più soggette al consumo, cioè la chiglia, il timone e la prua.
Alle 14 ci rimettono in acqua e ci sistemiamo in marina per mettere un po’d’ordine e dare una pulita. Nel pomeriggio ci portano il motorino delsalpancore. Si era rotto un contatto di rame e lo hanno risaldato.
Aperitivo a bordo del Galip, una grossa barca francese a deriva mobile inalluminio incontrata in Polinesia e alle Tonga. Sono a secco perché cercando unancoraggio in acque basse, con la deriva alzata, hanno urtato una pietra conl’elica e l’hanno rotta. Per fortuna hanno due motori e sono riusciti araggiungere il marina. Ci sono anche Mario e Nicola, che sono arrivati ieridall’Italia per rimettere in acqua il “Goto”, che ha passato lascorsa stagione dei cicloni al sicuro infilato in una buca nel piazzale delmarina. Anche il Goto, la barca di Nicola è in alluminio a deriva mobile,quindi l’argomento della serata è presto detto.

Giovedì

Puliamo la barca senza fare, per una volta, economia
d’acqua. Appena finito iniziano a sabbiare un barca proprio vicino a noi,
quindi, prima di riempirci di sabbia facciamo un veloce saluto agli amici e ce
ne andiamo.
Dopo una settimana di cantiere polveroso e pieno d’insetti, abbiamo bisogno di
un po’ di tranquillità. Facciamo a motore le 20 miglia che ci separano da
Navandra, l’ultima isole del gruppo delle Mamanuca. L’asse dell’elica anche se
non perfetto, non vibra più.
Arriviamo alle 18 con il sole che sta tramontando e con non poche difficoltà,
data la scarsa visibilità, riusciamo a farci strada tra le teste di corallo
fino all’ancoraggio.

Venerdì

Ci sembra di essere in vacanza!!! Siamo soli in una baia
stupenda, spiagge bianche, palme, bei fondali e tutti gli “accessori”
di un paradiso tropicale, unica nota negativa, una fastidiosa onda lunga da
nord che ci fa rollare.
Andiamo a caccia nei reef che circondano la baia, poi a pulire le due cernie
pescate, sulla spiaggia. Per cena filetti di cernia al timo davanti ad uno
splendido tramonto.

Sabato

Un bel vento fresco ci ha spinto fino alla baia nord di
Waya, la prima isola delle Yasawa. La navigazione comunque non è stata
tranquilla, perché queste acque sono disseminate di reef, le carte non sono
completamente affidabili e quindi bisogna stare sempre all’erta. Il pericolo
maggiore da queste parti è fare affidamento sul GPS, infatti, la posizione di
alcuni reef sulla carta non corrisponde alla realtà e l’unico modo è di
guardare il colore dell’acqua ed eventuali onde frangenti. In cantiere c’erano
due barche a secco a riparare i danni subiti da un incontro ravvicinato con i
coralli!! Nella grande baia ci sono ben nove barche e con il sole basso ci
tocca ancorarci due volte, perché la prima volta ci siamo trovati troppo vicino
ad una testa di corallo che non avevamo visto. La seconda volta non siamo
sicuri che l’ancora tenga, così Lorenzo, al calare della sera, si immerge a
piantare la nostra CQR. L’ancora CQR ha la forma di un vomere, e se lasciata a
se stessa tende ad adagiarsi su un lato. Se invece la si mantiene dritta mentre
si tira la catena, l’ancora si infila nella sabbia completamente e la tenuta è
maggiore.
Neanche a farlo apposta, alle 20 inizia a soffiare un fortissimo vento con
delle raffiche violentissime. Stiamo di guardia un ora per verificare che la
barca davanti a noi non ari, poi ce ne andiamo a letto.