Apataki

dal 6/09/98 al 12/09/98

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Apataki

Domenica

Il tempo si è rimesso al bello quindi armati di olio anti-zanzare (olio Johnson misto a disinfettante), e macchina fotografica andiamo a terra. Attraverso un hoa, le piccole passe tra un motu e l’altro ormeggiamo il nostro gommone in una piccola lagunetta e andiamo a fare la classica passeggiata sulla barriera corallina che a causa della bassa marea è scoperta. La distesa arida di blocchi di corallo bruciati dal sole ci affascina sempre e si respira un aria di posto selvaggio in cui è evidente che il mare, quando vuole ha una forza enorme, tale da fare volare enormi pezzi di corallo.
Il rumore ritmico delle onde oceaniche che frangono sulla barriera non infastidisce il silenzio dell’atollo e si sente distintamente il fischiettare degli uccelli che volano sulle palme del motu, in cui hanno i loro nidi.
Tornati in barca dato che non ci sono nuvole ci spostiamo. Percorriamo sette miglia, tutte un susseguirsi di lunghe spiagge bianche assolutamente disabitate. Ci ancoriamo davanti ad un motu che si chiama Tekomapaoto, e che evidentemente è stato investito da un ciclone recentemente, dato che ci sono pochissime palme, parecchie delle quali senza fronde.

Lunedì

Adiamo a visitareil motu Tekomapaoto e rimaniamo impressionati dagli effetti devastanti delciclone. Il motu è spoglio di vegetazione e la zona che da’ sulla laguna sembrauna spianata fatta da una ruspa. La ghiaia composta da pezzetti di corallo èlivellata perfettamente, evidentemente a causa dei fortissimi venti l’ondainterna alla laguna ha inondato il motu causando gli effetti appena descritti.
Questa vista ci mette un po’ di inquietudine, dato che abbiamo deciso dipassare la prossima stagione dei cicloni in Polinesia e probabilmenteritorneremo anche alle Tuamotu e questa è la prima volta che vediamo dal verole distruzioni causate da un ciclone.

Martedì

Qualche lavorettoin mattinata poi verso mezzogiorno ci spostiamo nell’angolo sud-estdell’atollo, Tamaroo, in cui ci hanno detto che c’è un’ospitale famiglia chegestisce una coltivazione di perle. Ancoriamo in mezzo alle teste di corallo,per fortuna segnalate con dei bastoni, davanti a quello che sembra un piccolovillaggio.
Dopo pochi minuti una barca si stacca dal piccolo moletto; è Assam, ilcapofamiglia, che ci da il benvenuto e ci invita a terra. Ci dice che lui deveandare al villaggio, dato che arriva la nave, e che sarà di ritorno l’indomani.Al momento di andarsene con un sorriso, ci allunga un sacchetto contenente duegrosse papaie e dei fichi il che ci lascia letteralmente senza parole. Dopopochi minuti arriva anche il figlio, Alfred, che al ritorno dalla pesca ciallunga un grosso carangide. E’ con grosso rammarico che dobbiamo rifiutare ilregalo, a causa della ciguatera. Alfred ci invita a pranzo per il giornoseguente dicendoci che ad Apataki il pesce non è avvelenato e comunque ciassicura che domani in nostro onore ci sarà della carne. Che accoglienza!

Mercoledì

Scendiamo a terrae sul moletto c’è Assam che ci accoglie a braccia aperte con un gran sorriso.Orgoglioso ci mostra il suo piccolo villaggio. Rimaniamo stupiti nel vederel’ingegnosità di quest’uomo. Infatti la produzione delle perle non è l’unicaattività, ma c’è anche un allevamento di galline, una piantagione di vaniglia,un orto, un essicatoio per la copra. Il bello che tutte le attività sonointegrate, così con lo sterco prodotto dalle 650 galline viene utilizzato perconcimare l’orto e la piantagione di vaniglia, mentre gli scarti dell’ortovengono dati alle galline. Assam, che è meta polinesiano e metà cinese, ha unospirito imprenditoriale veramente ammirevole. E’ il più grosso produttore diuova delle Tuamotu e ogni settimana deve andare al villaggio con il carico diuova per portarle alla nave che poi le rivende in tutto l’arcipelago.
La sua attività ad Apataki è iniziata nel 1992 e in soli cinque anni ha datovita ad una fiorente impresa dalle molteplici attività. Ha importato sul motu,tramite un mezzo da sbarco dell’esercito, anche una grossa ruspa, che gli hapermesso di fare un alto terrapieno su cui costruire le case, per metterle alriparo da un eventuale sollevamento della laguna a causa di un ciclone, e conla quale riesce a fare tutti i lavori pesanti, come il carico e lo scaricodella barca con le provviste, in pochi minuti senza nessuno sforzo. Comunque cidice che l’attività principale è la coltivazione delle perle, hanno 200.000ostriche, e che le altre attività servono a suo dire per tenere impegnati ilavoranti, quando c’è tempo brutto! La loro fattoria delle perle ècompletamente autonoma, infatti a differenza di altri loro fanno il ciclocompleto di produzione, cioè producono prima le ostriche, poi le inseminano e raccolgonole perle. Neanche a dirlo la graffe, che è l’operazione critica, è fatta infamiglia, ed in particolare è Alfred che se ne occupa.
Per oggi gli abbiamo “rubato” già abbastanza tempo, così lo lasciamoalle sue frenetiche attività e ce ne andiamo a fare una passeggiata sulla partedel motu sopravento. Il caldo è opprimente quindi ce ne torniamo in barca, nonsenza aver accettato un’altro sacchetto pieno di insalata e un invito per lacena.
La cena è piacevole e si chiacchiera del più e del meno con Assam ed Alfred checi raccontano come si svolge la vita sull’atollo, della pesca, della produzionedelle perle etc.
Per digerire Alfred si offre di portarci a caccia di granchi del cocco. Armatidi lampade ci avventuriamo praticamente scalzi nella fitta boscaglia del motu.Sappiamo che gli atolli non sono abitati né da serpenti né da ragni velenosi,però camminare al buio ci rende inquieti, inoltre si sentono decine di rumoristrani e ogni tanto una sterna bianca ci vola intorno spaventata forse perproteggere il nido. Non troviamo neanche un granchio, però è stata una bellaesperienza e tornati in barca non abbiamo nessuna difficoltà a prendere sonno.

Giovedì

Su invito diAssam approfittiamo della sua lavatrice per lavare l’intero guardaroba.
L’atollo non ha sorgenti di acqua potabile, ma è possibile scavare dei pozziche pescano l’acqua piovana che si deposita sull’acqua salata nel sottosuolodell’atollo quindi hanno un’abbondanza per noi insolita di acqua. Sul terrapieno di fronte all’interno delmotu notiamo una grande distesa di noci di cocco aperte. Assam ci spiega chequesta mattina le ha aperte e messe a seccare al sole per produrre la copra. Inpratica la polpa della noce di cocco, dopo essere stata al sole per qualchegiorno, si stacca dalla noce e può essere venduta a Papeete alle industrie cheproducono l’olio di cocco. Siamo ospiti anche per il pranzo, dove proviamo amangiare ancora il pesce, senza alcun effetto negativo. Comunque Assam ciassicura che in caso di un nuovo attacco di ciguatera, un suo lavorante è igrado di preparare un infuso, bollendo le radici di una pianta che crescesull’atollo, che in pochi minuti elimina tutti i sintomi. Nel pomeriggioandiamo a pescare con Assam su una testa di corallo in mezzo alla laguna cheletteralmente ribolle di pesci. In un’ora riempiamo una grossa cassa di pesciche poi saranno congelati e mangiati nei giorni prossimi.
Dopo cena il discorso cade sulla religione. Assam è un pastore di una chiesaderivata da quella dei Mormoni, chiamata Sanitò, così ci facciamo una culturasulle differenze rispetto alla religione cattolica.

Venerdì

Torna il bruttotempo. Ci passano a trovare David e Luis, lui è un ragazzo francese che da seianni si è stabilito in Polinesia e lei è una vera Puamotu, cioè un’abitante originariadelle Tuamotu. Li invitiamo a pranzo e passiamo un piacevole pomeriggio in lorocompagnia.

Sabato

Scendiamo aterra. Assam e Alfred sono indaffaratissimi, stanno riparando la barca con laquale Assam è finito sul reef sfasciandola. L’hanno ricostruita completamente eoggi, con l’ausilio della ruspa, l’hanno ribaltata e stanno dando
l’antivegetativa all’opera viva. Dopo pranzo Assam ci porta in gita su un motu
che si chiama Rue Vahine con lo scopo di incoronare, con corone di fiori ed
erbe, un idolo locale, oltre a raccogliere le noci di cocco per la copra.
Costeggiamo il lato sud dell’atollo che non è emerso, ma è solo una lunga
barriera corallina in cui si vedono le onde frangersi. Il motu è un piccolo
isolotto rotondo circondato da un’acqua turchina piena di teste di corallo
brulicanti di pesci. Mentre Lionel, Moana e Heiariki, tre simpatici lavoranti
di Assam, noi andiamo ad incoronare l’idolo. La tradizione locale dice che una
volta incoronato l’idolo veglierà su di noi e farà sì che possiamo ritornare un
giorno ad Apataki. Così raccolte delle piante rampicanti e dei fiori facciamo
delle piccole corone e incappelliamo l’idolo, che, di fatto, è un pezzo di
corallo alto circa 1,5 metri e con la forma vagamente somigliante ad un uomo.
Fatto il nostro dovere aiutiamo i ragazzi a raccogliere, a insaccare le noci di
cocco ed a portare i sacchi in barca.
Dopo il lavoro il divertimento, così sulla strada del ritorno ci fermiamo a
pescare su una testa di corallo. E’ incredibile come i ragazzi polinesiani che
lavorano negli allevamenti di perle lavorino in acqua dalle quattro alle sei
ore al giorno, ma quando si tratta di andare a pescare sono contenti come dei
bambini. La pesca è come al solito abbondante, ma tornando ci fermiamo a
controllare il “parque au poisson”, cioè una labirinto fatto con la
rete metallica in cui i pesci entrano e non riescono poi a uscirne. Bisogna
controllare che non siano entrati grossi squali, e prendere i pesci più grossi
perché altrimenti “dimagriscono”. Ci raccontano che sei mesi fa hanno
trovato all’interno uno squalo tigre di 4 metri e per ucciderlo gli hanno
dovuto sparare con il fucile calibro 22. Ieri abbiamo visto le foto ed i denti:
impressionanti! Lorenzo, dopo aver verificato dall’esterno di non trovare
sorprese e facendosi anticipare da Assam si immerge all’interno della grossa
trappola per fare un po’ di pesca selettiva. E’ piena di pesci e di piccoli
squali che girano all’impazzata senza riuscire a trovare la via d’uscita. Non è
piacevole nuotare dentro una gabbia insieme agli squali che ti sfrecciano a
poche decine di centimetri, ma dopo un po’ ci si abitua e si ha la possibilità
di osservarli da vicino. Torniamo al motu per la cena di addio, poiché domani
partiamo e siamo un po’ tristi. Dopo cena Assam ci mostra la sua raccolta di
perle e con nostra grande sorpresa ci regala tre grosse perle nere praticamente
perfette. Alla nostra faccia stupita risponde che la natura gliele ha date e
lui le dona a noi in segno di amicizia.