Esperienze polinesiane ad Ahe

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dal 02/08/98 al 08/08/98

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Esperienze polinesiane ad Ahe

Domenica

La burrasca hamollato un po’ e pur bagnandoci riusciamo a scendere a terra in preda allaclaustrofobia. Subito andiamo a vedere le onde che si frangono sulla barrieracorallina. La potenza delle grosse onde è impressionante, il rumore sordo favibrare la terra e l’aria è piena di acqua polverizzata.
Oggi arrivano Stefano e Paola, Lorenzo trovato un passaggio grazie allagentilezza del sindaco di Ahe, li va accogliere all’aeroporto. La navigazione abordo del potente motoscafo è piuttosto avventurosa, tra le onde e le teste dicorallo da evitare, ma lo “skipper”, è esperto e la cosa è anchedivertente, anche se ci si bagna completamente.
Intanto Stefania, che è una praticante dello tao chi cung, coglie l’occasioneper fare gli esercizi giornalieri che negli ultimi giorni non è riuscita afare. Subito come le mosche arrivano i bambini del villaggio e iniziano adimitarla, pensando di fare le mosse di kung fu. Difficile trovare una palestrapiù bella di questa all’ombra delle palme con sullo sfondo una piccola passecon l’acqua turchina.
Il ritorno dall’aeroporto per Lorenzo e i nuovi arrivati è piuttostoproblematico. Il vento si è rafforzato e il motoscafo su cui siamo imbarcatideve trainarne un altro che ha rotto il motore. Arriviamo in barca alle 19bagnati e infreddoliti. Anche Stefano e Paola hanno avuto il loro battesimo delPacifico.

Lunedì

Ancora una nottecon il vento a 40 nodi e pioggia, si dorme male a causa del fischio del vento edei sinistri scricchiolii causati dalla catena che striscia contro le teste dicorallo.
Al mattino qualche timido raggio di sole. Tutti a pescare chi in apnea chidalla barca.

Martedì

Prima che laclaustrofobia abbia il sopravvento ci trasferiamo tutti a terra, sulla”nostra” spiaggetta. Le attività di oggi prevedono: la raccolta dellenoci di cocco, l’intreccio delle foglie delle palme da cocco per fare delleimprobabili stuoine, la raccolta delle conchiglie e gli immancabili bagni nellacalda e trasparente lagunetta.
Tornati in barca ci peschiamo un bello squaletto lungo più di un metro che nongradendo molto il “servizietto”, si dibatte come un disperato. Datoche l’apparato dentario è ben fornito, gli prendiamo al lazo la coda e lolasciamo penzolare fuori bordo per tutta la notte.

Mercoledì

Riposo in barcagodendosi la pace della laguna. Si mangia squalo, che è piuttosto duro e digusto forte.

Giovedì

Alle 6.30Stefania avvista la nave dei rifornimenti e dato che sono due settimane che nonarriva, tutto il villaggio è in fermento. La nave ha sul ponte un paio di container, di cui uno refrigerato, chefungono da “supermercati ambulanti”.
Partecipiamo all’arrembaggio e dopo un ora di fila, tra l’altro piacevole inquanto si socializza con le persone del villaggio, sbarchiamo pieni di cose frescheassolutamente introvabili nel piccolo negozietto di Ahe.
Poi andiamo in piscina, nella piccola passe al lato del villaggio, dovegiochiamo nell’acqua con un decina di bambini che si divertono a lanciarsi daun albero con una corda come se fosse una liana.

Venerdì

Ci viene aprendere Jean Claude e ci trasferiamo tutti nella sua “fattoria delleperle”, che oggi è in attività e quindi avremo la possibilità di vederealcune interessantissime fasi della produzione.
C’è la bassa marea e così ne approfittiamo per andare a fare una passeggiatasulla barriera esterna. Superata l’ombra delle palme si apre ai nostri occhi ilpaesaggio lunare della distesa di blocchi di corallo bianchi scaraventati dalleburrasche. Sulla parte di barriera rimasta fuori dell’acqua, che a causa dellemicroscopiche alghe ha un colore dorato, cerchiamo le piccole conchigliettelucide e colorate che serviranno a fare le tipiche collane che i polinesianiregalano a chi parte con l’augurio di ritornare.

Dato che il mare è abbastanza calmo decidiamo di fare una “ispezione
subacquea” della barriera esterna. L’acqua è profonda 15-20 metri ed è
incredibilmente limpida e piena di grossi pesci. L’intenso blu che si vede a
poche centinaia di metri mette una certa apprensione, e gli squali che ci
gironzolano intorno non aiutano certo a rilassarci, però si “respira”
un’aria di natura selvaggia, con le sue bellezze e suoi pericoli. La marea sta
montando così per evitare di sbattere sugli scogli a causa delle onde di marea,
siamo costretti ad uscire. Ci ripromettiamo però di tornare domani e di portare
anche il fucile per pescare.

Torniamo alla fattoria, dove assistiamo al grafting, cioè all’inserimento di
una piccola sferetta all’interno dell’ostrica.

Sabato


Alle 8.30
ci passano a prendere per tornare sul motu di Jean Claude e Rose; questa mattina
si va a fare pesca subacquea nella barriera esterna, nell’oceano. Jean Claude
si raccomanda di recuperare immediatamente i pesci pescati e di metterli subito
nella cassetta galleggiante, prima che arrivino gli squali. E’ Annalisa che
è affidato l’ingrato compito di trainare la cassetta. In mare si ripete lo spettacolo
del giorno precedente, acqua limpidissima, grossi pesci (che però alla vista
del fucile si tengono a distanza) e anche uno squalo. Lorenzo pesca un bel carangide,
e una cernia solo che nel togliere quest’ultima dall’asta del fucile si appoggia
alla cassetta la quale si riempie d’acqua e per svuotarla riversiamo in mare
tutto il sangue perso dai due pesci. Immediatamente arrivano 5 squali, tra cui
tre squali grigi lunghi quasi 2 metri e comunque di dimensioni sufficientemente
grandi da impensierire. Lorenzo e Mario si avvicinano ad Annalisa, che è disarmata,
e tenendo sotto tiro gli squali che girano nervosi, eccitati dal sangue, piano
piano si allontanano. Passiamo un brutto quarto d’ora, ma poi per fortuna, capiscono
che non c’è niente di facile da mangiare e pian piano, con giri sempre più larghi
se ne vanno.

Intanto anche Stefano e Paola hanno la loro avventura con gli squali. Tornando
verso riva per risalire si sono visti inseguiti da un pinna nera. In preda al
panico, si lanciano sulla barriera corallina cercando di risalire. Un’onda li
sbatte sui coralli facendo perdere una pinna a Stefano e facendo scorticare una
gamba a Paola. Così potranno raccontare di essere sopravvissuti all’attacco di
un temibile squalo!

Non stanchi delle nostre avventure nel pomeriggio gli uomini vanno a pesca di
tonni con delle grosse lenze trainate dal motoscafo nell’oceano, mentre le
donne vanno a pesca con la rete. La pesca con la rete avviene nei
“maara”, cioè nelle piccole passe che dividono i motu degli atolli.
La pesca consiste nello sbarrare con la rete questi specie di fiumi, quando la
corrente è entrante in modo da intrappolare i branchi di pesci pappagallo. Così
mentre Annalisa e Dominique stendono la rete Rose e Stefania urlano e battono
l’acqua in modo da spingere i pesci nella rete. Al primo tentativo non prendono
niente, ma poi beccano il branco e assicurano il cibo per la prossima
settimana. E’ un grosso smacco per i maschietti che tornano al tramonto a mani
vuote, mentre le ragazze ritornano trionfanti con una cassa piena di ben 37
pesci pappagallo. Dopo aver salutato e ringraziato Jean Claude e Rose, dato che
dopodomani lasceremo Ahe per Manihi, torniamo in barca alle 9 stanchi ma
soddifatti della giornata molto piena.