Nuku Hiva

dal 12/07/98 al 18/07/98

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Nuku Hiva

Domenica

Oggi siamo tutti invitati da Simeon per un pranzo a base di capra cotta nel forno polinesiano.
Venerdì tornando dalle cascate gli avevamo chiesto se potevamo utilizzare il suo forno, in pratica un bidone pieno di pietre vulcaniche. Queste sono prima arroventate con un robusto fuoco, poi ci si adagia sopra la carne avvolta in foglie di banana e si ricopre tutto di teli di iuta e terra. Subito Simeon si è offerto di farci arrosto una capra selvatica, che il suo cane ha catturato il giorno prima.
A mezzogiorno, insieme a Marline, Luis, Gina e Wilmar arriviamo alla capanna di Simeon e ci troviamo davanti ad un tavolo apparecchiato in piena regola. C’è anche l’aperitivo a fatto con la frutta fermentata e zucchero. Delizioso!
Il forno è pronto per essere aperto, Simeon ci dice che si è alzato questa mattina alle 4 per accenderlo e la carne, i frutti dell’albero del pane e le papaie sono ormai 6 ore che cuociono. E’ un vero banchetto! C’è anche l’immancabile pesce crudo con latte di cocco e del pesce arrosto. Noi chiaramente, visto che le capre non si pescano, ci buttiamo sulla carne che al contrario delle nostre aspettative è tenera e non sa per nulla di selvatico. Simeon ci confessa che è la papaia che la rende tenera e profumata. Terminiamo l’abbuffata con una crostata fatta da Annalisa e dei biscotti al cocco fatti da Marline.
Comunque non siamo i soli a banchettare, anche le zanzare e i nou nou si abbuffano su di noi nonostante vestiti lunghi e repellenti per insetti.
Alle 4 dopo aver calorosamente ringraziato Simeon e con il fagotto della carne che non siamo riusciti a mangiare ci andiamo a prendere un caffè sulla nostra barca.

Lunedì

Annalisa sale
sull’albero per controllare e che tutto sia a posto e per sostituire una
drizza. Da lassù si gode una magnifica vista, ci sono anche 6 mante che girano
intorno alla barca con le pinne anteriori poste di fianco alla bocca aperta in
modo da aumentare la superficie di raccolta di piccoli crostacei e plancton.
Per pranzo finiamo con i nostri amici brasiliani gli avanzi di ieri.

Martedì

Lasciamo un po’
commossi la bellissima Daniel Bay per recarci a Taiohae dove questa sera ci
dovrebbe essere la festa a base di balli polinesiani per commemorare la presa
della Bastiglia. La grande baia è piena di barche affluite qui per la festa.
Rimaniamo un po’ delusi, perché solo due gruppi si esibiscono, ma è ugualmente
divertente visto che conosciamo un sacco di gente e ritroviamo parecchi
equipaggi incontrati “in giro per il mondo”.

Mercoledì

Bucato e
lavoretti

Giovedì

Facciamo un giro
nel villaggio. Villette basse nascoste tra gli alberi e sparse sulle colline.
Qualche negozietto, solitamente gestito da famiglie cinesi, che vendono generi
di prima necessità e poco più. Per cena facciamo le tagliatelle “boat made” per
salutare gli amici brasiliani.

Venerdì

Dovremmo partire
alla volta delle Tuamotu, ma ci accorgiamo che è venerdì 17 e anche se non
siamo superstiziosi, preferiamo partire domani insieme ai brasiliani e ad altre
due barche. Alle 17 richiamati dai suoni dei tamburi andiamo alla festa, che
qui dura una settimana, e scopriamo che questa sera c’è la gara di tamurè. Prendiamo
posto in prima fila, all’interno della tettoia fatta di lamiere e per due ore
ci godiamo la gara. Iniziano le bambine di 6 o 7 anni poi le ragazzine ed
infine le ragazze. C’è un’atmosfera tesa, le danzatrici sono tutte agghindate
con corone di fiori e sono molto emozionate, il pubblico fa il tifo per le
proprie preferite con urli e applausi.

Sabato

Alle 9 si parte,
ci aspettano 500 miglia per Ahe! C’è poco vento, il mare calmo e la navigazione
con il gennaker è lenta ma confortevole.