Tikeahu

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dal 3/01/99 al 9/01/99

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Tikeahu

Domenica

Oggi l’esplorazione ci porta sul lato dell’atollo che da’ verso l’oceano. La bassa marea lascia scoperta la barriera corallina che, quando investita dai pochi raggi di sole che filtrano tra un nuvolone e l’altro, prende un colore rossiccio. Nelle pozze rimangono intrappolati decine di pescetti e anche qualche piccola murena che al nostro arrivo scappa infilandosi in qualche buco. Facciamo il periplo del motu e ritornando ci viene incontro Damien, uno dei due surfisti francesi, che fà gli onori di casa e ci invita questa sera a bere una birra.
La giornata è nuvolosa con frequente passaggio di groppi anche violenti e il tempo sembra peggiorare. Per fortuna la lagunetta in cui siamo è protetta da una barriera corallina e quindi anche se dovesse rinforzare il vento siamo abbastanza tranquilli. Al tramonto il vento puntualmente rinforza con un paio di grossi groppi che ci impediscono di andare a terra, sarà per un’altra volta.

Lunedì

Piove a dirotto tutto il giorno ed il vento ulula tra le sartie. Come dice Alessandra rimaniamo agli arresti domiciliari in barca e passiamo il tempo a chiacchierare e a giocare a carte.

Martedì

Buon compleanno Lorenzo! Il tempo è migliorato e prima che ci prenda un attacco di claustrofobia andiamo a fare un giro sulla passe dove Damien e i suoi amici surfano sulle grosse onde che rompono ai bordi. Intanto Lorenzo approfitta per farsi tagliare i capelli da Annalisa, seduto su un tronco portato dal mare, probabilmente, nel più bel studio di acconciature del mondo.
Festeggiamo il compleanno con ravioli e champagne!

Mercoledì

Il cattivo tempo ha mollato un po’, così percorriamo il canale segnalato fino al villaggio e prendiamo un altro corpo morto davanti al moletto. Il vento è ancora forte e si balla, comunque è robusto e ce ne andiamo fare un giro al villaggio. Siamo un po’ riluttanti a ritornare dopo dieci anni nel delizioso villaggio che tanto ci era piaciuto per il timore di trovarlo rovinato dal turismo che sappiamo ha incominciato la sua inarrestabile invasione. Così
pronti a essere delusi, sbarchiamo sul nuovo grande molo di cemento, che ha
sostituito il vecchio pontile traballante di legno.
Il primo impatto con il paese ci riserva invece una delusione differente da
quella aspettata. Sembra quasi abbandonato. Un bambino con una bici scassata
ci chiede se gli facciamo una foto. Gli chiediamo dové tutta la gente del villaggio
è ci risponde che è in vacanza sui motu. Molte case sembrano disabitate: e tutti
i giardini, che noi ci ricordavamo rigogliosi, sono spogli piene di erbacce
e con gli alberi tutti malandati. Arriviamo, praticamente senza incontrare nessuno,
fino all’aeroporto, che è una striscia di asfalto in mezzo alle palme, con la
speranza di poter acquistare il biglietto di ritorno a Papeete per Daniela e
Alessandra. Anche all’aeroporto non c’è nessuno e non ci resta che tornare in
barca e riprovarci domani. Invece di passare per la strada camminiamo sulla
spiaggia. Anche qui c’è un’aria di desolazione. La spiaggia che ci ricordavamo
di soffice sabbia bianca è piena di detriti. Finalmente incontriamo qualcuno.
Sono i gestori di un hotel sulla spiaggia che avevamo conosciuto 10 anni fa
quando avevano appena aperto. Si ricordano di noi e chiacchierando ci spigano
il motivo di tanta desolazione. Due anni fa Tikeahu è stata investita da un
onda di 8 metri, generata da un ciclone passato da quelle parti ed in pratica
è stata completamente sommersa da quasi un metro d’acqua. Torniamo in barca,
dove si balla a causa delle onde, tristi per le sorti del “nostro ”
primo atollo.

Giovedì

Finalmente il sole! Torniamo al villaggio per telefonare,
acquistare i biglietti e fare un po’ di foto. Andiamo a trovare la famiglia
che ci aveva ospitato dieci anni fa’. Li troviamo in una cadente casetta, inebetiti
davanti alla televisione a guardare telenovelas. Imbarazzati e tristi per aver
rovinato i magnifici ricordi delle serate passate con loro ad ascoltarli cantare
e suonare ce ne andiamo. Leviamo l’ancora e ci spostiamo in un motu lontano
dal paese, seguendo un “canale” delimitato da pali verdi e rossi.
Durante la breve navigazione ci coglie un violento groppo che riducendo la visibilità
a poche decine di metri a causa della pioggia diluviale, ci costringe a buttare
l’ancora per evitare di andare a finire sui coralli. Ne approfittiamo per farci
una bella doccia! Passato il groppo, ritorna il sole e la buona visibilità che
ci permette di raggiungere uno splendido ancoraggio, che è anche abbastanza
protetto. Il posto è estremamente bello ed era stato scelto come sede di un
mega albergo di lusso con decine di bungalow su palafitte sulla bianca laguna.
Poi, per fortuna, è arrivata l’onda che lo ha spazzato via. Ora rimangono solo
le basi dei bungalow, di cemento armato. Sembra l’enorme scheletro di uno strano
animale preistorico.

Venerdì

Con il gommone torniamo al villaggio, per ritirare i biglietti
e telefonare. Nel pomeriggio facciamo una bella passeggiata sul reef sopravvento
conclusa con un tramonto splendido.

Sabato

Il tempo è instabile e decidiamo di partire domani per Rangiroa,
sperando in un miglioramento. Tra un groppo e l’altro filtra una luce stupenda
che crea degli strani effetti sui colori della laguna e dei motu. Ci godiamo
lo spettacolo!