L'Altra
Polinesia
Vacanze in Polinesia per veri viaggiatori. Due italiani, da anni in Polinesia
con le loro barche, vi porteranno alla scoperta delle isole fuori dai soliti
circuiti turistici.
[lingua:
italiano]
PolyArtworks
Un progetto di Claus Miller, artista e viaggiatore danese, che ora vive a Raiatea.
[lingua:
italiano, francese, inglese]
Micronesia e Polinesia - Gli atolli condannati
Interessante rapporto scritto dall'Associazione per i popoli minacciati. Sullo
stesso sito trovi altri articoli sulla difficile situazione vissuta dai popoli
indigeni in tutto il pianeta.
[lingua:
italiano]
www.lonelyplanet.com
Lonely Planet - French Polynesia and Tahiti.
[lingua:
inglese]
Diario / Polinesia Francese / Tahiti e Isole della Società
dal 14/03/99 al
20/03/99
94
Burrasca a Bora Bora
Domenica
Alla
radio continuano a dire che la depressione si sta avvicinando, che ci saranno
forti venti da sud est e che l'arcipelago della Società sarà colpito nella notte
tra domenica e lunedì. La foto da satellite ricevuta via radio da Honolulu
conferma la situazione poco piacevole, Bora Bora è dove c'è la croce, cioè esattamente
in piena depressione.
Ci spostiamo di un miglio in una baietta che sembra ancora più riparata da sud
est e incominciamo i preparativi per affrontare la burrasca all'ancora.
Ci ancoriamo in 13 metri con due ancore appennellate, in pratica aggiungiamo
la Bruce da 15 Kg alla CQR da 20 Kg. Lorenzo perlustra la zona in modo da individuare
uno spazio libero dalle teste di corallo, poi diamo fondo a tutta la catena
che abbiamo, 80 metri, cercando di stare ben lontani dalla spiaggia in caso
il vento giri. Annalisa tira la catena per 10 minuti a tutto motore, in modo
da fare penetrare bene le ancore, mentre Lorenzo aiuta le ancore ad infilarsi
nella sabbia e controlla che non arino. Mettiamo anche degli stracci intorno
alla cima che usiamo per togliere la tensione della catena dal salpancore, in
modo da evitare l'usura nei punti in cui striscia.
Soddisfatti dell'ancoraggio cerchiamo di togliere dalla coperta tutto ciò che
possa volare via e lasciamo solo un piccolo tendalino per raccogliere l'acqua,
dato che abbiamo i serbatoi vuoti, ed il gommone ben legato rivolto all'insù
sempre per raccogliere l'acqua che useremo per fare il bucato. Il vento inizia
a rinforzare al tramonto, il cielo si riempie di nuvoloni neri, comunque il
vento è da sud est e l'ancoraggio è ben riparato quindi andiamo a dormire abbastanza
tranquilli.
Lunedì
Sorpresa!
La depressione ha cambiato traiettoria e invece di passarci a nord ci passa
a sud, il che comporta che invece di avere il colpo di vento da sud est ce lo
abbiamo da nord ovest. A nord ovest siamo scoperti e tra noi ed il reef ci sono
almeno due miglia.
Già verso le due ci accorgiamo che qualcosa non va, il vento inizia a venire
da sud, non forte ma le onde che crea sono sufficienti a svegliarci. Per tre
ore continua a ruotare da sud a ovest e dalla cuccetta di prua ogni tanto alziamo
la testa e vediamo l'ombra dell'isola che doveva fornirci un riparo esattamente
alla nostra poppa.
Alle 5 si scatena il putiferio. Noi non abbiamo gli strumenti del vento, comunque
è fortissimo ed il rumore che provoca passando tra le sartie è simile a degli
urli. Subito si creano delle onde ripide che aumentano a vista d'occhio e in
barca sembra di essere su un cavallo imbizzarrito. La catena da degli strattoni
violentissimi, ma l'ancora sembra tenere, dato che la distanza, di poche decine
di metri, dal reef alla nostra poppa rimane costante.
Alle prime luci lo spettacolo è poco piacevole: il cielo è scuro, piove, la
laguna è di colore marrone e vediamo gli scogli minacciosi poche decine di metri
dietro di noi. Il colpo di vento violento da nord ovest dura circa un ora, poi
il vento inizia a girare più a nord e, dato che a nord siamo più riparati, le
onde diminuiscono e la vita a bordo diventa più confortevole.
La pioggia intensa e le raffiche continuano fino a mezzogiorno, poi lentamente
il vento cala fino ad una strana calma totale. Alla radio continuano a dire
che il maltempo non è finito, ma qui le cose sembrano mettersi bene e finalmente
ci rilassiamo un po'. Sono caduti 200 mm di pioggia in poche ore e noi abbiamo
fatto il pieno d'acqua.
Martedì
Anche se radio Polinesia continuano i messaggi di allarme,
qui non c'è vento, il cielo è nuvoloso ma il tempo sembra migliorare.
Facciamo un giro con il gommone attorno al motu. Questo posto è per noi il più
bello di Bora Bora e grazie alle nere rocce che arrivano a picco sulla laguna
non c'è stata ancora la possibilità di costruirci alcun hotel. Ci sono solo
un paio di capanne di pescatori e a parte qualche passaggio di motoscafi o moto
d'acqua il posto è tranquillissimo.
Mercoledì
Il tempo si è rimesso. Andiamo con il nostro potente fuoribordo
(2Cv) fino a Vaitape per fare un po' di spesa di cose fresche. All'ancora davanti
al paese c'è una grande nave scuola giapponese e il paese è invaso da ragazzi
del sol levante. Sono ovunque, tutti con la loro macchina fotografica e noleggiano
tutto quello che gli capita a tiro, biciclette, scooter, auto, pulmini, ecc..
Carichi di cose fresche torniamo in barca e ci spostiamo nel primo ancoraggio
dietro il motu Toopua, che visto come sono andate le cose era più riparato di
dove ci siamo spostati.
Giovedì
Pensavamo
di lasciare la Polinesia, ma visto la depressione appena passata la stagione
dei cicloni non è ancora terminata (l'acqua è ancora calda) decidiamo di aspettare
qualche settimana qui a Bora Bora prima di ricominciare a navigare verso ovest.Così
resteremo in questo bel ancoraggio a fare un po' di lavori e manutenzioni alla
barca. Oggi ripariamo l'olimpico, che ha una tasca portastecca scucita e la
cappottina che ha bisogno di qualche rinforzo.
Nel pomeriggio andiamo all'inseguimento con il gommone di due piroghe cariche
di turisti. E' già da qualche giorno che abbiamo notato che si fermano tutte
nell'angolo sud ovest della laguna e siamo curiosi di vedere cosa c'è di interessante.
Così attraversiamo la limpida "piscina" che ci separa dal reef fino
a raggiungere le due barche ancorate. All'inizio non capiamo, sono tutti a mollo
in un metro d'acqua e lanciano grida più di divertimento che di paura. Ma cosa
c'è in acqua? Ci mettiamo le pinne e la maschera e andiamo a vedere. Che spettacolo!!!
Il fondo sabbioso è completamente tappezzato di razze, alcune grosse più di
un metro, che scivolano una sull'altra per raggiungere un tipo che gli da' dei
pezzi di pesce da mangiare. Sono assolutamente indifferenti alle gambe dei presenti
e passando le strisciano, ecco spiegati gli urletti. Viste da vicino sono strane,
hanno la bocca nella parte inferiore e si apre come un taglio netto, gli occhi
sono invece nella parte superiore e sporgono come delle palle da ping pong.
Noi non ci sentiamo tanto a nostro agio in mezzo a queste "sogliolone"
che hanno una spina velenosa nella coda che usano quando si sentono in pericolo.
Comunque superate le prime incertezze anche noi iniziamo ad accarezzarle. Hanno
la pelle liscia e non sembrano essere infastidite.
Appena le due barche se ne vanno, dopo aver capito che noi non abbiamo niente
da mangiare le razze ci lasciano e ce ne torniamo soddisfatti in barca.
Venerdì
Continuiamo la ricostruzione della tasca porta stecca. E'
un lavoro noiosissimo e anche faticoso, dato che con l'ago bisogna passare attraverso
diversi strati di tessuto pesante, tutte le volte bisogna aiutarsi con le pinze.
Finiamo finalmente alle 4 e andiamo a pescare nelle teste di corallo a pochi
metri da dove siamo ancorati. Oggi l'acqua è stranamente calda e torbida e anche
se non è piacevole, pescare è più facile dato che i pesci non ti vedono. Ogni
tanto Lorenzo ha un faccia a faccia con uno squalo dalla pinna bianca che risiede
da quelle parti e data la scarsa visibilità entrambi si spaventano e scappano.
Sabato
Giornata con cielo sereno e sole caldissimo. Qualche lavoretto
in barca e poi nel pomeriggio si và a pesca per procurarci la cena. Essendo
questo ancoraggio attaccato alla passe il pesce è abbondante anche se spaventato
dato che i polinesiani sono dei pescatori accaniti.