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Aprile 2000
Vi scriviamo mentre siamo ancorati in una piccola lagunetta davanti ad
un isolotto di Felidoo, atollo dalle Maldive.
A
poche miglia all'arrivo ci siamo appostati pronti a fare il primo avvistamento.
Ci aspettavamo ciuffi di palme all'orizzonte e quando le macchie nere
di fronte a noi si sono rivelate palazzoni siamo rimasti sconcertati.
Stavamo facendo rotta su Male' isola dell'omonimo atollo e porto
di ingresso per le imbarcazioni che entrano nel paese. Quando poi per
il rituale delle pratiche di ingresso vi abbiamo messo piede lo shock
è stato anche maggiore. Nel porto oltre ai rifiuti galleggiava un appiccicoso
strato nero. In città le scarpe rimanevano incollate all'asfalto sciolto
per il caldo e poi "entra mio negozio, poco caro, vedere" i venditori
di souvenir erano assillanti, mentre noi volevamo sbrigare al più presto
le pratiche burocratiche e scappare via.
In meno di 2km quadrati è concentrato un terzo degli abitanti e tutte
le attività economiche e produttive del paese, un moderno inferno con
tanto di mini-ingorghi stradali! Male' è, fortunatamente, l'unica
città dell'arcipelago e così dopo il primo brutale impatto con la modernità
tutto è stato proprio come ce lo immaginavamo. Isolotti di palme contornati
da spiagge bianche immersi in una tranquilla laguna con acqua azzurra
da sogno. Ed è proprio in una di queste fantastiche lagune che ora si
trova il Walkabout circondato e protetto da una barriera corallina che
pullula di pesci davanti ad un'isola col nome impronunciabile.
Tutte
le mattine ci fa visita "la nostra amica", così la chiamiamo, una tartaruga
di cui probabilmente abbiamo invaso il territorio. La vediamo comparire
col suo ingombrante carapace, sembra un legno alla deriva, poi compare
la testa e ci fissa con i suoi enormi occhioni. "presto la macchina fotografica,
la telecamera!" Ci precipitiamo a capofitto sottocoperta per recuperare
tutta l'attrezzatura inciampando e urtando ovunque per la fretta. "La
nostra bell'amica" rimane lì a guardarci, ma quando tutto è pronto per
scattare, fa una bella capriola e scompare.
Sull'isola vi è ogni genere di comodità. C'e' il telefono e fax,
internet e la tv satellitare per eliminare ogni distanza con il resto
del mondo; c'è acqua dolce in abbondanza ricavata da impianti di
dissalazione, e pensare che alle Tuamotu, in Polinesia, dovevamo fare
la danza della pioggia per sperare di riempire i serbatoi. Sull'isola,
poi, si organizzano tutti gli sport acquatici e di spiaggia. L'attività'
principale è l'immersione subacquea. Per i patiti del sub purtroppo, però,
i tour-operator non sono riusciti a far nulla contro i danni provocati
sui coralli dal Niño, la corrente calda che ha scombussolato il clima
mondiale tre anni fa. La fauna ittica è ancora rigogliosissima, ma
le spettacolari formazioni di madrepore sono tutte morte perdendo i bellissimi
colori. "Fra dieci anni ritornerà come prima", dicono i più ottimisti.
Chi non si cimenta con la subacquea, raramente si da alla vela, al windsurf
o alle altre attività sportive organizzate nel villaggio. Un po' per il
caldo, un po' per il costo esagerato, chi è arrivato qua con 10-15 ore
di volo, per la maggioranza dall'Italia, ma anche dalla Germania o dalla
Francia, preferisce starsene al sole a bruciarsi la pelle sulla spiaggia
o ai bordi della piscina. Nei resort tutto è ordinato pulito e organizzato.
Si passeggia su stradine di sabbia di corallo bianco che conducono a casette
con il tetto di paglia, ben arredate, ognuna col suo giardinetto e accesso
al mare. Mentre il sole scende sull'acqua colorando il cielo ci si siede
su comode poltrone sorseggiando l'aperitivo, poi c'è la cena col
buffet e lo spettacolino con un animatore che cerca di far divertire tutti,
costringendoli a ballare o a rendersi ridicoli.
Ma
le Maldive non sono solo queste. Oltre alle isole paradisiache dove tutto
è facile e bello ci sono anche le Maldive dei Maldiviani, quelle vere.
Ed è per queste ultime che siamo qui, per vedere e capire come vivono
altri popoli, diversi da noi, ma che poi così diversi non sono.
Le isole maldiviane s'individuano già da lontano. Non vi sono spiagge
e il bagnasciuga e' affollato di dhoni, le barche di legno locali con
l'alta prua. Qui, infatti, non ci sono le idrovore che succhiano la
sabbia dal fondale marino per distribuirla davanti ai bungalow e il problema
quotidiano degli uomini e' di procurare il cibo per le proprie famiglie.
Sono pescatori e vanno in mare aperto con i loro dhoni a pescare i tonni.
Per prima cosa pescano con le reti all'interno degli atolli i branchi
di piccoli pesci. Questi sono mantenuti vivi nella stiva della barca preventivamente
allagata. Quindi vanno all'inseguimento di bianchi uccelli di mare che
segnalano la presenza di un branco di tonni. Quando arrivano in vicinanza
buttano in acqua i pescetti e le lenze e i tonni finiscono nelle stive
ancore piene d'acqua così da mantenerli vivi. Il procedimento di pesca
ce lo ha raccontato un giovane pescatore che stava rimettendo in sesto
il suo Dhoni quando ha visto i nostri occhi allibiti guardare lo scafo
bucato come un colabrodo. Erano i fori necessari per allagare le stive!
Anche
la vita delle donne non deve essere facile. Quando si incrocia il loro
sguardo per le strade del villaggio viene una gran tristezza. Camminano
a sguardo chino coperte da capo a piedi sotto un sole cocente. Sono costrette
a sposarsi attorno ai 17 anni e non e' necessaria neanche la loro presenza
alla cerimonia. Ogni uomo può avere sino a quattro mogli, ma quando raggiunge
il massimo consentito e ne adocchia una nuova può sempre andare dal giudice
e scaricarne una.
Chissà
cosa pensano queste donne affaccendate a trasportare bidoni d'acqua o
a ripulire dalla vegetazione invadente il cortile vedendoci scorazzare
allegri e spensierati a migliaia di miglia di distanza da casa.
I
Maldiviani, forse per le ferree leggi del corano che sono costretti a
rispettare, non sono particolarmente socievoli e allegri. Quando passeggiamo
per questi villaggi abbiamo sempre il timore di invadere la loro privacy
e ci sentiamo puntati addosso gli occhi inquisitori. Così rimpiangiamo
l'allegria e l'ospitalità dei polinesiani. Poi dopo un po' si avvicina
qualcuno che parla inglese, chiede se abbiamo bisogno di qualcosa e con
orgoglio spiega che sul villaggio c'e' il supermercato (una stanzetta
con quattro scatolette e due banane) ed il dissalatore. In questo modo
si rompe il ghiaccio. Sono fieri della loro vita e della loro cultura,
ci mostrano orgogliosi i loro dhoni e sono curiosi di sapere da dove veniamo
e dove andremo. E così spunta un sorriso anche sui loro visi duri e aridi.
Non
sono i sorrisi che troveremo sulle isole delle Chagos, arcipelago a 400ml
a sud delle Maldive, sui cui punteremo la prua il prossimo mese. Le
Chagos, infatti, sono disabitate. Su queste isole giocheremo a fare
i moderni Robinson, procacciandoci il pesce per il pasto e l'acqua dei
cocchi da bere e sapendo che in caso di fallimento abbiamo la cambusa
ricolma di pasta e scatolame ed i serbatoi dell'acqua ben pieni. Dopo
le Chagos faremo rotta sul Madagascar alla ricerca dei lemuri e delle
baie selvagge ed intoccate delle isole del nord ovest. Vi faremo sapere
alle prossime puntate.
Un
grande saluto a tutti gli amici che seguono il nostro girovagare
per gli oceani.
Annalisa
e Lorenzo
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