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Diario / Oceano Indiano / Sri Lanka |
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dal 13/02/00 al 19/02/00 142 Travagliato arrivo a Galle, Sri Lanka Domenica
Lunedi Altra notte insonne passata a sballonzolare tra le onde,
del vento neanche l'ombra. Abbiamo vento per tutto il giorno e al tramonto siamo ad una decina di miglia dalla punta meridionale di Sri Lanka. Alla nostra sinistra le navi sfilano in maniera ordinata e solo una, probabilmente diretta in qualche porto sulla costa nord orientale di Sri Lanka, esce dal branco e passa a poche miglia dalla nostra prua. Poi al calare della notte il vento cala e davanti a noi spuntano decine di deboli lucine, quelle delle piccole barche da pesca che gettano le reti sui bassi fondali. Le barchette hanno tutte due lampade a petrolio una a bordo e l'altra sulla boa che delimita la fine della rete. Le reti sono lunghe ed è difficile capire a quale barca appartengono, inoltre è impossibile giudicare la distanza, a volte sembrano lontane e invece sono vicine e debolissime. Martedì E’ come essere in un labirinto e dopo averne evitate 3, alle 2 finiamo dentro ad una rete. Ce ne accorgiamo subito perché le vele sono gonfie e il log segna una velocità di zero nodi! In pochi minuti si avvicina una barchetta con a bordo i pescatori proprietari della rete, sono piuttosto arrabbiati, ma non possiamo farci niente. Uno di loro sale a bordo e appeso a poppa taglia la rete, che si è impigliata al timone. Poi borbottando qualcosa in una lingua a noi sconosciuta se ne torna sulla sua barca. Siamo di nuovo liberi! Puntiamo verso la corsia delle navi, anche se spesso dobbiamo bordeggiare per evitare qualche rete. Accogliamo il sorgere del sole con una grosso sospiro di sollievo, almeno ora riusciamo a vedere gli ostacoli. Sorseggiando un tè caldo facciamo rotta verso il porto di Galle, mancano sole 10 miglia ed il mare è letteralmente cosparso di barche da pesca. I pescatori sono tutti intenti a ritirare le reti e, quelli che hanno fatto una migliore pesca si apprestano a rientrare.
Hanno una bottiglia contenente un liquido giallo, probabilmente arak, e se la scolano a grandi sorsi. Sono evidentemente ubriachi e fanno fatica a reggersi in piedi.Comunque riescono ad andare abbastanza diritti e in un ora ci depositano all’ancoraggio del porto di Galle.
Non ci sembra vero di essere arrivati! Eravamo piuttosto preoccupati, perché richiedere ufficialmente un traino per entrare in porto può essere molto caro. Infatti di solito ci sono delle compagnie che hanno sempre pronto un rimorchiatore e poi si fanno pagare delle cifre assurde. Bhe noi ce la siamo cavata con poco, e ci hanno anche regalato i calamari con cui ci facciamo il sugo per il pranzo. Siamo stanchissimi, sono giorni che non ci facciamo una vera dormita, ma la preoccupazione per il motore ci tiene svegli. Poche ore dopo di noi entra in porto Northern Magic, una vecchia barca canadese incontrata in Tailandia con a bordo Diana, Herbert ed i loro tre bambini. Scendono immediatamente a terra per fare le formalità d’ingresso, ma li vediamo tornare subito. Il porto è chiuso, c’è un pezzo grosso che sta inaugurando una banchina del porto, e la polizia, per evitare attentati da parte delle Tigri Tamil, impedisce a chiunque di entrare, anche via mare. Li invitiamo a bordo per un caffè. Anche loro hanno appena vissuto una bella avventura. Nei
pressi delle isole Nicobar hanno rotto il genoa e per ripararlo hanno pensato
di fermarsi in una baietta sperduta. Il secondo giorno, mentre erano alle prese
con ago e filo, sulla spiaggia compaiono un paio di persone che li chiamano.
Diana e Herbert lasciano i bambini in barca e vanno a vedere cosa vuole quella
gente. E’ un’imboscata in piena regola, come scendono a terra dagli alberi spuntano
tre poliziotti che li arrestano. Le Nicobar, fanno parte dell’India e sono off
limits per tutti, perché ci sono delle basi militari. I due, disperati, gli
spiegano che loro si sono fermati per un’emergenza e che a bordo hanno i loro
figli. All’inizio non li credono, ma poi il capo, insieme ad uno scagnozzo,
si decide a farsi accompagnare a bordo per verificare. Così con i due poliziotti a bordo salpano l’ancora e si dirigono
verso la cittadina sede della polizia. Noi gli raccontiamo le nostre disavventure con il motore
ed Herbert ci dice che lui è un esperto e che domani ci viene a dare un occhiata.
"Forse ho capito cosa sia successo, ma ho bisogno di verificare una cosa, vengo con te a vedere" La verifica consiste nel vedere se la marmitta è completamente
piena d’acqua, e così è. Ci dormiamo sopra pesantemente. Mercoledì Accantoniamo il problema di come accendere il motore e andiamo a terra ad espletare le pratiche d'ingresso che sono estremamente complicate e laboriose nonostante sia obbligatorio affidarsi alle cure di un agente, il signor Winsdor, che per la modica cifra di 170$Usa ti accompagna negli uffici dove impiegati indolenti e svogliati ci mettono ore per compilare le solite quattro scartoffie. Considerato che a Sri Lanka 170$ sono un sacco di soldi il signor Winsdor deve avere delle belle conoscenze! Negli uffici della immigrazione facciamo la conoscenza di
Mike e Karin, una coppia di simpatici americani che sono ancorati vicino a noi
e sono lì per chiedere l'estensione del visto. Nell'attesa parlando del più
e del meno spieghiamo cosa è successo al nostro motore. Mike ci sorride e ci
dice che ha lui quello che ci serve per farlo partire, uno spray a base di etile!
Giovedì Finalmente possiamo rilassarci e dormiamo benissimo Il primo impatto con Sri Lanka è traumatico. Da 30 anni Sri
Lanka è sotto la morsa del terrorismo: l'etnia Tamil, che risiede principalmente
nella parte nord-est del paese, chiede l'indipendenza e dato che non le viene
concessa le famose Tigri Tamil, continuano a organizzare attacchi suicidi. Di
solito sono le giovani vedove dei terroristi uccisi che si imbottiscono di esplosivo
e poi si immolano. La prima impressione di Galle non è molto buona. Le strade sono molto sporche con le fogne a cielo aperto, il traffico è caotico rumoroso e puzzolente e passeggiare non è affatto piacevole. Inoltre si è continuamente fermati da persone che si offrono come guide, o che vogliono venderti qualcosa o che chiedono la carità. Consigliati da Karin andiamo subito da un tipo che si chiama
Mike. E' uno piuttosto intraprendente che ha un negozio con merce d'importazione
con le cose che servono a noi, e un paio di macchine con autista. Ci è simpatico!
Il prezzo è buono e non trattabile, il che depone a suo favore. Definiamo il
tragitto, fissiamo un appuntamento per domani e poi è già ora di tornare in
barca. Venerdì Sveglia alle 6, laviamo i piatti, sistemiamo la barca e poi chiudiamo tutto (la barca resterà sola per 3 giorni) e andiamo all'appuntamento con il nostro autista. Il primo contatto con il traffico ed il modo di guidare è scioccante. Le strade sono strette e affollate di pedoni, biciclette, carretti trainati da un asino, camion, bus e autovetture. I guidatori cingalesi hanno tutti alcune caratteristiche in comune: hanno sempre la mano sul clacson e sorpassano continuamente, anche se non c'è alcuna visibilità o se hanno altre cento vetture davanti a loro. A noi sembra di essere sulle montagne russe, siamo sempre in attesa che succeda qualcosa di brutto ed in effetti parecchie volte il nostro autista evita uno scontro frontale per pochi centimetri. Gentilmente gli facciamo capire che non abbiamo fretta e che non è necessario sorpassare. Lui capisce subito e si modera, ma la situazione non migliora dato che quelli sulla corsia contraria continuano a sorpassare senza curarsi se c'è qualcuno che proviene dall'altro senso di marcia. Viaggiando sulle strade dello Sri Lanka capiamo quanto il valore della vita sia differente in un paese del terzo mondo sovrappopolato rispetto ad un paese occidentale. Passiamo vicino ad una piantagione di cocchi. Il nostro autista ci racconta che lo scopo delle piantagioni non è la raccolta del cocco, ma quella di un liquido che la palma produce quando ha il fiore. Da questo liquido ricavano le due bevande alcoliche più famose in Sri Lanka: il toddy che è prodotto facendo fermentando il liquido raccolto e raggiunge la gradazione alcolica di una birra, e l'arak che invece si ottiene distillando il liquido ed è una specie di acquavite. Dato le palme sono alte gli ingegnosi raccoglitori cingalesi hanno connesso con delle funi le estremità delle piante, così possono spostarsi da una all'altra senza dover scendere. Sulla strada per Kandy, che è la nostra meta per oggi, ci fermiamo in un posto chiamato "l'orfanotrofio degli elefanti". E' un grande recinto con all'interno un branco di elefanti e alcuni elefantini rimasti orfani che vengono allattati con dei grossi biberon e centinaia di turisti che gli fanno le foto.
Arriviamo a Kandy appena in tempo per riuscire a fare un giro all'interno del
tempio più famoso della città e probabilmente dell'intero Sri Lanka. Si chiama
Dala Maligawa ed è famoso per custodire una preziosissima reliquia: un dente
di Buddha. Il dente, arrivato a Kandy dopo un infinità di vicissitudini, narrate
ed illustrate da dei colorati pannelli all'interno del tempio, ed ogni anno
in agosto viene portato in giro per la città dando luogo ad una grande festa.
Sul balcone scorazza un branco di scimmie, che a dispetto del cameriere che cerca di scacciarle, razzia i tavoli alla ricerca di qualche cosa da mangiare. Facciamo la conoscenza di due simpatiche coppie di ragazzi vicentini, con cui ci diamo appuntamento per cenare insieme. Il tempo per fare una doccia e rilassarci un attimo e poi andiamo a vedere uno spettacolo di danza tradizionale. Cena indiana, chiaramente a base di curry, con i ragazzi italiani.
Sabato Si riparte. Siamo stati sul punto di cambiare i nostri piani e di accorciare il tragitto, per evitare un poco di strada, ma poi ci siamo lasciati prendere dalla curiosità di vedere Sigheria, i resti di una cittadella costruita 2000 anni fa' sulla cima di un'enorme roccione. Oggi c'è la luna piena e in Sri Lanka ogni volta è festa nazionale. Di conseguenza le strade sono libere dal traffico commerciale e confronto a ieri la guida è addirittura rilassante e possiamo ammirare il panorama e le migliaia di persone vestite a festa che sciamano per le strade dei villaggi. Tutti i templi sono pieni di fiori e di drappi gialli e questa notte ci sarà la veglia per salutare la luna. Sulla strada ci fermiamo a visitare una fabbrica di batik, una piantagione di spezie e una fabbrica di saari. Qui Annalisa ne approfitta per farsi vestire e per sfilare con un saari lussuosissimo.
A mezzogiorno arriviamo ai piedi dell'imponente monolito
e abbiamo una bella sorpresa. Tutta la gente che non abbiamo incontrato sulle
strade è qui e sono tutti intenzionati, come noi, a percorrere la lunga passeggiata
e le migliaia di gradini per arrivare in cima. Sigeria è stata costruita per
difendersi dalle orde di invasori ed il sultano poteva sopravvivere all'assedio
per anni dato che sulla sommità c'erano addirittura delle risaie. La ressa inizia sulle prime scalinate ai piedi della montagna. Sono tantissimi. Famiglie intere con persone anziane e bambini schiamazzanti. Il sole è a picco e fa' un caldo soffocante. La situazione peggiora quando arriviamo a una stretta scala a chiocciola di ferro. La gente inizia a spingere e un po' per il caldo e un po' per la ressa ci sono parecchi svenimenti. La sensazione non è molto piacevole, la scala è vecchia e scricchiola sotto il peso delle centinaia di persone che si arrampicano da tutte le parti. Alla fine della stretta scaletta pensiamo di essere arrivati, invece la scala finisce in una rientranza nella roccia dove ci sono degli antichissimi dipinti rupestri.
Ognuno ha a disposizione pochi secondi, poi viene spinto a ridiscendere per la ripida scala. Poi c'è un muro dove un sultano pazzo ha fatto incollare milioni di ali di termiti per ottenere uno specchio. Ora le ali si sono consumate e sembra un muro normale. Altra scala metallica, questa è un po' più larga e porta fino alla sommità del monolito.
Rincontriamo il nostro autista alle 17 e stanchi morti ci avviamo verso Colombo. Dino e Daniela arrivano alle 4 e l'idea è di trovare una stanza per dormire qualche ora e poi andare a prenderli. Purtroppo non riusciamo a trovare niente, così dopo una pessima cena in un ristorante indiano, ci facciamo lasciare all'aeroporto sperando di trovare delle poltrone comode. Per entrare i controlli sono strettissimi, i poliziotti ci perquisiscono minuziosamente poi dato che sia noi che loro dobbiamo "fare notte" ci fermiamo a chiacchierare della situazione terrorismo. In pratica capiamo che l'unico sistema che hanno per bloccare i sospetti attentatori è di fermare tutte le persone di etnia Tamil e di controllarli. Situazione poco piacevole per entrambi! Le poltrone non ci sono e al loro posto ci sono delle scomodissime sedie di plastica. |
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