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Diario / Sud Est Asiatico / Thailandia |
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dal 09/01/00 al 15/01/00 137 Phi Phi Don Domenica Lasciamo a malincuore Ko Muk diretti a Phi Phi Don, l’isola ormai famosa da qualcuno definita come una delle tre più belle isole del mondo. C’è poco vento da est nord-est, andiamo con il gennaker. Il mare è calmo ed il sole brucia.
Ceniamo fuori in un grazioso e tranquillo ristorantino sul promontorio sul lato della baia. Cena a base di gamberi. Lunedì Per tutta la notte è stato un continuo via vai di long tails
dal rumore infernale, amplificato dalle alte pareti rocciose che circondano
la baia. Si è dormito poco e non ci dispiace andarcene. L’isola è bella, ma
è troppo affollata per i nostri gusti. Lungo la strada proviamo a fermarci dietro un isolotto roccioso per fare il bagno, ma l’acqua è troppo profonda per ancorarsi. Continuiamo con il gennaker con il vento in poppa fino a Ko Mai Thon dove troviamo una bella insenatura con un corpo morto, l’ideale per una sosta ed un bagno. Fa’ un caldo micidiale e appena fermi siamo tutti in acqua. Lorenzo è il primo a risalire. E’ stato colpito da una medusa e ha un braccio e la schiena striati come se fosse stato frustato. Alle 17 arriviamo ad Ao Chalong. Ultima cena tailandese per Matteo e Nelly, domani tornano a casa. Martedì Accompagniamo Matteo e Nelly a terra con le valige, poi si va’ a fare le pratiche di ingresso. Almeno è una cosa abbastanza veloce, sono tutti nella stessa stanza e ce la caviamo con una mezzora. Nel pomeriggio Lorenzo va’ ad accogliere Gigi e Patrizia e a fare la spesa al supermercato. Poi ci spostiamo dall’altro lato della baia dove è si sta più riparati e tranquilli. La serata passa in chiacchiere per aggiornarci a vicenda sull’ultimo anno trascorso. Mercoledì C’è vento e facciamo una bella bolinata fino a Phi Phi Don. Un’ora prima del tramonto ci troviamo a costeggiare le alte scogliere di Phi Phi che, per effetto del sole basso, sembrano infuocate. Le barche che affollano la baia di Tom Sai ci sembrano più numerose dei giorni scorsi. Barche a vela, traghetti, barche di pescatori e le immancabili long tails. Ceniamo a terra. Giovedì Cielo terso, caldo torrido e neanche una bava di vento. In gommone si va’ a fare il bagno in una spiaggietta sovrastata dall’alta scogliera all’inizio della baia. Sulla parete rocciosa ci sono di ragazzi che fanno free climbing. Fa’ impressione vederli arrampicarsi in verticale solo con l’aiuto di mani e piedi. Il mare è calmo e ne approfittiamo per andare a Phi Phi Le, che dista un paio di miglia, con il gommone. Phi Phi Le è disabitata e molto spettacolare. L’isola è penetrata da due baie profonde e quasi completamente chiuse. In pratica sono due hong con una parte degli alti muri crollati. La prima sarebbe un perfetto ancoraggio se non fosse parzialmente
insabbiata. Entrando veniamo assordati dal tremendo rumore di una long tail,
che per fortuna se ne sta andando. Poi il silenzio, rotto solo dal cinguettare
degli uccelli. Ci facciamo il bagno con la testa in su, no si sa’ veramente
dove guardare. Phi Phi Le è famosa anche per i raccoglitori di nidi di rondine. I nidi, composti di fili d’erba impastata con la saliva delle rondini, secondo i cinesi sono una delizia alimentare e questi sono disposti a pagare cifre pazzesche (si parla di 2000 $Usa il chilo) per acquistarli. Così ci i ragazzi del luogo, quando le rondini abbandonano i nidi per migrare, si arrampicano sulle scogliere verticali per raccoglierli. Al contrario dei free climbers non hanno né moschettoni, né scarpe di neoprene né corde. Loro semplicemente utilizzano dei lunghi bambù che con delle fibre vegetali legano tra loro e alle rocce per formare delle rudimentali scale che salgono scalzi. Torniamo in barca cotti e rintronati per essere stati sotto il sole tutto il giorno, ma soddisfatti. Venerdì L’intenzione era quella di fermarsi a Bamboo Island, che si trova a nord di Phi Phi Don, ma c’è stranamente un forte vento che rende impossibile l’ancoraggio. Boliniamo alla volta di Ko Dam, un gruppo di scogli ed isolette
a sud di Krabi. Ci ancoriamo davanti a “Chiken Island”, l’isola del pollo ,
così chiamata per la sua forma che ricorda quella di una gallina. C’è la bassa
marea e una coreografica bianca striscia di sabbia bianca finissima collega
due isolotti, l’acqua è chiara e il colpo d’occhio è notevole. Sabato
Andiamo a cena in un ristorante sulla spiaggia. Diluvia. Il ristorante non è altro che una tettoia e quando piove forte per non bagnarsi siamo tutti costretti a spostarci nei tavoli centrali. Conosciamo Miki e Massimiliano, una coppia di simpatici bolognesi in viaggio di nozze. <<Di dove siete>> <<Bologna, e voi?>> <<Noi siamo di Rimini, ci sembrava di riconoscere l’accento familiare>> <<Da quanto tempo siete qui>> <<Siamo arrivati oggi, ma siamo in Tailandia da più
di un mese>> <<Vacanze di Natale?>> <<No, siamo in viaggio di nozze, sapete per avere 15 giorni di permesso matrimoniale>> <<In che albergo siete?>> <<Siamo in barca, che speriamo sia ancora ancorata qui davanti >> <<In barca!?! Uauh. Deve essere molto bello girare da queste parti in barca. Noi abbiamo provato a cercarne una, ma non siamo riusciti a trovarla>> << Noi non abbiamo avuto problemi, ce la siamo portata da casa!>> <<No! No! Fermi tutti!!!>> Miki alza le braccia come un vigile e dice. <<Uniamo i tavoli e spiegateci tutto>> Gli raccontiamo brevemente la nostra storia, la costruzione della barca, la preparazione ed il viaggio. Miki è sconvolta, poi sbotta <<Noi non potremmo mai farlo, e poi dove li mettiamo il doberman, il gatto, l’acquario e 4 genitori? E poi c’è la questione economica, chissà quanto vi è costata la barca e quanto vi costa vivere in giro per il mondo. Noi abbiamo il mutuo da pagare i soldi per la barca non li abbiamo >> <<Beh, noi facendocela da soli abbiamo risparmiato e ci è costata molto meno di una casa. Per quanto riguarda il costo della vita, spendiamo meno in giro che per le bollette, tasse, assicurazioni etc. a casa. Inoltre non abbiamo bisogno di scarpe, cappotti e vestiti >> Continuiamo a chiacchierare piacevolmente fino a che, gentilmente, ci cacciano perché voglio chiudere. Ci diamo appuntamento per domani. |
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