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dal 09/05/99 al 15/05/99
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Burrasca e arrivo alle Vavau, Tonga
Domenica
Lo spettacolo all'alba è di quelli che non vorremmo vedere
mai: cielo livido, mare bianco per il vento fortissimo che strappa le creste
alle onde, che sono diventate veramente grosse. Andiamo a 6 - 7 nodi di bolina con
l'olimpico e 3 mani di randa. La barca sbatte contro le onde e dentro non
riusciamo né a mangiare né a dormire. L'idea iniziale era di andare a
Niataputapu, che è l'isola più a nord delle Tonga, ma dato che non abbiamo la
carta e visto il mare preferiamo arrivare alle Vavau. Verso sera il vento
aumenta ancora, siamo soprainvelati, ma abbiamo mal di mare e non ce la
sentiamo di andare a trafficare a prua per sostituire il fiocco. Sbattiamo
tutta la notte con dei tonfi incredibili. A volte un onda più grossa delle
altre ci prende e letteralmente ci fa volare, da dentro attraverso gli oblo,
vediamo una cascata di acqua che scroscia sulla coperta. Il timore è di
beccarne una ancora più grossa che ci ribalti, ed il solo pensiero ci fa
rabbrividire. Comunque la nostra barca si comporta benissimo e ci sorprende per
la sua stabilità.
Lunedì
Non facciamo neanche le guardie, tanto le onde sono così
grosse che non si vede niente. Ce ne stiamo in cuccetta affidando la gestione
della burrasca alla barca ed al timone a vento.
L'unica cosa positiva è che riusciamo ad andare in rotta, andiamo forte e
domani mattina dovremmo arrivare.
Siamo entrambi stravolti e deboli.
Martedì, Mercoledì
Alle 3 finalmente arriviamo a ridosso dell'isola
principale delle Vavau e lentamente il mare diventa umano, anche se il vento è
sempre fortissimo. Alle 4 il movimento della barca diventa sopportabile e ne
approfittiamo per farci una minestrina liofilizzata. Sono quasi 3 giorni che
non mangiamo e il liquido caldo ci risolleva il morale e ci dà un po' di forza
per aspettare l'alba ed entrare. A Pago Pago ci siamo accorti di non avere la
carta per entrare a Neiafu, la capitale delle Vavau. Le Vavau sono un
arcipelago di isole alte e isolette coralline, e alcune isole sono separate da
stretti canali tipo dei fiordi. Comunque ieri sera Gigi per radio ci ha dato le
coordinate dei punti per entrare e ci ha assicurato che il passaggio è largo
senza pericoli. All'alba sotto un cielo plumbeo e con un vento di almeno 35
nodi incominciamo lentamente ad entrare. Lo spettacolo è fantastico, la natura
nella sua piena forza, con il vento che si incanala negli stretti passaggi tra
le isole e i faraglioni. Le isole sono alte e piene di vegetazione, con la base
erosa dal mare, che quando c'è la bassa marea gli dà la forma caratteristica
del fungo.
Giriamo l'angolo e in un altro fiordo il vento si placa, siamo arrivati anche
questa volta! A Neiafu, ci attracchiamo alla banchina delle navi, che data la
bassa marea è alta e impedisce, fortunatamente, agli ufficiali tongani di
salire a bordo. Le voci che girano tra le barche è che ce ne siano di corrotti,
che una volta saliti a bordo, non se ne vanno se non gli si fa un
"regalo".
Dato che c'è vento e onda e sbattiamo contro la banchina, facciamo un ingresso
velocissimo e poi promettendo di andare a finire le pratiche nel pomeriggio, ce
ne andiamo a prendere un corpo morto nella bella baia di Neiafu.
Ci facciamo un piatto di spaghetti e poi cadiamo in catalessi fino alle 3 del
pomeriggio. Scendiamo a terra barcollanti e dopo avere sbrigato le pratiche di
ingresso facciamo un giro nel grazioso villaggio di Neiafu. Il villaggio è
lungo la strada sopraelevata sul mare ed è abbastanza attivo, con parecchi
negozi. Facciamo subito la conoscenza di Mario, uno dei 4 membri della folta
comunità italiana delle Vavau. E' qui da un anno e, dato che alle Tonga la vita
non è molto cara e lui ha una piccola rendita, si è comperato un piccolo
motoscafo e se la spassa andando a pescare o a zonzo tra le decine di isole. Ci
diamo appuntamento per questa sera al "Sunset Restaurant", di Sonia e
Francesco per una birra e per un po' di chiacchiere in italiano. Il ristorante
ha una splendida vista sull'ingresso della grande baia del porto rifugio di
Neiafu e Sonia e Francesco, in quattro anni sono riusciti a creare una
piacevole atmosfera. Inoltre da quanto ci hanno detto, Sonia cucina anche bene.
C'è anche il quarto e membro della comunità italiana, Alfredo che è il
capostipite, è qui da 10 anni, è medico ed è l'orgoglioso proprietario della famosa
"Italian Clinik". La serata è piacevole, anche se dopo un po' noi
letteralmente crolliamo da sonno.
Il martedì noi non l'abbiamo vissuto!
Anche se geograficamente Tonga è GMT -12, cioè il suo fuso
orario è ritardato di 12 ore rispetto quello di Greenwich, politicamente è a
GMT +13 e quindi abbiamo passato la linea del cambio data e qui è mercoledì 12
maggio.
Giovedì
Oggi la stanchezza si fa sentire. Riduciamo al minimo le
attività, tanto il tempo è brutto e ci concediamo una giornata di dolce far
niente. Nel pomeriggio, siccome i corpi morti sono abbastanza cari, ci andiamo
ad ancorare verso il fondo della baia.
Venerdì
Piove con tempo orrendo, periodicamente siamo investiti da
fortissime raffiche che si incanalano nella baia. C'è da dire che il porto di
Neiafu, è protettissimo, essendo situato all'interno di un lungo fiordo ed
essendo protetto da tutti i lati. Non per niente è chiamato "porto
rifugio".
Appena il tempo ci lascia un attimo di tregua andiamo a fare un giro in paese
per vedere se troviamo qualcosa di fresco da mangiare. Purtroppo al mercato
hanno solo cipolle, patate e quintali di radici di tapioca. Una signora ci
spiega che il mercato è attivo specialmente la notte del venerdì ed il sabato
mattina, quindi torneremo domani.
Nei due negozi di generi alimentari hanno solo dello scatolame e una grossa
quantità di maionese scaduta!
Per consolarci la sera ci concediamo un ottima pizza al Sunset.
Sabato
Il tempo è ancora incerto e noi non abbiamo nessuna voglia
di muoversi da questo posto riparatissimo.
Andiamo al mercato e lo troviamo trasformato. C'è tanta gente, ognuna con il
suo mucchio di vegetali, principalmente, tapioca e noci di cocco. Comunque
girando troviamo gli ananas, le papaie, i pomodori, le melanzane e le foglie di
taro, che abbiamo già provato a Grenada e bollite sono simili agli spinaci. Per
finire in bellezza compriamo anche una anguria! Comunque dai racconti degli
amici passati di qua lo scorso anno ci aspettavamo di più. A parte la tapioca e
le noci di cocco, le altre verdure o frutta sono in quantità minime (ci sono
signore che vendono una melanzana!) a prezzi piuttosto elevati.
Notiamo che in giro per il paese la gente è tutta vestita di nero e alcuni (sia
uomini che donne) hanno un assurda gonna di pandano intrecciato che gli arriva
al petto. In pratica è come se andassero in giro con un tappeto intorno ai
fianchi!
Chiediamo spiegazioni a Francesco. Quelle gonne, sono un segno di lutto che
alle Tonga viene portato per 6 mesi; siccome le persone sono quasi tutte
imparentate fra loro, sono quasi sempre in lutto. Inoltre il mese scorso è
morto il fratello del re e quindi tutti gli impiegati degli uffici pubblici,
banche, ecc sono in lutto.
Poveretti fanno un po' pena, chissà come soffrono quando fa caldo! |
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