dal sito www.walkaboutplanet.com
Diario di viaggio / Polinesia Francese / Ritorno alle Tuamotu

dal 27/12/98 al 02/01/99

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Ritorno alle Tuamotu

Domenica

Giornata di relax per smaltire la differenza di fuso orario e le fatiche del viaggio.

Lunedì

Facciamo una bella spesa al supermercato, perché alle Tuamotu non si trova niente a parte il pesce che si pesca e le noci di cocco. Dovremmo partire domani, ma c'è un ciclone, che sta morendo, proprio sotto di noi e decidiamo di rimandare la partenza per attendere che muoia veramente. Questo ciclone ha stazionato parecchio sulle Figi e sulle Tonga, poi ha incominciato a dirigersi verso sud est e ora si trova sulle Isole Australi, che sono a sud di Tahiti e ormai ha perso gran parte della sua forza.

Martedì

Facciamo gasolio, e acqua, poi ci spostiamo nel porto di Papeete per fare gli ultimi giri e partire. Purtroppo per qualche minuto arriviamo tardi all'impianto in cui caricano le bombole del gas, quindi rimandiamo la partenza a domani mattina.

Mercoledì

Alle otto e trenta abbiamo la nostra bombola carica e fatte le ultime telefonate e fax, dato che saremo isolati per le prossime settimane, a mezzogiorno partiamo. C'è poco vento da est nord est e il mare è calmo. Boliniamo qualche ora, ma poi visto che andiamo piano e in direzione sbagliata accendiamo il motore e approfittiamo della mancanza di onda per fare un po' di strada. Saremmo diretti ad Apataki, ma visto la scarsità e la direzione del vento, incominciamo a pensare di dirigerci verso Tikeahu, che è più vicina e ci risparmia un giorno di navigazione.

Giovedì

La navigazione a motore è noiosa ma se non altro il mare è sempre calmo e se continua così arriviamo domani. Durante il giorno sentiamo per radio i vari festeggiamenti del capodanno nel mondo, e anche noi a mezzanotte ci ritroviamo tutti in pozzetto a brindare con l'aranciata e mangiare una tavoletta di cioccolato. Abbiamo deciso che il "veglione" lo faremo domani a Tikeahu.

Venerdì

Allo spuntare del sole Annalisa avvista i primi ciuffi di palme di Tikeahu. Arrivati davanti alla passe ci accorgiamo subito che la corrente è in uscita e troppo intensa. La passe sembra un fiume in piena, così, approfittando del fatto che è possibile ancorarsi all'esterno buttiamo l'ancora in un fondale di 15 metri. L'acqua è trasparente e in lontananza si vedono decine di pesci. Lorenzo non resiste e va a procurare gli ingredienti per il cenone di capodanno posticipato: un paio di belle cernie.
Dopo un paio d'ora la corrente nella passe sembra meno forte, così con la solita "tensione da passe" entriamo. La tensione si scioglie immediatamente appena dentro la laguna e lascia lo spazio all'emozione. Prendiamo un corpo morto in una lagunetta a destra della passe, davanti ad un piccolo villaggio di pescatori. La pace, la bellezza e la splendida luce di questo posto ci lasciano tutti a bocca aperta. Daniela e Alessandra sono commosse mentre Lorenzo e Annalisa si sentono a casa. Siamo ritornati a Tikeahu dopo dieci anni ed è bella come quando l'abbiamo lasciata. Appena ripresi dallo stordimento, dopo un bel bagno, iniziano i preparativi per il cenone del 1° gennaio. Il menù prevede tagliolini fatti in barca alla cernia innaffiati da champagne. Si uniscono alla compagnia due ragazzi francesi che lavorano alle trappole di pesci che ci sono alla passe e nel tempo libero (o viceversa) fanno surf sempre nella passe. Passiamo una piacevole serata anche se, a causa della stanchezza e dello champagne, facciamo fatica ad arrivare a mezzanotte.

Sabato

Ce la prendiamo comoda tutta la mattina, poi nel pomeriggio andiamo in esplorazione a terra. C'è un pittoresco canale che mette in comunicazione la laguna con l'oceano e una lunga spiaggia bianca alta e composta da residui di corallo piuttosto grossi, dato che le onde della laguna dovute all'aliseo sono potenti. Sulla spiaggia ci sono tre cani spelacchiati che sono abilissimi nella pesca. Sono coordinati, due spingono i pesci verso il terzo che li azzanna e li sbatte sulla sabbia.Sono uno spettacolo e sembra che lo facciano per divertimento, dato che ai pesci cacciati non riservano neanche uno sguardo. Le palme sono basse e ci beviamo gli immancabili cocchi verdi che contengono un litro di frizzante liquido dissetante.


dal 3/01/99 al 9/01/99

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Tikeahu

Domenica

Oggi l'esplorazione ci porta sul lato dell'atollo che da' verso l'oceano. La bassa marea lascia scoperta la barriera corallina che, quando investita dai pochi raggi di sole che filtrano tra un nuvolone e l'altro, prende un colore rossiccio. Nelle pozze rimangono intrappolati decine di pescetti e anche qualche piccola murena che al nostro arrivo scappa infilandosi in qualche buco. Facciamo il periplo del motu e ritornando ci viene incontro Damien, uno dei due surfisti francesi, che fà gli onori di casa e ci invita questa sera a bere una birra.
La giornata è nuvolosa con frequente passaggio di groppi anche violenti e il tempo sembra peggiorare. Per fortuna la lagunetta in cui siamo è protetta da una barriera corallina e quindi anche se dovesse rinforzare il vento siamo abbastanza tranquilli. Al tramonto il vento puntualmente rinforza con un paio di grossi groppi che ci impediscono di andare a terra, sarà per un'altra volta.

Lunedì

Piove a dirotto tutto il giorno ed il vento ulula tra le sartie. Come dice Alessandra rimaniamo agli arresti domiciliari in barca e passiamo il tempo a chiacchierare e a giocare a carte.

Martedì

Buon compleanno Lorenzo! Il tempo è migliorato e prima che ci prenda un attacco di claustrofobia andiamo a fare un giro sulla passe dove Damien e i suoi amici surfano sulle grosse onde che rompono ai bordi. Intanto Lorenzo approfitta per farsi tagliare i capelli da Annalisa, seduto su un tronco portato dal mare, probabilmente, nel più bel studio di acconciature del mondo.
Festeggiamo il compleanno con ravioli e champagne!

Mercoledì

Il cattivo tempo ha mollato un po', così percorriamo il canale segnalato fino al villaggio e prendiamo un altro corpo morto davanti al moletto. Il vento è ancora forte e si balla, comunque è robusto e ce ne andiamo fare un giro al villaggio. Siamo un po' riluttanti a ritornare dopo dieci anni nel delizioso villaggio che tanto ci era piaciuto per il timore di trovarlo rovinato dal turismo che sappiamo ha incominciato la sua inarrestabile invasione. Così pronti a essere delusi, sbarchiamo sul nuovo grande molo di cemento, che ha sostituito il vecchio pontile traballante di legno.
Il primo impatto con il paese ci riserva invece una delusione differente da quella aspettata. Sembra quasi abbandonato. Un bambino con una bici scassata ci chiede se gli facciamo una foto. Gli chiediamo dové tutta la gente del villaggio è ci risponde che è in vacanza sui motu. Molte case sembrano disabitate: e tutti i giardini, che noi ci ricordavamo rigogliosi, sono spogli piene di erbacce e con gli alberi tutti malandati. Arriviamo, praticamente senza incontrare nessuno, fino all'aeroporto, che è una striscia di asfalto in mezzo alle palme, con la speranza di poter acquistare il biglietto di ritorno a Papeete per Daniela e Alessandra. Anche all'aeroporto non c'è nessuno e non ci resta che tornare in barca e riprovarci domani. Invece di passare per la strada camminiamo sulla spiaggia. Anche qui c'è un'aria di desolazione. La spiaggia che ci ricordavamo di soffice sabbia bianca è piena di detriti. Finalmente incontriamo qualcuno. Sono i gestori di un hotel sulla spiaggia che avevamo conosciuto 10 anni fa quando avevano appena aperto. Si ricordano di noi e chiacchierando ci spigano il motivo di tanta desolazione. Due anni fa Tikeahu è stata investita da un onda di 8 metri, generata da un ciclone passato da quelle parti ed in pratica è stata completamente sommersa da quasi un metro d'acqua. Torniamo in barca, dove si balla a causa delle onde, tristi per le sorti del "nostro " primo atollo.

Giovedì

Finalmente il sole! Torniamo al villaggio per telefonare, acquistare i biglietti e fare un po' di foto. Andiamo a trovare la famiglia che ci aveva ospitato dieci anni fa'. Li troviamo in una cadente casetta, inebetiti davanti alla televisione a guardare telenovelas. Imbarazzati e tristi per aver rovinato i magnifici ricordi delle serate passate con loro ad ascoltarli cantare e suonare ce ne andiamo. Leviamo l'ancora e ci spostiamo in un motu lontano dal paese, seguendo un "canale" delimitato da pali verdi e rossi. Durante la breve navigazione ci coglie un violento groppo che riducendo la visibilità a poche decine di metri a causa della pioggia diluviale, ci costringe a buttare l'ancora per evitare di andare a finire sui coralli. Ne approfittiamo per farci una bella doccia! Passato il groppo, ritorna il sole e la buona visibilità che ci permette di raggiungere uno splendido ancoraggio, che è anche abbastanza protetto. Il posto è estremamente bello ed era stato scelto come sede di un mega albergo di lusso con decine di bungalow su palafitte sulla bianca laguna. Poi, per fortuna, è arrivata l'onda che lo ha spazzato via. Ora rimangono solo le basi dei bungalow, di cemento armato. Sembra l'enorme scheletro di uno strano animale preistorico.

Venerdì

Con il gommone torniamo al villaggio, per ritirare i biglietti e telefonare. Nel pomeriggio facciamo una bella passeggiata sul reef sopravvento conclusa con un tramonto splendido.

Sabato

Il tempo è instabile e decidiamo di partire domani per Rangiroa, sperando in un miglioramento. Tra un groppo e l'altro filtra una luce stupenda che crea degli strani effetti sui colori della laguna e dei motu. Ci godiamo lo spettacolo!


dal 10/01/99 al 16/01/99

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Rangiroa

Domenica

Ultima passeggiata sul reef di Tikeau. Ci divertiamo a fare le foto ai piccoli squaletti che si procacciano il cibo nelle acque basse e trasparenti delle "hoa" (i fiumicelli di acqua salata che dividono le isolette dell'atollo. Sembra che non ci vedano molto, ma sono sensibilissimi alle vibrazioni dell'acqua. Infatti se ci avviciniamo camminando sulla terra riusciamo quasi a toccarli, mentre se camminiamo nell'acqua scappano subito. Quando si accorgono di noi scappano con degli scatti fulminei nuotando velocissimi in 10 cm d'acqua. Nel primo pomeriggio, nonostante il tempo non prometta niente di buono, partiamo per Rangiroa visto che Daniela e Alessandra hanno l'aereo fra un paio di giorni. Riusciamo ad uscire dalla passe cinque minuti prima dell'arrivo di un nero groppo. Il cielo è coperto e si preannuncia una notte movimentata.

Lunedì

Per tutta la notte boliniamo tra i groppi che a volte sono violentissimi e ci costringono a levare, con la falchetta in acqua, anche il piccolo fiocco. Seguiamo i groppi con il radar, in modo da essere pronti per il colpo di vento associato e a volte siamo completamente circondati. Verso le 4 i groppi si diradano e ci permettono un breve riposo prima di entrare nella passe di Rangiroa. Questa passe che si chiama Avatoru è grande e sembrerebbe facile, però essendo la laguna dell'atollo enorme, le correnti di marea sono forti e creano strani effetti. La vista della barca spiaggiata non ci mette certo di buon umore, ma la corrente non è fortissima e percorriamo la passe facilmente. I problemi li incontriamo appena dentro la laguna proprio appena abbiamo iniziato a rilassarci. Senza nessun preavviso entriamo in una zona dove la corrente di marea uscente crea delle onde alte e ripide. La nostra prua affonda dentro le grosse onde ed è come essere in burrasca, ma senza vento. Diamo tutto motore e a fatica contro la corrente che ora ha raggiunto i 5 nodi riusciamo ad uscire dalla zona di bassi fondali che probabilmente causano queste onde. Ripresici dai brutti 5 minuti, a motore contro vento percorriamo le cinque miglia fino all'ancoraggio che è sufficientemente protetto. Rangiroa è l'atollo più grande delle Tuamotu ed è anche la capitale di questa regione. Qui si trova l'ospedale la gendarmeria e le scuole superiori. Nel pomeriggio affittiamo due scooter e facciamo un giro per l'unica strada di Rangiroa lungo una decina di chilometri e che unisce il villaggio di Avatoru con la seconda passe, Tiputa. Cena di addio a base di crespelle ai funghi porcini.

Martedì

Sveglia alle cinque. Assonnati carichiamo gli innumerevoli bagagli di Daniela e Alessandra e Lorenzo le accompagna all'Hotel Kia Ora, dove devono prendere il bus per l'aeroporto. Giornata di relax e riposo.

Mercoledì

Facciamo un po' di pulizie. Oggi arrivano Gigi e Patrizia, quindi li andiamo a prendere in gommone all'aeroporto. Dall'ancoraggio ci sono 4 miglia e dato che non c'è vento l'acqua è calma, trasparente e piena di vita, quindi mentre andiamo ci ammiriamo anche i fondali. Confronto gli altri atolli, Rangiroa è molto più popolata e la costa interna sulla laguna è piena di casette. I nostri amici atterrano puntualissimi e sono entusiasti sia della vista dal cielo che da quella da terra. Carichiamo il gommone con i bagagli e torniamo in barca. Passiamo il pomeriggio tra una chiacchiera e l'altra.

Giovedì

Bella giornata con sole caldo e poco vento. Gigi e Lorenzo si avventurano con il gommone oltre la passe, approfittando della poca corrente, per andare a fare spesa nel villaggio di Tiputa. Dopo un ora, con il gommone carico la corrente è più forte, ma per fortuna entrante, e a stento riescono a ritornare all'ancoraggio. Questa mattina è arrivata una nave da crociera e la spiaggia è invasa da bianchi e anziani turisti tedeschi. Questi "poveretti" fanno una crociera intorno al mondo fermandosi non più di un giorno nello stesso posto. Data l'avanzata età media a bordo ci sono due medici e due infermiere e sono sempre al lavoro. Siamo ancorati davanti al diving di Ugo e verso il tramonto ne approfittiamo per farci una bella doccia e ammirare il panorama dalla veranda. L'unica cosa che turba questo paradiso sono le zanzare, quindi prima del tramonto ci tocca lasciargli il campo e ritornare in barca.

Venerdì

Giornata dedicata ad un immersione nella famosa passe di Tiputa. Aspettiamo l'ora opportuna, quando la corrente si inverte da uscente a entrante e poi ci buttiamo nel fiume di acqua trasparente letteralmente pieno di pesci. Dato che ci sono parecchi diving che portano i turisti i pesci sono abituati a ricevere del cibo, quindi appena ci buttiamo in acqua veniamo assaliti da nuvole di pesci colorati. Anche noi ci siamo portati del pane secco e ce lo strappano letteralmente dalle mani. Dato che la corrente e quasi nulla nuotiamo fino al centro della passe, così quando arriverà la corrente entrante ci faremo trasportare dentro.
Qui i pesci sono di taglia più grossa e c'è anche qualche squalo. Il pesce più molesto è un grosso pesce balestra che a turno ci attacca arrivando a pochi centimetri dal malcapitato di turno prima di deviare. La scena si ripete più volte, sembra imbestialito e nonostante gli pinneggiamo in faccia continua a sferrare i suoi attacchi. Il pesce balestra ha una grossa spina sulla schiena che erige quando in pericolo, ed una specie di becco sporgente che gli serve per rompere i coralli. E' noto per la sua irrequietezza e per attaccare e scacciare tutti i pesci, e non solo, che gli girano intorno. Nonostante gli attacchi, Lorenzo gli riesce a fare un paio di foto da vicino. Ora la corrente si fa sentire e ci lasciamo trasportare fino al gommone che sembra galleggiare sui pescetti. Felici e affamati ce ne torniamo in barca a farci un piatto di pasta. Passeggiatina pomeridiana che si conclude con una lunga doccia, che per noi è cosa rara e molto apprezzata, dato che di solito ci laviamo con l'acqua di mare.

Sabato

Il programma di oggi prevede una gita in gommone al villaggio di Tiputa, ma il fuoribordo ci pianta in asso, così mentre Gigi e Patrizia approfittano di un passaggio di una barca locale, noi torniamo in barca a cercare di aggiustare il fuoribordo. Purtroppo la situazione è disperata, si è rotto un pezzo di carburatore e sicuramente dovremo comprarlo nuovo. Per ora lo aggiustiamo con del fil di ferro, e nonostante perda benzina, funziona. Conosciamo Punuia, un simpatico rangiroghese che ha appena preso in gestione un famoso trimarano da regata, Spirit of Ireland, e che farà del charter nella laguna di Rangiroa. Ci invita per domani a fare un giro, dato che deve prenderci la mano e ha bisogno di equipaggio. Accettiamo di volata, il trimarano è bello e sembra velocissimo e poi avremo l'occasione di girare la laguna con un locale senza doversi preoccupare delle teste di corallo.


dal 17/01/99 al 23/01/99

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Rangiroa e Apataki

Domenica

Questa notte c'è stato un grosso temporale con un forte colpo di vento, comunque in mattinata il tempo si rimette e quando verso mezzogiorno arriva Punuia il sole splende come al solito. Il trimarano è stato gestito per qualche anno da un'altro skipper che lo ha ridotto in uno stato pietoso. Non funzionano tra l'altro: il motore, il salpancore, il GPS e il radar. Punuia fra qualche giorno dovrà portarlo a Papeete per rimetterlo in sesto, ma ora vuole fare un po' di pratica. E' molto simpatico e parla anche qualche parola d'italiano, dato che ha lavorato parecchi anni sulla barca di Berlusconi che ha stazionato per molto tempo in Polinesia. Nonostante ci sia pochissimo vento il trimarano raggiunge subito gli 8 nodi e ci godiamo in relax la splendida veleggiata lungo i selvaggi motu della parte est di Rangiroa. E' tempo di virare e la manovra è piuttosto complicata. Bisogna prima mollare la volante sopravento, mettere in forza quella sottovento, fare passare il genoa che si impiglia sempre nello strallo di trinchetta e virare. Il primo tentativo fallisce miseramente, anche perché nessuno conosce la barca e le comunicazioni in un lingua mista tra italiano, francese, dialetto romagnolo e polinesiano, non sono proprio perfette. Il secondo tentativo và un po' meglio e in qualche modo riusciamo a virare. Poi il vento rinforza un poco ed il bolide inizia a volare sui 14 nodi, così mentre Punuia sta al timone noi ci spaparanziamo sulle enormi reti che uniscono lo scafo principale ai due scafi laterali. Anche Punuia si rilassa e invece di stringere il vento preferisce andare forte al traverso. Come risultato alle 5 ci troviamo che il vento ha girato esattamente nella direzione in cui dobbiamo andare e dato che siamo piuttosto lontani ci toccherà fare dei bordi. Inoltre per complicare le cose dobbiamo evitare di passare in mezzo ad una distesa di boette per la coltivazione delle ostriche perlifere per non fare danni. Dopo il secondo bordo capiamo che se non passiamo in mezzo alle boette non ce la facciamo prima di notte, così con un po' di timore di impigliarsi passiamo senza problemi. Arriviamo davanti la casa di Punuia al calare della sera e riusciamo in qualche modo ad ancorarci facendo un pelo ad una testa di corallo. Certo che il motore è una bella comodità!!! Affamati e assetati ci presentiamo tutti dalla moglie di Punuia che in pochi minuti ci prepara un’ottima cena polinesiana a base di pesce.

Lunedì

L'avventura di ieri non ci è bastata, così oggi facciamo un'altra uscita con il trimarano da corsa. Il programma prevede una bella navigata fino ad un isoletta nel centro della laguna, poi una bella pescata con barbecue e ritorno. Ormai ci abbiamo gusto le manovre filano via lisce e in un ora, alla velocità per noi pazza di 15-16 nodi, siamo all'isola degli uccelli. E' veramente bella: una perla verde in mezzo alla laguna blu intenso.
Appena arrivati ci buttiamo in acqua per la pesca. La barriera è, come al solito, piena di pesci e in poco tempo Punuia e il suo aiutante polinesiano riempiono un secchio di pesci. Noi ci godiamo lo spettacolo e cerchiamo di rubargli i segreti per quando saremo soli e dovremo procacciarci il cibo. Tornati sulla spiaggia facciamo un bel fuoco che poi ricopriamo di pezzi di coralli morti, per trattenere il calore, poi ci mettiamo sopra una grata con i pesci. Intanto Punuia apparecchia la tavola, costruendo le stoviglie con le foglie di palma da cocco. Ha una manualità incredibile e in pochi minuti prepara i recipienti che accoglieranno i pesci arrostiti. I piatti consistono di una foglia di una pianta locale e le forchette non ci sono, quindi si mangia con le mani.
Il banchetto termina con delle papaie dolcissime, che Punuia fa crescere nel giardino di casa. Terminato il pranzo buttiamo tutti i "piatti" in mare, ben accolti da una decine di squali che si azzuffano per i nostri rimasugli, e poi ci apprestiamo a tornare, onde evitare un arrivo notturno come ieri. Dato che il salpancore non funziona ci aspetta un bel "digestivo": in quattro contro vento fatichiamo un bel po' a issare a bordo la catena.
Navighiamo veloci verso il villaggio, ma arrivati davanti alla passe durante una virata il cordino per tendere la balumina del genoa si impiglia nella crocetta. Ci troviamo così nell'impossibilità di navigare con la corrente che ci spinge lentamente verso i reef che circondano la passe. Dopo alcuni attimi di nervosismo e tentativi falliti di scalare l'albero suggeriamo a Punuia di tirare su con il banzigo il ragazzino che lo aiuta. La manovra funziona e nonostante la vela sia rotta per circa un paio di metri riusciamo a raggiungere l'ancoraggio.
Decliniamo l'invito a cena e ci facciamo riaccompagnare in barca.

Martedì

Giorno all'insegna della pigrizia. Dovevamo partire alla volta di Apataki, ma c'è un forte vento da sud est e nessuno ha voglia di andare in mare a sbattere di bolina. Passiamo la giornata facendo un dolce ed il pane e la concludiamo con la ormai tradizionale lunga doccia al diving.

Mercoledì

Oggi si parte, la meteo è buona ed il cielo sereno. Dobbiamo attendere il primo pomeriggio per avere le condizioni favorevoli per uscire dalla passe, ne approfittiamo per a fare un paio di telefonate e per sgranchirsi un po' le gambe. Passeggiando lungo la passe notiamo dei grossi pesci che nuotano contro la forte corrente. Sono un piccolo branco di delfini che approfittano della corrente uscente per farsi uno spuntino.
Alle 14 lasciamo Rangiroa. Fuori troviamo un vento leggero di 10 nodi, ma esattamente sul naso. Abbiamo poco gasolio così ci tocca fare dei bordi, c'è anche la corrente contraria.

Giovedì

Andiamo piano facendo lo slalom tra i groppi che con il passare delle ore si intensificano. Non riusciamo ad arrivare oggi così mettiamo il cuore in pace e ci sorbiamo una noiosissima lenta navigazione.

Venerdì

Bordeggiamo tutta la notte nel canale tra gli atolli di Kaukura e Autua, poi alle prime luci dell'alba, stufi accendiamo il motore e percorriamo le 20 miglia che ci separano dalla passe nord di Apataki. Alle 8 siamo all'imboccatura della passe e secondo i nostri calcoli, che però non è che funzionino molto, la marea non dovrebbe ancora essere in stanca, ma in compenso lo siamo noi e così, come ci è già capitato, entriamo lo stesso questa volta con la corrente entrante.
Lo spettacolo all'interno della laguna è, come al solito, da lasciare senza fiato. C'è una luce bellissima e dopo aver navigato due giorni è una bella sensazione navigare senza onde con lo splendido panorama. Per arrivare all'ancoraggio di Rotoava, nell'angolo nord ovest, abbiamo il sole negli occhi, ma ormai essendoci già stati ci ricordiamo dove sono le teste di corallo e alle 9 esausti buttiamo l'ancora. Gigi e Patrizia non resistono e dopo 5 minuti sono già in acqua, si fanno una bella nuotata fino alla spiaggia deserta e poi una lunga passeggiata.
Noi sistemiamo un po' la barca e poi andiamo a pesca.

Sabato

Bagni di acqua e sole. Poi si va' a fare spesa sulla barriera. Fa caldo ed il sole a picco rende "inusabili" le prime ore del pomeriggio, se non per la siesta. Verso le 17, presi da uno sprizzo di energia andiamo a bruciare la nostra immondizia. Veniamo accolti da nuvole di feroci nou-nou (piccoli moschini quasi invisibili) che ci costringono ad un’affrettata ritirata, dopo avere infierito sulla nostra pelle non protetta dal solito olio di monoi.


dal 24/01/99 al 30/01/99

87

Apataki

Domenica

Questa notte ha diluviato, rispettando gli avvertimenti dei lampi di ieri sera. In mattinata il tempo ritorna bello e ne approfittiamo per andare in esplorazione. Troviamo una piccola laguna con l'acqua blu e letteralmente piena di squaletti. Non vedendoci probabilmente molto bene ed essendo attirati dal movimento dei piedi nell'acqua ci vengono vicini salvo poi schizzare via quando capiscono che non siamo pane per i loro denti.
Riaccompagniamo in barca Gigi e Patrizia e noi andiamo a pescare nel nostro supermercato preferito. Ci fermiamo poi in spiaggia a pulire e sfilettare il pesce, e anche qui gli squaletti, attirati dal sangue si fanno intraprendenti e a volte ci tocca tirargli qualche sassata per evitare che ci rubino il pranzo.

Lunedì

Altro temporale notturno con il vento che ha girato a sud est rendendo l'ancoraggio poco confortevole. Decidiamo di spostarci nell'angolo nord est in posto che si chiama Teomemahina. Siamo esattamente contro vento e ce la facciamo a motore per evitare di fare dei bordi tra le teste di corallo. L'angolo è tranquillissimo e molto bello: le spiagge bianche staccano tra l'acqua azzurra e il verde delle palme.

Nella parte sottovento dell'atollo la laguna è differente. Il fondo è più basso, circa 6-10 metri e la sabbia sulle spiagge è più fina e a volte ha delle striatura rosa. Vicino a riva ci sono decine di teste di corallo che arrivano a pelo d'acqua. E' lì che andiamo per procurarci la cena: un paio di cerniotte.

Martedì

Siamo ancorati davanti all'allevamento di perle di Josephine e nonostante non si veda in giro nessuno, andiamo a farle visita. Purtroppo Josephine e la sua famiglia non c'è, sono andati a portare il pesce pescato alla passe, dove si ferma una navetta che poi lo porta a Papeete. Ci sono solo due lavoranti che sotto il sole cocente con il machete stanno pulendo una grossa area di motu dalla folta vegetazione. Non parlano molto francese, così la comunicazione finisce quasi subito. Lasciamo a vela questo bel posto per andare nell'angolo sud est. Durante la piacevole navigazione ci viene incontro un motoscafo: è David, un ragazzo francese che ha sposato una ragazza di Apataki e ora vive qui allevando le ostriche. E' a caccia di granchi del cocco con la moglie ed il proprietario dell'allevamento presso cui lavora. Ne hanno già preso uno e ne stanno cercando altri.
Non resistiamo, torniamo un po' indietro e ci ancoriamo per andare a vedere questi rari animali. Assomigliano a delle aragoste, ma sono dei granchi che vivono in terra, hanno una chela molto più grossa dell'altra e sono arancioni con delle striature blu. La chela è pericolosa, dato che la usano per aprire le noci di cocco e può tranquillamente tranciare un dito. Questi granchi sono molto apprezzati dai polinesiani e ormai, essendo stati cacciati selvaggiamente, sono abbastanza rari. Salutiamo i nostri amici che si avviano all'interno della fitta vegetazione per cercarne altri e percorriamo le ultime miglia fino all'angolo dove ci ancoriamo davanti alla casa di Assam. Lasciamo la barca come sta e andiamo subito a salutare Assam, che intanto è sulla banchina che si sbraccia. Dall'accoglienza che ci riserva è come essere tornati a casa!
La giornata finisce a cena a terra raccontandoci gli avvenimenti degli ultimi mesi davanti a delle ottime, dopo tanto pesce, cosce di pollo alla brace.

Mercoledì

Alle 7 ci passano a prendere per andare a seguire i loro lavori con le ostriche in mezzo alla laguna. Insieme con Assam ci sono 3 ragazzi che lavorano da lui: Lionel, Tesho (o qualcosa di simile) e Tony. La prima fase del lavoro di oggi consiste nel controllare che la crescita delle piccole ostriche proceda bene (si veda perle.htm per una descrizione della lavorazione delle ostriche perlifere). Arrivati a destinazione i ragazzi si buttano in acqua, armati di fucile subacque e iniziano a passare i filari di batuffoli di rafia per controllare che le piccole ostriche procedano nella crescita, che non ci siano troppi parassiti e che non siano mangiate dai pesci palla e dalle razze leopardo. Ci buttiamo in acqua anche noi e incominciamo a seguirli lungo i filari che sono disposti all'interno di un quadrato di 200 metri per lato. Poi ci spostiamo in un'altra zona per recuperare le ostriche vecchie, che dopo 5 anni di onorato servizio verranno aperte per essere mangiate e per vendere la loro madreperla alle fabbriche di bottoni. Tornati sulla barca domandiamo innocentemente se lavorano con il fucile per unire l'utile al dilettevole in caso qualche pesce gli passi a tiro. La risposta è no, gli serve in caso si faccia vedere qualche altro squalo tigre, dato che il mese scorso ne hanno uccisi un paio di quasi 4 metri. Ci passa subito la voglia di fare il bagno. Lo squalo tigre, "mao tore tore" in polinesiano, è noto per la sua voracità e pericolosità, e insieme allo squalo bianco è considerato il più temibile per l'uomo. Anche i ragazzi polinesiani, che di solito pescano indifferenti alla presenza degli squali, hanno un sacro rispetto per lo squalo tigre. Rientrando ci raccontano che per prendere i due del mese scorso dopo averli tramortiti con la lupara (una cartuccia all'estremità di una lunga asta che esplode al contatto con lo squalo) hanno dovuto sparargli con il fucile parecchi colpi. Erano due femmine e avevano in grembo una decina di squaletti ciascuna.
Ci portano subito a vedere le fauci, che sono appese a seccare e sono a dir poco impressionanti. Ci si entra dentro tranquillamente con le spalle e i denti sono seghettati e affilati come dei coltelli. Inoltre ci sono ben 5 file di denti in modo che se ne perdono uno viene subito rimpiazzato da quello della fila successiva.
Alle 17, dopo avere lavorato tutto il giorno, Tony e Tesho ci passano a prendere con il motoscafo per andare a pescare sulle teste di corallo in mezzo alla laguna. Una meraviglia! Incominciamo a pescare come forsennati fino a che, attirati dal sangue iniziano ad arrivare gli squali. C'è ne uno, un giovane squalo grigio, raira in polinesiano, che è particolarmente irrequieto. Inizia a fare uno strano balletto, contorcendosi tutto, poi improvvisamente inizia a farsi minaccioso con scatti nervosi sempre più vicini. E' abbastanza piccolo, non più di un metro, ma non ha paura di niente. Lorenzo, Annalisa e Tesho si riuniscono e con le spalle alla testa di corallo cercano di respingerlo puntandogli il fucile e pinneggiandogli contro. Niente da fare, ormai è eccitato e incomincia a diventare pericoloso così Tesho decide di sparargli. Il primo colpo lo ferisce appena sulla schiena, ma non gli fa cambiare idea, così Tesho ricarica e lo becca dietro le branchie. Infilzato dalla freccia si dimena come un forsennato e tenendolo ben lontano lo buttiamo sulla barca. La pesca continua ma ormai non siamo più tranquilli (Lorenzo e Annalisa) così li lasciamo terminare e battiamo in ritirata sul motoscafo. Si cena tutti insieme mangiando il pesce pescato e parlando di squali.

Giovedì

Aiutiamo per tutta la mattina i ragazzi nell'apertura delle ostriche. Si lavora come in una catena di montaggio: Lionel le pulisce dalle concrezioni con un coltellaccio, Tony le apre e le passa a Eiariki (moglie di Lionel) e Annalisa che dopo avere estratto l'eventuale perla, puliscono i due gusci dall'animale.  Tesho e Lorenzo puliscono il muscolo per poterlo poi mangiare a pranzo. Questa sera gli abbiamo promesso che gli avremmo fatto le tagliatelle, quindi alle 17 ci presentiamo in cucina con la macchina per fare la pasta. Il cuoco cinese segue tutte le nostre mosse e non capendo una parola di quello che dice e avendo la sensazione che anche lui capisca ben poco di quello che gli diciamo, Lorenzo prende a parlargli in dialetto romagnolo. "Bota zo" (butta giù) gli dice al momento di buttare le tagliatelle in pentola, e da quel momento questo diventa il suo nuovo nome. Il suo vero nome è impronunciabile. Le tagliatelle condite con un sugo di pomodoro, prosciutto e piselli riscuotono un successone e le finiscono tutte in un battibaleno. Probabilmente sono stanchi di mangiare sempre pesce!

Venerdì

Questa mattina andiamo, insieme a Lionel e Eiariki, al villaggio con il motoscafo per andare a prendere la moglie di Assam e per andare a prenotae l'aereo per il ritorno di Gigi e Patrizia, che intendono anticipare di qualche giorno la loro partenza. Il tragitto fino al villaggio è da lasciare senza fiato. Costeggiamo circa 10 chilometri di reef dove le sfumature del blu e dell'azzurro si sprecano, poi passiamo vicino ad un motu disabitato che si chiama Rue Vahine (Due donne in polinesiano) quindi puntiamo verso il villaggio. Qui insieme a Eiariki, andiamo a salutare i suoi genitori, che se ne stanno beati seduti su una stuoia davanti a casa a intrecciare la rafia per preparare i batuffoli per far crescere le ostriche.
Andiamo all'aeroporto, che è una striscia di asfalto realizzato tra due motu con una capanna per fare il check-in, ad aspettare "Mamy", la moglie di Assam. Eiariki ha preparato tutto e siamo "attrezzati" con collane di fiori d'ordinanza per ogni benvenuto polinesiano che si rispetti.
Siccome tutti hanno le collane di fiori c'è un profumo di tiarè, i classici fiori bianchi polinesiani, fortissimo, quasi stordente. Quando arriva Mamy, la riempiamo di collane. Ha il viso tondo e gli occhi dolcissimi e si comporta come se ci conoscesse da sempre. Il ritorno "a casa" è più duro, sotto il sole cocente contro il vento e le onde. Durante il viaggio Mamy ci racconta alcune storie della sua gioventù (lei è nata e vissuta ad Apataki) e del villaggio. La più curiosa narra di una nave a vapore spagnola che nel 19-esimo secolo ha fatto naufragio sul reef tra il villaggio e Tamaroo (il motu di Assam). I circa 50 naufraghi sono riusciti a raggiungere Tamaroo e sono sopravvissuti per parecchie settimane mangiando e bevendo noci di cocco fino a che il trisnonno di Mamy non li ha scoperti durante una battuta di pesca da quelle parti.
Nel pomeriggio Lorenzo va a pesca con Tesho e Lionel, mentre gli altri vanno a terra a godersi il tramonto ed ad ammirare Mamy che con abilità ha preparato per cena il "pan cocò" (farina, noce di cocco germogliata chiamata anche cuore di cocco, zucchero e farina) e lo ha cotto avvolto nelle foglie sulle pietre roventi come facevano una volta. Il menù prevede anche un poe poe di zucca (una specie di budino che però si mangia come contorno) ammollato nel latte di cocco e l'immancabile pesce fresco e riso bollito. La cena è regale e la conversazione interessantissima. Ci raccontano com'era la vita sugli atolli quando erano giovani e sarebbero da registrare per farci un documentario!

Sabato

Andiamo ad esplorare il motu disabitato confinante con Tamaro. Ci sono i resti di una casa usata come base per una coltivazione di ostriche. Sembra che i proprietari l'abbiano abbandonata in fretta, lasciando tutto in giro. E' molto selvaggio e la laguna che forma con Tamaro è degna dei migliori depliant turistici. Nel pomeriggio ci passano a prendere Lionel e Moana per una battuta di pesca alla cernia sul reef. La pesca avviene in meno di un metro d'acqua e le cernie , numerosissime, se ne stanno nelle loro tane e ti guardano senza scappare. Ne prende un paio anche Annalisa! Ci graffiamo tutte le ginocchia, ma facciamo un bel bottino.


dal 31/01/99 al 6/02/99

88

Apataki

Domenica

Dopo colazione scendiamo, Assam ci sta aspettando. Il programma della giornata prevede un picnic sul motu Rue Vahine con raccolta delle noci di cocco per la copra. Ma prima, dato che è domenica ci attende una piccola messa, tenuta dallo stesso Assam, che è pastore della chiesa dei santi del settimo giorno (o qualcosa del genere), nella cucina di casa.
Ci chiede di metterci in circolo dandoci la mano. Siamo noi quattro, più lui , Mamy, Eiariki e Lionel e Moana. Mamy inizia un canto da brivido in polinesiano con una voce bellissima che sembra musica. Poi Assam prega per tutti sia in francese che in polinesiano, con un intensità tale che alla fine si commuove. La messa finisce con una canzone gioiosa intonata da Mamy e seguita dagli altri.
Prima di partire diamo un'occhiata alla radio trasmittente di Assam, che lui usa per comunicare con i figli a Papeete, e che sembra non funzionare tanto bene. Dopo un'ispezione sul palo dell'antenna Lorenzo trova il problema:hanno collegato insieme due antenne con la speranza che due siano meglio di una. Sbrigate queste faccende si parte, tutti meno Assam, che rimane di guardia: anche in paradiso rubano!
Arrivati allo splendido motu, prima di fare il picnic bisogna guadagnarsi il pane. Tutti a raccogliere le noci di cocco mature. E' un lavoro pesante dato che bisogna raccoglierle, insaccarle e portare i sacchi in barca, con un caldo impietoso. Pranzo a base di carne in scatola e fagioli innaffiati da abbondanti noci di cocco verdi. Poi le donne vanno a prendere i benitier (grosse conchiglie bivalve) mentre gli uomini vanno a pesca. Si torna quando il sole è ormai basso carichi di cocchi e pesci.
Questa sera durante la cena Assam e Mamy ci raccontano come hanno vissuto i primi esperimenti nucleari fatti a cielo aperto dai francesi in polinesia. Loro vivevano ad Hao, un atollo vicino a Mururoa e che era la base logistica dei militari francesi alle Tuamotu, e si ricordano le esplosioni. I polinesiani, non essendo a conoscenza dei danni causati dalle esplosioni atomiche, erano contenti perché i francesi offrivano loro soldi, beni, voli aerei gratuiti etc. All'inizio le esplosioni erano esterne e gli stessi militari prendevano ben poche precauzioni. Dopo ogni esplosione, le navi cariche di camion provenienti da Mururoa si fermavano nella laguna di Hao e lavavano con l'acqua a pressione tutto il ponte ed i mezzi scaricando l'acqua contaminata all'interno dell'atollo. Mamy ci racconta che subito si sono accorti che qualcosa non andava. Infatti dopo molti casi di intossicazione hanno vietato di mangiare le conchiglie raccolte nella laguna, poi i pesci. Poi con gli anni sono incominciati a comparire i primi casi di leucemia, cancro, bambini nati malformati. Quindi i francesi hanno continuato a fare gli esperimenti sotterranei e gli ultimi sono stati fatti nel 1995, con grosse proteste in tutto il mondo.

Lunedì

Nella fattoria delle perle il lavoro è ripreso. Oggi di prima mattina hanno raccolto centinaia di ostriche già "greffate", cioè come dice Assam, con il bebè (la perla). Ogni tre mesi le ostriche con la perla devono essere prelevate dai loro filari, portate a terra, controllate, pulite dalle concrezioni e riportate in laguna. E' un lavoro delicato, dato che in questa fase le ostriche sono sotto stress e vanno trattate con tutti i riguardi. addirittura sembrano parlare tutti sottovoce e non ci sono gli usuali scherzi e battute tra i ragazzi.
 Per cena facciamo la pizza per tutti. La cosa è molto gradita e facciamo un successone dato che non ne rimane neanche un pezzo! Per loro cambiare cibo è sempre una festa dato che mangiano pesce quasi tutti i giorni due volte al dì.

Martedì

Fa un caldo bestiale! facciamo qualche lavoretto in barca e ce ne stiamo in pozzetto all'ombra a chiacchierare. L'evento della giornata è una caccia infruttuosa ad una grossa razza leopardo. Questi splendidi animali, che fanno la gioia di tutti i sub dato che nuotano muovendo le ali come dei grossi uccelli e sono molto fotogenici, sono odiati da tutti gli allevatori di ostriche dato che le razze ne sono ghiotte. Così alla vista di una razza Assam e i suoi ragazzi sono scattati in barca con l'intenzione di farla fuori. Gli hanno sparato due volte con il fucile da sub e per due volte hanno rotto il grosso filo di nylon che unisce la freccia al fucile.

Mercoledì

Oggi andiamo a visitare alcune delle molteplici attività dell'azienda di Assam. La prima è un grosso allevamento di galline da uova. Sono più di 600 e forniscono centinaia di uova al giorno che vengono raccolte, lavate, impaccate e vendute alla nave che ogni giovedì fa visita all'atollo.
In pratica forniscono le uova a gran parte delle Tuamotu.
Con lo sterco prodotto dalle galline concimano il terreno per le piantagioni di vaniglia. La vaniglia è una pianta rampicante e la fanno crescere su delle pile di gusci esterni di noci di cocco. Dato che le piante non amano il sole, le piantagioni sono protette da dei teli di tela traforata nera.
La pianta una volta ogni 6 mesi va impollinata artificialmente, poi fa dei baccelli lunghi e verdi che sembrano dei fagiolini. Questi vengono raccolti, fatti seccare al sole e diventano i bastoncini scuri profumatissimi.
Dato che sugli atolli non ci sono fruttivendoli, qui hanno pensato bene di impiantare un grosso orto. Dato che la terra dell'atollo è piuttosto sterile, le piante vengono coltivate in sacchetti contenenti sabbia mischiata a sterco di gallina. Per innaffiare si usa l'acqua del sottosuolo, che non è buona da bere ma va benissimo per le piante.
I risultati, come si può vedere sono ottimi.

Giovedì

Gigi e Patrizia dedicano la mattinata ai preparativi per la partenza, poi nel pomeriggio scendiamo tutti a fare l'idromassaggio. Non è una jacuzzi, ma sicuramente molto più scenografica. E' uno stretto passaggio tra la laguna e l'oceano e durante il montare o il discendere delle marea si formano delle forti correnti che creano l'idromassaggio. Purtroppo becchiamo un momento di stanca, ma dopotutto non è che siamo poi ne stanchi ne stressati e lo spettacolo che si gode mentre si è a bagno è sufficiente a massaggiare, se non altro il cervello!
 Dato che domani si parte Annalisa e Patrizia si scatenano nello shopping delle perle. Mamy gli mostra un centinaio di perle che le tiene impegnate per più di un ora. Sono bellissime con decine di forme e sfumature di colore differenti.
Per l'ultima cena Assam ci prepara il famoso caveo, il granchio del cocco. E' abbastanza buono, anche se ci aspettavamo qualcosa di più. Ci diciamo addio sulla spiaggia e facciamo appena in tempo ad arrivare in barca che si scatena un temporale violentissimo con venti da nord-ovest. In pochi minuti la laguna diventa un mare in burrasca con onde di due metri. La barca si impenna sulle onde e ad un certo punto siamo costretti ad accendere il motore per alleviare un poco lo sforzo sulla catena. Ce la vediamo brutta dato che abbiamo dietro di noi delle teste di corallo a poche decine di metri: se l'ancora non tiene siamo fregati!
Durante uno stranissimo giro di vento di 360° il gommone finisce a prua sotto la catena e per un pelo non lo affondiamo: ce la caviamo con un remo rotto. Intanto notiamo delle luci a terra: è Assam che con la ruspa cerca di tirare in secco la sua lancia che sta sbattendo contro la banchina.
Il finimondo dura un paio d'ore, poi piano piano si calma e ci permette prima di rilassarsi e poi di dormire qualche ora.

Venerdì

Sveglia alle 5.30 e partenza immediata, in modo da essere al villaggio prima delle 9.30 orario di chiusura dell'ufficio postale. Traffichiamo un bel po' a levare l'ancora dato che con i giri di vento della sera scorsa la catena si è letteralmente attorcigliata attorno ad una testa di corallo. L'acqua è calma e trasparente e ci permette di vedere chiaramente da che parte tirare.
Percorriamo velocemente le 8 miglia a motore e ci ormeggiamo nella passe nella banchina per le navi. Mentre Gigi e Patrizia finiscono i preparativi Lorenzo fa un salto all'aeroporto per avere conferma dell'orario del volo. Purtroppo c'è una brutta notizia: l'aereo è rotto ed il volo è stato annullato.
Dopo qualche minuto di panico arriva la soluzione alternativa. E' un barcone pieno di ostriche che si ormeggia alla banchina per scaricare della merce e poi immediatamente riparte per Rangiroa. Gigi e Patrizia colgono la palla al balzo e in pochi minuti increduli dell'avventura che stanno vivendo ci salutano dalla navetta in partenza.  Nel pomeriggio vediamo arrivare un'altra barca a vela. E' Felice la barca norvegese di Thomas e Boia che abbiamo conosciuto a Papeete. Nel villaggio c'è fermento, è un evento eccezionale avere due barche in banchina ed i bambini incominciano ad affollarsi curiosi. Al villaggio c'è anche David e così li invitiamo tutti sul Walkabout per un piatto di pasta e un granchio del cocco che ci hanno regalato i ragazzi che lavorano da Assam.

Sabato

Il tempo non è un granché, il meteo non promette niente di buono e decidiamo di non partire. Quando Eiariki, Lionel e Tesho arrivano ci fanno una gran festa e subito organizzano una battuta di pesca. Di ritorno intanto che si pulisce il pesce sulla passe si radunano subito un sacco di squali, così con tutti i bambini e ragazzini del villaggio facciamo la pesca allo squalo. Thomas fornisce l'amo che è attaccato ad un robusto cavo di acciaio e nylon. A 10 metri dall'amo leghiamo una boetta in modo che quando lo squalo abbocca se la trascina in profondità e si stanca subito. Al calar della sera abbocca uno squalo, con un potente faro assistiamo alla momento dell'aggancio e alla furia disperata del malcapitato. I bambini urlano tutti eccitati e sembrano divertirsi un mondo, altro che televisione!
Tirato a secco con grande crudeltà viene bastonato da tutti, chissà forse è un modo per esorcizzare il pericolo con cui devono convivere.
Cena polinesiana a casa della ospitalissima mamma di Eiariki.


dal 07/02/99 al 13/02/99

89

Addio ad Apataki, Toau e ritorno a Papeete

Domenica

Eiariki ci ha invitato ad andare su un motu a caccia di caveau, i granchi del cocco, insieme a Lionel al fratello e alle sue figlie. Accettiamo con entusiasmo l'invito. Quando li vediamo che si iniziano a vestire con pantaloni lunghi e stivali con l'intenzione di avventurarsi nella sterpaglia e nelle paludi all'interno del motu, il nostro entusiasmo ci passa e decidiamo di attenderli insieme a Eiariki e le bambine.Stiamo a mollo in una lagunetta giocando con le bambine, fino a mezzogiorno quando Lionel torna con un caveau enorme. Lo hanno trovato in una buca e si sono dovuti infilare dentro per prenderlo. Ora ha le temibili chele legate con una fibra presa da una foglia di palma e cerca goffamente di infilarsi in qualche buco.
Lo facciamo liberare per fargli un po' di foto, poi dopo averlo rilegato partiamo per tornare al villaggio. Oggi è domenica e dato che non lavorano (chissà se negli altri giorni lavorano?) ci propongono di andare a fare una battuta di pesca al tonno in oceano. Così sotto un cielo nero che promette un temporale da un momento all'altro, con il motoscafo del fratello di Eiariki usciamo dalla passe. Ci sono anche gli amici norvegesi Tom e Boya e David. Il trucco per beccare i tonni è di passare con le lenze al traino in mezzo ai branchi di sardine che sono segnalati da migliaia di uccelli che banchettano. E' uno spettacolo indimenticabile. Sotto un cielo nero passiamo a tutta velocità in mezzo ad uno stormo di uccelli che non sono per niente spaventati e continuano imperterriti a pescare con delle rapide picchiate sui poveri pesci, che sono attaccati dall'alto dagli uccelli e dal basso dai tonni.

E' Boia che urla. Bisogna fare presto a recuperare il pesce a bordo altrimenti se lo mangiano gli squali. E' un tonnetto.
Dopo una mezzora peschiamo un bel carangide, quindi la pioggia incomincia a farsi fitta e decidiamo di rientrare. Per cena siamo invitati da Eiariki per mangiare il caveau ed il pesce pescato. Siamo tutti stanchi, quindi alle nove siamo già a letto.

Lunedì

Diamo l'ultimo addio ad Apataki facendoci una passeggiata per il paese poi salutiamo Tomas e Boya e ci allontaniamo dal pontile Andiamo a Toau, un altro atollo che si trova 20 miglia più a sud. Navighiamo con il vento in poppa, da nord ovest, e man mano che ci avviciniamo il cielo si fa sempre più scuro. L'ingresso alla Anse Amyott, una specie di passe cieca in cui vivono le uniche due famiglie di Toau, è da brivido. La passe è stretta e rivolta a nord ovest e le onde sollevate dal forte vento frangono ai lati. Fino a poche centinaia di metri avevamo l'impressione di doverci buttare in mezzo ai frangenti poi all'ingresso riusciamo a vedere un palo laterale e l'allineamento ed entriamo.
Ci vengono incontro due ragazzini con un motoscafo che ci aiutano ad ancorare con l'ancora di poppa, necessaria per tenere la prua alle onde. 5 minuti dopo che abbiamo finito le operazioni di ancoraggio arriva un colpo di vento forte da nord ovest che ci fa passare un paio d'ore poco piacevoli.

Martedì

È brutto tempo, il cielo è grigio e piove. Nel pomeriggio il vento gira a nord ed il tempo da qualche segno di buona volontà. Scendiamo a fare la conoscenza dei nostri ospiti. Non ne vedevano l'ora, hanno una gran voglia di chiacchierare. Sono Tupiri e la sua famiglia e sono parenti di Mamy, la moglie di Assam. Taupiri e la moglie hanno sette figli di cui quattro a Toau e tre in giro tra Papeete, Hawaii e Francia. Vivono vendendo copra e pesce, che catturano per mezzo delle trappole che hanno piazzato nella laguna, alla navetta che fa la spola con Papeete. Ora questa navetta ha il frigorifero rotto e da un paio di mesi non riescono a vendere il pesce, quindi sono un po' in crisi. Hanno due belle bambine che, dato che sull'isola non c'è scuola, prendono lezioni dalla madre e si esibiscono nella recita di un paio di poesie.
Torniamo in barca al tramonto quando vediamo il frutto del lavoro del figlio di Tupiri che ha trafficato con fili elettrici tutto il pomeriggio. Ora la loro capanna sulla laguna è illuminata da due brillantissime luci, peccato che i due fari di allineamento non funzionino più!

Mercoledì

Cielo sereno e vento debole da nord est, il tempo sembra ristabilito.Rimaniamo in barca a fare qualche lavoretto fino a che non ci passano a prendere i due figli di Tupiri. Sta arrivando la navetta, quindi vanno nelle trappole a prendere un po' di pesce da vendere. Dato che il frigorifero non funziona, ne vendono solo quello per il consumo dell'equipaggio e dei pochi passeggeri. La trappola è fatta da grosse reti stese verticalmente tra pali di acciaio piantati sulla sabbia. Le reti sono disposte in modo che convogliano i pesci in una camera da cui poi non riescono più ad uscire. Per tirare fuori i pesci dalla trappola ci vanno dentro con una grossa cesta di rete metallica con cui prendono quelli più piccoli. I grossi li infilzano con un lungo arpione.
Il tramonto splendido e la seguente stellata non è da meno.

Giovedì

Andiamo a perlustrare il fondale di fronte all'ancoraggio vicino alle trappole. Immediatamente capiamo il posizionamento di queste ultime, l'acqua limpida ribolle di pesci di tutti i tipi e dimensioni. Facciamo una bella pescata: due cernie ed un bel pappagallo.
Il meteofax delle 15 ci mostra due piccole depressioni a ovest di Tahiti, la scorsa volta una situazione simile ha causato il giro del vento da ovest. Dato che non abbiamo tempo per aspettare che passino, decidiamo di partire subito. Andiamo a salutare Taupiri e famiglia e usciamo dalla passe appena in tempo al tramonto.
Siamo un po' tristi, stiamo lasciando le Tuamotu e non sappiamo quando ci torneremo.

Venerdì

Il vento è debole e ci trasciniamo a 4 nodi sotto un sole cocente. Alla traina, con la nuova esca di Annalisa, non abboccano, si rolla a causa delle solite onde incrociate e siamo un po' frastornati. Ci riprendiamo verso sera con un tramonto rosso fiammante. Chissà se da queste parti conoscono la massima: "rosso di sera bel tempo si spera"??

La notte passa tranquilla.

Sabato

All'alba avvistiamo le montagne di Tahiti coperte da alti nuvoloni bianchi. A 30 miglia da Papeete il vento ci abbandona e ce la facciamo a motore. Nella passe, che ormai abbiamo già fatto 4 volte ci prendiamo un bello spavento. A causa delle grosse onde da sud ovest che frangono sul reef che circonda Tahiti, la laguna è "piena" e nella passe c'è una fortissima corrente uscente. Ci coglie impreparati e dato che la corrente non si limita ad uscire, ma spinge verso ovest, per poco non finiamo contro la boa di destra. E' incredibile come da una situazione tranquilla si possa passare in una situazione pericolosa nel giro di pochi minuti senza nessun segno premonitore.
All'interno la laguna è torbida e piena di detriti e schifezze varie. Ci ancoriamo davanti alla cattedrale protestante, dato che domani è domenica e vogliamo andare a messa, famosa per i suoi canti.

 

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