Arrivo in Madagascar

157 dal 28/05/00 al 3/06/00

Domenica

Il vento è calato, le vele sbattono e la nostra media cala tragicamente a 2-3 nodi.

Proviamo con il gennaker, ma la situazione non migliora di molto.

Lunedì

Mancano  meno di 300 miglia, vento debole da Sud-Sud Est, andiamo piano.

Sentiamo Sandro di La Bamba per radio, è davanti a noi di 100 miglia, il che ci rode un po’, ma lui ha la barca di 2 metri più lunga della nostra.

Dove andremo dopo le Seychelles? Sdraiati in pozzetto con il tempo tranquillo pensiamo a cosa faremo nei prossimi mesi. L’alternativa è di andare diretti in Mar Rosso e poi a casa o tornare alla Chagos per ritardare di qualche mese il ritorno.

Martedì

Questa notte è arrivato il vento. Abbiamo 20-25 nodi e andiamo con 2 mani ed il genoa con un paio di giri.

La vacanza è finita e ora ci tocca navigare seriamente, almeno c’è il sole. Il vento ha girato a Sud, e siccome a sud c’è l’Antartide, il vento è più freddo e tira un “aria da oceani del Sud”.

Siamo di bolina larga, pian piano il mare inizia ad ingrossarsi e non è un bel segno. Al tramonto siamo con 3 mani e la trinchetta ed il vento inizia a fischiare forte. Ci mancano gli albatross e sembra di essere nei 40 ruggenti!

Siamo in una saccatura, cioè un promontorio di alta pressione che si incunea in una zona di pressione più bassa. Il risultato è una burrasca di vento molto violenta.

Mercoledì

Questa notte il vento è stato impietoso e non abbiamo chiuso occhio.

Seduti a turno sulla discesa sotto il tambuccio guardiamo il nostro timone a vento lottare contro le raffiche che stimiamo superiori a 50 nodi. Siamo sempre con 3 mani e la trinchetta e siamo sopra invelati, dovremmo togliere la randa, ma teniamo duro sperando di riuscire ad arrivare all’alba e fare la manovra con la luce.

Ogni tanto a causa di una raffica più violenta o di un onda più grossa delle altre la barca parte in straorzata, e il nostro fido timone a vento ci mette un po’ a riportarla in rotta. Spesso le onde rompono in pozzetto, c’è la luna e le stelle in cielo e l’atmosfera è a dir poco surreale.

Nei momenti più duri abbiamo dovuto poggiare perdendo il preziosissimo angolo per centrare il passaggio di Cape D’Ambre, la punta più a nord del Madagascar. Il passaggio è molto critico, lì si incontrano 3 correnti e e le condizioni sono spesso proibitive. Tutti i veterani sono stati categorici, l’unico modo per passare Cape D’Ambre è puntare a qualche miglio più a sud nella costa est e poi costeggiare a poche centinaia di metri.

Quando sorge il sole il vento cala leggermente e non è più necessario togliere la randa. Però gira un po’ più a Sud Ovest e siamo costretti a fare della bolina dura in oceano con 40 nodi.

Il cielo per fortuna è sereno ed il sole ci riassicura. Lo spettacolo è grandioso e capiamo cosa voglia dire navigare alle basse latitudini. Ci sono anche gli uccelli d’alto mare che fanno le acrobazie tra le onde!

Verso mezzogiorno avvistiamo terra, il vento è calato a 25-30 nodi ed il morale è alle stelle!

Siamo a 20 miglia dal capo, di bolina stretta ma sembra che riusciamo a tenere la rotta .

Alle 16 siamo al traverso del faro di Cape D’Ambre, a un centinaio di metri da terra e se ci fosse il guardiano del faro, potremmo salutarlo! Il vento anomalo da sud ovest, arrivati al ridosso del Madagascar ha spianato il mare e passiamo il temuto capo con un mare gestibile ed un enorme sorriso stampato sui nostri volti che cancella le occhiaie di una notte in bianco in mezzo ad una burrasca di bolina.

Il paesaggio è bello, cielo terso  e brulle colline di terra rossa. Passato il capo il mare si calma e siamo tentati di fermarci in una delle baie che ci sono sulla costa ovest. Ma non abbiamo le carte e non possiamo rischiare. Quindi iniziamo a sistemare le vele in coperta e a prepararci per l’atterraggio che sarà sicuramente di notte.

Laviamo i piatti e ci facciamo anche una doccia rovesciandoci addosso secchiate di acqua di mare che è calda e ha la proprietà di toglierci la stanchezza e ridarci energia.

Atterreremo a Nosy Hara (Nosy significa Isola in Malgascio), con la nostra preziosa carta su carta da forno copiata alle Chagos. La rotta è abbastanza facile e bisogna solo stare attenti a qualche scoglio a ovest dell’isola.

Il sole scompare in mare e con lui il vento; un veloce tramonto lascia lo spazio ad una notte nera e senza luna.

Procediamo a motore con gli occhi incollati al radar, giusto in caso la nostra operazione di copiatura non fosse stata perfetta.

Giovedì

Alle 2 siamo davanti alla baia nella costa ovest di Nosy Hara. Abbassiamo la velocità e puntiamo nel buio guidati dal radar e con tutti i sensi tesi. Il fondale inizia a calare e quando arriviamo sui 15 metri iniziamo a perlustrare il mare con il nostro potente faro. Si vede la costa rocciosa dell’isola e la spiaggia bianca della baia. Ci siamo!! Avanziamo un centinaio di metri e quando siamo sui 10 metri buttiamo l’ancora.

Siamo arrivati anche questa volta!!

Ci guardiamo senza dire nulla, ma siamo felici e soddisfatti.

Festeggiamo con una piadina con il prosciutto ed una bottiglia di birra poi ci concediamo un profondo sonno.

Nonostante la stanchezza alle prime luci dell’alba non resistiamo e ci alziamo per vedere dove siamo finiti. L’isola è piuttosto alta con rocce grigie erose dal vento. Davanti alla prua della nostra barca ad un centinaio di metri c’è una bella spiaggia con la sabbia bianca. Non si vede anima viva e rassicurati ce ne torniamo a dormire.

Dedichiamo la giornata ad “asciugarci”. Negli ultimi giorni l’igrometro è sempre stato a fondo scala e tutte le cose all’interno della barca sono intrise di umidità. L’aria è secca ed il sole scotta per cui basta stendere le cose bagnate al sole ed in poche ore sono asciutte.

Venerdì

Ci siamo rimessi in sesto ed oggi vogliamo scendere a terra per esplorare la spiaggia che sta davanti a noi.

Aspettiamo qualche ora che la marea monti in modo da rendere lo sbarco più agevole e poi andiamo. A terra ci sono dei segni di fuochi, qualche riparo fatto con rami intrecciati e dei telai di rami utilizzati per seccare il pesce. Evidentemente questo posto è usato dai pescatori per riposarsi e seccare il pescato.

Troviamo un pozzo, ma le nostre speranze di poter almeno fare un bucato sono vane; l’acqua è salmastra.

Concludiamo l’esplorazione con un giro in gommone lungo la costa dell’isola, abbiamo anche la traina ma non peschiamo niente. Godiamo un completo relax e senso di isolamento in questa fantastica isola.

Sabato

Questa notte il vento ha soffiato forte, per fortuna dalla direzione giusta ovvero la bocca della baia, ma il fondo è sabbioso e siamo tranquilli con più di 80 metri di catena.

Andiamo a fare un po’ di pesca subacquea; il fondale corallino è splendido ma l’acqua è torbida e peschiamo 3 pappagalli con l’idea di fare un po’ di pesce crudo e le polpette.

Torniamo sulla spiaggia per pulire il pesce e cercare le vongole, che potrebbero popolare il bagnasciuga sabbioso. Delle vongole neanche l’ombra!!