Chagos

153 dal 30/04/00 al 06/05/00

Domenica

Scendiamo a terra di prima mattina per fare un po’ di riprese ai resti del villaggio.

Nel capannone dove veniva prodotto l’olio di cocco, ci sono ancora i resti delle caldaie; ora è usato dagli equipaggi per asciugare il bucato dato che si trova davanti al pozzo. Ormai soffocati dalla fitta vegetazione ci sono i resti di una chiesa, e una decina di casette. Una di queste ha ancora il tetto e sulle pareti interne si è sfogato il senso artistico degli equipaggi delle barche transitate da queste parti.

L’intenzione era quella di fare un’esplorazione più ampia, ma le zanzare sembrano gradire molto il nostro repellente e ci stanno letteralmente succhiando il sangue.

Torniamo di corsa sulla spiaggia e siamo costretti a immergerci per cercare un po’ di sollievo. Torniamo in barca decisi a spostarci un un’altra parte dell’atollo alla ricerca di un angolino selvaggio ed isolato.

Nonostante una infezione all’orecchio, causata dalle lunghe immersioni, Lorenzo “smonta” il corpo morto e ci dirigiamo verso un isoletta che prende il nome da un tipico albero presente in gran parte delle isole tropicali dell’Oceano Indiano: Takamaka.

Le 3 miglia che ci separano dal nuovo ancoraggio, sono “minate” da numerose teste di corallo e dato che abbiamo il sole negli occhi siamo costretti a navigare lentamente e con estrema prudenza. Tra Takamaka e l’isola di Fouquet c’è una piccola passe cieca (che non esce in oceano) ma che ha creato una lingua di sabbia sommersa in 3 metri d’acqua che si protende nella laguna.

E’ un posto ideale per ancorarsi, l’acqua è color cristallo, il panorama unico e non roviniamo ne i coralli ne la catena dell’ancora.

“Giù l’ancora!!”

è Lorenzo dall’acqua che dopo aver sondato il fondale ha individuate il posto giusto.
Poi non resiste, e nonostante l’otite, prende il fucile e insieme andiamo ad esplorare la passe. C’è una corrente fortissima, ma lo spettacolo subacqueo è tra i più belli che abbiamo mai visto.

L’acqua è profonda solo un paio di metri ed è incredibilmente trasparente. Su un fondo di sabbia bianca spuntano come grossi funghi le teste di corallo multicolori e ci sono dei numerosi branchi di enormi dentici che si “polleggiano” nella corrente.

Dato che, a meno di non aggrapparsi ai coralli, è impossibile restare fermi, adottiamo la tecnica di lasciarci trascinare dalla corrente con il gommone al traino. Poi risaliamo sul canotto e a motore faticosamente navighiamo ai bordi della passe per farci un altro giro.

La pesca è difficile, si va talmente veloci che si ha pochissimo tempo per mirare, ma al quarto tentativo riusciamo ad “invitare” un bel dentice di 2 kg a pranzo con noi.

Lo cuociamo sulla brace in spiaggia e poi, per evitare le fastidiosissime mosche che sono attratte dall’odore del pesce, ce lo andiamo a mangiare in barca.

Lunedì

La giornata è splendida, sole a picco e caldo equatoriale.

Ci vestiamo di tutto punto, poi dopo aver cosparso la superficie di pelle rimasta scoperta con un potentissimo repellente per zanzare (quello che abbiamo usato per il Borneo, nelle avvertenze c’è scritto che a contatto con indumenti sintetici li corrode!) scendiamo a terra armati di machete decisi ad esplorare la fitta foresta che copre l’intera isoletta alla ricerca dei mitici granchi del cocco.

Sono degli enormi granchi di terra con delle chele capaci di aprire le noci di cocco.

Camminare in mezzo ai cocchi, sulle foglie di palma cadute, non è certo agevole, inoltre è pieno di ragnatele che non viste finiscono per imbrattarci.

“Eccolo!”

Un rumore attira la nostra attenzione. E’ un esemplare piccolo, è spaventato e con la tipica andatura all’indietro scappa tra le foglie mostrandoci minacciose le potenti chele. Lo inseguiamo per immortalarlo con la telecamera fino a che non si infila in un tronco cavo e sparisce.

Ci hanno detto che all’interno della foresta si trovano degli alberi di arance selvatiche, ma noi non li troviamo. Quando siamo completamente fradici di sudore e le zanzare incominciano a farsi più intraprendenti usciamo a fatica dall’intricata foresta e dopo un bel bagno torniamo in barca.

Nel pomeriggio ci raggiungono Michael ed Anita di Sansibar.

Martedì

Altra spedizione nella jungla insieme ai nostri amici.

Questa volta armati di una potente pila, necessaria per illuminare le profonde tane e verificare se sono abitate dai granchi. Riusciamo a scovarne due veramente grossi, che con l’aiuto di un lungo bastone riusciamo a fare uscire dalla tana e fare delle belle riprese.

Li lasciamo in pace e torniamo in barca dove insieme ad Anita e Michael ci facciamo un ottimo pranzetto: ravioli con ricotta fatta in barca, dolce di cocco e birra di nostra produzione.

Mercoledì

Nel pomeriggio Annalisa modifica il copri gommone, in modo che le onde prodotte navigando non lo sollevino. Non avendo la macchina da cucire è un lavoro lungo e pesante.

Verso sera chiamiamo Michael ed Anita, l’otite di Lorenzo sta peggiorando e abbiamo bisogno di una consulenza medica.

Michael è stanco di stare alle Chagos. A lui non piace andare sott’acqua e si è stancato di spiagge bianche, palme da cocco e della compagnia, a volte in effetti un po’ pesante, degli equipaggi delle numerose barche .

Ci sentiamo un po’ in imbarazzo, per noi non è affatto così. Sotto la superficie del mare c’è un modo vario ed animato; è divertente andare alla ricerca di un pesce mai visto o di grosse dimensioni, seguire una tartaruga o lasciare il campo agli squali quando si fanno troppo intraprendenti.

I colori delle albe e tramonti, la verde foresta di palme da cocco, alcune delle quali piegate sulla laguna, ci affascinano ogni giorno e potremmo restare qui per mesi.

Giovedì

Annalisa prosegue i lavori di cucitura del coprigommone.

Alle 15 viene Anita a prelevarci, la scusa è di bere un caffè insieme, ma poi troviamo anche una fantastica torta strudel.

“La ricetta prevedeva 10 uova, ma me ne sono rimaste solo 3”

Per smaltire ci facciamo 2 o 3 “corse” trascinati dalla corrente nella passe cieca davanti alla quale siamo ancorati.

E’ veramente divertente, e in un passaggio vediamo anche uno squalo nutrice, che dorme con la testa sotto una roccia.

Venerdì

Dichiariamo terminata la manutenzione del gommone, dopo averlo lavato con acqua dolce, ingrassato con la vaselina e ricoperto con il nuovo coprigomone.

La giornata è splendida e ne approfittiamo per fare una “gita” alla passe, con relativa pesca.

La passe dista un paio di miglia da dove siamo ancorati e lungo il tragitto ne approfittiamo per dare un’occhiata alle teste di corallo.

Ci sono delle splendide formazioni coralline ma pochi pesci.

La passe invece è famosa per l’abbondanza di vita, ma anche purtroppo per i numerosi squali. Nella parte esterna, dove ci sono i pesci più grossi non è raro incontrare i grossi squali toro e qualcuno dei navigatori veterani (quelli che si girano l’Oceano Indiano ormai da una decina di anni e che passano ogni due anni qualche mese alle Chagos) ci ha detto che sono stati avvistati anche dei tigre.

L’abbondanza di pesci è incredibile. Ci sono degli enormi branchi di dentici, maccarelli, carangidi che sfilano veloci ed irrequieti. Ci sono anche gli squali, per fortuna vediamo solo dei grigi e dei pinna bianca, però sono stranamente eccitati e apparentemente aggressivi.

A causa della corrente l’acqua non è limpidissima e la visibilità non è eccezionale, quindi siamo un po’ titubanti a pescare. E’ noto che gli squali sono attratti dal sangue e dalle vibrazioni dei pesci morenti quindi prima di infilzarne uno vogliamo essere sicuri di non averne nessuno intorno.

Usiamo la tecnica messa a punto a Suvaroff e riusciamo a procacciarci la cena: un dentice ed un enorme triglia.

Quando torniamo in barca siamo cotti dal sole, ci riposiamo un oretta e poi andiamo in spiaggia a cuocere il pesce alla brace. Poi davanti un tramonto da mozzare il fiato, nella comodità della pozzetto della nostra barca ci gustiamo i pesci pescati.
“E’ stata proprio una bella giornata!” dice Lorenzo
“Siamo stati in acqua più di quattro ore!” pensa Annalisa.

Sabato

Andiamo a fare una passeggiata sulla barriera corallina esterna, c’è la bassa marea e potremmo trovare dei polipi.

Siamo in un periodo di luna “vuota”, quindi le maree hanno la massima escursione. Ora c’è la bassa, che è talmente bassa da fare emergere la barriera corallina davanti alla nostra passe cieca e bloccare il grosso flusso di corrente.

Lorenzo non resiste alla tentazione di andare a pescare senza corrente così ci dividiamo e Annalisa va alla ricerca di polipi sulla barriera.

Entrambi le attività si rivelano divertenti. Il paesaggio lunare del corallo messo a secco dalla marea è sempre affascinante e dà la possibilità di farsi una bella passeggiata lontani dalle mosche e zanzare che infestano le spiagge vicino alle palme.

Però di polipi neanche l’ombra e anche le conchiglie sono pochissime rispetto a quelle che si trovavano negli atolli della Polinesia.

Lorenzo ha pescato un bel dentice e si è divertito un mondo a esplorare gli anfratti creati tra i coralli dalla corrente. Il pesce è troppo grosso per noi due, così chiediamo a Michael ed Anita di unirsi a noi per un BBQ sulla spiaggia.

Cuociamo il pesce in spiaggia, ma poi ce lo gustiamo comodi nel pozzetto di Sansibar davanti ad una bottiglia di birra di loro produzione.

L’argomento della serata sono le ricette italiane e ci lasciamo con la promessa di preparare per loro gli gnocchi di patate una delle prossime sere.

Notte agitata con vento da sud e nuvole minacciose, che pero non scaricano che poche gocce d’acqua, ne raccogliamo meno di un litro!