Galle e partenza per le Maldive

143 dal 20/02/00 al 26/02/00

Domenica

L’’aereo ha 2 ore di ritardo.

Ci sistemiamo al bar che sta al primo piano. Prendiamo 4 sedie, le mettiamo in fila e in qualche modo riusciamo a dormire stesi. Quando arrivano non si capisce se siamo più stravolti noi o loro.

Il viaggio nel traffico fino a Galle è traumatico come al solito, e quando arriviamo, siamo tutti molto felici di avere sopravvissuto a questa esperienza.

Alle 11 siamo in barca, che è nello stesso stato in cui l’’abbiamo lasciata, a parte la prua, che durante la nostra assenza è stata colonizzata dagli uccelli,ed ora è piuttosto sporca. Un paio di secchiate e torna tutto come prima.

Dino e Daniela sono carichi di ogni ben di Dio, e passiamo la giornata a stivare tutto.

Lunedì

Giornata di riposo in barca, per un motivo e per l’’altro siamo tutti stanchi.

Nel pomeriggio facciamo un giro in città a Galle. Oltre al traffico allucinante le strade sono piene di sporcizia, le mucche razzolano trai rifiuti le fogne a cielo aperto sono nauseanti e la gente assillante.

Abbiamo deciso che i cingalesi non ci sono simpatici. Non si riesce ad avere alcun rapporto vero con loro: o sono untuosi e servizievoli, quando ti devono vendere qualcosa oppure ti ignorano.

Torniamo storditi in barca felici di stare tranquilli ancorati nel porto.

Martedì

Altro giro a terra. Questa volta andiamo a visitare il forte, che racchiude una cittadella. Qui, forse perché è la principale attrazione turistica della città, la situazione è migliore. Le strade sono pulite, le case sono ben conservate e si respira l’’atmosfera coloniale di qualche secolo fa.

Passando sentiamo un rumore di macchine provenire da una stanza. Mettiamo la testa dentro, è un’’antica stamperia in piena attività ed il proprietario, orgoglioso, ci invita a visitarla. I macchinari, italiani, sferragliano rumorosamente e producono dei moduli per la burocrazia locale.

Nei cortili interni vecchi artigiani, forse sistemati lì dall’’ufficio di promozione turistica, lavorano con tecniche antiche. In uno un’’anziana signora stà costruendo un complicato merletto con un sistema simile al tombolo, mentre mastica delle foglie.

In un altro uomo sta lavorando delle pietre dure. Le pietre sono attaccate a dei bastoncini, con una sostanza che sembra resina, e poi vengono sfacciate con una mola azionata a mano.

Facciamo la spesa di frutta e verdura al rifornito mercato, poi compriamo un paio di chili di calamari che ci facciamo per cena sul barbecue.

Mercoledì

Domani partiamo, quindi mentre Dino e Daniela vanno a visitare una fabbrica di batik ed ad acquistare un po’ di souvenir, noi andiamo a fare le ultime spese e le lunghe pratiche per l’uscita.

Giovedì

Imbottigliamo la birra e poi si parte.

Il vento è debole e viene dalla direzione sbagliata, ovest, esattamente dove dobbiamo andare. Facciamo bordi per tutto il giorno, evitando le immense super-petroliere che quando dirette a est sono basse sull’acqua, mentre quando dirette a ovest (vanno a caricare nel golfo Persico) sono tutte fuori e veramente enormi.

Al calare della sera cala anche il vento e si accende il motore.

Venerdì

Il vento è sempre debole e a vela si va piano e storti, andiamo a motore.

Saremmo diretti ad Uligamu, che è l’’atollo più a nord delle Maldive, ma dato che è esattamente controvento cambiamo idea, andiamo a Malé, che è più vicino e ci permette di avere un angolo migliore rispetto al vento. La giornata passa tranquilla, il mare è calmo e non succede niente di particolare.

Sabato

Sempre a motore.

Passiamo in mezzo ad un grosso branco di delfini che ci allietano con salti e piroette.