Ritorno a Male

147 dal 19/03/00 al 25/03/00

Domenica

Dopo colazione si affianca un motoscafo, sono i ragazzi del centro di attività nautiche del villaggio turistico. Che si offrono di accompagnarci,  nella vicina isola di Embudnu dove ci dicono esserci una riserva marina. Accettiamo l’’invito ed in pochi minuti, grazie ad un motore da 200 CV ci troviamo sbarcati sull’’isola. Anche Embudnu è sede di un villaggio turistico, questo è meno lussuoso e “abitato” principalmente da tedeschi.

Appena entriamo in acqua rimaniamo stupiti dalla densità e ricchezza della fauna. E non sono neppure spaventati! Tra due rocce c’’è un enorme cernia, lunga come Annalisa, che con il muso crucciato, la bocca aperta e i denti (grossi e affilati) in mostra guarda lo sfilare di visitatori umani.
Poi ci sono alcuni squali, una grossa piovra, branchi di calamari, degli enormi dentici e centinaia di pesci tutti immersi in un acqua calda ed eccezionalmente limpida. L’’unica cosa che manca è il corallo vivo, che però sembra iniziare la crescita e si incominciano a vedere alcuni rametti che timidamente riprendono la colonizzazione dei fondali.

Torniamo in barca sul potente motoscafo insieme a una numerosa famiglia di giapponesi. Quando ci vedono salire sulla barca ci guardano come fossimo dei marziani e quando poi gli diciamo che veniamo dall’’Italia tirano fuori le macchine fotografiche e ci scattano una  decina di foto.

Leviamo l’’ancora e d bolina percorriamo le poche miglia fino all’’aeroporto. L’’entrata nella passe di Male Nord è difficoltosa. Oggi non c’è la luna ed è il periodo delle massime maree e quindi delle massime correnti. Dobbiamo entrare a vela e a motore per avanzare contro la corrente di 5 nodi.

Domani le nostre ospiti partono e passiamo la serata a preparare le cose da spedire a casa (libri letti, conchiglie, souvenir, etc..).

Lunedì

Giornata di partenze.

Luisa e Vittoria se ne tornano al freddo e noi restiamo qui (Annalisa con un po’ di nostalgia) a soffrire il caldo.

Giornata di relax in barca nella laguna di Hulelè. Stanno facendo degli enormi lavori per creare un porto protetto per le navi e le barche e la draga, che scava il fondo della laguna sia per ottenere un fondale sufficientemente profondo, sia per creare una nuova isola su cui sorgerà l’’aeroporto , ci tiene compagnia con il suo rumore a volte sordo e a volte stridente.

Sistemiamo la barca, domani arrivano Mauro e Monica.

Martedì

Sveglia presto per arrivare in anticipo. L’’aeroporto è affollato di maldiviani. E’ in arrivo un volo dalla Mecca, probabilmente carico di pellegrini locali di ritorno dal viaggio sacro e obbligatorio per tutti i mussulmani. Sono quasi tutti uomini e vengono accolti calorosamente dalle loro famiglie, tutte agghindate a festa per l’’occasione. Ogni passeggero ha come bagaglio a mano una tanica di acqua, forse è l’’acqua santa della Mecca con cui fare le abluzioni.

Mauro e Monica arrivano in perfetto orario. Abbiamo un anno di racconti e chiacchiere arretrate e così iniziamo subito.

Ci spostiamo davanti al Club Med, per sfuggire al rumore della draga e mentre Mauro e Lorenzo vanno a pesca, senza successo, Monica inizia a lavorare alla sua abbronzatura.

Mercoledì

Caldo soffocante.

Ci ancoriamo nella passe a Male e poi andiamo a fare la spesa in città, che con il caldo è un vero forno.

Quindi Lorenzo e Mauro si fanno 3 giri di taniche per riempire i serbatoi dell’’acqua e poi vanno a riempire la bombola del gas. L’’ancoraggio è pessimo, i motoscafi ci passano accanto a tutta velocità, creando delle grosse onde che ci fanno ballare e rendono la permanenza poco piacevole.

Giovedì

Ultimi giri e spese a Male. Incominciamo ad odiare questa città che troviamo sempre più sporca, polverosa e cara. Finalmente riusciamo a convincere il rappresentante della Volvo ad ordinarci un pezzo di ricambio dall’’India; se tutto va bene lo troveremo tra tre settimane quando torneremo a Male.

Al mercato della frutta non c’è quasi niente ed i prezzi sono triplicati rispetto a qualche settimana. In affanno facciamo gli ultimi acquisti e poi lasciamo Male diretti a Embudu.

Non c’è un filo di vento e mentre navighiamo a motore dobbiamo pulire con la benzina il gommone che è tutto imbrattato di petrolio, preso nel porticciolo.

Quando buttiamo l’’ancora nella bianca laguna di Embudu ci concediamo un bel bagno rilassante per lavare via le “scorie” accumulate dopo 2 giorni di città.

Al tramonto facendo la traina con il gommone ci peschiamo una bella cernia, della dimensione giusta per farci un ottimo sugo per cena.

Venerdì

La giornata si prospetta bollente, non c’’è un alito di vento e la temperatura raggiunge subito i 35 gradi.

Mauro e Lorenzo partono per una spedizione di pesca nella passe.

L’’immersione nella passe è di livello mondiale. L’’acqua è incredibilmente trasparente e la visibilità è superiore ai 50 metri. La dimensione di alcuni pesci è strabiliante, due enormi pesci napoleoni di colore verde ci passano vicino senza alcun timore, saranno lunghi più di un metro.
Da una piccola caverna vediamo spuntare una coda di squalo. Dopo la prima apprensione iniziale andiamo ad investigare da vicino, è uno squalo nutrice che sta facendo la pennichella. Forse è stanco dopo aver cacciato tutta la notte.

Nella stessa testa di corallo da un’altra cavità spunta un enorme cernia e appena sopra lo squalo 4 aragoste se ne stanno nelle loro tane, ma con le lunghe antenne bianche che spuntano e che le rendono estremamente visibili.

Per concludere la bella immersione ci passano vicino 2 grosse tartarughe e una gigantesca manta che con la bocca aperta nuota indisturbata filtrando l’’acqua alla ricerca di piccoli crostacei.

Siamo tentati di prendere un paio di aragoste, ma è proibito e le lasciamo riposare (anche loro si cibano di notte).

Il pranzo ce lo procuriamo facendo la traina utilizzando le esche che ha portato Mauro dall’’Italia. Sono irresistibili per le cernie, ne peschiamo 6, ma 3 sono troppo piccole e le ributtiamo in acqua.

Fa troppo caldo e nel pomeriggio il cielo si oscura progressivamente fino a diventare un’unica massa nera al tramonto. Togliamo il tendalino e togliamo dalla coperta tutto quello che possa volare via, i temporali all’’equatore possono avere una violenza notevole.

Alle 17 arriva una barca a vela di quelle prese a noleggio, si ancora inevitabilmente vicino a noi (gli inesperti tendono sempre ad ancorarsi vicino agli altri, forse in cerca di una rassicurazione) dando poca catena. Poi ignorando il nero che avanza montano sul gommone e vanno a terra, probabilmente per prenotare la cena.

Tornano appena in tempo prima che il vento inizi a soffiare e con una manovra sorprendente, l’’attempato skipper in vacanza va a gettare
un ancora di poppa. Il problema ora è che se il vento gira, come spesso avviene, noi gireremo con il vento mentre loro no e gli finiremo addosso. Non facciamo tempo a dirgli niente che arriva il colpo di vento, che per fortuna proviene dalla direzione giusta ed è meno forte del previsto. Appena il temporale passa l’allegra coppia se ne va a cena lasciando la barca sulle due ancore in una posizione innaturale, con il vento al traverso.

Sabato

Assenza di vento e sole spaccapietre.

Ci muoviamo, anche se qui non è per niente brutto, ma all’orizzonte
si vedono i palazzi di Male e nella laguna ci sono 4 o 5 barconi pieni di subacquei che ci allietano con i compressori sempre accesi. Ieri sera da una di queste barche, giunta al crepuscolo si è levato un coro: “Ma che ce frega ma che ce importa …”.

Probabilmente pensavano che fossimo romani, tratti in inganno dalla targa RM (Rimini) sulla fiancata del Walkabout. Così partiamo alla ricerca di luoghi più tranquilli. Dopo 6 miglia c’è l’isola di Ghuli, che è famosa per un cantiere in cui vengono costruiti i dhoni, le tipiche barche maldiviane.

Ci avviciniamo all’’isola evitando i numerosi reef che la circondano.

<< Lì c’è una lagunetta di acqua azzurra e sembra esserci un passaggio>>

Mauro salta in acqua con maschera e pinne e va ad esplorare se il passaggio è largo e profondo in modo sufficiente per noi.

<< E’ stretto, ma ci si passa>>

Così lentamente, preceduti da Mauro che ci pinneggia davanti, entriamo nella laguna, con qualche brivido dato che letteralmente sfioriamo il fondo sabbioso.

Dentro sembra di essere ancorati in una piscina.

Mauro e Lorenzo vanno al cantiere a chiedere se ci prestano l’’estrattore, mentre Monica si lascia andare distesa sul materassino gonfiabile legata a poppa.

Al cantiere il proprietario parla inglese e è estremamente gentile. Ci racconta che lui è stato il primo a costruire 20 anni fa i primi dhoni a motore (prima andavano a vela) per trasportare i primi turisti che iniziavano ad invadere le isole.

Con l’’estrattore è facile e in un paio d’’ore l’’elica è sostituita e quella a pale fissa gira notevolmente meglio senza causare grosse vibrazioni. Ora non ci resta che sostituire uno dei piedi di gomma del motore, che si sta rompendo e che abbiamo ordinato i giorni scorsi, e siamo a posto.

Festeggiamo la cosa con un ottima pizza che Annalisa ha preparato stoicamente, nonostante i 40 gradi all’’interno della barca.