Traversata per le Vanuatu con burrasca

114 dal 01/08/99 al 07/08/99

Domenica

Prendiamo un auto a noleggio e insieme a Gigi e Irene andiamo, dopo tanto navigare, a esplorare l’interno senza doverci preoccupare dei venti e dei reef.

Lasciamo subito la strada principale e ci inoltriamo per una stradina sterrata diretti verso Nausori Highland. Ad un certo punto arrivati in un paesino vediamo un “bure”, una casetta costruita con materiali vegetali tipica fijana, e immediatamente svoltiamo per andare a vederlo.

Come usciamo dalla vettura un simpatico fijano si avvicina e come se niente fosse ci invita a pranzo. Non riusciamo a rifiutare e così ci ritroviamo seduti per terra in una modesta casetta con una scodella di noodles e cassava in mano. Finito il pranzo facciamo una visita al bure, un po’ di foto ricordo e poi proseguiamo.

Man mano che ci inoltriamo il paesaggio diventa sempre più selvaggio e affascinante, gialle e secche lande assolate sono interrotte da verdi vallate in cui evidentemente scorrono torrenti. Passiamo in mezzo a villaggi dove la vita sembra ferma e quando ci fermiamo la gente ci saluta e i bambini più curiosi vengono a vederci da vicino e magari a toccarci la mano.

Procediamo alla volta di un lago che sappiamo essere stupendo, ma la strada si deteriora fino a che dobbiamo rinunciarci, onde evitare di rompere la macchina e rimanere a piedi in questi posti sperduti.

Torniamo a Nadi affamati, con l’intenzione di ritornare al ristorante cinese dove “si mangia bene e si spende poco”. Usciti rincontriamo le donne in attesa di entrare in chiesa per la “cantatina settimanale”. Ci riconoscono e a fatica, dopo varie benedizioni, riusciamo e declinare l’invito per la predica serale.

Comunque la benedizione non funziona, buchiamo una gomma in curva in un posto buio e per fortuna si ferma un fijano che non solo ci illumina ma a tutti costi vuole cambiarci la ruota.

Lunedì

Sveglia alle due per andare a prendere gli amici di Gigi e Irene all’aeroporto. Andiamo anche noi perché hanno un pacchetto con la nostra telecamera che abbiamo mandato in Italia a riparare. Escono per ultimi alle 4, gli hanno perso due valige, per fortuna il nostro pacco era in una di quelle arrivate.

Alle otto ci ritroviamo con Gigi e Irene, tutti con le borse sotto gli occhi, per andare a Lautoka per sbrigare le ultime commissioni. Facciamo le pratiche di uscita, la spesa e altri giretti, poi andiamo a riconsegnare la macchina e ci facciamo riportare al marina.

L’idea era di partire subito, ma siamo stanchi e rimandiamo a domani mattina.
Cena di addio sul Va Pensiero. Le nostre strade si dividono, Gigi e  Irene resteranno alle Fiji per un altro mese, poi andranno in Nuova Zelanda, noi invece andiamo alle Vanuatu per poi proseguire per una lunghissima cavalcata fino alla Tailandia.

Martedì

Salutiamo Gigi e Irene con gli occhi lucidi, chissà quando ci rincontreremo!
Facciamo a motore le 20 miglia fino alla passe nella barriera esterna, poi arriva il vento, 30 nodi da nord, che per un paio d’ore ci fanno”volare” a 6.5 – 7 nodi. Poi si calma e inizia a girare verso ovest. Evidentemente sta passando un fronte sotto di noi che causa la rotazione delvento.

Mercoledì

Dopo essere andati fuori rotta per quattro ore, ci decidiamo ad andare a motore quando il vento diventa debole e spira esattamente dalla direzione verso cui dobbiamo andare.

Non abbiamo il timone automatico (non siamo riusciti a trovare tutti i pezzi di ricambio necessari) e quindi passiamo le ultime ore della notte al timone. Uno strazio!!

Poi la mattina il vento riprende, da sud ovest, quindi di bolina ci rimettiamo a viaggiare a vela e in rotta. Il cielo varia da sereno a molto nuvoloso, comunque è chiaro che non è stabile e speriamo che non peggiori.

Giovedì

Ancora vento da sud ovest, il mare sta montando e si balla sempre di più. Ora siamo con il fiocco e due mani di terzaroli alla randa e andiamo veloci. Nell’emisfero australe siamo in pieno inverno ed i fronti antartici, che si susseguono ogni 2-3 giorni si fanno sentire anche alle nostre latitudini, sia con saccature che si staccano dai fronti sia con grosse onde che di solito sono incrociate con il mare dominante.

C’è uno stranissimo cielo in alto azzurro intenso e con le nubi sfilacciate, in basso con i soliti cumuli che si muovono con il vento. Questo cielo non ci ispira per niente, non ci diciamo niente, ma iniziamo a prepararci per la burrasca.

Onde sul fianco, onde che rompono in coperta. La barca sale sulle creste, ridiscende, si corica sul fianco si raddrizza, si impenna, sprofonda di nuovo, e noi dentro frullati come un frappè.

La burrasca è arrivata come prevista, ci sono 30-35 nodi da sud ovest e boliniamo 15 gradi fuori rotta.

Venerdì

La notte non chiudiamo occhio, entrambi in cuccetta con il timone a vento e il radar a far la guardia, ogni tanto ci alziamo a dare un’occhiata, ma tanto non si vede niente, se non i soliti muri d’acqua.

Il log arriva a segnare una velocità di otto nodi, ed il GPS a nove dato che abbiamo anche la corrente a favore. Non sappiamo a che velocità soffi il vento (non abbiamo gli strumenti del vento), ma forse è quasi meglio. Sarebbe da togliere l’olimpico e mettere la trinchetta, ma le onde incrociate spazzano la coperta improvvisamente ogni 5-10 minuti e rimandiamo la sostituzione a quando farà luce o se peggiora ancora.

Se non altro andiamo fortissimo e la barca ha molta energia per superare le onde che frangono contro di noi, quindi la probabilità di farsi investire e traversare da un onda più grossa delle altre è più bassa, speriamo!!!

Chissà perché lo hanno chiamato Oceano Pacifico, noi ci becchiamo sempre delle
burrasche!

Il vento rimane costante per tutto il giorno con groppi e piovaschi.

Sabato

Durante la notte il vento rinforza ancora, saremo intorno ai 40 nodi, ma per fortuna è girato a sud est, quasi in poppa piena e le onde da vento stanno prendendo il sopravvento con le onde trasversali.

Altra notte in bianco ad ascoltare i rumori della burrasca. All’alba avvistiamo l’isola di Efate, dove c’è la capitale delle Vanuatu, Port Vila. Alle nove incominciamo ad essere ridossati all’isola e finalmente il movimento della barca ridiventa umano.

Il tempo comunque non migliora e ogni tanto ci investe un groppo violentissimo ed il cielo è grigio e plumbeo. Siamo terribilmente stanchi che non abbiamo neanche le energie per essere contenti di essere arrivati sani e salvi.

La baia è molto protetta e l’ancoraggio tranquillo nonostante il vento. Intorno
a noi la vegetazione è verdissima, segno che qui la pioggia non si fa desiderare.

Tentiamo di fare le pratiche di ingresso entro mezzogiorno, dato che ci hanno
detto che il sabato pomeriggio non lavorano, Lorenzo scende a terra ma non
trova nessun ufficiale.

Non ci preoccupiamo per niente, tanto possiamo dormire per due giorni di filata senza problemi!

Alle 19, quando ormai dormiamo da un pezzo, sentiamo bussare alla barca. Non ci passa neanche per la testa di alzarci, ma dopo pochi secondi con nostro grande sconcerto, sentiamo dei passi in pozzetto. Lorenzo si alza e vede tre persone nere con il sorriso bianchissimo che chiedono di entrare. Sono gli ufficiali dell’immigrazione, della dogana e della quarantena che hanno deciso di sbrigare un po’ di lavoro fuori orario.

Sono gentili e in mezzora, dopo averci requisite cinque cipolle e sei pompelmi, aver compilato le solite cartacce con le solite informazioni, sbrighiamo tutte le pratiche.