Apataki

d11_14

dal 6/09/98 al 12/09/98

67

Apataki

Domenica

Il tempo si è rimesso al bello quindi armati di olio anti-zanzare (olio Johnson misto a disinfettante), e macchina fotografica andiamo a terra. Attraverso un hoa, le piccole passe tra un motu e l’altro ormeggiamo il nostro gommone in una piccola lagunetta e andiamo a fare la classica passeggiata sulla barriera corallina che a causa della bassa marea è scoperta.

La distesa arida di blocchi di corallo bruciati dal sole ci affascina sempre e si respira un aria di posto selvaggio in cui è evidente che il mare, quando vuole ha una forza enorme, tale da fare volare enormi pezzi di corallo.

Il rumore ritmico delle onde oceaniche che frangono sulla barriera non infastidisce il silenzio dell’atollo e si sente distintamente il fischiettare degli uccelli che volano sulle palme del motu, in cui hanno i loro nidi. Tornati in barca dato che non ci sono nuvole ci spostiamo. Percorriamo sette miglia, tutte un susseguirsi di lunghe spiagge bianche assolutamente disabitate.

Ci ancoriamo davanti ad un motu che si chiama Tekomapaoto, e che è stato investito da un ciclone recentemente;ci sono pochissime palme, parecchie delle quali senza fronde.

Lunedì

Andiamo a visitare il motu Tekomapaoto e rimaniamo impressionati dagli effetti devastanti del ciclone. Il motu è spoglio di vegetazione e la zona che da’ sulla laguna sembra una spianata fatta da una ruspa.

La ghiaia composta da pezzetti di corallo è livellata perfettamente, evidentemente a causa dei fortissimi venti  e dell’onda interna alla laguna.
Questa vista ci mette un po’ di inquietudine; abbiamo deciso di passare la prossima stagione dei cicloni in Polinesia e probabilmente ritorneremo anche alle Tuamotu. Questa è la prima volta che vediamo dal vero le distruzioni causate da un ciclone.

Martedì

Qualche lavoretto in mattinata poi verso mezzogiorno ci spostiamo nell’angolo sud-est dell’atollo, Tamaroo, in cui ci hanno detto che c’è un’ospitale famiglia che gestisce una coltivazione di perle.

Ancoriamo in mezzo alle teste di corallo, per fortuna segnalate con dei bastoni, davanti a quello che sembra un piccolo villaggio. Dopo pochi minuti una barca si stacca dal piccolo moletto; è Assam, ilcapo famiglia, che ci da il benvenuto e ci invita a terra.

Ci dice che lui deve andare al villaggio, dato che arriva la nave, e che sarà di ritorno l’indomani. Al momento di andarsene con un sorriso, ci allunga un sacchetto contenente due grosse papaie e dei fichi il che ci lascia letteralmente senza parole.

Dopo pochi minuti arriva anche il figlio, Alfred, che al ritorno dalla pesca ci allunga un grosso carangide. E’ con grosso rammarico che dobbiamo rifiutare il regalo, a causa della ciguatera. Alfred ci invita a pranzo per il giorno seguente dicendoci che ad Apataki il pesce non è avvelenato e comunque ci assicura che domani in nostro onore ci sarà della carne. Che accoglienza!

Mercoledì

Scendiamo a terra e sul moletto c’è Assam che ci accoglie a braccia aperte con un gran sorriso.

Orgoglioso ci mostra il suo piccolo villaggio. Rimaniamo stupiti nel vedere l’ingegnosità di quest’uomo. Infatti la produzione delle perle non è l’unica attività, ma c’è anche un allevamento di galline, una piantagione di vaniglia, un orto, un essicatoio per la copra.

Il bello che tutte le attività sono integrate, così lo sterco prodotto dalle 650 galline viene utilizzato per concimare l’orto e la piantagione di vaniglia, mentre gli scarti dell’orto vengono dati alle galline. Assam, che è meta polinesiano e metà cinese, ha uno spirito imprenditoriale veramente ammirevole.

d11_14

E’ il più grosso produttore di uova delle Tuamotu e ogni settimana deve andare al villaggio con il carico di uova per portarle alla nave che poi le rivende in tutto l’arcipelago. La sua attività ad Apataki è iniziata nel 1992 e in soli cinque anni ha dato vita ad una fiorente impresa dalle molteplici attività.

Ha importato sul motu, tramite un mezzo da sbarco dell’esercito, anche una grossa ruspa, che gli ha permesso di fare un alto terrapieno su cui costruire le case, per metterle al riparo da un eventuale sollevamento della laguna a causa di un ciclone, e con la quale riesce a fare tutti i lavori pesanti, come il carico e lo scarico della barca con le provviste, in pochi minuti senza nessuno sforzo.

Comunque ci dice che l’attività principale è la coltivazione delle perle, hanno 200.000 ostriche, e che le altre attività servono a suo dire per tenere impegnati i lavoranti, quando c’è tempo brutto!

La loro fattoria delle perle è completamente autonoma, infatti a differenza di altri loro fanno il ciclo completo di produzione, cioè producono prima le ostriche, poi le inseminano e raccolgono le perle. Neanche a dirlo la graffe, che è l’operazione critica, è fatta in famiglia, ed in particolare è il figlio Alfred che se ne occupa.

Per oggi gli abbiamo “rubato” già abbastanza tempo, così lo lasciamo alle sue frenetiche attività e ce ne andiamo a fare una passeggiata sulla parte del motu sopravento. Il caldo è opprimente quindi ce ne torniamo in barca, non senza aver accettato un’altro sacchetto pieno di insalata e un invito per la cena.

La cena è piacevole e si chiacchiera del più e del meno con Assam ed Alfred che ci raccontano come si svolge la vita sull’atollo, della pesca, della produzione delle perle etc.

Per digerire Alfred si offre di portarci a caccia di granchi del cocco. Armati di lampade ci avventuriamo praticamente scalzi nella fitta boscaglia del motu. Sappiamo che gli atolli non sono abitati né da serpenti né da ragni velenosi, però camminare al buio ci rende inquieti, inoltre si sentono decine di rumori strani e ogni tanto una sterna bianca ci vola intorno spaventata forse per proteggere il nido.

Non troviamo neanche un granchio, però è stata una bella esperienza e tornati in barca non abbiamo nessuna difficoltà a prendere sonno.

d11_18

Giovedì

Su invito diAssam approfittiamo della sua lavatrice per lavare l’intero guardaroba. L’atollo non ha sorgenti di acqua potabile, ma è possibile scavare dei pozzi che pescano l’acqua piovana che si deposita sull’acqua salata nel sottosuolo dell’atollo quindi hanno un’abbondanza per noi insolita di acqua.

Sul terrapieno dietro la spiaggia notiamo una grande distesa di noci di cocco aperte. Assam ci spiega che questa mattina le ha aperte e messe a seccare al sole per produrre la copra. In pratica la polpa della noce di cocco, dopo essere stata al sole per qualche giorno, si stacca dalla noce e può essere venduta a Papeete alle industrie che producono l’olio di cocco.

Siamo ospiti anche per il pranzo, dove proviamo a mangiare ancora il pesce, senza alcun effetto negativo. Comunque Assam ci assicura che in caso di un nuovo attacco di ciguatera, un suo lavorante è in grado di preparare un infuso, bollendo le radici di una pianta che cresce sull’atollo, che in pochi minuti elimina tutti i sintomi.

Nel pomeriggio andiamo a pescare con Assam su una testa di corallo in mezzo alla laguna che letteralmente ribolle di pesci. In un’’ora riempiamo una grossa cassa di pesci che poi saranno congelati e mangiati nei giorni prossimi.

Dopo cena il discorso cade sulla religione. Assam è un pastore di una chiesa derivata da quella dei Mormoni, chiamata Sanitò, così ci facciamo una cultura sulle differenze rispetto alla religione cattolica.

Venerdì

Torna il brutto tempo.

Ci passano a trovare David e Luis, lui è un ragazzo francese che da sei anni si è stabilito in Polinesia e lei è una vera Puamotu, cioè un’’abitante originaria delle Tuamotu. Li invitiamo a pranzo e passiamo un piacevole pomeriggio in loro compagnia.

Sabato

Scendiamo a terra. Assam e Alfred sono indaffaratissimi, stanno riparando la barca con la quale Assam è finito sul reef sfasciandola. L’hanno ricostruita completamente e oggi, con l’ausilio della ruspa, l’hanno ribaltata e stanno dando l’antivegetativa all’opera viva.

Dopo pranzo Assam ci porta in gita su un motu che si chiama Rue Vahine con lo scopo di incoronare, con corone di fiori ed erbe, un idolo locale, oltre a raccogliere le noci di cocco per la copra.
Costeggiamo il lato sud dell’atollo che non è emerso, ma è solo una lunga
barriera corallina in cui si vedono le onde frangersi. Il motu è un piccolo isolotto rotondo circondato da un’’acqua turchina piena di teste di corallo brulicanti di pesci.

Mentre Lionel Moana e Heiariki, tre simpatici lavoranti di Assam, raccolgono le noci di cocco,  noi andiamo ad incoronare l’idolo. La tradizione locale dice che una volta incoronato l’idolo veglierà su di noi e farà sì che possiamo ritornare un giorno ad Apataki. Così raccolte delle piante rampicanti e dei fiori facciamo
delle piccole corone e incappelliamo l’idolo, che, di fatto, è un pezzo di corallo alto circa 1,5 metri e con la forma vagamente somigliante ad un uomo.

Fatto il nostro dovere aiutiamo i ragazzi a raccogliere, a insaccare le noci di
cocco ed a portare i sacchi in barca.

Dopo il lavoro il divertimento, così sulla strada del ritorno ci fermiamo a
pescare su una testa di corallo. E’ incredibile come i ragazzi polinesiani che
lavorano negli allevamenti di perle lavorino in acqua dalle quattro alle sei
ore al giorno, ma quando si tratta di andare a pescare sono contenti come dei
bambini.

La pesca è come al solito abbondante, ma tornando ci fermiamo a controllare il “parque au poisson”, cioè una labirinto fatto con la rete metallica in cui i pesci entrano e non riescono poi a uscirne. Bisogna controllare che non siano entrati grossi squali, e prendere i pesci più grossi perché altrimenti “dimagriscono”. Ci raccontano che sei mesi fa hanno trovato all’interno uno squalo tigre di 4 metri e per ucciderlo gli hanno dovuto sparare con il fucile calibro 22. Ieri abbiamo visto le foto ed i denti: impressionanti!

Lorenzo, dopo aver verificato dall’esterno di non trovare sorprese e facendosi anticipare da Assam si immerge all’interno della grossa trappola per fare un po’ di pesca selettiva. E’ piena di pesci e di piccoli squali che girano all’impazzata senza riuscire a trovare la via d’uscita. Non è piacevole nuotare dentro una gabbia insieme agli squali che ti sfrecciano a poche decine di centimetri, ma dopo un po’ ci si abitua e si ha la possibilità di osservarli da vicino. Torniamo al motu per la cena di addio, poiché domani partiamo e siamo un po’ tristi. Dopo cena Assam ci mostra la sua raccolta di perle e con nostra grande sorpresa ci regala tre grosse perle nere praticamente perfette. Alla nostra faccia stupita risponde che la natura gliele ha date e lui le dona a noi in segno di amicizia.