Lavori in cantiere

dal 25/10/98 al 31/10/98

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Lavori in cantiere

Domenica

Rovente e sonnolenta domenica che dedichiamo al riposo, dato che ci aspetta una dura settimana di lavori in cantiere.

Lunedì

Siamo in attesa di ricevere dalla Nuova Zelanda il nuovo gommone. C’è arrivato un fax che ci conferma l’arrivo, ma in aeroporto non lo trovano. Speriamo bene. Ci spostiamo nel porto di Papeete, dato che domani mattina alle sei dobbiamo essere in cantiere, pronti per essere messi a secco. Continua la nostra storia infinita con la burocrazia franco-polinesiana.

Lorenzo pieno di fiducia va, con la fotocopia di un articolo di giornale in cui si afferma che un certo Procacci è stato assolto per non avere rinnovato il visto in quanto italiano e quindi europeo, per l’ennesima volta all’ufficio per il controllo e la legalità (l’immigrazione) di Papeete.

Qui, come al solito molto scortesi ed indisponenti, assicurano che loro non hanno nessuna direttiva in proposito e che Procacci è stato poi condannato in appello. Sconfortati da queste notizie decidiamo di scrivere una lettera scocciata, nel nostro francese maccheronico, al Procuratore della Repubblica che è la massima autorità giudiziaria francese in Polinesia, chiedendogli se noi come europei abbiamo o no il diritto di stare in Polinesia senza visto.

Questa storia ci sta un po’ esasperando, stiamo anche pensando di mandare tutti a quel paese ed andarcene in qualche isoletta delle Tuamotu a fare i clandestini. Pieni di preoccupazioni sia per le questioni burocratiche sia per i lavori che ci aspettano domani, dormiamo malissimo anche a causa delle maledette campane della chiesa protestante che suonano ogni quarto d’ora inesorabilmente.

Martedì

Alle 6 siamo gia in piedi e andiamo davanti al cantiere, dove poi dobbiamo aspettare fino alle 7 che arrivi qualcuno darci una mano per entrare nella buca di alaggio.

Ci tirano su e immediatamente, dopo aver pulito la carena con l’idropulitrice e tolto la vernice intorno all’attaccatura dello skeg allo scafo, i nostri timori sono confermati. La saldatura è fratturata e ci sono due fratture anche nella lamiera circostante.

Il motivo del cedimento è molto semplice: il cantiere costruttore si “è dimenticato”, di mettere i rinforzi (due barre di acciaio 70 x 10) all’interno dello skeg e passanti all’interno dello scafo. Il motivo di questi rinforzi previsti dal progetto dello studio Van de Stadt, è di sopportare i grossi sforzi laterali indotti dal timone aperto quando si è in piena velocità. Essendo invece lo skeg saldato semplicemente sullo scafo non ha retto né la saldatura né le lamiere circostanti.

La cosa che ci fa più arrabbiare è che noi, per prevenire questo tipo di  problemi, avevamo acquistato da RINA (Registro Italiano Navale) un servizio chiamato “Certificato di Classe” che doveva assicurare dei controlli aggiuntivi oltre quelli obbligatori.

Evidentemente i controlli non sono stati effettuati, infatti abbiamo un certificato, firmato dall’ingegnere capo della sezione del RINA di Ancona, in cui si dichiara che lo scafo è stato costruito in perfetto accordo con i disegni di Van de Stadt ed in particolare si cita il disegno dello skeg in cui si vedono chiaramente i rinforzi mancanti. In pratica abbiamo buttato circa 2 milioni per il Certificato di Classe senza aver nessun beneficio e con lo svantaggio di un maggior carico burocratico. Assolutamente sconsigliato!

Passiamo tutto la mattina a smontare il timone ed a fare una buca sotto di esso in modo da poterlo estrarre. Scopriamo anche perché ultimamente il timone era più duro del solito. Con l’acqua calda del Pacifico la bronzina di teflon del piede del timone ha “gonfiato” rendendo difficile la rotazione dell’asse. Fortunatamente qui vicino c’è un’officina meccanica ed in 10 (carissimi) minuti ci allargano il foro e questo problema è risolto. Nel pomeriggio arriva Andrè, il capo cantiere con flessibile e fiamma ossidrica.

Dopo una breve chiacchierata, è un tipo di poche parole, concordiamo la soluzione al nostro problema che consiste nel fare un foro nello scafo, prolungare di 25 cm lo skeg, infilarlo dentro lo scafo saldandolo a dei rinforzi. Ci assicura che questo tipo di intervento l’ha già fatto un paio di volte e ci inspira fiducia. Prima viene tagliato lo skeg, che non avendo rinforzo non offre molta resistenza, poi con la fiamma ossidrica viene fatto il foro e tagliata una paratia interna. Andiamo a dormire esausti incuranti delle decine di zanzare che hanno riempito la nostra barca.

Mercoledì

Alle sette iniziano a preparare a colpi di flessibile le superfici del foro per la saldatura.

Noi intanto incominciamo a lavorare sull’opera viva: c’è qualche graffio da verniciare, frutto di un paio di incontri ravvicinati con rocce o coralli, e da preparare tutta la superficie per poi potergli applicare l’antivegetativa. Nel pomeriggio torna Andrè con lo skeg prolungato e prima di sera è gia montato in posizione pronto per essere saldato. Il lavoro sembra filare liscio e nonostante la nostra barca sia ancora “ferita” incominciamo ad avere il morale un poco più alto.

Giovedì

Giorno di saldatura. Per quasi otto ore mettiamo ai lavori forzati, standogli un po’ addosso, il povero Philip, un bravo tahitiano con tanto di patentino Bureau Veritas (il corrispettivo francese del Rina) che fa un ottimo lavoro.

Gli facciamo saldare anche una corona di lamiera intorno allo skeg, anche se tutti sostengono che non sia necessario, ma lo facciamo per avere sonni più tranquilli in mezzo all’oceano. Alle 17 tiriamo un grosso sospiro di sollievo quando rimontiamo il timone. Lo skeg è perfettamente in asse ed il timone è morbidissimo. Ora non ci resta che verniciare il tutto!

Venerdì

Oggi siamo noi ai lavori forzati, anche se ci sembra molto meno faticoso che stare dietro ad altra gente. Annalisa alza la linea d’acqua di 15 centimetri, applicandogli una prima mano di antivegetativa dura lavabile mentre Lorenzo inizia a verniciare lo skeg e le zone circostanti e applica la prima mano di antivegetativa autolevigante all’opera viva.

Sabato

Passiamo tutto il giorno con il rullo in mano ma se non altro alla sera si incominciano a vedere i risultati.

Oggi è venerdì e alle 17 si radunano sotto la nostra barca quasi tutti gli operai del cantiere, che ci hanno preso in simpatia, con una cassa di birre e passiamo un paio d’ore piacevoli parlando, dato che molti sono originari delle Tuamotu, di pesca e di pesci.