Rangiroa e Apataki

dal 17/01/99 al 23/01/99

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Rangiroa e Apataki

Domenica

Questa notte c’è stato un grosso temporale con un forte colpo di vento, comunque in mattinata il tempo si rimette e quando verso mezzogiorno arriva Punuia il sole splende come al solito. Il trimarano è stato gestito per qualche anno da un’altro skipper che lo ha ridotto in uno stato pietoso.

Non funzionano tra l’altro: il motore, il salpancore, il GPS e il radar. Punuia fra qualche giorno dovrà portarlo a Papeete per rimetterlo in sesto, ma ora vuole fare un po’ di pratica. E’ molto simpatico e parla anche qualche parola d’italiano, dato che ha lavorato parecchi anni sulla barca di Berlusconi che ha stazionato per molto tempo in Polinesia.

Nonostante ci sia pochissimo vento il trimarano raggiunge subito gli 8 nodi e ci godiamo in relax la splendida veleggiata lungo i selvaggi motu della parte est di Rangiroa. E’ tempo di virare e la manovra è piuttosto complicata. Bisogna prima mollare la volante sopravento, mettere in forza quella sottovento, fare passare il genoa che si impiglia sempre nello strallo di trinchetta e virare. Il primo tentativo fallisce miseramente, anche perché nessuno conosce la barca e le comunicazioni in un lingua mista tra italiano, francese, dialetto romagnolo e polinesiano, non sono proprio perfette.

Il secondo tentativo và un po’ meglio e in qualche modo riusciamo a virare.
Poi il vento rinforza un poco ed il bolide inizia a volare sui 14 nodi, così mentre Punuia sta al timone noi ci spaparanziamo sulle enormi reti che uniscono lo scafo principale ai due scafi laterali. Anche Punuia si rilassa e invece di stringere il vento preferisce andare forte al traverso.

Come risultato alle 5 ci troviamo che il vento ha girato esattamente nella direzione in cui dobbiamo andare e dato che siamo piuttosto lontani ci toccherà fare dei bordi. Inoltre per complicare le cose dobbiamo evitare di passare in mezzo ad una distesa di boette per la coltivazione delle ostriche perlifere per non fare danni. Dopo il secondo bordo capiamo che se non passiamo in mezzo alle boette non ce la facciamo prima di notte, così con un po’ di timore di impigliarsi passiamo senza problemi.

Arriviamo davanti la casa di Punuia al calare della sera e riusciamo in qualche modo ad ancorarci facendo un pelo ad una testa di corallo. Certo che il motore è una bella comodità!!! Affamati e assetati ci presentiamo tutti dalla moglie di Punuia che in pochi minuti ci prepara un’’ottima cena polinesiana a base di pesce.

Lunedì

L’avventura di ieri non ci è bastata, così oggi facciamo un’altra uscita con il trimarano da corsa. Il programma prevede una bella navigata fino ad un isoletta nel centro della laguna, poi una bella pescata con barbecue e ritorno.

Ormai ci abbiamo preso gusto le manovre filano via lisce e in un ora, alla velocità per noi pazza di 15-16 nodi, siamo all’isola degli uccelli. E’ veramente bella: una perla verde in mezzo alla laguna blu intenso.

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Appena arrivati ci buttiamo in acqua per la pesca. La barriera è, come al solito, piena di pesci e in poco tempo Punuia e il suo aiutante polinesiano riempiono un secchio di pesci. Noi ci godiamo lo spettacolo e cerchiamo di rubargli i segreti per quando saremo soli e dovremo procacciarci il cibo.

Tornati sulla spiaggia facciamo un bel fuoco che poi ricopriamo di pezzi di coralli morti, per trattenere il calore, poi ci mettiamo sopra una grata con i pesci. Intanto Punuia apparecchia la tavola, costruendo le stoviglie con le foglie   di palma da cocco. Ha una manualità incredibile e in pochi minuti prepara i recipienti che accoglieranno i pesci arrostiti. I piatti consistono di una foglia di una pianta locale e le forchette non ci sono, quindi si mangia con le mani.

Il banchetto termina con delle papaie dolcissime, che Punuia fa crescere nel giardino di casa. Terminato il pranzo buttiamo tutti i “piatti” in mare, ben accolti da una decine di squali che si azzuffano per i nostri rimasugli, e poi ci apprestiamo a tornare, onde evitare un arrivo notturno come ieri. Dato che il salpancore non funziona ci aspetta un bel “digestivo”: in quattro contro vento fatichiamo un bel po’ a issare a bordo la catena.

Navighiamo veloci verso il villaggio, ma arrivati davanti alla passe durante una virata il cordino per tendere la balumina del genoa si impiglia nella crocetta. Ci troviamo così nell’impossibilità di navigare con la corrente che ci spinge lentamente verso i reef che circondano la passe. Dopo alcuni attimi di nervosismo e tentativi falliti di scalare l’albero suggeriamo a Punuia di tirare su con il banzigo il ragazzino che lo aiuta. La manovra funziona e nonostante la vela sia rotta per circa un paio di metri riusciamo a raggiungere l’ancoraggio. Decliniamo l’invito a cena e ci facciamo riaccompagnare in barca.

Martedì

Giorno all’insegna della pigrizia. Dovevamo partire alla volta di Apataki, ma c’è un forte vento da sud est e nessuno ha voglia di andare in mare a sbattere di bolina. Passiamo la giornata facendo un dolce ed il pane e la concludiamo con la ormai tradizionale lunga doccia al diving.

Mercoledì

Oggi si parte, il meteo è buono ed il cielo sereno. Dobbiamo attendere il primo pomeriggio per avere le condizioni favorevoli per uscire dalla passe, ne approfittiamo per a fare un paio di telefonate e per sgranchirsi un po’ le gambe. Passeggiando lungo la passe notiamo dei grossi pesci che nuotano contro la forte corrente.

Sono un piccolo branco di delfini che approfittano della corrente uscente per farsi uno spuntino. Alle 14 lasciamo Rangiroa. Fuori troviamo un vento leggero di 10 nodi, ma esattamente sul naso. Abbiamo poco gasolio così ci tocca fare dei bordi, c’è anche la corrente contraria.

Giovedì

Andiamo piano facendo lo slalom tra i groppi che con il passare delle ore si intensificano. Non riusciamo ad arrivare oggi così mettiamo il cuore in pace e ci sorbiamo una noiosissima lenta navigazione.

Venerdì

Bordeggiamo tutta la notte nel canale tra gli atolli di Kaukura e Autua, poi alle prime luci dell’alba, stufi accendiamo il motore e percorriamo le 20 miglia che ci separano dalla passe nord di Apataki.

Alle 8 siamo all’imboccatura della passe e secondo i nostri calcoli, che però non è che funzionino molto, la marea non dovrebbe ancora essere in stanca, ma in compenso lo siamo noi e così, come ci è già capitato, entriamo lo stesso questa volta con la corrente entrante.

Lo spettacolo all’interno della laguna è, come al solito, da lasciare senza fiato. C’è una luce bellissima e dopo aver navigato due giorni è una bella sensazione navigare senza onde con lo splendido panorama. Per arrivare all’ancoraggio di Rotoava, nell’angolo nord ovest, abbiamo il sole negli occhi, ma ormai essendoci già stati ci ricordiamo dove sono le teste di corallo e alle 9 esausti buttiamo l’ancora.

Gigi e Patrizia non resistono e dopo 5 minuti sono già in acqua, si fanno una bella nuotata fino alla spiaggia deserta e poi una lunga passeggiata.
Noi sistemiamo un po’ la barca e poi andiamo a pesca.

Sabato

Bagni di acqua e sole. Poi si va’ a fare spesa sulla barriera. Fa caldo ed il sole a picco rende “inusabili” le prime ore del pomeriggio, se non per la siesta. Verso le 17, presi da uno sprizzo di energia andiamo a bruciare la nostra immondizia. Veniamo accolti da nuvole di feroci nou-nou (piccoli moschini quasi invisibili) che ci costringono ad un’’affrettata ritirata, dopo avere infierito sulla nostra pelle non protetta dal solito olio di monoi.