Le isole Similan

135 dal 26/12/99 al 01/01/00

Domenica

Lorenzo e Matteo partono alla ricerca dei bagagli dispersi. Tornano con “il tesoro”, panettone, pandoro, salame, prosciutto e altre delicatezze italiane.

Facciamo poi un giro a Phuket dove ci avventuriamo in una delle locali tavole calde bruttissime a vedersi ma buone ed economiche. Poi c’immergiamo nel mercato centrale per fare rifornimento di cose fresche.

In uno dei banchi rimaniamo sbalorditi: in bella mostra un piatto di scarafaggi enormi. Sembrano bolliti e suscitano reazioni di sconcerto anche ai tailandesi. Evidentemente sono una specialità apprezzata da pochi intenditori.

Alle 18 siamo invitati su Cannelle, una barca d’acciaio di 20 anni. I padroni di casa, Martine e Jean Luis sono una simpatica coppia di parigini e con grande ironia ci raccontano le loro disavventure con i problemi che hanno in barca.

Lunedì

Dopo colazione salpiamo e ci involiamo a 6.5 – 7 nodi verso il sud di Phuket, poi di bolina verso la gran baia di Patong. Il vento è forte e rafficoso e Matteo e Nelly si beccano un bel battesimo, che superano ottimamente.

La baia era bella, prima di essere deturpata dalle decine di alberghi costruiti lungo la costa. La spiaggia è piena di ombrelloni, il bagnasciuga è occupato da tantissime long tails e lo specchio di mare antistante la baia è infestata dalle moto d’acqua che sfrecciano a tutta velocità tra le barche ancorate. Un paio di moto d’acqua fanno le gare, ci usano come boa e la tentazione di fare il tiro a segno con la fionda è alta.

Martedì

Saremmo dovuti partire alle 4, ci aspettano 50 miglia, ma visto i 30 nodi di vento e soprattutto il “dolce dormire” riusciamo a partire solo alle 6. L’’inizio è ottimo c’è un bel vento al lasco e andiamo veloci. L’’entusiasmo si smorza dopo qualche ora, il vento cala e siamo costretti ad andare a motore.

Il sole tramonta dietro le isole Similan, e a noi mancano ancora 10 miglia, arriveremo di notte. Non è piacevole, non c’è la luna, e dobbiamo infilarci al buio in un passaggio tra due isole largo poche centinaia di metri. In questi casi il radar è utilissimo e riusciamo ad entrare nella baia abbastanza agevolmente.

Le isole Similan sono un parco nazionale e ovunque è proibito ancorarsi per evitare di rovinare i coralli sul fondo. Purtroppo però i corpi morti nella baia sono tutti occupati e non possiamo fare altro che buttare l’ancora cercando di utilizzare poca catena.

Mercoledì

Giornata splendida con sole e cielo terso.

Appena svegli ci troviamo tutti in pozzetto curiosi di vedere dove siamo finiti ieri sera.

La baia è da cartolina: una splendida spiaggia bianca circondata dalla jungla e da enormi massi di granito. Alcuni sembrano essere in equilibrio precario e non si capisce come facciano a non cadere.

Le Similan sono considerate un paradiso per i subacquei ed essendo parco nazionale, non hanno alberghi. L’’unico modo per visitarle è o di venirci in barca come noi o di imbarcarsi su uno delle decine di barconi che offrono delle crociere tra queste isole. Nella baia ce ne sono sei e ospitando quasi tutti sub, hanno i compressori sempre accesi per caricare le bombole, quindi il rumore di fondo è alto e fastidioso. Una lascia il corpo morto e subito lo prendiamo regolarizzando così la nostra posizione.

Scendiamo a terra. La sabbia è soffice e farinosa e scricchiola sotto i piedi. Sotto gli alberi c’è una base dei rangers e una serie di tavoli e panchine in cui il personale delle navette, che fanno le crociere tra le isole, organizzano il “lunch” per turisti, quasi tutti pallidi giapponesi.

Prima del tramonto saliamo sopra la collina granitica che sovrasta la baia e ci godiamo una splendida vista.

Giovedì

Vana speranza di rimanere soli nella baia. I barconi dei sub se ne sono andati tutti, ma riusciamo a goderci solo un paio d’ore di tranquillità, poi ne ritornano quattro o cinque per il pranzo e al cinguettare degli uccelli si sostituisce il rumore dei compressori.

Conosciamo Claudio. Lo vediamo spuntare dall’’acqua vicino alla barca. E’ di Rimini e lavora, come responsabile delle immersioni, su una delle barche. Lo invitiamo per un piatto di spaghetti, che apprezza molto, dato che il suo equipaggio è completamente tailandese, compreso il cuoco.

Dopo pranzo andiamo ad esplorare i fondali che le agenzie turistiche pubblicizzano come tra i più belli del mondo. Rimaniamo piuttosto delusi. L’’acqua è chiara e limpida, ma i coralli sono scarsi e non troppo in salute e i pesci sono quasi tutti pappagalli e chirurghi e vediamo pochissimi predatori (cernie, carangidi, snappers, etc..). In compenso i sub sono numerosissimi
e tutto sommato è anche divertente osservarli.

Incappiamo in una comitiva di giapponesi, tutti adornati con mute e pinne multicolori e sono pieni di costosissimi gadget. Si immergono in fila indiana e dall’’alto si vede un lungo serpentone colorato che si snoda tra le rocce emettendo grosse colonne di bolle d’aria.

Grande infornata serale, prepariamo la crostata, il pane e la pizza.

Venerdì

In un corpo morto vicino al nostro c’è un lussuoso motoscafo che ospita una famiglia giapponese, il padre la madre, tre figliolette e due baby-sitter. Quando scendono in spiaggia sono uno spettacolo.

Il padre si piazza sulla poltroncina pieghevole e inizia a riprendere le figlie con la telecamera. La madre con le figlie, avvolte in colorate tutine per proteggerle dal sole, fanno il bagno sotto l’’occhio vigile delle due baby-sitter, che vestite di tutto punto si immergono nell’acqua per proteggerle da non si sa quale pericolo.

Siamo molto tentati di andare a pescarci “il cenone”, ma c’’è troppo traffico di barche di sub e dato che è proibito evitiamo.

Claudio, che fa spesso le immersioni notturne all’’interno della baia, ci ha detto che verso sera le aragoste escono dalla tana. Così, armati delle peggiori intenzioni, andiamo in spiaggia a vedere l’ultimo tramonto del secolo e poi torniamo in barca con maschera e pinne (e guanti) con gli occhi ben aperti per vedere qualche rosso crostaceo che possa allietare il nostro veglione.

Le troviamo! Da sotto una pietra spuntano delle antenne bianche. Sono piccole , la baia è piena di barche e sicuramente ci avranno già notato.

Meglio non rischiare, festeggiamo il nuovo millennio con un bel piatto di ravioli.

Sabato

Ce la prendiamo con calma, un bagno, colazione e poi si parte.

Lasciamo le Similan diretti di nuovo a Phuket. Si ripete la solita storia:partiamo
con un bel vento e dopo qualche ora muore e ci tocca smotorare. Per lo meno il mare è liscio e la corrente favorevole. Arriviamo a Kata, una delle spiagge turistiche di Phuket, alle 20.30.