Bequia

dal 18/01/98 al 24/01/98

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Bequia

Domenica

Rotta verso Bequia con uno stop per un bagno a alla baia di Petit Byahaut, però l’acqua è piena di meduse, quindi ripartiamo subito. Gettiamo l’ancora alle 14 a Bequia nella grande Admiral Bay e nonostante sia piena di barche si sta abbastanza bene. Siccome abbiamo i serbatoi dell’acqua vuoti ne approfittiamo per aprirli e pulirli.

Lunedì

La mattina è persa per fare le pratiche di ingresso, come
al solito una bella scocciatura. Facciamo un po’ di spesa e rimaniamo sconvolti
dai prezzi esagerati, non solo delle cose importate ma anche della frutta prodotta
localmente. Inoltre i rasta che hanno in mano il mercato della frutta e verdura
sono veramente assillanti. Ti circondano in gruppo costringendoti ad assaggiare
del mango o della papaia, poi se non compri niente si scocciano e te ne dicono
dietro di tutti i colori. Li mandiamo a quel paese e compriamo qualche pomodoro
dall’unica signora (gentilissima) del mercato.
Il paesino è carino e ci sono dei pittoreschi bar con tavoli e poltrone sulla baia famosi per i loro drink a base di rum. Che sia per questo che Bequia è diventata la base delle barche italiane che fanno charter nel sud dei Caraibi? Abbiamo la possibilità di conoscere personalmente parecchie persone che giornalmente ascoltiamo per radio. Nel pomeriggio arriva Giorgio con il Lady Samanta, e siamo invitati per un aperitivo. La barca è veramente bella e molto ben tenuta.

Martedì

Giornata di pulizia barca e bucato. Nel pomeriggio ci concediamo un paio d’ore di vacanza sulla spiaggia bianca di fronte a dove siamo ancorati. Verso sera presso un internet cafè riusciamo a leggere la nostra posta.

Mercoledì

Passiamo quasi tutto il giorno al computer per rispondere ai numerosi messaggi ricevuti. Qui a Bequia i locali che voglio fare qualche soldo con le barche di passaggio sono molto più furbi. Passano tra le barche chiedendo con un sorriso se si ha bisogno di qualche cosa, lavanderia, pane, frutta, gasolio, acqua ecc… Ti lasciano un volantino con pubblicizzati i propri servizi e se hai bisogno li si può chiamare con il WHF e il servizio è a domicilio.

Giovedì

Facciamo la conoscenza di Renato del Pluga. Renato è un simpatico parmigiano che ha navigato a lungo in Mar Rosso e ne è ancora innamorato. Ci lasciamo ammaliare dai suoi racconti e visto che le carte di quella zona non sono molto affidabili ci fornisce tutti i suoi appunti con le coordinate per entrare in sicurezza nelle marse (che sono degli ancoraggi tra le barriere coralline).
Siamo ancora indecisi se tornare a casa dal Mar Rosso o dal Sud Africa, però oggi vedendo le foto e sentendo i racconti di Renato incominciamo a propendere per il Mar Rosso. Beh, tempo ne abbiamo per pensarci!

Venerdì

Dopo aver chiesto consiglio per radio, salpiamo l’ancora diretti a Saint Vincent, con l’intenzione di andare in cantiere per mettere a secco la barca e ritoccare la vernice scorticata in Gambia e alzare la linea di galleggiamento che a causa dei pesi che ci portiamo è troppo bassa. Purtroppo facciamo un viaggio a vuoto. Il cantiere ha la gru rotta e così torniamo a Bequia rinviando i lavori a data da destinarsi.

Sabato

Questa mattina per radio, all’appuntamento con le barche che sono in Atlantico, captiamo, molto debolmente, un richiesta di aiuto da parte di Mara. Sono a 70 miglia da Capo Verde e gli si è rotto il perno che tiene le piastre a cui sono collegate le sartie basse. Dice che l’albero ondeggia paurosamente e si aspettano che venga giù da un momento all’altro. Per fortuna a Capo Verde c’è Aldo di Ganesh, e si occupa lui di mantenere i contatti ed eventualmente organizzare i soccorsi. Alcuni giorni dopo sapremo che tutto è andato per il meglio e sono riusciti a raggiungere il porto andando a motore con l’albero tutto intero. Un po’ scioccati da queste notizie partiamo per Mustique, che è un isola privata che tutti dicono essere un piccolo paradiso. Arrivati alla punta sud di Bequia cambiamo idea, c’è vento forte da sud-est e quindi per andare a Mustique dovremmo fare dei bordi, inoltre gli ancoraggi dell’isola hanno fama di essere rollanti.Decidiamo di andare a Cannoau. L’isola è ben poco turistica, anche se probabilmente lo diventerà molto in fretta, visto gli imponenti lavori di costruzione che sono in corso. Sulla spiaggia sorge un unico hotel tutto in legno, con tanto di ristorante con vista sul mare. Facciamo una passeggiata in paese. Non è molto attraente, casette isolate e un grosso acquitrino. Non c’è in giro quasi nessuno a parte un ragazzo canadese e alla quarta volta che i nostri percorsi senza meta si incontrano ne facciamo la conoscenza. Rimane affascinato dalla nostra storia e ci invita a bere un aperitivo insieme ai suoi simpatici compagni di charter.