Atollo di Male Sud

146 dal 12/03/00 al 18/03/00

Domenica

Nottata di inferno. Verso le 11 si alza un vento violentissimo da sud est, l’’ancoraggio è completamente esposto.

In pochi minuti si solleva un mare notevole e la barca da dei rabbiosi strattoni alla catena, che striscia sui coralli producendo dei rumori inquietanti. La situazione è pericolosa, se la catena si incastra in una testa di corallo, si può anche rompere, a  causa dell’’enorme tensione indotta dal movimento verticale della barca causato dalle onde.

Il vento rinforza ancora e decidiamo di salpare l’’ancora. Operazione non facile con le onde che rompono sulla prua. Siamo comunque fortunati, e ne l’’ancora ne la catena rimangono incastrate. Ci ripariamo dietro Male e lì la situazione è più tranquilla. Solo che l’’acqua è profondissima, sui 40 metri, e non possiamo ancorarci, così per due ore andiamo lentamente avanti e indietro passando tra le grosse barche da pesca.

La situazione sembra migliorare e finalmente alle 2 torniamo ad ancorarci sulla testa di corallo. Si balla, ma siamo così stanchi che nonostante tutto riprendiamo sonno.

Altre pratiche burocratiche che ci fanno perdere tutta la mattina. Dobbiamo togliere Dino e Daniela dalla lista dell’’equipaggio;la cosa è abbastanza semplice e riusciamo a farla da soli, all’’ufficio immigrazione, risparmiando 20$ richiesti dall’’agente.

Poi vorremmo ritirare il fucile subacqueo di Dino, ma la cosa è impossibile. Per la guardia costiera il fatto che uno arrivi in barca (con un fucile subacqueo) e se ne riparta in aereo pretendendo indietro il proprio fucile è una cosa non prevista e nonostante ci facciano perdere tutta la mattina non riusciamo ad ottenere niente. Lo consegneranno a noi, direttamente in barca, il giorno che lasceremo le Maldive.

Dobbiamo poi rinnovare il nostro visto, che dura un mese, ma la procedura è troppo complicata. Bisogna andare dalle 6 alle 7 del mattino a prendere un numero, poi il giorno dopo con il numero si ha accesso all’’ufficio visti, bisogna lasciare i passaporti e dopo 3 giorni bisogna andarli a ritirare.

A malincuore lasciamo fare il rinnovo all’’agente che per il disturbo vuole 35$. Siamo delusi e stressati per aver perso tutta la mattina a fare la spola tra gli uffici sotto un caldo micidiale senza combinare niente.

Per riprenderci passiamo al mercato e ci compriamo, per 10.000 lire, un red snapper di 5 chili (una specie di dentice) e poi a mezzogiorno percorriamo per tornare in barca la strada lungo la costa nord dell’’isola, davanti alle decine di dhoni ormeggiati sulla banchina. Sulle panchine e sul marciapiede sporco e polveroso ma all’’ombra, gli uomini giocano a carte masticando la noce di betel che li inebetisce, ma forse aiuta a sopportare il caldo e la fame.

La strada è costellata di piccoli negozi, stipati delle mercanzie più strane ed improbabili. Uno è pieno di bocche di squalo, l’’altro di sacchi di cemento e un altro ancora di sacchi di cipolle e patate.

Ci andiamo ad ancorare nella lagunetta vicino all’aeroporto e sotto una fastidiosa pioggerellina ci facciamo il nostro pesce al barbecue.

Alle 17 salutiamo Dino e Daniela che con un motoscafo si fanno accompagnare all’’aeroporto.

Lunedì

Sveglia alle 6, dobbiamo finire di mettere a posto e andare con il gommone all’’aeroporto ad accogliere la mamma e la cugina di Annalisa.

Ce la prendiamo con comodo, tanto siamo ancorati a poche centinaia di metri dalla pista di atterraggio e quando l’’aereo arriva lo vediamo. L’’aereo arriva stranamente in anticipo, ci fiondiamo sul gommone, ma il motore non parte.

Provando ad avviarlo si rompe anche il cordino dell’avviamento. Arriviamo all’’aeroporto con 40 minuti di ritardo e la mamma di Annalisa era già convinta di avere sbagliato isola. Torniamo in barca con il gommone stracarico in 4 con le valige e nonostante il lungo tragitto e le onde arriviamo sani e salvi in barca.

Il tempo è bello. Lasciamo subito il rumoroso ancoraggio diretti a Male Sud, nella lagunetta davanti ad un lussuoso resort chiamato Laguna Beach.

Il posto è bello e l’’ancoraggio protetto da tutte le direzioni. Fa molto caldo e per rinfrescarsi non ce niente di meglio che farsi una bella nuotata tra i pesci colorati.

Martedì

Festeggiamo il compleanno di Luisa (la cugina di Annalisa) che ha compiuto gli anni in volo con un delizioso piatto di cappelletti.

Poi per digerire andiamo a vedere i pesci nella passe. Qui il fondale, prima del Niño, doveva esser eccezionale, ora i coralli sono quasi tutti morti ma ci sono tanti pesci di un enorme numero di varietà. C’’è anche una grossa tartaruga che nonostante la nostra insistenza nel seguirla, non è spaventata e riusciamo ad osservarla da vicino, mentre mette la testa sotto i coralli per cercare aragoste o altri crostacei di cui si ciba. Poi si scoccia e “vola via”, con molta eleganza.

Per entrare al resort, dobbiamo lasciare i nostri nomi all’’agente della sicurezza sul moletto, poi ci danno un cartoncino che è il nostro lasciapassare.

Il villaggio è molto bello e ben tenuto, con bungalow immersi nel verde, spiagge bianche  e l’’immancabile piscina con tanto di Jacuzzi.

La piscina alle Maldive è veramente una cosa per noi inconcepibile! Per mantenerla avrà dei costi incredibili, dato che l’acqua dolce va prodotta con il desalinizzatore, e a pochi metri si ha a disposizione una piscina naturale con acqua calda e piena di pesci.

Una nota sulle spiagge. Qui come in molte altre isolette le spiagge sono per lo più artificiali, create con delle potenti idrovore che aspirano l’’acqua e la sabbia dalla laguna e la gettano sulla spiaggia in formazione. L’’acqua scola via e la sabbia rimane.

Mercoledì

Prima di partire approfittiamo della gentilezza del responsabile del centro di immersioni per riempire 4 preziose taniche d’’acqua dolce.

Siamo diretti a Gulhi e per raggiungerlo dobbiamo attraversare da ovest verso est tutto l’’atollo. Come al solito bisogna stare all’erta per evitare le secche, che comunque dato il sole alto e l’’assenza di nuvole si individuano senza problemi.

L’’ancoraggio non ci soddisfa, è proprio davanti al villaggio ed il fondale è pieno di teste di corallo che sembrano fatte apposta per rovinare la nostra catena dell’’ancora che abbiamo fatto galvanizzare a Phuket.

Proseguiamo costeggiando verso sud il lato est dell’’atollo. Le tre isole successive sono tutte occupate da resort e la laguna in cui sono immerse è quasi completamente insabbiata e non ci è possibile entrare.

Incomincia ad essere tardi, il sole si sta abbassando e incominciamo a preoccuparci. Poi vediamo una macchia più scura all’’interno di una grande distesa bianca di acqua bassa. Andiamo a vedere.

Il passaggio è stretto e c’’è giusto il posto per una barca. C’è anche una corda che galleggia, forse è un corpo morto. Lorenzo si mette la maschera e va a ispezionare. La corda è ben legata ad una testa di corallo e sembra sufficientemente robusta. Bene, abbiamo trovato il nostro angolo di paradiso.

Il posto è veramente bello, sembra di essere fuori dal mondo immersi in tutte le sfumature possibile dell’azzurro con sullo sfondo due isolette verdi piene di palme.

Luisa appena arrivati prova a pescare e non fa in tempo a gettare l’’amo che tira su una bella cernia. Ci riprova e dopo pochi minuti una grossa triglia si invita a cena.

Poi la dobbiamo fermare perché il pesce è più che sufficiente per la cena.

Giovedì

C’è vento da nord e la cappa di caldo afoso se ne è andata.

Oggi la pesca è meno fortunata. Lorenzo e Luisa vanno a pescare, con il bolentino la maschera e le pinne nella vicina passe. L’’idea è di cercare i pesci e poi fargli trovare l’’amo davanti alla bocca. Ma forse non è l’’ora giusta e mentre i pesci grossi, molto numerosi, snobbano completamente i nostri
bocconcini , i pescetti si abbuffano. Ci consoliamo al pensiero di avere ancora
in frigo del pesce da ieri sera.

Su un banco di sabbia c’è un airone che ha pescato un grosso pesce pappagallo, ma non riesce a ingoiarlo. Poveretto, ci fa pena vederlo fare decine di prove senza successo. Decidiamo di intervenire. Torniamo in barca a prendere un coltello e gli facciamo dei bocconcini della dimensione giusta per il suo becco. Lui prima vola via, poi quando noi ci siamo allontanati, ritorna e banchetta. Siamo contenti di avere fatto una buona azione!

Venerdì

Sole e poco vento.

Approfittiamo del posto tranquillo per sostituire l’’elica. Quella che abbiamo è a pale mobili ed ha bisogno di una revisione. L’’ingranaggio delle pale ha troppo gioco e quando l’’elica ruota vibra.

In apnea è un lavoro lungo e faticoso. Lorenzo ci impiega quasi un ora per smontare tutto e sul più bello, l’’elica non esce. Purtroppo non abbiamo l’’estrattore e a martellate, la cui potenza sott’’acqua è scarsa, l’’elica rimane attaccata al cono dell’’asse.

Dopo un’ora di tentativi ci rinunciamo e demoralizzati rimontiamo tutto. Per fortuna che l’’acqua è calda e lo spettacolo dei pesci e di una enorme murena che assiste interessata, rende la fatica più sopportabile.

Sabato

Ancora vento da nord. Aspettiamo che il sole sia lato e poi con un  ora di navigazione di bolina raggiungiamo l’’isola di Embudhu.

Per entrare nella lagunetta incontriamo un numerosissimo banco di delfini acrobati. Sono piccoli e scuri e, data l’abbondanza di pesce, forse sono contenti e saltano facendo delle strepitose piroette. Che spettacolo!

Le note raccolte dagli equipaggi delle barche che hanno visitato le  Maldive gli scorsi anni, dicono che i gestori del villaggio sono scortesi e non amano gli intrusi, quindi non andiamo neanche a vedere.

L’’ancoraggio è protetto ed è comodo perché è a poche ore dall’’aeroporto di Male.