Partenza per le Chagos

150 dal 09/04/00 al 15/04/00

Domenica

Un buon vento da ovest ci spinge per le 15 miglia che ci separano da Male. La navigazione è tranquilla dato che siamo sottovento all’atollo.

Ci ancoriamo all’interno della laguna vicino all’aeroporto e alle 17 in gommone Lorenzo accompagna Mauro e Monica a prendere l’aereo. Il tragitto è lungo e la corrente contro il vento solleva delle fastidiose onde. Arriviamo all’aeroporto che siamo tutti bagnati.

Al ritorno Lorenzo si ferma a chiedere un’informazione all’equipaggio maldiviano di una delle barche da charter per sub che è ormeggiata vicino a noi. Sono gentilissimi e lo skipper parla anche italiano. Domani anche loro devono andare a Male e ci daranno un passaggio.

Lunedì

Alle 8 puntuali ci passano a prendere e in una mezzora siamo nell’affollatissimo porticciolo dei dhoni a Male.

Dobbiamo fare rifornimenti e lo skipper si offe di accompagnarci dai suoi fornitori. La cosa è semplicissima, basta dare la lista delle cose che ci necessitano ed in un paio d’ore troviamo tutto pronto per essere trasportato.

Lo skipper non riesce a trattenere la curiosità e vedendoci caricare 25 kg di farina, 10 di riso e 5 di mozzarella ci chiede se abbiamo intenzione di aprire un ristorante. Quando gli spieghiamo che ci serviranno per stare un paio di mesi alle Chagos, dove non c’è nessuno e quindi neanche i negozi, non riesce a spiegarsi cosa diavolo ci andiamo a fare su un’isola dove non c’è nessuno.

Dobbiamo fare anche rifornimento di gasolio e anche qui il nostro nuovo amico si rivela utilissimo: due parole con un tipo e fissa l’appuntamento. Alle 15 verrà una barca carica di bidoni a farci il pieno, direttamente all’ancoraggio.

Grazie alle nostre conoscenze locali in poche ore abbiamo sbrigato quasi tutte le incombenze tipiche prima di una partenza. Domani non ci resta che riempire la bombola del gas e fare le pratiche di uscita.

Martedì

Ci spostiamo nel pessimo ancoraggio su una testa di corallo in mezzo alla passe, che ha però il vantaggio di essere attaccato a Male.

Annalisa rimane in barca, dato che l’ancoraggio non è sicuro, mentre Lorenzo va a riempire la bombola. Fare il pieno di gas è sempre una cosa complicata; ogni nazione ha adottato un formato dei raccordi delle bombole differente ed è spesso necessario un speciale attacco.

Alla centrale del gas, che si trova su un’altra isoletta raggiungibile con la chiatta che trasporta i camion dell’immondizia, il raccordo non si trova. E’ a Male, il direttore gentilissimo invia un operaio a prenderlo, il risultato è che per riempire una bombola di gas Lorenzo perde 4 ore.

Poi c’è da fare le pratiche di uscita. Dato che ci sembra stupido regalare 50 dollari all’agenzia locale, facciamo da soli. Negli uffici sono tutti gentilissimi, ma le pratiche sono terribilmente complicate. C’è da comprare un foglio in un negozio del centro, poi farselo firmare e timbrare da quattro o cinque differenti funzionari, che chiaramente sono in uffici ubicati distanti tra loro.

Alle 17 Lorenzo sembra vicino alla meta, si è passato tutti gli uffici del caso e ha un foglio pieno zeppo di timbri, ma poi arriva l’ultimo inghippo. La dogana si rifiuta di darci la “clearance” (un documento che certifica che non abbiamo avuto problemi nell’ultimo porto e che possiamo essere accolti nel prossimo), perché dato che partiremo domattina l’inflessibile funzionario richiede che si venga domani.

Non serve a niente spiegargli che siamo ancorati quasi in mare aperto, che il tempo è instabile e che non possiamo restare li per la notte. Così esausti torniamo nell’ancoraggio all’interno della laguna dell’aeroporto, maledicendo la burocrazia che alle Maldive è una vera e propria arte.

Mercoledì

Ci riproviamo, ma questa volta invece di ancorarci sulla testa, Annalisa rimane a bordo ad andare avanti ed indietro davanti a Male, mentre Lorenzo va a ritirare la maledetta clearance.

Il documento è già pronto ed in un quarto d’ora Lorenzo ritorna a bordo. Dato che fuori ci sono le onde, Annalisa entra nel porticciolo delle chiatte che scaricano le mercanzie dalle navi ancorate in laguna, e li Lorenzo sale a bordo e possiamo recuperare con calma il gommone.

Non è ancora finita, la guardia costiera che ha in custodia il nostro fucile subacqueo deve venire a consegnarcelo. Si fanno attendere per 2 ore, che passiamo alla cappa nella laguna. Ne approfittiamo per sistemare la barca e farci un piatto di pasta. Poi finalmente arrivano, con un pericoloso abbordaggio ci passano il fucile, ed un registro, che va debitamente firmato, e poi siamo finalmente liberi.

Lasciamo l’atollo di Male senza una meta precisa. L’idea è di fare un po’ di strada e poi fermarsi per la notte da qualche parte. Il tempo è buono, il vento da ovest di 15 nodi, abbiamo anche una corrente favorevole di un nodo, navighiamo velocissimi e non ce la sentiamo di fermarci, con l’idea che il vento giri e che ci tocchi far dei bordi.

Giovedì

Nottata con groppi. Il vento è normalmente da ovest, ma quando rinforza gira a sud ovest. Il mare è calmo dato che siamo sottovento alle isole.

L’andatura è di bolina più o meno stretta e la navigazione si prospetta lunga e pesante. Quando il vento gira ci tocca allargare e ci stiamo allontanando dalle isole. Così sfuma l’idea di fermarci a dormire per la notte, dato che per raggiungere qualche passe dovremmo bordeggiare.

Teniamo duro con l’idea che poi alle Chagos avremo tempo per riposarci.

Venerdì

Niente di particolare per oggi. Qualche groppo che fa rinforzare il vento e che ci lava con la pioggia, allieta la nottata. Siamo di bolina stretta e la barca, sbatte spesso contro le onde rendendo la navigazione poco confortevole.

Siamo sovraccarichi di gasolio, previsto per il passaggio dell’equatore, ma visto il vento abbiamo il sospetto che ne useremo poco. Non abbiamo ne la fame ne la voglia necessaria per farci da mangiare.

Nel pomeriggio siamo al traverso nell’atollo di Suvadiva, ma non abbiamo nessuna carta e rinunciamo all’idea di una notte tranquilla all’ancora.

Sabato

Ad Adu avevamo intenzione di fermarci! Ma durante la notte il vento è girato più a sud e al mattino ci troviamo spostati di venti miglia ad est.

Proviamo a fare un bordo,ma dopo un ora ci rendiamo conto che contro corrente e contro le onde ripide ci vogliono una decina di ore. Niente da fare, riprendiamo a malincuore a navigare diretti alle Chagos.

Siamo stanchi e demoralizzati e ormai non tocchiamo cibo da due giorni.

Lasciata la protezione degli atolli delle Maldive, Adu è il più a sud, il mare si è fatto più grosso e non è piacevole bolinargli contro.