Le selvagge Vanuatu

d19_3

115 dal 08/08/99 al 14/08/99

Domenica

Dormiamo male, con gli incubi delle onde, comunque dormiamo.

Alle 11, come due zombi, facciamo un giretto a Port Vila, che è una cittadina carina e moderna. Le Vanuatu, prima dell’indipendenza si chiamavano Nuove Ebridi e sono state la sede di un incredibile esperimento: un protettorato anglo-francese. Così la popolazione e la segnaletica stradale è bilingue e si trovano ancora negozi che vendono le baguettes ed il camembert.

Dato che siamo di fretta e che Port Vila è l’ultima città per fare la spesa prima di Darwin in Australia, ne approfittiamo per fare provviste. Al supermercato c’è tutto quello che ci serve e usciamo con un carrello pieno di cose da mangiare, principalmente farina, latte, riso, ecc.

La sera siamo invitati a cena a bordo del Kaya, una bella barca in vetroresina che si sono auto-costruiti Mario e Daniela. Daniela è in Italia e arriverà fra qualche giorno, Mario è un fisico nucleare ed una persona interessante con cui passiamo una piacevole serata.

Lunedì

Il tempo è ancora pessimo, c’è una bassa pressione che sta passando proprio sotto di noi che causa il vento forte, i temporali e la pioggia.

Perdiamo tutta la mattina in giro per uffici per completare le pratiche di ingresso e fare il permesso di navigazione. Poi troviamo la possibilità di collegarci a internet con il nostro computer e leggiamo a posta.

Nel pomeriggio andiamo al mercato, colorito e rifornito anche di verdure non esotiche come l’insalata, di cui facciamo man bassa.

La giornata è volata, così come i nostri propositi di spostarci in una baietta tranquilla. Piove, ci hanno detto che gli squali sono “cattivi” qui, ci sono i serpenti marini velenosi ma la gente è molto cordiale e gentile.

Martedì

Tra vento forte, raffiche e onde scapoliamo la punta dell’isola di Epate e iniziamo a costeggiarla verso nord. Lasciata Port Vila l’isola è estremamente selvaggia, vediamo ogni tanto un piccolo villaggio tra gli alberi della giungla fatto di capanne di paglia da cui spunta il fumo.

Siamo sottovento il mare è calmo ed è un piacere navigare tra le isolette verdi. Facciamo anche un ora di bordi per superare uno stretto passaggio tra due isole, solo per non turbare con il motore la tranquillità del luogo. Poi imbocchiamo Esema bay, che assomiglia ad un fiordo, la risaliamo fino al fondo e ci ancoriamo davanti alla foce di un fiumiciattolo, proprio quando un timido raggio di sole riesce a spuntare tra le nuvole e a donare colore allo splendido paesaggio.

Arrivano alle 15 due locali in canoa, sono simpatici e parlano un poco di inglese. Vivono sull’isola che crea il fiordo, ma hanno gli orti vicino alla foce del fiume su Efate, quindi tutti i giorni attraversano il fiordo con le loro canoe. Stanno tornando a casa carichi di vegetali e ci regalano una zucca e una specie di cetrioli che però si friggono come le patate.

Ci facciamo promettere un’aragosta per domani, dobbiamo festeggiare il compleanno di Annalisa!

Mercoledì

Passa un locale si ferma a chiacchierare, non chiede niente, ha la pelle come un elefante rugosa e secca.

Facciamo un tentativo di esplorazione con il gommone lungo il fiume, ma come ci avviciniamo alla foce inizia a diluviare, torniamo in barca bagnati fradici.


Siamo soli nella baia e dal pozzetto ammiriamo il panorama e le decine di canoe, di solito manovrate da donne e cariche di verdure e bambini. Ci salutano tutti con grandi sorrisi, ma sembrano timide e non si fermano. Legano le loro canoe ai rami pendenti delle mangrovie e poi si inoltrano a piedi nudi nel fango verso l’interno.

Passa il nostro amico delle aragoste e si scusa dicendo che la notte scorsa c’era troppo vento. Ripassa al tramonto senza muta e con una piletta. Ci dice che va a pesca e ripasserà fra un paio d’ore. Fuori fa freddo e ci sentiamo un po’ in colpa.

Per festeggiare il compleanno di Annalisa ci facciamo un bel piatto di tagliatelle.

Giovedì

Alle otto arriva il nostro amico con due grosse aragoste.
Gli offriamo un paio di pinne vecchie di Lorenzo, una è rotta. Lui prova a infilarsele, ma ha dei piedi larghissimi e dopo alcuni tentativi ci dice che invece di infilarsele lui se le legherà ai piedi con una corda.

Gli diamo anche due elastici per il fucile rotti e sembra molto felice e soddisfatto dello scambio. Andiamo con lui a visitare il suo orto, che si trova all’interno della jungla in un area che ha disboscato. Coltiva principalmente la cassava,ma ha anche le verze, i meloni ed i pomodori.

A pranzo facciamo una scorpacciata di aragosta, poi passiamo il pomeriggio a preparare a barca per partire e a cercare di digerire. Andiamo a Laman Bay che dista 60 miglia e ci facciamo la notte. Usciamo dalla baia-fiordo al tramonto, non c’è vento e andiamo a motore.

Venerdì

Scapolata la punta nord di Epate il vento arriva, anche troppo e ci troviamo nella stessa situazione di qualche giorno fà. Ci saranno 40 nodi di vento ed il mare è enorme, forse anche a causa dell’effetto imbuto tra le due isole, ogni cinque minuti c’è un onda maligna che rompe in coperta e ci lava. Il cielo è sereno e stellato.

Andiamo troppo forte, ma non riusciamo a frenare. Rischiamo di arrivare a LamanBay sull’isola di Epi che è ancora notte, non abbiamo la carta dettagliata e l’ingressodella baia è cosparso di reef.
Siamo con l’olimpico e tre mani di randa e ogni tanto un’onda ci fa straorzare, cioè ci gira nella direzione del vento di circa 50°. A quel punto il fiocco inizia a sbattere tremendamente ed il timone a vento ci mette un po’ prima di riportare in rotta la barca.

Arriviamo all’imboccatura alle cinque è ancora buio, ma per fortuna ci sonodelle barche ancorate e le loro luci ci guidano all’interno. Dormiamo un paio d’ore, poi nonostante le raffiche da 40 nodi (questa volta la misura certa, ce lo ha detto un amico americano che ha l’anemometro) andiamo a fare un giro a terra.

Nel tragitto incontriamo un enorme tartaruga (che evidentemente abita qui,perché la rivedremo spesso) che ci guarda e poi si immerge. La giornata, nonostante il vento è splendida, il cielo è azzurro e il verde della vegetazione risalta brillante.

A terra c’è un organizzato villaggio, con tanto di scuola superiore la gente è molto gentile, tutti sorridono e ci danno il benvenuto.
Tornando in barca ci supera una strana imbarcazione, è una canoa con invece della vela due foglie di palma da cocco. Dato il vento le foglie sono sufficienti per fare planare la canoa carica di tuberi, è uno spettacolo vedere la maestria di questi velisti primordiali che timonano conuna pagaia

Sabato

Altra splendida giornata. Ne approfittiamo per fare un giro sulla barriera corallina a “caccia” di tartarughe e dugonghi (sono anche chiamate le mucche del mare). L’acqua è chiarissima, ma non vediamoniente e non peschiamo niente, i pesci sono spaventati, evidentemente gli uomini del villaggio pescano spesso.

Facciamo anche un altro giro al villaggio, giusto per sgranchirsi le gambe e camminare un po’ e poi torniamo in barca. Il vento è calato ed il cielo si è annuvolato. Le due giornate di tempo bello mensile sono terminate e ritorna il tempo grigio e la pioggia.