Addio ad Apataki, Toau e ritorno a Papeete

89 dal 07/02/99 al 13/02/99

Domenica

Eiariki ci ha invitato ad andare su un motu a caccia di caveau, i granchi del cocco, insieme a Lionel al fratello e alle sue figlie.

Accettiamo con entusiasmo l’invito. Quando li vediamo che si iniziano a vestire con pantaloni lunghi e stivali con l’intenzione di avventurarsi nella sterpaglia e nelle paludi all’interno del motu, il nostro entusiasmo ci passa e decidiamo di attenderli insieme a Eiariki e le bambine. Stiamo a mollo in una lagunetta giocando con le bambine, fino a mezzogiorno quando Lionel torna con un caveau enorme.

Lo hanno trovato in una buca e si sono dovuti infilare dentro per prenderlo. Ora ha le temibili chele legate con una fibra presa da una foglia di palma e cerca goffamente di infilarsi in qualche buco. Lo facciamo liberare per fargli un po’ di foto, poi dopo averlo rilegato partiamo per tornare al villaggio.

Oggi è domenica e dato che non lavorano (chissà se negli altri giorni lavorano?) ci propongono di andare a fare una battuta di pesca al tonno in oceano. Così sotto un cielo nero che promette un temporale da un momento all’altro, con il motoscafo del fratello di Eiariki usciamo dalla passe. Ci sono anche gli amici norvegesi Tom e Boya e David.

Il trucco per beccare i tonni è di passare con le lenze al traino in mezzo ai branchi di sardine che sono segnalati da migliaia di uccelli che banchettano. E’ uno spettacolo indimenticabile. Sotto un cielo nero passiamo a tutta velocità in mezzo ad uno stormo di uccelli che non sono per niente spaventati e continuano imperterriti a pescare con delle rapide picchiate sui poveri pesci, che sono attaccati dall’alto dagli uccelli e dal basso dai tonni.

E’ Boya che urla. Bisogna fare presto a recuperare il pesce a bordo altrimenti se lo mangiano gli squali. E’ un tonnetto. Dopo una mezzora peschiamo un bel carangide, quindi la pioggia incomincia a farsi fitta e decidiamo di rientrare. Per cena siamo invitati da Eiariki per mangiare il caveau ed il pesce pescato. Siamo tutti stanchi, quindi alle nove siamo già a letto.

Lunedì

Diamo l’ultimo addio ad Apataki facendoci una passeggiata per il paese poi salutiamo Tomas e Boya molliamo gli ormeggi e ci allontaniamo dal pontile Andiamo a Toau, un altro atollo che si trova 20 miglia più a sud.

Navighiamo con il vento in poppa, da nord ovest, e man mano che ci avviciniamo il cielo si fa sempre più scuro. L’ingresso alla Anse Amyott, una specie di passe cieca in cui vivono le uniche due famiglie di Toau, è da brivido.

La passe è stretta e rivolta a nord ovest e le onde sollevate dal forte vento frangono ai lati. Fino a poche centinaia di metri avevamo l’impressione di doverci buttare in mezzo ai frangenti poi all’ingresso riusciamo a vedere un palo laterale e l’allineamento ed entriamo.

Ci vengono incontro due ragazzini con un motoscafo che ci aiutano ad ancorare con l’ancora di poppa, necessaria per tenere la prua alle  onde. 5 minuti dopo che abbiamo finito le operazioni di ancoraggio arriva un colpo di vento forte da nord ovest che ci fa passare un paio d’ore poco piacevoli.

Martedì

È brutto tempo, il cielo è grigio e piove. Nel pomeriggio il vento gira a nord ed il tempo da qualche segno di buona volontà. Scendiamo a fare la conoscenza dei nostri ospiti. Non ne vedevano l’ora, hanno una gran voglia di chiacchierare.

Sono Tupiri e la sua famiglia e sono parenti di Mamy, la moglie di Assam. Taupiri e la moglie hanno sette figli di cui quattro a Toau e tre in giro tra Papeete, Hawaii e Francia. Vivono vendendo copra e pesce, che catturano per mezzo delle trappole che hanno piazzato nella laguna, alla navetta che fa la spola con Papeete.

Ora questa navetta ha il frigorifero rotto e da un paio di mesi non riescono a vendere il pesce, quindi sono un po’ in crisi. Hanno due belle bambine che, dato che sull’isola non c’è scuola, prendono lezioni dalla madre e si esibiscono nella recita di un paio di poesie.

Torniamo in barca al tramonto quando vediamo il frutto del lavoro del figlio di Tupiri che ha trafficato con fili elettrici tutto il pomeriggio. Ora la loro capanna sulla laguna è illuminata da due brillantissime luci, peccato che i due fari di allineamento non funzionino più!

Mercoledì

Cielo sereno e vento debole da nord est, il tempo sembra ristabilito. Rimaniamo in barca a fare qualche lavoretto fino a che non ci passano a prendere i due figli di Tupiri. Sta arrivando la navetta, quindi vanno nelle trappole a prendere un po’ di pesce da vendere. Dato che il frigorifero non funziona, ne vendono solo quello per il consumo dell’equipaggio e dei pochi passeggeri.

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La trappola è fatta da grosse reti stese verticalmente tra pali di acciaio piantati sulla sabbia. Le reti sono disposte in modo che convogliano i pesci in una camera da cui poi non riescono più ad uscire. Per tirare fuori i pesci dalla trappola ci vanno dentro con una grossa cesta di rete metallica con cui prendono quelli più piccoli. I grossi li infilzano con un lungo arpione.
Il tramonto splendido e la seguente stellata non è da meno.

Giovedì

Andiamo a perlustrare il fondale di fronte all’ancoraggio vicino alle trappole.
Immediatamente capiamo il posizionamento di queste ultime, l’acqua limpida ribolle di pesci di tutti i tipi e dimensioni. Facciamo una bella pescata: due cernie ed un bel pappagallo.

Il meteofax delle 15 ci mostra due piccole depressioni a ovest di Tahiti, la scorsa volta una situazione simile ha causato il giro del vento da ovest. Dato che non abbiamo tempo per aspettare che passino, decidiamo di partire subito. Andiamo a salutare Taupiri e famiglia e usciamo dalla passe appena in tempo al tramonto.

Siamo un po’ tristi, stiamo lasciando le Tuamotu e non sappiamo quando ci torneremo.

Venerdì

Il vento è debole e ci trasciniamo a 4 nodi sotto un sole cocente. Alla traina, con la nuova esca di Annalisa, non abboccano, si rolla a causa delle solite onde incrociate e siamo un po’ frastornati. Ci riprendiamo verso sera con un tramonto rosso fiammante. Chissà se da queste parti conoscono la massima: “rosso di sera bel tempo si spera”??

La notte passa tranquilla.

Sabato

All’alba avvistiamo le montagne di Tahiti coperte da alti nuvoloni bianchi. A 30 miglia da Papeete il vento ci abbandona e ce la facciamo a motore. Nella passe, che ormai abbiamo già fatto 4 volte ci prendiamo un bello spavento.

A causa delle grosse onde da sud ovest che frangono sul reef che circonda Tahiti, la laguna è “piena” e nella passe c’è una fortissima corrente uscente. Ci coglie impreparati e dato che la corrente non si limita ad uscire, ma spinge verso ovest, per poco non finiamo contro la boa di destra.

E’ incredibile come da una situazione tranquilla si possa passare in una situazione pericolosa nel giro di pochi minuti senza nessun segno premonitore. All’interno la laguna è torbida e piena di detriti e schifezze varie. Ci ancoriamo davanti alla cattedrale protestante, dato che domani è domenica e vogliamo andare a messa, famosa per i suoi canti.