Papeete

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90 dal 14/02/99 al 20/02/99

Domenica

Andiamo alla messa della chiesa protestante. La gente è tutta tirata e le donne sono agghindate con vestiti multicolore e sfoggiano tutte dei bizzarri cappelli.
A parte i canti da brivido la messa è noiosa, con delle lunghissime prediche in tahitiano da parte di austeri predicatori.

Non resistiamo ed a metà ce ne torniamo in barca e ci spostiamo a Maeva Beach dove invece di un calmo ancoraggio troviamo che le grosse onde da sud ovest frangono sulla barriera corallina e creano una fastidiosa risacca.

Lunedì

Lorenzo ha 3 o 4 “bubboni” doloranti, probabilmente dovuti a punture di nou-nou che hanno fatto infezione. Nonostante gli impacchi di crema antibiotica non accennano a migliorare così gli tocca prendere gli antibiotici per via orale.

Giornata noiosa, la pioggia si alterna continuamente al sole creando una cappa di umidità poco piacevole. Passiamo la giornata a riordinare le carte nautiche e a fare programmi per le navigazioni future.

Martedì

Oggi è il capodanno cinese si entra nell’anno del coniglio e la folta comunità cinese di Papeete ha preparato una serie di celebrazioni. Alle 5 andiamo al palazzo del comune dove ragazzi e ragazze, rigorosamente cinesi, si alternano in danze, canti e dimostrazioni di arti marziali.

I balli sono carini le ragazzine aggraziate mentre i canti sono uno strazio. Sembrano i lamenti dei gatti in amore e, insieme a Thomas e Boya appena tornati da Apataki, facciamo fatica a non scoppiare a ridere.

Concludiamo la giornata con una cena cinese insieme agli amici norvegesi nelle roulottes che stazionano sul lungomare di Papeete. Sono gli unici “ristoranti” con prezzi accessibili dei dintorni, si mangia sugli sgabelli al banco ma il cibo è  buono.

Mercoledì

Rimaniamo in barca a fare un po’ di manutenzione (cambio olio e filtri al motore) e a continuare a fare progetti per le navigazioni future. Purtroppo a causa degli uragani bisogna decidere ben in anticipo cosa fare nel prossimo inverno australe, in modo poi da trovarsi all’arrivo dell’estate, e dei cicloni, in un posto fuori pericolo. Abbiamo già scartato l’ipotesi di fermarci in Australia, che comporterebbe stare quasi 6 mesi fermi in marina, e stiamo valutando se andare in Micronesia oppure in Indonesia e poi nell’Oceano Indiano.

Giovedì

Giornata dedicata alla burocrazia. Facciamo le pratiche di uscita dalla Polinesia Francese, che ci costa una bella lavata di testa da parte di un antipaticissimo ufficiale dell’immigrazione il quale voleva che durante la nostra permanenza nel territorio gli segnalassimo costantemente i nostri spostamenti.

Recitiamo la commedia dei finti tonti, ci scusiamo tanto per la nostra manchevolezza e alla fine si ammansisce e nel salutarci ci stringe anche la mano!

Venerdì

Domani arrivano Mauro e Monica, quindi facciamo le grandi pulizie e riordiniamo la barca. Nel pomeriggio andiamo a fare un giro a Papeete e dato che non abbiamo niente di particolare da fare ci guardiamo vetrine delle lussuose gioiellerie, così per vedere dove finiscono le perle che abbiamo visto coltivare alle Tuamotu. Qui le perle hanno dei prezzi pazzeschi, probabilmente fatti per i ricchi croceristi americani, che periodicamente inondano la città.

Sabato

Sotto un alba grigia con nuvole nere e minacciose alle 5 andiamo all’aeroporto a dare il benvenuto a Mauro e Monica. Riusciamo a malapena ad arrivare in barca che inizia a piovere, e sembra che non sia una cosa passeggera.

Sistemati i bagagli andiamo subito a farci, nonostante la pioggia, una bella nuotata sul reef. Pomeriggio passato in barca, fuori diluvia, a chiacchierare, spacchettare le cose giunte dall’Italia (pezzi di ricambio, lettere, libri, ecc..). Purtroppo il meteofax conferma quello che dicono alla radio. Siamo sotto una depressione tropicale e sono previsti almeno un paio di giorni di maltempo.