Traversata Galapagos – Marchesi

dal 14/06/98 al 20/06/98

55

Traversata Galapagos – Marchesi

Domenica

Cielo sereno,sole caldo, vento debole. Dato che tutto è tranquillo issiamo il gennaker e la velocità passa da 5 a 7 nodi. Ci facciamo prendere dall’’entusiasmo e lo lasciamo anche la notte, il che comporta una maggiore attenzione ai groppi onde evitare di farsi sorprendere da un colpo di vento.

Lunedì

Notte tranquilla,il tempo è sempre bello ed il mare si sta calmando. La vita in barca diventa confortevole, ne approffittiamo per fare una torta. Mancano 1100 miglia e ci sembra di essere quasi arrivati. Affrontiamo un’’altra notte con  il gennaker.

Martedì

Il vento è giratoad est, ci tocca tangonare il gennaker. Il tempo è sempre bello ed il mare è pieno di pesci volanti che spiccano dei lunghi voli al nostro passaggio.

Proviamo a pescare con la nuova esca di Annalisa e quasi immediatamente sentiamo il mulinello “cantare”. Deve essere grosso perché subito partono quasi un centinaio di metri di filo, poi Lorenzo stringe la frizione ed il filo smette di svolgersi. Ora ci tocca riavvolgere quasi duecento metri di filo sperando che il bestione non spacchi tutto. Ogni tanto si vedono degli spruzzi e un grosso pesce che salta. L’’operazione di recupero è molto lenta, ogni tanto il pesce si scatena e bisogna allentare la frizione e lasciare svolgere un po’ di filo fino a che si calma.

Ci mettiamo quasi un ora a portarlo vicino alla barca. E’ un grosso whaoo e ormai è stremato e si lascia recuperare senza opporre resistenza. Adesso il problema è di come issarlo a bordo, dato che peserà una quarantina di chili.

Prima pensiamo di tirarlo su con una drizza, poi dato che il pesce non sta ’fermo a farsi prendere al “lazo”, Lorenzo lo aggancia con il raffio e con unosforzo da farsi venire l’’ernia lo scaraventa in pozzetto.

E’ il pesce più grosso che abbiamo mai pescato! E’ lungo un metro e sessanta centimetri e quando si dimena ha una forza spaventosa. Lo lasciamo calmare un attimo, poi Lorenzo gli spruzza mezza bottiglia di alcool nelle branchie e le sue pene finiscono. Il pozzetto è tutto imbrattato di sangue e il bello deve ancora venire, ci aspetta un pomeriggio da macellai.

Con i grossi filetti riempiamo il frigorifero, il resto lo saliamo e lo mettiamo a seccare al sole. A pensare che avevamo preparato l’’impasto per la pizza, beh faremo il pane che accompagnerà i filetti di whaoo per la prossima settimana!

Mercoledì

Il vento è calatoancora e ci trasciniamo a 4 nodi con il gennaker. La navigazione è confortevole ed il sole a piombo sta seccando perfettamente i pezzi di pesce stesi lungo tutte le draglie. Ora abbiamo un lavoro in più, infatti al calare del sole bisogna recuperare il pesce, perché con l’’umidità si marcisce, poi all’alba chi è di turno deve ri-stendere il “bucato”.

Giovedì

Notte con poco vento abbiamo tenuto una media di tre nodi con il gennaker, poi al mattino sembra rinforzare un poco.

Assaggiamo un pezzo di baccalà nostrano, ed è buono, sembra quasi prosciutto un po’ troppo salato.

Al tramonto, mentre ci stavamo gustando la nostra zuppa di verdure (in scatola) serale, con nostro grosso stupore vediamo delle luci circa un paio di miglia davanti alla nostra prua. Ci mettiamo in agitazione visto che non riusciamo a capire la direzione della nave e all’’inizio data la quantità di luci ci
sembrava addirittura una piattaforma petrolifera.

Poi ripensandoci la cosa ci è sembrata impossibile, ci sono almeno 4000 metri di profondità, e guardando bene finalmente riusciamo a distinguere le luci di navigazione. E’ un grosso peschereccio oceanico e la sua rotta è perpendicolare alla nostra, e dato che si trova già davanti alla nostra prua non c’’è pericolo di collisione.

Discutiamo se chiamarli per radio o meno, poi decidiamo che saranno sicuramente giapponesi o coreani e lasciamo stare.

Venerdì

La nostra media non è eclatante, 3-4 nodi, ma almeno non andiamo a motore. Sentiamo per radio che anche le barche che ci precedono non hanno vento e stanno facendo a motore le poche centinaia di miglia che mancano alle Marchesi. Non c’è molto da fare a bordo. Di giorno si guarda l’evoluzione delle batuffolose nuvole d’aliseo, di notte si ammira lo spettacolo del cielo australe che è pieno di stelle e costellazioni a noi poco familiari.

Sabato

Sole e poco vento. Giornata di lavori, cambiamo di mura al gennaker, cuciamo i sacchi delle vele.

Poi controllando il motore notiamo che nella sentina c’è un po’ d’’acqua, la cosa è poco piacevole visto che di solito è secca. Ci mettiamo una mezz’’ora a trovare la causa: c’è una minuscola crepa in corrispondenza della saldatura dello skeg. Lorenzo gli mette un po’ di stucco epossidico che sembra fermare parzialmente il piccolo rigoletto. Mancano 600 miglia e speriamo bene.

dal 14/06/98 al 20/06/98

55

Traversata Galapagos – Marchesi

Domenica

Cielo sereno,sole caldo, vento debole. Dato che tutto è tranquillo issiamo il gennaker e lavelocità passa da 5 a 7 nodi. Ci facciamo prendere dall’entusiasmo e lolasciamo anche la notte, il che comporta una maggiore attenzione ai groppi ondeevitare di farsi sorprendere da un colpo di vento.

Lunedì

Notte tranquilla,il tempo è sempre bello ed il mare si sta calmando. La vita in barca diventaconfortevole, ne approffittiamo per fare una torta. Mancano 1100 miglia e cisembra di essere quasi arrivati. Affrontiamo un’altra notte con il gennaker.

Martedì

Il vento è giratoad est, ci tocca tangonare il gennaker. Il tempo è sempre bello ed il mare èpieno di pesci volanti che spiccano dei lunghi voli al nostro passaggio.
Proviamo a pescare con la nuova esca di Annalisa e quasi immediatamentesentiamo il mulinello “cantare”. Deve essere grosso perché subito partono quasiun centinaio di metri di filo, poi Lorenzo stringe la frizione ed il filosmette di svolgersi.
Ora ci tocca riavvolgere quasi duecento metri di filo sperando che il bestionenon spacchi tutto. Ogni tanto si vedono degli spruzzi e un grosso pesce chesalta. L’operazione di recupero è molto lenta, ogni tanto il pesce si scatena ebisogna allentare la frizione e lasciare svolgere un po’ di filo fino a che sicalma.
Ci mettiamo quasi un ora a portarlo vicino alla barca. E’ un grosso whaoo eormai è stremato e si lascia recuperare senza opporre resistenza. Adesso ilproblema è di come issarlo a bordo, dato che peserà una quarantina di chili.Prima pensiamo di tirarlo su con una drizza, poi dato che il pesce non sta’fermo a farsi prendere al “lazo”, Lorenzo lo aggancia con il raffio e con unosforzo da farsi venire l’ernia lo scaraventa in pozzetto.
E’ il pesce più grosso che abbiamo mai pescato! E’ lungo un metro e sessantacentimetri e quando si dimena ha una forza spaventosa. Lo lasciamo calmare unattimo, poi Lorenzo gli spruzza mezza bottiglia di alcool nelle branchie e lesue pene finiscono. Il pozzetto è tutto imbrattato di sangue e il bello deveancora venire, ci aspetta un pomeriggio da macellai.
Con i grossi filetti riempiamo il frigorifero, il resto lo saliamo e lomettiamo a seccare al sole. A pensare che avevamo preparato l’impasto per la pizza,beh faremo il pane che accompagnerà i filetti di whaoo per la prossimasettimana!

Mercoledì

Il vento è calatoancora e ci trasciniamo a 4 nodi con il gennaker. La navigazione è confortevoleed il sole a piombo sta seccando perfettamente i pezzi di pesce stesi lungo
tutte le draglie. Ora abbiamo un lavoro in più, infatti al calare del sole
bisogna recuperare il pesce, perché con l’umidità si marcisce, poi all’alba chi
è di turno deve ri-stendere il “bucato”.

Giovedì

Notte con poco
vento abbiamo tenuto una media di tre nodi con il gennaker, poi al mattino
sembra rinforzare un poco.
Assaggiamo un pezzo di baccalà nostrano, ed è buono, sembra quasi prosciutto un
po’ troppo salato.
Al tramonto, mentre ci stavamo gustando la nostra zuppa di verdure (in scatola)
serale, con nostro grosso stupore vediamo delle luci circa un paio di miglia
davanti alla nostra prua. Ci mettiamo in agitazione visto che non riusciamo a
capire la direzione della nave e all’inizio data la quantità di luci ci
sembrava addirittura una piattaforma petrolifera. Poi ripensandoci la cosa ci è
sembrata impossibile, ci sono almeno 4000 metri di profondità, e guardando bene
finalmente riusciamo a distinguere le luci di navigazione. E’ un grosso
peschereccio oceanico e la sua rotta è perpendicolare alla nostra, e dato che
si trova già davanti alla nostra prua non c’è pericolo di collisione.
Discutiamo se chiamarli per radio o meno, poi decidiamo che saranno sicuramente
giapponesi o coreani e lasciamo stare.

Venerdì

La nostra media
non è eclatante, 3-4 nodi, ma almeno non andiamo a motore. Sentiamo per radio
che anche le barche che ci precedono non hanno vento e stanno facendo a motore
le poche centinaia di miglia che mancano alle Marchesi. Non c’è molto da fare a
bordo. Di giorno si guarda l’evoluzione delle batuffolose nuvole d’aliseo, di
notte si ammira lo spettacolo del cielo australe che è pieno di stelle e
costellazioni a noi poco familiari.

Sabato

Sole e poco
vento. Giornata di lavori, cambiamo di mura al gennaker, cuciamo i sacchi delle
vele. Poi controllando il motore notiamo che nella sentina c’è un po’ d’acqua,
la cosa è poco piacevole visto che di solito è secca. Ci mettiamo una mezz’ora
a trovare la causa: c’è una minuscola crepa in corrispondenza della saldatura
dello skeg. Lorenzo gli mette un po’ di stucco epossidico che sembra fermare
parzialmente il piccolo rigoletto. Mancano 600 miglia e speriamo bene.