Bali

dal 31/10/99 al 06/11/99

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Bali

Domenica

Ci svegliamo alle 4. Ci sembra di dormire in mezzo ad una moschea con il muezzin che ci urla nelle orecchie. Appena fa’ luce partiamo per Bali.

Il profondo canale che separa Bali da Lombok è famoso per “ospitare” la linea di Wallace. Wallace era un naturalista inglese dell”800 che per prima ha scoperto che questo stretto divide la fauna in due categorie differenti.

Le isole a ovest ospitano solo fauna di origine asiatica mentre quelle a est ospitano solo fauna di origine australiana. Questo perché anche in ere precedenti, in cui il livello del mare era molto più basso, il canale non si è mai prosciugato e non ha mai permesso le migrazioni. Così le tigri si sono fermate a Bali e i canguri non sono potuti arrivare in Asia.

Anche gli antichi umani sembra siano stati bloccati dalla linea di Wallace, infatti, solo qualche decina di migliaia di anni fa’ alcuni avventurosi, a bordo di una zattera fatta con canne di bambù sono riusciti a passare il turbolento stretto e hanno dato inizio alla colonizzazione della parte orientale dell’Indonesia, della Australia, e successivamente delle isole del Pacifico.

Abbiamo vento e corrente favorevole fino a metà strada, poi il vento muore e la corrente si inverte. Navigazione penosa a motore contro corrente che a volte è anche di tre nodi. Per fare le ultime 20 miglia ci mettiamo tutto il pomeriggio e imbocchiamo il canale di ingresso del porto di Benoa poco prima del tramonto.

L’acqua è sporchissima, piena di detriti e di sacchetti di plastica e l’ancoraggio è pieno. Entriamo in marina dove ritroviamo gli equipaggi di Margarita e Hoptoad che ci aiutano ad ormeggiare e ci invitano a cena.

Oggi è la notte di Halloween e per gli americani è una grande festa. I ragazzini hanno preparato le zucche in cui hanno intagliato la bocca, gli occhi ed il naso e con all’interno una candela che le rende spettrali i genitori una bella cena a base di pollo cotto al barbecue.

Dopo una giornata di navigazione è piacevole trovarsi in compagnia con la cena già pronta!

Lunedì

Approfittiamo delle comodità del marina. Tra una chiacchiera e l’altra con i vicini, facciamo il bucato, la birra, laviamo la barca e riempiamo il serbatoio e tutte le taniche di gasolio. Ci aspetta un sacco di navigazione a motore!

L’acqua a Bali non è potabile, quindi per riempire i serbatoi prepariamo il tendalino raccogli acqua e attendiamo le piogge serali. Il cielo è grigio, la stagione delle piogge è alle porte e non dovremmo avere problemi.
Nel pomeriggio andiamo a fare spesa in un grande supermercato. I prezzi sono bassi e facciamo un po’ di scorte.

Martedì

Il diluvio notturno ha riempito i serbatoi (200 litri) e alle quattro abbiamo dovuto togliere i tubi per la paura di allagarci.

L’idea era di affittare un motorino e farci un giro a Bali per conto nostro, ma il tempo è brutto e sembra dover piovere da un momento all’altro. Purtroppo siamo di fretta, con la stagione delle piogge arrivano i temporali ed i venti contrari, quindi non abbiamo tempo per aspettare che non piova.

Ci mettiamo d’accordo con un sorridente signore, la trattativa è velocissima e alle nove siamo già in macchina per fare un tour dell’isola.

La prima tappa prevede una sosta in un teatrino per assistere alla danza Barong. E’ una specie di opera solo che invece di essere cantata è danzata. La storia è la solita lotta tra il bene ed il male ma i danzatori sono bravissimi ed indossano dei costumi stravaganti e sfarzosi. Tutta l’espressività è concentrata negli occhi e nelle mani e le varie scenette sono accompagnate da una vera e propria orchestra di suonatori di strumenti a percussione.

Proseguiamo lasciando Dempasar, la capitale di Bali, per Kintamani che si trova sul monte Batur e che offre una bella vista su un vulcano attivo circondato da uno spettacolare lago. Quando la strada inizia a salire con il paesaggio montano cambiano anche il tipo e la densità delle abitazioni. Termina la lunga fila di casette con negozio frontali, piene di souvenirs o di manufatti in legno e iniziano i villaggetti di case tradizionali, attaccate inverosimilmente le une alle altre e tutte con il loro tempietto pieni di offerte.

La nostra guida è simpatica, ma parla poche parole di inglese, così le comunicazioni sono piuttosto difficoltose.

Il primo tempio della giornata si chiama Pura Bsakih ed è il più importante e sacro di Bali. E’ composto da ben 23 templi separati e per entrare bisogna essere vestiti dalle ginocchia alle spalle e indossare una fascia rossa in vita. Così, elegantissimi, con un sarog viola intorno alla vita a mo’ di sottana entriamo nel grande tempio, che è fisicamente e simbolicamente sormontato dalla grande e sfarzosa villa, la casa di vacanze del ex dittatore indonesiano.

E’ il periodo delle celebrazioni per la stagione della raccolta del riso e tutte le statue sono addobbate con grandi drappi bianchi e gialli e ai loro piedi gli altarini sono traboccanti di offerte.

Una famiglia, vestita da festa, siede alla base di una statua ed è intenta a pregare e a porgere doni. Tutti hanno in mano un cestino di foglie di palme intrecciate colmo di fiori bianchi e durante le preghiere lo agitano come per spandere il profumo. La famiglia ha finito di pregare questa statua e si sposta, la seguiamo a rispettosa distanza. E’ al gran completo, i genitori, i nonni ed una decina di bambini, tutti elegantissimi.

Entriamo all’interno di un recinto che racchiude delle grandi vasche di pietra ognuna con la propria fontana che la alimenta con acqua corrente. E’ tempo di fare un bagno purificante. Lo faremmo anche noi, fa’ caldo e siamo tutti sudati, ma abbiamo paura di offendere qualcuno, così ci sediamo in angolo ed osserviamo la famigliola. Senza troppi pudori si spogliano e coperti da un sarong iniziano a immergersi nella prima vasca. Si bagnano il capo sotto la fontana e pregano. Poi cambiano vasca e ripetono la preghiera.

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L’esterno del tempio è pieno di baracche di venditori di souvenirs e per uscire si è costretti a passarci in mezzo. Come al solito hanno tutti le solite cose e tentando di attirare l’attenzione sono piuttosto aggressivi. Se non si è interessati, la tecnica è di non degnare il minimo sguardo alla mercanzia esposta, sorridere e continuare a camminare ignorandoli.

Alla minima titubanza o se ci si sofferma con gli occhi su qualcosa per più di due secondi si è subito circondati da un paio di venditori che quasi ti spingono (fisicamente) a fermarti e a dare un’occhiata alla loro mercanzia.

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Arriviamo a Kintamani all’ora di pranzo. Il posto è squallidissimo, una trappola per turisti! La vista sul vulcano e sul lago è bella, ma si ha poco tempo per apprezzarla, i venditori di strada sono peggio delle mosche.

Durante il viaggio in pulmino siamo stati fermati tre volte dalla polizia e tutte le volte la nostra guida e autista è sceso con una banconota in mano. La polizia è estremamente corrotta e malpagata, così esige un vero e proprio pedaggio, specialmente da parte di chi lavora con il turismo.

Pranzo in un volgarissimo ristorante per turisti con buffet indonesiano, non troppo invitante. Poi ritorniamo verso Dempasar, con visita ad altri tre o quattro templi che ci sembrano tutti uguali. L’ultimo è più interessante, è piccolo e non ci sono turisti.

Stanno preparando per la festa serale e c’è una grande attività. Non ci lasciano entrare perché abbiamo le ginocchia scoperte e nessuno affitta i sarong per coprirsi e la fascia “purificatrice” da mettersi in vita.
Osserviamo dalla porta per una quindicina di minuti l’intensa attività del tempio. Le donne portano dei grossi vassoi pieni di cestellini di fiori, li posano su un altare, dove un sacerdote li “benedice”, poi le donne li portano via. Tutte le statue sono adornate con delle spighe di riso dorate e dei drappi bianchi.

Stanchi, sulla via del ritorno, dopo essere stati imbottigliati in un ingorgo (sono anni che non ci accade e non ne sentivamo la mancanza!) ci fermiamo a visitare una fabbrica di batik.

Noi siamo interessati a vedere come avviene la produzione, loro a venderci dei belli, ma costosissimi batik. A partire da un pezzo di tela bianca il disegnatore (una professione elitaria e ben pagata) disegna a matita il soggetto del batik. Poi pazienti ragazze ripassano tutti i contorni del disegno con delle specie di pennini che invece di bagnare nell’inchiostro, intingono nella cera. Quindi il tessuto è immerso nel colore che tinge solo le parti non coperte dalla cera. Quindi viene lavato in acqua calda, la cera si scioglie e ripetono il procedimento con un bagno di un altro colore.

Arriviamo in barca alle 19 distrutti, un attimo prima del diluvio.

Mercoledì

Dopo il tour de force di ieri, oggi ce la prendiamo con calma. Domani partiamo, quindi sistemiamo la barca, imbottigliamo la birra e scriviamo le ultime e-mail. Siamo in ritardo la stagione sta deteriorandosi e in marina sono rimaste poche barche, quasi tutte residenti. Ci aspetta una lunga navigazione senza vento o con vento contrario, con temporali e piogge.

Nel pomeriggio, prendiamo un taxi e andiamo a fare un giro a Kuta, la spiaggia più famosa di Bali. E’ una lunga spiaggia piena di surfisti,
turisti e venditori assillanti. Offrono di tutto, dai sarong ai massaggi e sono centinaia.

Per fortuna non possono varcare una linea immaginaria a 5 metri dalla strada, quindi una volta superata questa barriera si sta’ abbastanza tranquilli. E’ buffo vedere decine di venditori che dalla linea ti urlano, “one dollar” e si sbracciano per mostrare cosa si può comprare con solo un dollaro.

La spiaggia è famosa tra i surfisti, perché l’onda lunga proveniente dal sud rompe sulla spiaggia creando dei bei cavalloni, che però non sono pericolosi perché il fondale è sabbioso. Oggi le onde sono fiacche e non invitano, rimaniamo a guardare i surfisti principianti.

In un lussuoso albergo sul lungomare c’è un motoraduno di possessori di Harley Davison. Sono tutti ricchi figli di papa indonesiani, bardati con giubbotti di pelle e stivali da cow boy che si pavoneggiano sulle loro costose moto.

Ci buttiamo nel dedalo di viuzze piene di negozi e hotel per giovani. Dobbiamo cambiare dei soldi e siamo alla ricerca di un posto con un buon cambio. Lo troviamo. Un negozio ha un cartello con un cambio del dollaro
estremamente favorevole, 7150 invece di 6600 per un dollaro americano.

Entriamo e una signorina ci conferma che il cambio è proprio 7150. Tiriamo fuori un biglietto da 50 dollari e la ragazza fa’ il calcolo 305,150. L’importo non ci sembra corretto, prendiamo in mano la calcolatrice, digitiamo le cifre ed il risultato è lo stesso. Eppure dovrebbe venire fuori un importo intorno a 350.000. Annalisa prova a battere 5×8 e, sorpresa, il risultato è sempre 305,150. Ci mettiamo a ridere e ce ne andiamo, mentre la ragazza tenta di giustificarsi balbettando qualche cosa.

Torniamo in marina e non avendo voglia di cucinare, ceniamo nel ristorante del Marina.

Giovedì

Lasciamo il Marina, sotto un cielo plumbeo e minaccioso, alle 7 in tempo per prendere la corrente di marea, che dovrebbe aiutarci a lasciare il turbolento canale. La corrente c’è ed è forte, 3 nodi a favore, e dura fino alla punta nord di Bali.

Siamo diretti a Kumai, in Kalimantan (Borneo Indonesiano) e ci aspettano circa 500 miglia. Costeggiamo la costa nord dell’isola a motore evitando centinaia di barchette di pescatori, che curiosi ci passano vicino. Verso sera il cielo si oscura e l’orizzonte è pieno di lampi. Il mare è pieno di lucine delle barche da pesca e ci aspetta una navigazione pesante, sempre all’erta per evitare i temporali o le reti.

Venerdì

Alterniamo tratti a vela e tratti a motore sotto un cielo grigio e una cappa di umidità opprimente. Incontriamo qualche barca da pesca quando passiamo vicini ad alcune isole, ma per ora sono meno del previsto. Durante la notte qualche groppo senza vento ma con molta pioggia.

Sabato

Passiamo a 30 miglia dall’isola di Bewen quando il sole si appresta a tramontare. Il mare è pieno di pescherecci ancorati in mare aperto in balia delle onde. Sono decine e decine. Al calare del sole uno spettacolo incredibile.

Tutte le barche accendono le loro luci potentissime, disposte su delle strutture che sporgono il più possibile dalla barca. Le luci servono per attirare i calamari e a noi sembra di stare per finire sulla costa illuminata di una grande città. Tutto sommato non sono male! Ci fanno compagnie ed essendo così potenti non rischiamo certo di non vederli.