Langkawi

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132 dal 05/12/99 al 11/12/99

Domenica

Stiamo la mattina a giocare con i nuovi acquisti, poi andiamo a fare un ultimo giro a Georgetown.

La città di domenica è piuttosto spenta, poche attività aperte e poca gente in giro.

Pranzo in un poco invitante, ma ottimo ristorante cinese, circondati da famigliole cinesi. Chiaramente nessuno parla inglese, ma la scelta è semplice. Prendiamo l’anatra arrosto che è appesa in una vetrina ed è facile indicarla e l’immancabile riso bollito. Il tutto per 3000 lire, in due!

Il pomeriggio lo passiamo al supermercato a fare provviste.

Lunedì

Alle prime luci leviamo l’ancora, sotto un cielo grigio e piovigginoso.

Dobbiamo fare 55 miglia per arrivare a Langkawi, e neanche a dirlo ce le facciamo tutte a motore. Arriviamo in una baia a sud dell’isola poco prima del tramonto.

L’isola è bella con decine di baie frastagliate e tutta ricoperta di fitta vegetazione. L’acqua è timidamente trasparente, almeno non c’è la sporcizia che abbiamo trovato lungo tutto lo stretto di Malacca. Qui si può fare finalmente il bagno senza rischi di prendersi qualche infezione.

Il cielo è pieno d’i aquile marine, di colore marrone con la testa bianca, che sembrano volteggiare senza il minimo sforzo.

Martedì

Il tempo è triste, cielo coperto e pioggerellina fastidiosa. Ci manca il sole sia a noi sia alla barca che all’interno è tutta umida e ammuffita.

Ci fanno visita Hans e Karin di Mopepo. C’eravamo lasciati ad Ashmore Reef, loro invece di passare da Komodo e Bali, sono andati all’isola di Christmas poi hanno risalito lo stretto di Sonda e sono arrivati fino a Singapore. In questo modo sono riusciti ad avere vento ed a risparmiarsi un bel po’ di ore di motore.

Andiamo insieme con loro in un lago di acqua dolce, che è sopraelevato a poche decine di metri dalla costa davanti a cui siamo ancorati. Hans conosce una vecchia passerella diroccata, che permette di arrivare in un punto del lago lontano da dove arrivano i turisti (ci sono anche i pedalò!).

Ne approfittiamo per fare la doccia ed il bucato poiché non ci capita tutti i giorni di avere tanta acqua dolce a disposizione.

Il lago è splendido. Rocce di granito a strapiombo fanno, insieme alla verde jungla, da corona alla piscina naturale. Sui bordi del lago e sugli alberi scorrazzano le scimmie che non apprezzano la nostra presenza e un grosso maschio ci mostra anche i denti!

Cambiamo ancoraggio, ci spostiamo di poche miglia all’interno di uno spettacolare piccolo fiordo. E’ largo un centinaio di metri con le pareti della montagna a picco in entrambi i lati. Gli alberi sporgono in fuori quasi a formare una volta.

Il silenzio è rotto solo dagli urli delle scimmie, che litigano continuamente, e dai canti degli uccelli.

Ci piace, domani ci prendiamo un giorno di vacanza e ce ne stiamo qui tranquilli.

Mercoledì

Questa notte ci siamo svegliati con un colpo sordo allo scafo. Usciti in coperta ci troviamo a pochi centimetri dall’Halberg Rassy (una barca lussuosa) di antipatici e con la puzza sotto il naso inglesi che sono arrivati ieri sera al tramonto.

Il canale è percorso da strane correnti e così le barche all’ancora navigano per conto loro in tutte le direzioni possibili. Il problema è che gli inglesi sono dei partecipanti della Millenium Rally, che di solito frequentano solo i marina e quindi non ne hanno un idea di cosa voglia dire ancorarsi in sicurezza.

Li guardiamo malissimo e per fortuna capiscono che è meglio che si spostino. Non ci chiedono neanche scusa!

Al mattino facciamo un bel giro in gommone. C’è la bassa marea e le rocce esposte sono piene di scimmie a caccia di conchiglie e crostacei. Sono estremamente timide ma qualche volta, spegnendo in anticipo il motore ed arrivando a remi, riusciamo a sorprenderle. Solo per qualche secondo, poi scappano sugli alberi urlandoci contro.

Ogni tanto ci vola vicino un tucano dal lungo becco e con le penne di mille colori sgargianti. Sono rari e questo è uno dei pochi posti in cui è possibile vederli anche se per pochi secondi, perché poi scappano.

Al tramonto sembra di essere all’intero di una segheria! Ci devono essere milioni di cicale tra gli alberi e questo è il loro momento per socializzare e siccome “parlano” tutte insieme fanno un rumore assordante.

Giovedì

CI spostiamo all’ancoraggio davanti a Kuha, la città principale di Langkawi.

Oggi c’è vento forte e viene esattamente dalla direzione verso cui siamo diretti. Si naviga con pochi metri sotto la chiglia fidandosi unicamente delle carte e del profondimetro, perché l’acqua è verde e non si vede il fondo.

L’ancoraggio è pieno di barche, ne contiamo almeno 50!

Langkawi è porto franco, quindi non ci sono tasse sulle merci in entrata e sugli alcolici che costano pochissimo. Questo è per molti un buon motivo per fermarsi a lungo e fare rifornimento o attendere pezzi di ricambio spediti da casa.

La cittadina ci fa’ subito una pessima impressione in più c’è un sole a picco che crea un caldo micidiale. La città è nuova ed è completamente artificiale. Negozi che vendono di tutto, dall’elettronica, agli alcolici e qualche albergo freddo e apparentemente poco frequentato.

Per noi il motivo principale è di informarsi come fare a ricevere un pacchetto dall’Italia. Vogliamo acquistare un nuovo rollafiocco e per evitare tasse e problemi con la dogana in Thailandia, ce lo faremo mandare qui. E’ semplicissimo, la filiale locale della DHL per poche lire riceve il pacco e lo trattiene fino a che non torniamo a prenderlo.

Quando torniamo al gommone che avevamo lasciato in un piccolo porticciolo abbiamo una bella sorpresa, l’acqua non c’è più e al suo posto un distesa di fango puzzolente. La marea si è ritirata e ci tocca camminare con la melma fino ai polpacci per poter tornare in barca e poi passare mezzora per ripulire il gommone dalla putrida melma.

Venerdì

Oggi qui è giorno di festa, il venerdì è la “domenica” per i mussulmani. Inoltre siamo in pieno Ramadam ed in giro si vedono delle facce smunte a causa del digiuno assoluto che devono rispettare dall’alba al tramonto.

La ragazza dell’Internet cafè ci dice che lei è fortunata, dato che lavorando in ufficio, con l’aria condizionata, riesce a resistere tutto il giorno senza bere, ma per quelli che lavorano all’aperto con il caldo che fa’ è veramente un problema.

Andiamo a fare le pratiche di uscita. Negli uffici sono tutti storditi per il digiuno e lavorano a dei ritmi lentissimi. Comunque in Malesia gli ufficiali sono gentili e cortesi.

Alle 17 il lungomare si anima, decine di bancarelle preparano il cibo e sulla gente rispunta il sorriso. Il tramonto è vicino e pregustano la fine del digiuno e la grande abbuffata che dura di solito fino a mezzanotte.

Sabato

Ultimo giro al mercato per comprare frutta e verdura e dei calamari. Troviamo anche della carne di bufalo indiana, la compriamo curiosi di sapere che sapore ha.

Lasciamo Kaha senza rimpianti e ci dirigiamo verso nord, l’idea è di andare a provare ad entrare in un fiume dove ci hanno detto che c’è uno splendido ancoraggio chiamato “The gap in the wall” (Il buco nel muro).

Per accederci bisogna percorrere un paio di miglia all’interno della foce, che è piuttosto bassa e piena di banchi di sabbia, e poi entrare bisogna passare attraverso un’apertura tra le rocce, larga una decina di metri. Quello che compare all’interno è una lagunetta circondato da un lato da una alta e boscosa montagna e dall’altro da un isola di mangrovie.

C’è solo una barca ancorata e sembra di essere fuori dal mondo. Ci piace! Domani stiamo qui e andremo ad esplorare con il gommone.