Grenada

dal 08/02/98 al 14/02/98

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Grenada

Domenica

Fa caldo ed il sole picchia forte, ma facendo qualche bagno la cosa si sopporta bene. Verso sera vediamo alcuni equipaggi delle altre barche assembrati sulla spiaggia e affaccendati ad accendere il fuoco. I segni sono inequivocabili, c’è un barbecue sulla spiaggia. In frigo abbiamo quattro quarti di pollo, prendiamo qualche patata da cuocere nella cenere e ci uniamo alla festicciola. C’è una capanna di frasche che è diventata la sede di un bar che vende bibite ghiacciate e subito si formano i capannelli multi etnici in cui si chiacchiera, in inglese, ci si scambia informazioni e si gusta la carne cotta alla brace. Enzo e Renata (i genitori di Lorenzo ) non parlando inglese, si dedicano al fuoco e alla cottura e alla fine gli altri ci invidiano il nostro pollo ben dorato. Quando è cotto è il crepuscolo, iniziano ad arrivare le zanzare e decidiamo di rifugiarci in barca dove ci gustiamo il nostro pollo con le patate cotte nella cenere.

Lunedì

Cambiamo ancoraggio, e dopo uno slalom tra i coralli, buttiamo l’ancora a Calvigny Island, dove ci sono tre barche italiane, il Ghibli, Il Nomade, e RunAway. Il posto è molto bello, con una spiaggia di sabbia bianca su cui pascolano le mucche. All’interno dell’isola ci sono i resti di una villa con una vista stupenda e la strada che conduce alla sommità della collina è ancora in buone condizioni. L’isola è, a parte le mucche, disabitata e per la sua bellezza pensiamo che di qui a qualche anno diventerà sicuramente la sede di un villaggio turistico o di un hotel molto esclusivo.

Martedì

Cambia il tempo, giornata uggiosa e afosa, con poco vento e dalla direzione sbagliata, ovest. Per Andrea e Simona del RunAway è un pessimo risveglio: il loro gommone non è più legato sulla poppa, ma spiaggiato a qualche centinaio di metri. Andiamo a recuperarlo e scopriamo che il fuoribordo è sparito e la cima è stata recisa di netto come da un rasoio. Tutti quanti ieri sera hanno notato una barchetta con della gente che fino a tardi pescava, o faceva finta.
In tutti i Caraibi c’è vento da ovest e come sentiamo per radio la sera, la cosa crea parecchi problemi, visto che tutti gli ancoraggi sono protetti verso est ed aperti ad ovest.

Mercoledì

Facciamo un nuovo giro sull’isola a scattare qualche foto, poi salpiamo alla volta di Saint George. Il vento, sempre da ovest è forte e dopo aver provato a fare qualche bordo, siamo costretti ad accendere il motore. Enzo e Renata, che non sono mai andati in barca si prendono una bella “sbatacchiata”, e per riprendersi arrivati a Saint George, mentre noi andiamo leggere la posta internet, si fanno una bella passeggiata nell’attiva cittadina.

Giovedì

Visita all’interno dell’isola. Prendiamo il bus dalla piazza principale che ci lascia alle cascate “Annandale Falls”. Le cascate non sono niente di eccezionale, ma sono circondate da un bel paesaggi con vegetazione tropicale.Ci sono una banda di ragazzi organizzati che si tuffano a pagamento dall’alto nella pozza sotto la cascata. E’ pieno di turisti americani, sfornati da due grosse navi da crociera che abbiamo visto ancorate nel porto di Grenada. Scattano foto a qualsiasi cosa.

Decidiamo di vedere delle altre cascate, quindi prendiamo un altro pulmino che ci porta alle “Seven Falls”. Queste sono meno accessibili, per raggiungerle bisogna percorrere un sentiero per circa un ora e non ci va quasi nessuno. Il sentiero si snoda entro la lussureggiante foresta tropicale, e nonostante sia un po’ fangoso è abbastanza agevole.

Durante il cammino si possono raccogliere vari frutti, e riempiamo una borsa di banane e noce moscata. Infine il sentiero arriva ad un piccolo laghetto in cui si riversa la cascata, che è molto fotogenica visto la splendida vegetazione che la circonda.

Venerdì

Enzo e Renata partono, e mentre loro si fanno un giro al mercato noi prepariamo lettere e liste di cose che ci servono e che ci porteranno i prossimi che ci verranno a trovare. Alle 18 accompagniamo Enzo e Renata a prendere un taxi per l’aeroporto e poi ce ne torniamo in barca.

Sabato

Siamo indecisi se andare a vedere una fabbrica dove preparano le spezie o andare dal dentista (alla radio ci assicurano che qui costa poco e sono bravi); decidiamo per la cosa più sgradevole ma necessaria, visto che ci attendono lunghe navigazioni in luoghi remoti ed il pensiero di avere mal di denti in mezzo al mare ci fa rabbrividire.

Il dentista è molto simpatico, ha studiato in America e sembra competente; ci fa un controllo accurato e fortunatamente è tutto in ordine.
Questa sera partiremo alla volta di Trinidad e visto che è sabato e che ci siamo dimenticati di fare le pratiche di uscita questa mattina, ci tocca pagare lo straordinario ai doganieri (15 US$), ci scoccia un po’ ma l’alternativa è aspettare lunedì.

Dopo un paio d’ore di preparativi, come al solito frenetici, alle 18 con l’ultima luce usciamo dal porto di Sant George. Il vento è piuttosto forte e la navigazione di bolina non è molto confortevole, però almeno c’è la luna piena e andiamo forte.