Pescati da una spadara

dal 20/07/97 al 26/07/97

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Pescati da una spadara

Domenica

Facciamo un altro giro con lo scooter per visitare la parte sud di Lipari, poi accompagnati i genitori di Annalisa a prendere l’aliscafo ce ne andiamo a Panarea dove ancoriamo in una bella baia affollata da barche di Roma

Lunedì

Ci prendiamo un giorno di ferie, rimaniamo a Panarea.

Martedì

Ci spostiamo a motore verso Stromboli, che è il classico vulcano conico ed è attivo, infatti ogni quarto d’ora emette del fumo e della lava, che cola da un lato ripidissimo dell’isola arrivando direttamente al mare.
Il paese davanti a cui ci ormeggiamo, Ficogrande, è formato da alcune decine di casine bianche con le finestre di colori sgargianti il tutto sullo sfondo nero della lava; anche la sabbia della spiaggia è nera.
Alle 16.30 partiamo per Ustica (90 miglia). Traversata tranquilla fino a mezzanotte, quando Annalisa si accorge che nonostante le vele gonfie di vento il log segna una velocità di 0 nodi. Dopo una rapida indagine con un potente faro, capiamo il motivo dell’arresto: siamo stati pescati da una spadara.

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Le spadare sono reti lunghe anche decine di chilometri che sono lasciate alla deriva per tutta la notte e sono recuperate la mattina; chiaramente sono illegali in quanto oltre a pesci spada prendono i delfini, le tartarughe e …le barche. Sono pericolose per la navigazione in quanto poco segnalate. Subito ammainiamo le vele e cerchiamo di liberarci; la rete si è incastrata nel timone, temiamo a tagliarla completamente
(sarà alta una trentina di metri) e quindi dopo circa un’ora decidiamo di chiamare
la capitaneria di Palermo per chiedere consiglio. Questi giustamente la prendono
per una chiamata di soccorso, e nonostante le nostre assicurazioni circa la
nostra salute, ci mandano una motovedetta. Anzi due visto che sentiamo per radio
che anche un motoscafo della guardia di finanza sarebbe venuto in nostro soccorso.
10 minuti prima del loro arrivo si accosta un peschereccio, sono i pescatori
proprietari della rete; parlano un siciliano stretto ed è difficile capirli.
Subito salgono a bordo,e iniziano a tagliare la loro rete fino a che ci liberano.
Proprio in quel momento giunge la guardia di finanza che dopo essersi accertata
che noi stessimo bene si rivolge ai pescatori dicendogli che la rete era illegale
e che il giorno dopo avrebbero dovuto presentarsi in capitaneria.

Noi vorremmo proseguire ma il comandante del motoscafo della guardia di finanza
è fermo nel consigliarci ti ritornare indietro fino a Salina per verificare
che non avessimo subito danni al timone o all’elica. Cosi scortati prima dalla
Guardia di Finanza poi dalla motovedetta della capitaneria alle 7 arriviamo
a Salina. Lorenzo si immerge, e dopo aver tolto alcuni brandelli di rete dal
timone verifica l’assenza di danni. Finalmente possiamo andare a dormire .

Mercoledì

Ci riproviamo; alle 12.30 ripartiamo alla volta di Ustica. Alle 20 ci risiamo: un’altra rete senza alcuna segnalazione ci blocca. Per fortuna c’è ancora un po’ di luce, Lorenzo prende la maschera e si immerge: in un attimo siamo liberi. Comunque si prevede una lunga notte cercando di non essere pescati.

Giovedì

Passiamo tutta la notte a fare lo slalom tra le reti; ormai abbiamo imparato la tecnica. Appena si avvistano le luci bisogna chiamare per radio i pescatori, i quali ti danno istruzioni su come evitarle. Alle 9 arriviamo ad Ustica, il piccolo porticciolo è pieno, in banchina si possono ormeggiare 6 o 7 barche, così aspettiamo alla fonda che si liberi un posto.

Ustica è la sede dell’unico parco nazionale marino in Italia ed è considerata un paradiso per i sub.

Venerdì

Dobbiamo partire per la Sardegna, ma il tempo non ci convince, c’è un forte maestrale e decidiamo di rimandare. Facciamo bene: nel pomeriggio sentiamo per radio un avviso di burrasca con mare forza 8.

Sabato

La burrasca non si è ancora placata; ne approfittiamo per vedere parte dell’isola con il gommone. Alle 7 arriva una barca con la randa a brandelli e si capisce subito che deve essere successo qualcosa. Arriva l’ambulanza dell’isola; lo skipper della barca si è rotto alcune costole, e viene subito trasportato all’ospedale. Dai racconti dell’equipaggio, vicino all’ammutinamento, sembra che lo skipper (che ha partecipato alla regata intorno al mondo Whitebread) non abbia voluto ridurre le vele ed hanno cavalcato la burrasca rompendo sia lo spinnaker sia la randa.