Vavau, visita alla Principessa

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104 dal 23/05/99 al 29/05/99

Domenica

Cielo coperto e vento forte, raffiche di 30 nodi. Siamo contenti di non essere andati a Nuku Alofa e di essere al riparo in baia invece che a ballare in mare. Fuori c’è una burrasca coi fiocchi! La giornata passa tranquilla tra un lavoretto e l’altro.

Lunedì

Il tempo è ancora infame.

Da Port Morel torniamo a Neiafu. Durante la breve navigazione (6 miglia) lungo una specie di fiordo, siamo investiti da un fortissimo vento, che incanalandosi tra le montagne, quasi ci stende. Dopo pochi minuti, scapolato un promontorio, tutto si calma.

Ci ancoriamo sotto la villa della principessa di Tonga, che ogni tanto viene a farsi qualche giorno di vacanza “al mare”. Forse la Principessa è in casa, andiamo a farle un visita.

Sotto un tetto di foglie di palma intrecciate una ventine di donne anziane, tutte vestite di nero con una stuoia di pandano intrecciato in vita, stanno lavorando su un enorme tapa.

Su una grande stuoia sta seduta la principessa, ben distante da due cortigiane. La principessa, al contrario delle favole è un donnone di almeno 100 Kg e per niente bella! Timidi, rimaniamo in piedi fuori del cancello aperto sperando in un invito.

Dopo quasi dieci minuti, quando ormai abbiamo perso ogni speranza, un’’anziana signora, che parla un poco di inglese, con un cenno ed un sorriso ci invita all’interno. Entrati iniziamo ad osservare il lavoro delle donne ma la Principessa non ci degna di uno sguardo.

Annalisa, prova ad avvicinarsi per rendergli omaggio, ma Lei continua a parlare con le cortigiane come se non esistessimo. Dopo altri cinque minuti, fatto un paio di foto alle donne che lavorano il tapa, la signora anziana che ci ha invitato ad entrare ci accompagna all’interno dell’adiacente scuola per mostrarci il grande tapa che hanno appena finito di costruire e che regaleranno alla principessa.

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Il tapa èlungo una cinquantina di metri e largo dieci e per distenderlo sono necessarie 5 o 6 donne. Date le dimensioni i disegni sono un po’ grossolani, ma il colpo d’occhio è notevole. Facciamo un po’ di foto, poi dopo aver fatto due chiacchiere con la simpatica signora la ringraziamo e ce ne andiamo, senza degnare la principessa di uno sguardo.

Forse ha capito che non siamo di sangue blu o forse non siamo vestiti degnamente, dato che i nostri vestiti sono ormai quasi tutti scoloriti dal sole!

Martedì

C’è uno spiraglio di sole. Annalisa ne approfitta per andare in lavanderia (in realtà è una signora con una lavatrice nel cortile) a fare un bucato, mentre Lorenzo fa la manutenzione al motore, cambio olio e filtri.

Il vento è ancora forte e le barche sono tutte a Neiafu, una buona occasione per fare un po’ di vita sociale. Rincontriamo Galip, una bella barca francese in alluminio, incontrata in Polinesia ad Ahe e finisce che ci invitano a cena insieme a Gigi e Irene. I “Galip” sono di Bordeaux, parlano un francese strettissimo (capiamo una parola su due), molto più apprezzabile la loro rifornita “cantina”!

Mercoledì

Oggi arriva la mamma di Annalisa, insieme agli amici di Gigi e Irene. Andiamo ad accoglierli all’aeroporto. Il taxi è un pulmino scassatissimo con buchi di ruggine nella carrozzeria. Arrivano con un ora di ritardo, ma le valige ci sono tutte, e non è poco!

Tradizionale pomeriggio speso a spacchettare i “regali” dall’Italia, a leggere i giornali appena giunti e a recuperare i mesi di chiacchiere arretrate.

Giovedì

Il vento è ancora forte, ma almeno c’è il sole. Dalle carte meteo sembra essere passata e domani inizieremo ad esplorare le isolette delle Vavau. Oggi ne approfittiamo per fare la spesa al mercato.

Venerdì

Ci spostiamo di nuovo a Port Morel, dove insieme al Va Pensiero, abbiamo organizzato una cena tongana. Dato che non ci sono luci la cena è alle 5 di pomeriggio, in modo da riuscire a tornare in barca prima del buio.

La cena si tiene a casa di un intraprendente tongano e per raggiungerla ci facciamo una bella passeggiata nel bosco. La casa è circondata da decine di maiali, che scorazzano liberi e la cena, neanche a dirlo, prevede un maialino arrosto, oltre a tante altre specialità tongane.

Dato che non ci sono piatti, ognuno è dotato di una foglia di banana e, con le mani, poiché le forchette non esistono, ci si serve come in un buffet. Facciamo onore al povero maialino e alla fine, la moglie del padrone di casa ci fa anche un balletto.

I tongani sono polinesiani come quelli della Polinesia Francese, ma che differenza tra le due culture! La musica della Polinesia Francese è piena di ritmo e le danze (il tamurè) sensuali e coinvolgenti, la musica tongana è una vera lagna e la danza molto statica, con solo alcuni lenti movimenti delle mani.

Probabilmente le danze tongane sono il risultato della severa censura dei missionari, mentre a Tahiti, dove con i francesi i missionari avevano meno potere, il tamurè è riuscito a sopravvivere.

Sabato

C’è ancora vento forte, ce ne restiamo a Port Morel.