Fatu Hiva e Hiva Oa

dal 28/06/98 al 04/07/98

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Fatu Hiva e Hiva Oa

Domenica

Andiamo a messa, non per un’’improvvisa crisi mistica, ma per assistere ai dolcissimi canti che accompagnano la funzione religiosa. In chiesa c’è praticamente tutto il villaggio, sono tutti vestiti a festa e le donne sfoggiano delle belle acconciature ornate con erbe e fiori. La funzione è molto partecipata, tutti cantano e incredibilmente nessuno è stonato.

Verso sera torniamo a terra per assistere alle prove di ballo. Il prossimo 14 luglio c’è una grande festa, per commemorare la presa della Bastiglia, e tutti villaggi partecipano alle gare di ballo che si tengono a Hiva Oa e a Nuku Hiva.

Probabilmente i marchesani non sanno neanche cosa sia la Bastiglia, ma per loro ogni scusa è buona per fare festa, inoltre sembra che ogni villaggio riceva dal governo francese dei soldi per organizzare il proprio balletto.

Le prove si svolgono su uno spiazzo davanti alla spiaggia. Ci sono 5 o 6 uomini che suonano i tamburi, e una ventina tra ragazze e ragazzi che ballano il tamurè. Gli uomini si lanciano in ritmi frenetici percuotendo i loro tamburi con una velocità impressionante. I tamburi sono sia orizzontali (dei tronchi scavati con una fessura nella parte superiore che producono un suono molto secco) che verticali (un pezzo di tronco cavo con la classica pelle di capra tesa ad una delle estremità) e sono tutti finemente incisi e decorati.

I danzatori sono veramente aggraziati e anche le donne non più giovani, e belle formose, si muovono con un’’agilità insospettata. Ogni tanto uno scroscio d’acqua interrompe le prove, ci si rifugia tutti sotto una tettoia, poi quando smette ricominciano: ridono sempre e sembra che si divertano tantissimo.

Lunedì

Niente di particolare oggi, facciamo il bucato, riempiamo i serbatoi d’’acqua e nuotiamo un po’. Non essendoci barriera corallina, la baia è completamente aperta all’oceano e sembra che la visita di qualche grosso squalo martello o tigre sia piuttosto frequente, quindi non ci allontaniamo molto dalla barca.

Martedì

Alle 8 salutiamogli amici e partiamo alla volta di Hiva Oa. Il mare è piuttosto mosso e c’’è un bel vento, andiamo forte e alle 16.30 siamo ad Atuona. Lo spettacolo che le montagne e le vallate offrono è fantastico anche qui.

Un enorme anfiteatro di monti verdissimi circonda la baia, che è aperta ad est, ma grazie ad un frangiflutti l’ancoraggio è abbastanza riparato. E’’ piena di barche e dobbiamo ancorarci con due ancore sia per evitare di andare a sbattere con le altre barche che per offrire all’’onda lunga che entra nella baia, la prua e rendere il dondolio un po’ più confortevole.

Mercoledì

Nella mattinata riusciamo a telefonare a casa dopo tanto tempo, poi nel pomeriggio andiamo in paese per espletare le pratiche d’’ingresso. Camminando lungo la splendida strada che costeggia la baia basta mettere fuori il pollice che subito qualcunosi ferma e ci da’ un passaggio. Andiamo alla gendarmeria dove con un po’ di fortuna riusciamo  a non pagare il “”Bond de Caution””, cioè una cauzione di 1100$ a testa che serve alle autorità francesi per pagare il rimpatrio in caso sia necessario.

Notando che le banche il mercoledì pomeriggio sono chiuse diciamo al gendarme che siamo in partenza e che lo pagheremo a Nuku Hiva. Il gendarme mugugna un po’ e poi ci fa’ il timbro sul passaporto. La storia della cauzione è una cosa molto scocciante e probabilmente anche illegale, visto che la Polinesia è un territorio di oltre mare della Francia e quindi fa’ parte dell’Europa. Inoltre si è costretti a depositare il denaro invaluta locale e oltre a non prendere alcun interesse bisogna anche pagare la banca perché ti custodisca i soldi!

Questa sera siamo invitati a casa di una famiglia marchesana per una cena composta solo da piatti tradizionali. La cena è stata organizzata da un’americano che bazzica in barca da queste parti da più di vent’anni, parla polinesiano e conosce tutti.

Alle 18 ci troviamo sul moletto insieme a cinque o sei equipaggi delle altre barche siamo trasportati in una bella casa sulla collina. Ci sono parecchie persone che già conosciamo ed altre di cui facciamola conoscenza, l’’ambiente è molto gioviale e gli ospiti suonano e cantano le tipiche canzoni polinesiane accompagnate dall’’okulele, una specie di chitarrina.

La cena è fantastica! Pesce crudo marinato nel limone con latte di cocco, pomodori e carote crude, pollo con foglie di taro (hanno un sapore simile agli spinaci),costolette di maiale insieme con una specie di fagiolini e per finire il PoePoe, un dolce fatto con i frutti dell’’albero del pane fermentato e poi servito immerso nel latte di cocco.

Insomma una cena pantagruelica accompagnata da ottima musica.

Giovedì

Sotto un sole cocente saliamo a piedi sulla collina che sovrasta la baia per andare a trovare uno scultore olandese che si è stabilito qui e, a quanto ci  anno detto i ragazzi di Ataram, è in causa con lo stato francese ed è molto informato riguardo alla questione del Bond. Abita in una casa stupenda con un immenso giardino pieno di piante e delle sue sculture e composizioni artistiche fatte con materiali naturali e rottami riciclati in maniera geniale.

Facciamo una lunga ed interessante chiacchierata. E’ arrivato qua in barca (che è ancorata vicino alla nostra) 6 anni fa’ con la moglie e visto la bellezza del posto ha deciso di fermarsi un po’. La moglie fa l’’insegnante e lui costruisce e vende, ai pochi ma danarosi turisti americani che arrivano di tanto in tanto con le navi da crociera, le proprie sculture.

Ci conferma che la Polinesia fa parte dell’Europa, i polinesiani hanno passaporto francese, e quindi in teoria noi potremmo stare qui senza problemi come se fossimo a Parigi. Ci dice anche che a Papeete si è creata una specie di mafia composta da politici polinesiani legati alle ricche famiglie cinesi che gestisce il potere e le enormi cifre che la Francia spedisce qui per fare indisturbata i propri esperimenti nucleari e che se ne fregano delle leggi europee e fanno come gli pare.

Nel pomeriggio arriva Maracla e li invitiamo a cena.

Venerdì

Ritorniamo in paese, dove finalmente riusciamo a cambiare i soldi e facciamo un poco di spesa. Insieme a Peppino Lucia e Blu andiamo a visitare il cimitero che ospita due importanti artisti che hanno deciso di  venire a terminare la loro vita in questo paradiso: Paul Gauguin e Jacques Brel.

Il cimitero è situato in una posizione invidiabile e ci godiamo una splendida vista sull’’oceano e le verdi montagne.
Passiamo poi all’’infermeria del villaggio per prendere le pillole contro l’’elefantiasi, una malattia trasmessa dalle zanzare che fa diventare le gambe come quelle degli elefanti.

Sabato

Ci svegliamo con il cielo completamente nero. Piove tutto il giorno senza un attimo di tregua e restiamo in barca a poltrire.