Moorea

dal 27/09/98 al 03/10/98

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Moorea

Domenica

Passeggiata lungo la costa fino alla Baia di Cook. Lungo la strada sbirciamo nei giardini delle numerose villette. Alcune sono delle vere e proprie baracche, altre sono delle belle casettine in muratura; comunque tutte hanno un bel giardino pieno di fiori e di alberi da frutto e sopratutto una magnifica vista sulla laguna. Con il sole a picco il ritorno è molto più lungo e giungiamo alla barca esausti ed assetati.

Lunedì

Lorenzo di prima mattina va a Papeete con il traghetto per andare a ritirare la lettera di accettazione della domanda di prolungamento del visto, poiché questo ci scadrà dopodomani.

Annalisa con la sua mamma va a fare una visita al famoso Club Med, che si trova nell’angolo ovest dell’isola. Qui è veramente turistico: negozi di souvenir, noleggi di auto, scooter e biciclette, bar e ristoranti.

Il motu su cui sorgono i bungalow del Club è carino, ma sembra finto.

Martedì

Partiamo alle 8, ci aspetta una lunga passeggiata in salita per raggiungere il Belvedere da cui si gode di una vista splendida sulle due famose baie di Moreea. La nostra speranza è di ottenere un passaggio da qualche macchina, ma sono tutti pulmini o fuoristrada dei tour organizzati e così, seguiti da un cane, ce la facciamo tutta a piedi.

Dalla baia la strada s’inoltra in mezzo a verdi pascoli pieni di mucche e pecore. L’allevamento non è una tradizione polinesiana, ma qui la scuola di agricoltura cerca di promuovere l’allevamento. Più c’inoltriamo piùla strada si fa ripida.

Facciamo un pausa per visitare un Marae, cioè un antico altare in cui i polinesiani prima dell’arrivo dei missionari, compivano i loro riti propiziatori. Alcunidi questi riti prevedevano sacrifici umani che finivano poi in banchetti a basedi carne umana.

A parte la suggestione del posto il marae non è altro che una piattaforma di pietre tra gli alberi. Ogni 10 minuti arriva un pulmino che scarica decine di vecchi turisti americani e giapponesi e ci divertiamo ad osservare le loro facce quando la loro guida gli spiega, probabilmente esagerando un po’, come avvenivano i riti su quest’altare.

Qualche chilometro e raggiungiamo un altro punto di interesse archeologico. E’ un’altra piattaforma di pietre, ma non destinata ai sacrifici umani, ma alle gare di tiro con l’arco. Tra i polinesiani era tabù utilizzare l’arco in guerra.

Infatti, era considerato uno strumento di divertimento e qui si svolgevano le gare tra i giovani dei villaggi della vallata. In pratica vista la maggiore capacità offensiva dell’arco rispetto alle lance e alle clave, il tabù era un primitivo patto di limitazione degli armamenti, in modo da ridurre le perdite di giovani guerrieri. Finalmente giungiamo al belvedere. La vista è da lasciare senza fiato!

A sinistra si vede la baia di Opunohu, in mezzo una alto picco e a destra la baia di Cook. C’è un gran via vai di turisti che arrivando in pullman, scattano due foto e se ne vanno. Noi dato che abbiamo camminato tre ore ci gustiamo con calma il paesaggio. Al ritorno un temporale ci coglie lungo la strada. Due ragazzi si impietosiscono e nonostante siamo tutti bagnati ci danno un passaggio fino alla testa della baia. Poi percorriamo altri tre chilometri per arrivare alla barca stanchi e affamati.

Mercoledì

Siamo tutti indolenziti dalla passeggiata di ieri quindi oggi si sta in barca a riposarsi.

Giovedì

Pesca sul reef. I pesci sono spaventatissimi e Lorenzo riesce a prendere una decina di pescetti rossi che nonostante siano pieni di spine si rivelano molto saporiti.

Venerdì

Approfittiamo della giornata di poco vento per tornare a Tahiti a motore. Arriviamo a Maeva Beach verso le tre. Il numero di barche è molto diminuito ed in pratica sono rimaste solo le barche, quasi tutte francesi, che passeranno la prossima stagione dei cicloni in Polinesia.

Sabato

Il programma del giorno prevede un giro dell’isola di Tahiti con un’auto a noleggio.

Lorenzo alle 6.30 va’ all’aeroporto per ritirare l’auto poi si parte per il tour esplorativo dell’isola. Tahiti è formata da un’isola grande ed una penisola che è attaccata per mezzo di uno stretto istmo. E’ tutta circondata da una strada panoramica che noi decidiamo di percorrere in senso orario.

Oggi facciamo i turisti, quindi seguiamo scrupolosamente le indicazioni della guida turistica che ci hanno dato insieme all’auto. Passata Papeete, che è molto più estesa di quello che pensavamo, facciamo una deviazione per raggiungere un belvedere a 600 metri di altezza. Dall’alto si gode di una bella vista sulla città e su Moorea. Poi il programma prevede una visita della tomba di Pomarè V, che rimarrà famoso per avere venduto la Polinesia ai francesi in cambio di una grossa fornitura di liquore Benedectine, di cui era un grande bevitore. Forse è per questo che la tomba è sovrastata da una bottiglia!

La strada prosegue e le case si diradano sempre di più e prendo un aspetto più polinesiano con dei bei giardini pieni di fiori ed alberi da frutta. La costa è frastagliata con delle lunghe spiagge nere su cui frangono i bianchi frangenti. L’attrazione successiva è una bella cascata che si getta tra le rocce lucide coperte di muschi e di verde vegetazione. In fondo c’è il classico laghetto in cui fare il bagno e .. la doccia.

Giunti all’istmo, dato che la strada non gira intorno alla penisola, scegliamo di vedere prima la parte sud che è piuttosto bella con le montagne a picco sulla stretta costa protetta dalla barriera corallina. Le case qui sono quasi tutte sulla laguna, e ognuno ha la sua piroga con tutte le attrezzature per la pesca.

Pic nic alla fine della strada e poi torniamo indietro per percorrere la parte nord della penisola.  A Pueu, un piccolo paesotto ci fermiamo per visitare un esposizione di artigianato locale, ma con nostra sorpresa la sala non è piena di  prodotti, ma affollata di donne di tutte le età che stanno facendo le prove di ballo. Ci intrufoliamo accolti da caldi sorrisi e ci godiamo in anteprima lo spettacolo. Le donne sono di tutte le età, dalle bambine di quattro anni alle vecchiette e la cosa è presa molto seriamente, ogni tanto scoppiano a ridere e sembrano divertirsi un mondo.

E’ incredibile come essendo quasi tutte ben messe per non dire obese, quando inizia il ritmo del Tamurè si muovano con una grazia ed un’agilità veramente insospettata.

Ripassiamo sull’istmo per la terza volta e imbocchiamo la strada che percorre la costa sud dell’isola di Tahiti. Siamo un po’ stanchi così, nonostante la guida li consigli, saltiamo sia il museo Gauguin (che contiene solo delle riproduzioni, visto che gli originali costano troppo) ed il giardino botanico. Visitiamo invece il Museo delle Isole che nonostante sia un po’ “stantio” risulta interessante.

La storia dell’evoluzione geologica delle isole, il mistero della provenienza del popolo polinesiano, tantissimi reperti archeologici. Arriviamo a Maeva Beach alle 18.30 stanchi di questa lunga (abbiamo percorso quasi 200 Km) ma interessantissima giornata.